Nel contesto attuale, purtroppo, si assiste a un perverso tentativo di trascinare l'autentica venerazione ad un Pontefice verso una forma di papolatria, idolatria o culto della persona, sia viva che defunta. Dall'altra parte, si verificano attacchi violenti e tentativi di delegittimazione contro un papa che "non piace" o che non corrisponde a certi canoni. Questi eccessi non contribuiscono a dissipare la grande confusione del nostro momento storico.
In tale scenario, si è persa la Santa Prudenza, la saggezza, l'umiltà e la carità nel rivolgersi al Pontefice regnante, Papa Francesco. Questo accade perché, come occorre dirlo, egli ha un magistero ambiguo, tanto da aver suscitato per la seconda volta - da parte di santi sacerdoti e ottimi cardinali che egli però rifiuta di ascoltare fraternamente - la richiesta legittima di alcuni Dubia su alcune sue affermazioni.
Questi Cardinali, insieme a Vescovi e sacerdoti, ci insegnano come dobbiamo intervenire quando parliamo del Pontefice, come ci si rivolge a lui e come dobbiamo resistere alla deriva etica, morale e dottrinale a cui stiamo assistendo. Questa breve premessa ci consente di ricordare il vero insegnamento della Chiesa, un insegnamento perenne, con dogmi e dottrine assolutamente non modificabili.
L'Insegnamento Perenne della Chiesa e il Catechismo Romano
Oggi vogliamo ricordare l'importanza dell'insegnamento tradizionale della Chiesa. Durante la prima sessione del Primo Sinodo Romano, San Giovanni XXIII dichiarò: "Diletti Fratelli e figli: potremmo occupare la vostra attenzione con larghezza di esplorazione dottrinale, patristica, o attinta a considerazioni di ordine e di stile moderno e modernissimo. Preferiamo farvi grazia di ciò, e soffermarCi innanzi a due fonti di celeste, di evangelica e di ecclesiastica dottrina, quali sono: l’insegnamento di San Pietro e di San Paolo nelle loro lettere e, accanto a questi due oracoli, i Canoni e i Decreti del Concilio Tridentino, completati ed illustrati dal preziosissimo Catechismo Romano, o Catechismo del Concilio Tridentino, pubblicato da San Pio V (1566) e ripubblicato dal Papa Veneziano Clemente XIII (1758-1769)".

La "Regola d'Oro" della Vita Cattolica
Nel contesto del Primo Sinodo Romano, le Costituzioni affermano che "Il Sinodo dice ordine, armonia, pace e vero godimento, perché è vera bellezza spirituale di quaggiù, riverbero delle bellezze ineffabili, che ci attendono nelle regioni celesti. Ed in questa luce di verità, di disciplina, di ordine perfetto, torna l’accordo del trinomio che amiamo sovente ricordare: lex credendi, lex supplicandi, lex agendi: legge del credere, legge del pregare, legge del fare".
Questa è la regola d'oro della vita cattolica, individuale e collettiva: questa è la fonte di ogni consolazione, la via sicura lungo la quale il fedele raggiunge sempre le sue mete. La Chiesa di Cristo è un tempio materiale, che si moltiplica dovunque quattro pietre si congiungono per comporre un altare. Ma la Chiesa è soprattutto un tempio spirituale, dove ogni cristiano sa di avere il suo posto e di avere il dovere di tenerlo con onore, dignità e garbo.
Diletti figliuoli, sacerdoti e laici, cristiani noi siamo e cattolici. Facciamo onore alle nostre origini sacre e alla nostra storia e tradizione religiosa. Dobbiamo saper rinunziare a certe sinuosità del nostro piccolo io, in cui amiamo nascondere le deficienze della nostra cultura religiosa, a certe bizzarrie del nostro gusto personale pretenzioso di tutto giudicare ciò che l’Autorità della Santa Chiesa stabilisce.

