Una Strana Compagnia: Il Cuore della Vita e gli Esercizi Spirituali del 1982

Il concetto di "strana compagnia", così come formulato da don Luigi Giussani, è centrale per comprendere la sua visione della vita cristiana e della comunità. Questa "strana compagnia" è intesa come un'esperienza in cui non si può scaricare nulla, in cui la responsabilità della speranza ricade su ciascuno, perché "tocca a lui" viverla.

Don Luigi Giussani durante un incontro o un esercizio spirituale

Il Volume "Una Strana Compagnia" e il Suo Contesto

Una STRANA COMPAGNIA (1982-1984) rappresenta il primo volume della nuova serie BUR Cristianesimo alla prova, una raccolta che riproduce le lezioni e i dialoghi di don Luigi Giussani tenuti durante gli Esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e Liberazione. Questi esercizi si svolsero a partire dal 1982, anno significativo per il riconoscimento pontificio della Fraternità.

Curato da Julián Carrón ed edito dalla Bur Rizzoli, il volume esplora domande fondamentali per la vita cristiana contemporanea: è possibile vivere da cristiani in un "cambiamento di epoca" (come lo definisce papa Francesco), dominato da insicurezza, paura e smarrimento? Come si può scoprire la pertinenza della fede alle esigenze della vita? E, infine, si può vivere senza essere sopraffatti dalle circostanze? Queste interrogativi attraversano l'intero volume come un costante sottofondo.

L'Autore, con passione, sottolinea che senza la fede in Cristo, anche gli aspetti più belli e interessanti della vita possono diventare opachi. Le pagine del libro offrono una proposta di fede che si rende attrattiva e sperimentabile attraverso la "strana compagnia" di coloro le cui vite sono state raggiunte e trasformate dall'incontro cristiano. Prendere in mano questo libro con le "lezioni" di don Giussani ai primi Esercizi della Fraternità di CL è stato per molti un atto sorprendente, riscoprendo il fascino di un'eccezionale avventura umana che ha segnato la storia di innumerevoli persone e la perenne attualità di una testimonianza di fede che sostiene ancora oggi in un contesto di "cambiamento epocale".

Don Luigi Giussani: Vita, Opere e Pensiero

Origini e Formazione

Luigi Giovanni Giussani (Desio, 15 ottobre 1922 - Milano, 22 febbraio 2005) nasce a Desio, un comune della Brianza a nord di Milano. Da sua madre, Angelina Gelosa, operaia tessile, riceve la prima quotidiana introduzione alla fede. Dal padre, Beniamino, disegnatore e intagliatore in legno, appartenente a una famiglia dotata di mano artistica, riceve l’invito costante a chiedersi il perché, la ragione delle cose. Entra in seminario a undici anni, dando inizio a un lungo cammino.

Giovanissimo, Luigi Giussani entra nel seminario diocesano di Milano, proseguendo gli studi e infine completandoli presso la Facoltà Teologica di Venegono. Qui studia sotto la guida di maestri come Gaetano Corti, Giovanni Colombo, Carlo Colombo e Carlo Figini. Ordinato sacerdote, don Giussani si dedica inizialmente all’insegnamento presso lo stesso seminario. In quegli anni si specializza nello studio della teologia orientale, con particolare attenzione agli slavofili, della teologia protestante americana e nell’approfondimento della motivazione razionale dell’adesione alla fede e alla Chiesa.

Don Luigi Giussani - «Cos'è la vita? È essere amati»

L'Insegnamento e la Nascita di Comunione e Liberazione

A metà degli anni Cinquanta, don Giussani lascia l’insegnamento in seminario per dedicarsi a quello nelle scuole superiori. Per dieci anni, dal 1954 al 1964, insegna al Liceo classico «Berchet» di Milano. In questo periodo, inizia a svolgere un’intensa attività di studio e pubblicistica volta a porre all’attenzione della Chiesa e della società il problema educativo. Redigerà, tra l’altro, la voce «Educazione» per l’Enciclopedia Cattolica.

