La catechesi sul Vangelo di Giovanni, e in particolare sull'episodio della risurrezione di Lazzaro, ci interroga profondamente sul senso della vita e della morte, invitandoci a una riflessione personale e comunitaria. Questo racconto evangelico, scritto da Giovanni nell’anno 95, non solo mostra l'azione di Gesù nei confronti dei suoi discepoli, ma comunica soprattutto una vita che vince la morte, una vita che non finisce mai e che la morte fisica non determina la sua fine.
Il Racconto di Lazzaro: Porta alla Vita e alla Fede
L'episodio della risurrezione di Lazzaro chiude quella trilogia che normalmente ci accompagna nel percorso quaresimale nell'anno A, insieme agli episodi della Samaritana e del cieco nato. Attraverso questi tre grandi affreschi evangelici, il tempo forte della Quaresima ci accompagna a conoscere Gesù come via, verità e vita. Se alla Samaritana Cristo si rivela come via e la verità del Figlio si fa strada nella vicenda del cieco nato, il racconto di Lazzaro offre la testimonianza certa che il Figlio è anche vita. La signoria sulla morte che Cristo manifesta con la risurrezione di Lazzaro è la prova, sebbene imperfetta, della signoria che manifesterà con la sua risurrezione.

Lazzaro, l'Amico di Gesù
Nel Vangelo di Giovanni, Lazzaro, il cui nome significa "Dio aiuta", è presentato come il fratello di Marta e Maria di Betania. È uno strano personaggio che, nonostante si parli molto di lui, non dice neppure una parola. Il racconto sottolinea ripetutamente che Gesù amava Marta, Maria e Lazzaro. Quando Lazzaro si ammala, le sorelle mandano a dire a Gesù: "Signore, ecco, colui che tu ami è malato". Gesù, all’udire questo, disse: "Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato".
La Morte come Sonno: Il Ritardo Deliberato di Gesù
Nonostante l'amore per Lazzaro, Gesù si trattenne due giorni nel luogo in cui si trovava. Questo ritardo, contro il parere degli apostoli che temevano di tornare in Giudea a causa delle minacce di lapidazione, era deliberato. Si pensava che dopo tre giorni la morte fosse definitiva; Gesù, arrivando dopo quattro giorni, volle manifestare la sua signoria sulla morte quando ogni speranza umana era svanita. Quando poi disse ai discepoli: "Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo", essi pensarono che parlasse del riposo del sonno, non comprendendo che per Gesù la morte era un sonno dal quale Egli poteva risvegliare. Allora Gesù disse loro apertamente: "Lazzaro è morto".
L'Incontro con Marta e Maria: Fede e Commozione
Marta, appena seppe dell'arrivo di Gesù, gli andò incontro. Ella espresse il suo dolore e la sua fede: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà". Marta credeva nella risurrezione che ci sarebbe stata alla fine dei tempi, ma Gesù le avrebbe rivelato una verità più profonda e attuale. Quando Maria, prostratasi ai piedi di Gesù, ripeté le stesse parole, vedendola piangere e con lei i Giudei, Gesù si commosse profondamente, scoppiando in pianto. Questo mostra che il nostro Dio soffre e piange per noi, con noi, per l'umanità, sperimentando la sofferenza che spezza il cuore nonostante le sue parole di risurrezione.
Gesù: Risurrezione e Vita - La Nuova Speranza
"Io Sono la Risurrezione e la Vita"
Al centro del dialogo con Marta, Gesù pronuncia parole solenni che costituiscono il cuore della catechesi: "Io sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?". Con l'espressione "Io sono", lo stesso nome di Dio, Gesù rivela la sua identità e il suo potere sulla morte. Non si tratta solo di una risurrezione futura, ma di una vita nel presente, dell'oggi, del qui e ora, nel quotidiano, in ogni circostanza. La fede in Cristo trasforma un sapere astratto in una fede viva e attuale. La vittoria sulla morte corporale e la risurrezione finale sono la logica conseguenza della vita nuova che già ora il cristiano possiede nella fede.