Il Sacerdote come "Vir Dei": Un Modello di Fedeltà Dottrinale
Un'azione sacerdotale non potrà mai servire a dominare spiritualmente il mondo se non ad una triplice condizione di elevazione morale, su cui si intreccia la gloria di ogni missionario, e il trionfo, rinnovantesi nei secoli, della verità e della grazia nella Chiesa Cattolica. "Il sacerdote è innanzitutto e soprattutto uomo di Dio, «vir Dei». Così vi pensa e vi giudica il popolo cristiano, così vi vuole il Signore. Cercate dunque di conformare la vostra vita a quei puri pensieri, che tale definizione di per se stessa suscita nel vostro cuore. Dicendo uomo di Dio, si esclude dal sacerdote tutto ciò che non è Dio."
La vita sacerdotale deve essere impregnata del buon profumo di Cristo, nell'amore ardente a Lui, che ci guida al Padre. Questa è la vera base di una vita sacerdotale piena di intima pace e di irresistibile incanto per le anime. Gesù Cristo sia l'unico amico e consolatore, nelle veglie davanti al Tabernacolo, o al tavolo di studio, nella cura dei poveri e dei malati, nel ministero della sacra predicazione. Cercate soltanto Lui, considerando le cose umane nella Sua luce, per conquistarle a Lui.
Non bisogna lasciarsi informare, né sedurre, da ogni vento di dottrina, né da ogni aura che tolga alcunché all'integrità di questo insegnamento, che sta all'inizio di ogni altro. Ogni cedevolezza su questo punto, o compromesso anche in lieve misura, è sempre inganno e delusione.
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La Testa: Dottrina, Giudizio e Studio Continuo
Dalla testa si misurano la dottrina, il giudizio e il buon giudizio dell'uomo di Chiesa, che è il sacerdote di Cristo. Oggi più che mai è evidente la necessità della buona cultura. L'ignorante, l'incapace non può e non deve essere ordinato sacerdote. Seminari, Sinodi, Concili, Costituzioni pontificie, dottrina dei Padri e dei teologi, esigono l'applicazione della testa e con ciò lo splendore della dottrina.
Studiare dunque bisogna e studiare tutta la vita. L'oggetto di sempre nuovi studi non mancherà mai. È però ugualmente grave, nella scelta degli studi e dei libri, procedere con cautela, poiché non tutti sono buoni, non tutti sono perfetti in fatto di conformità alla pura dottrina del Vangelo e degli interpreti più noti e sicuri dell'insegnamento cristiano.
Di questo insegnamento ogni bravo sacerdote deve poter rendere la testimonianza più fedele. Ed è in questo compito che si misura il buon giudizio ed il valore di ciascuno. La sovrabbondanza della produzione letteraria in ogni settore dello scibile umano diviene sovente tentazione di sbandamento intellettuale, di posizioni bizzarre e pericolose, verso le quali si corre da chi manca di esperienza ed è portato facilmente, e presto, a confidare in se stesso.
Le tre sorgenti di dottrina, disciplina e santificazione sono:
- La conoscenza dei Libri Sacri: Antico e Nuovo Testamento, dei Padri e dei grandi maestri della filosofia e della teologia, principe l'Aquinate.
- La scienza liturgica e la sua applicazione, vero giardino delizioso dai fiori e dagli alberi più profumati e maestosi.
- La conoscenza e la pratica della legislazione generale del Codice di Diritto Canonico, posto a servizio dell'ordine sociale.
Da queste si sollevano le teste robuste e quadrate dei migliori sacerdoti, divenuti veri e nobili servitori della Santa Chiesa e delle anime.

Il Cuore: Amore, Pietà e Carità Evangelica
Il cuore di un sacerdote deve essere riempito di amore, come la testa deve essere splendente di verità e di dottrina. L'amore di Gesù, ardente, piissimo, vibrante e aperto a tutte quelle effusioni di mistica intimità, rende così attraente l'esercizio della pietà sacerdotale e della preghiera, sia quella ufficiale della Chiesa universale, sia quella dalle forme private bene scelte e seguite.
Questo amore è delizia e nutrimento saporoso e solido dello spirito, sorgente perenne di coraggio, di conforto fra le difficoltà e le asprezze della vita e del ministero sacerdotale e pastorale. Un amore profondo verso la Santa Chiesa e le anime, specialmente quelle affidate alle nostre cure e alle nostre più sacre responsabilità: anime appartenenti a tutti i ceti sociali, ma con particolare interesse e sollecitudine, anime di peccatori, di poveri di ogni specie, di quanti ricorrono sotto l'enumerazione delle opere della misericordia, recando in tutto l'insieme dei rapporti l'ispirazione della carità evangelica.
La Lingua: Sapienza nel Parlare e nel Tacere
Il governo della lingua è un aspetto cruciale per la santificazione sacerdotale. San Pietro scriveva da Roma ai fedeli dell'Asia Minore: "Siate tutti concordi, compassionevoli, amanti dei fratelli, misericordiosi, modesti, umili: non rendete male per male, né maledizione per maledizione: invece benedite, perché a questo siete stati chiamati, cioè a possedere in eredità la benedizione. Chi ama la vita e vuol godere giorni felici, raffreni la sua lingua dal male, e le sue labbra non dicano menzogne. Fugga il male e faccia il bene; cerchi la pace e le vada dietro perché gli occhi del Signore sono rivolti sopra i giusti e le sue orecchie sono attente alle loro preghiere. La faccia del Signore però sta contro coloro che fanno il male" [1Pt.3,8-12].
Abbiamo l'impressione che, sul punto del governo della lingua, più o meno pecchiamo un po' tutti, e che il saper tacere e il saper parlare a tempo e bene sia un segno di grande sapienza e di grande perfezione sacerdotale. Pio XI, di gloriosa memoria, benché fosse così dotto e consapevole della sua dignità e responsabilità, era ad un tempo così riservato nei giudizi da non dire mai male di alcuno, e quando gli avvenisse di sentirne dire da altri, anche in intimità di conversazione, volgesse tutto in interpretazione benigna, o arrestasse senz'altro l’argomento.
La lunga pratica della vita insegna a tutti che per la felicità del nostro spirito giova assai più scorgere nelle cose il bene e soffermarcisi, che cercare ossessivamente il male.
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