Questi sono anche gli anni della nascita e della diffusione di GS (Gioventù Studentesca), che in seguito diventerà il movimento di Comunione e Liberazione, oggi presente in settanta paesi in tutto il mondo. Dal 1964 al 1990, don Giussani terrà la cattedra di Introduzione alla Teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Viene anche inviato più volte negli Stati Uniti per periodi di studio, approfondendo la teologia protestante americana e pubblicando Grandi linee della teologia protestante americana. Profilo storico dalle origini agli anni 50. Don Giussani è fondatore della Fraternità di Comunione e Liberazione (riconosciuta dal Pontificio Consiglio per i Laici nel 1982) e dell'associazione ecclesiale Memores Domini (riconosciuta nel 1988), che riunisce persone di CL che hanno compiuto una scelta di consacrazione a Dio nella verginità. È stato creato Monsignore da Giovanni Paolo II nel 1983 con il titolo di Prelato d’onore di Sua Santità. Muore il 22 febbraio 2005 nella sua abitazione di Milano.

Tra le sue opere principali ricordiamo: Alla ricerca del volto umano (1995), Il senso religioso (1997), Perché la chiesa (2003), Il rischio educativo (2005), Dall'utopia alla presenza.

La "Strana Compagnia": Natura e Implicazioni

La Compagnia come Speranza e Responsabilità

La "strana compagnia" descritta da Giussani è una comunità in cui non si può scaricare nulla, perché la responsabilità di sostenere la speranza è personale. "La speranza" è ciò che tocca a ciascuno, un compito intimo e ineludibile. Questa compagnia è l'unica via per non dimenticare quotidianamente quella radicalità dell'incontro cristiano che è il vero significato dello stare insieme. L'amicizia all'interno di questa "strana compagnia" non nasce da interessi o affetti particolari, ma dalla decisione di seguire dei volti incontrati, riconoscendone la convenienza per la propria vita. È l'indicazione di una direzione senza la quale uno non trova mai se stesso e non può realmente contribuire a edificare un mondo nuovo. È impossibile, infatti, una compagnia che diventi veramente aiuto nel cammino al destino, se per i suoi membri il destino non è tutto.

Giussani, già negli Esercizi del 1982, anno del riconoscimento della Fraternità, si rivolgeva a coloro che lo seguivano dai tempi della scuola, notando un rischio: "siete diventati grandi: mentre vi siete assicurati una capacità umana nella vostra professione, c’è come una lontananza da Cristo … il nostro cuore è come isolato, o meglio, Cristo resta come isolato dal cuore". La sua preoccupazione era che si potesse rimanere cristiani senza riconoscere la presenza di Cristo nelle circostanze quotidiane.

La Fede e l'Incontro con Cristo

Giussani ha saputo cogliere il pericolo di fondare la fede sui valori cristiani anziché su Cristo stesso. Questo rischio, attuale più che mai, porta a "far fuori Cristo dalla nostra vita perché non ne cerchiamo la compagnia", e si finisce per vivere una fede senza ragioni adeguate. Se si salvano i valori ma non il fondamento della vita cristiana, è a causa di un attaccamento a noi stessi, seguendo idee ritenute giuste, senza però seguire più la "dolce Presenza" di Cristo, che forse ci ha sorpreso all'inizio ma che nel tempo non riconosciamo più.

La conseguenza più evidente di questo passaggio da Cristo ai valori, definita da Giussani come "traduzione culturale" dell'incontro cristiano, è la mancanza di letizia nella vita, dove le circostanze diventano pesanti e schiaccianti. Di fronte a una potenziale "deriva attivistica dell'impegno cristiano che prima o poi stanca e ci lascia delusi", Giussani indica l'unica posizione possibile: riconoscere Cristo come ragione dell'esistenza.