Il Settimo Segno di Giovanni
Giovanni non parla mai di "miracoli" in senso stretto, quanto piuttosto di "segni", che hanno un significato più profondo e rivelatore. La risurrezione di Lazzaro è il settimo e ultimo di questi grandi segni che precedono gli eventi della passione di Cristo. Questi sette segni, che si estendono dalle nozze di Cana fino a Lazzaro, sviluppano una pedagogia che culmina nell'ottavo grande segno: la morte e la Risurrezione del Signore Gesù. Lazzaro è una prefigurazione, un anticipo della risurrezione di Cristo stesso.
Il Richiamo alla Vita e la Liberazione: "Lazzaro, Vieni Fuori!"
Il Comando Divino e la Risposta
Giunto al sepolcro, che era una grotta chiusa da una pietra, Gesù ordinò: "Togliete la pietra!". Marta, la sorella del morto, obiettò: "Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni". Ma Gesù le rispose: "Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?". Una volta rimossa la pietra, Gesù alzò gli occhi al cielo, ringraziò il Padre e "gridò a gran voce: 'Lazzaro, vieni fuori!'". E il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Lazzaro ascoltò la voce di Gesù e si alzò, mostrando che la Parola di Dio ha il potere di richiamare alla vita.

Il Ruolo della Comunità nella Liberazione
Dopo che Lazzaro fu uscito dal sepolcro, Gesù disse loro: "Scioglietelo e lasciatelo andare". Qui emerge l'importanza del "noi", della comunità, degli amici, di coloro che ci amano e che ci danno una mano per essere liberati. Lazzaro era stato richiamato alla vita da Gesù, ma aveva bisogno degli altri per essere sciolto dalle bende che lo imprigionavano. Queste bende rappresentano non solo i legami dello sheol (il regno dei morti), ma anche quelli del peccato. Papa Francesco spiega che non c'è alcun limite alla misericordia divina e che il Signore è sempre pronto a sollevare la pietra tombale dei nostri peccati. Nell'atto di sciogliere Lazzaro, possiamo vedere simboleggiati anche i ministri che nella Chiesa assolvono dai peccati, sottolineando come la liberazione sia un processo comunitario e mediato.
Le Nostre "Morti" e i Nostri "Addormentamenti" Oggi: Una Chiamata alla Conversione
Identificare le Nostre Morti
La catechesi sul Vangelo di Giovanni ci interroga su quale morte vediamo in noi e nel mondo. L'affermazione "dormire è segno di morte" ci spinge a riflettere sui nostri "addormentamenti", sia nella società che nella Chiesa. Siamo addormentati quando manca la conoscenza del Vangelo, quando non si abbracciano i principi del Concilio Vaticano II, quando persiste il clericalismo, quando si limita lo spazio alle donne, ai diaconi, ai giovani. Ci addormentiamo nella "normalità" dell'inquinamento creato, dell'uso della plastica, del consumo senza limiti, della corruzione, dimenticando i carcerati, la gente della strada, le donne sfruttate, i rifugiati e i migranti. Le nostre morti contemporanee includono il razzismo, i muri costruiti in nome della "sicurezza", gli stili di vita insostenibili, la droga, la delega di responsabilità, la mancanza di speranza e la rassegnazione con il pensiero che "niente cambierà".

La Voce di Gesù nel Presente
Lazzaro ascoltò la voce di Gesù; la domanda per noi è: dove l'ascoltiamo noi? Quale voce sentiamo? È il momento di rompere tutte le bende. Il Signore è capace di svegliarci dalle nostre morti e dal nostro sonno, aiutandoci nella ricerca della nostra liberazione. Anche noi possiamo aiutare altri nel loro desiderio di vivere da persone liberate da tutte quelle forme di morte che ci imprigionano e che abbiamo imparato a trattare come situazioni "normali". L'invito lanciato a Lazzaro è indirizzato a noi oggi, a lasciare le bende della morte e ad andare verso Cristo per partecipare alla sua vita e alla potenza della sua risurrezione.
La Risurrezione in Cristo: Reale e Definitiva
È fondamentale distinguere tra la risurrezione di Lazzaro e quella di Cristo. La risurrezione di Lazzaro è imperfetta perché Lazzaro, redivivo, morirà di nuovo, mentre Cristo risorto non muore più. La fede ebraica espressa da Marta ("Io so che risusciterà nella risurrezione all'ultimo giorno") viene trasformata da Gesù in una fede viva e presente: "Io sono la Risurrezione". In Cristo, la Risurrezione diventa la norma dell'esistenza umana e la morte è solo un passaggio obbligato per entrare nella Vita. La "risurrezione dei morti" non è un fatto del mondo esteriore, ma una Parola di Dio rivolta alla fede.
Come ci ricorda San Paolo nella seconda lettura, "Voi siete sotto l'azione dello Spirito perché lo Spirito di Dio abita in voi" e "Lo Spirito Santo è la vostra vita". Dobbiamo riconoscere lo spazio che diamo allo Spirito Santo e comprendere questa affermazione, cercando di metterla in pratica. Se i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la nostra fede e noi siamo ancora nei nostri peccati. La risurrezione di Lazzaro ci invita a credere nel potere di Gesù di portare vita nuova e definitiva.
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