La Familiarità con Cristo e la Conversione

La questione cruciale è come rendere Cristo familiare e come può avvenire la conversione, intesa come "cambiamento nella coscienza di sé, vale a dire il passaggio dalla percezione di sé come se fossimo padroni di noi stessi, legge a noi stessi, alla coscienza di appartenere totalmente a un Altro". Per vivere la memoria di Cristo e staccare lo sguardo da sé per tenderlo a Lui, la premessa indispensabile è la serietà con cui si guarda alla propria vita, perché "se non si riconosce che la vita è una cosa seria non è possibile fare scelte, prendere decisioni per l'esistenza".

Don Giussani indica due passi fondamentali per sviluppare familiarità con Cristo:

  1. La domanda, la mendicanza a Cristo, o preghiera.
  2. L’obbedienza a una compagnia in Suo nome, perché questo richiama a Cristo e il richiamo alla memoria diventa domanda, mendicanza, preghiera.

Il segno di quando la familiarità con Cristo si realizza è la semplicità, percepire che il proprio cuore diventa semplice. Questo cambiamento non riguarda tanto ciò che si fa o non si fa, ma il cuore stesso.

Il Ruolo della Fraternità

Un Luogo di Serietà e Aiuto al Destino

La compagnia cristiana, la Chiesa che si è fatta incontro nella storia personale di ciascuno, è il luogo in cui essere seri è possibile senza che diventi un peso. L'amicizia nella Fraternità è "una strana compagnia" dove lo scopo dello stare insieme è il richiamarsi a vicenda per non distrarsi e rimanere saldi nella fede, perché il destino è Cristo. Dal riconoscimento di questo scopo comune e grande nello stare insieme, deriva il miracolo dell’unità, il superamento dell’estraneità e il perdono della diversità. In questa compagnia, si impara l’amore a se stessi e la vita come dono di sé. Questa amicizia fa vivere la tenerezza, che, come dice Giovanni Paolo II, "è l’arte di sentire l’uomo tutto intero, tutta la sua persona, tutti i moti della sua anima, anche i più nascosti, pensando sempre al suo vero bene".

La Fraternità si costituisce anche come sorgente di riferimento per facilitare la fedeltà al fatto del Signore e del Suo Corpo nel mondo, del Suo avvenimento nel mondo. Entrare nella Fraternità significa abbracciare una regola, che è quella di seguire una compagnia guidata al destino che è Cristo. Il soggetto di cui la Fraternità ha bisogno è colui che vive nella responsabilità di fronte a Cristo, responsabilità in cui consiste e si esaurisce la sua personalità. Il più grande frutto del riconoscimento ufficiale della Chiesa è che, riconoscendosi fratelli, ci si riconosce dentro una storia di paternità.

La Regola e la Libertà nella Fraternità

La condizione per camminare sulla strada della fede è la sincerità della domanda, come quella di Tommaso: «Mostraci la via». L'unica ragione della compagnia è ricordarci, impedirci di scordare quotidianamente la radicalità della nostra appartenenza. Una piccola regola, come il momento di preghiera breve e condiviso al mattino, può cambiare la giornata e rappresentare l'inizio di una scelta più grande, che "richiede una totalità".

La Fraternità, lungi dall'essere una struttura organizzata rigida, "naviga a livello assolutamente libero", e la sua creazione e il suo contenuto dipendono totalmente dalla responsabilità della persona. Per evitare l'intimismo, bisogna perseguire la strada della responsabilità propria di fronte a Cristo, che include l'aiuto agli altri amici a camminare verso il loro destino, cioè verso Cristo, vivendo così la loro storia di responsabilità.

Sfide e Orientamenti Pratici

Don Giussani affronta anche le difficoltà interne e i rischi della Fraternità. Molti sono "attaccatissimi a tante cose cui la vita dà spunto", gestendo tali spunti con un "managerismo" del movimento. Il rischio è che i gruppi finiscano per "morire nel nostro buco o per ricercare un riferimento a esperienze più adulte solo quando ci va, quando ci pare". Di fronte a difficoltà come la fatica a parlarsi o la bruschezza nei modi, Giussani minimizza l'importanza di tali incidenti rispetto alla profondità della coscienza, della compagnia e dell'amicizia già esistenti: "Non è il raduno ma è una intesa. Perciò non state lì un’ora imbragati, imbranati, tra silenzi mortuali e arzigogoli forzati! Dopo un po’, se siete impacciati, bevete un bicchiere di vino e dite un’Ave Maria alla Madonna."

Il cambiamento del cuore è un fatto personale, ma è nella dimensione sociale del proprio essere che l'uomo trova il cammino. La Fraternità aiuta a questa maturazione del cuore "come richiamo, come sollecitazione, come insistenza e come esempio", rendendo più adulti nelle scelte e liberi. La solidarietà tra i membri non è lo scopo ultimo, ma "l’esito, il primo istintivo corollario del fatto che la mia vita vuole Cristo". Don Giussani incoraggia chiunque senta l'impegno a creare una Fraternità a farlo: "Non la proponiamo ai ragazzini del liceo e non la proponiamo neanche agli universitari, la proponiamo alla gente adulta, che è capace di responsabilità della propria vita di fronte a Cristo, e quindi di responsabilità di aiuto e amicizia. Fatela! Non avete bisogno di nessuno e di nient’altro." Il sintomo di una direzione giusta è che chi vive la Fraternità ritrova "una libertà, una gratuità, una generosità e una magnanimità maggiori nel vivere il movimento, perché la Fraternità non è una alternativa al movimento". L'impegno nell'ambiente è una caratteristica fondamentale del movimento; altrimenti, anche i "pagani" potrebbero fare una cooperativa efficiente.

Membri della Fraternità di Comunione e Liberazione in un momento di condivisione

L'Io, l'Infinito e il Senso della Vita

La vera espressione dell'io è il suo rapporto con l'infinito. "Io appartengo a un Altro, sono “di” un Altro, tanto che “sono fatto di” questo Altro, io respiro e vivo “per” questo Altro, “di” questo Altro, io provengo continuamente, ogni istante, in questo momento, da questo Altro e andrò a finire nelle mani di questo Altro. Io sono Te, o meglio, Tu sei me! Io sono “di” un Altro. Questa è la verità della vita, la verità della persona." Non si può più dire "io" senza implicare la presenza di un Altro di cui si è parte. Il valore della vita risiede nell'essere fatti "di Te, da Te". L'amore e la tenerezza verso se stessi, lo stupore e la venerazione, derivano dalla scoperta di essere amabili per ciò che in noi non è nostro, cioè per essere creature.

La legge della vita è amare, perché la formula dell'amore è "il mio io sei Tu". Ogni volta che si prende coscienza della Presenza di Cristo, si è investiti da una purità che risiede nella fede. Vivere un limite è una prigione, "a meno che tu viva il limite sfondandolo: ma quello che sfonda il limite non è l’eliminazione del limite, è il rapporto con l’infinito che il limite ha". Qualsiasi punto dell’universo è un’apertura e un rapporto con l’infinito; la verità di sé si trova in questo rapporto, altrimenti si è soffocati dal cinismo, dalla superficialità o dalla disperazione della noia. Le domande del senso religioso sono l’espressione dell’io come dono, come rapporto con l’infinito, poiché "è l’infinito che mi fa". Quando all'uomo si toglie Dio, non lo si restituisce a se stesso, ma lo si toglie a se stesso.

La moralità è tendere a qualcosa di più grande di noi; la demoralizzazione è l'assenza di questa tensione, il cui contrario è la speranza. "Perché l’uomo possa credere in se stesso, deve credere in Dio, dato che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio." La vicinanza di Cristo al cuore è ciò che produce un cambiamento profondo nel soggetto, offrendo una direzione per trovare se stessi e contribuire a edificare un mondo nuovo. Per imparare ad applicare la legge dell'amore all'altro, è necessaria la "prossimità", cioè considerare chi Dio ci mette vicino.

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