Santa Gemma Galgani, pur essendo morta giovanissima, all’età di 24 anni, nella sua amorosa e dolorosa esperienza mistica della Passione e Crocifissione di Gesù costituisce l’esemplare più completo e perfetto che ci sia. La sua breve vita è stata segnata da esperienze mistiche non inferiori a quelle vissute dai più grandi mistici del Cristianesimo. Definita "fiore vergine della Passione", "fiore sempre abbracciato alla Croce", "fiore simile a un Calice di sangue", Santa Gemma ha avuto la grazia di raggiungere la perfetta conformità d’amore a Gesù Crocifisso nell’anima e nel corpo. La frase di San Paolo apostolo, «predestinati a divenire conformi all’immagine del Figlio suo» (Rm 8,29), per Santa Gemma Galgani si completa nel senso che lei è stata da Dio predestinata a divenire "conforme all’immagine del Figlio suo crocifisso". A vederla nelle foto, di solito Santa Gemma Galgani appare come una giovane vergine dal volto bellissimo, luminoso del candore angelico che la trasfigura in un serafino estatico.
Origini e Primi Anni di Vita
La Nascita e la Famiglia
Gemma Galgani nacque a Borgonuovo di Capannori (Toscana, Italia) il 12 marzo 1878. Era la quarta di otto fratelli e la prima bambina che rallegrava la casa. I suoi genitori erano Enrico, un farmacista, e Aurelia Landi. Sua madre non voleva battezzarla col nome di Gemma, suggerito da uno zio, perché nel martirologio non esistevano ascendenti di nessuna donna canonizzata che si chiamava così. Quando aveva un mese di vita, la famiglia si trasferì a Lucca, dove la santa passò il resto della sua esistenza.
Il primo luogo in cui imparò ad amare Dio fu la famiglia, dove pure non le mancarono le sofferenze. Già a 4 anni pregava teneramente Maria, amore che le inculcò Aurelia, sua madre, insieme alla devozione per Gesù crocifisso. Gemma ricordò nella sua Autobiografia: «La prima cosa che mi ricordo è che mia mamma, quando ero piccolina, soleva prendermi spesso in braccio e, piangendo… mi indicava un crocifisso e mi diceva che era morto sulla Croce per gli uomini». La catechesi materna diede i suoi frutti seminando nel cuore di Gemma una passione straripante per Cristo: «Gesù, io voglio arrivare con la mia voce fino ai più lontani confini dell’universo per raggiungere tutti i peccatori e gridar loro che entrino tutti dentro il tuo Cuore».
La madre le insegnò le prime devozioni e preghiere, che la bimba apprese anche all’asilo delle sorelle Vallini, dalle quali fu mandata a due anni e che al processo per la sua canonizzazione diranno: “… mostrò sviluppato l’uso della ragione ed un’intelligenza precoce, perché potemmo insegnarle subito le orazioni che duravano venticinque minuti senza mai annoiarsi”.
Le Prime Sofferenze e Esperienze Mistiche
Presto arrivò la prima grande prova: la malattia della madre, costretta a letto dalla tisi. Intuendo Aurelia la sua imminente morte, volle che la bambina si preparasse per la Cresima. La piccola Gemma piangeva e pregava ogni sera insieme alla mamma e da lei era stata preparata così: “Io sono malata - mi ripeteva - e dovrò morire, ti dovrò lasciare; o se potessi condurti con me! Verresti?”. Volendo sapere dove, si sentì dire: “In Paradiso, con Gesù, cogli Angeli…”
Il 26 maggio 1885, giorno della sua Cresima, Gemma ebbe la prima esperienza mistica: “Tutto ad un tratto una voce al cuore mi disse: Me la vuoi dare a me la mamma? Sì - risposi - ma se mi prendete anche me. No - mi ripeté la solita voce - dammela volentieri la mamma tua. Tu per ora devi rimanere col babbo. Te la condurrò in Cielo, sai? Me la dai volentieri? Fui costretta a rispondere di sì”. Aurelia morì il 17 settembre 1885 a 39 anni. Gemma aveva 7 anni e si rifugiò nella Vergine: “Perdendo mia madre terrena mi donai alla Madre del cielo. Prostrata davanti alla sua immagine, le dissi: ‘Maria, non ho più madre sulla terra; sii tu dal cielo mia Madre’ “. Per fortuna, ebbe la certezza che Ella la proteggeva perché il suo personale calvario era appena iniziato.
Alcuni mesi più tardi iniziò il periodo di preparazione alla Prima Comunione, da lei descritto come bellissimo (“ero in Paradiso”): era il 1887 e Gemma studiava catechismo dalle Oblate dello Spirito Santo. Sentendo parlare del Crocifisso al modo di come gliene aveva parlato la madre, espresse a una suora il desiderio di conoscere ogni cosa della Passione di Gesù. Una sera, il racconto dei dolori provati da Nostro Signore suscitò una tale compassione in Gemma che le venne all’istante una forte febbre. Il 17 giugno 1887, festività del Sacro Cuore, decise di essere religiosa, sentimento unito a “un ardente desiderio di soffrire e di aiutare Gesù a portare la croce”. La domenica della prima Eucaristia fu per lei il culmine della gioia: “Ciò che passò tra me e Gesù in quel momento, non so esprimerlo. Gesù si fece sentire forte forte alla misera anima mia. Capii in quel momento che le delizie del Cielo non sono come quelle della terra.”

Il Cammino Verso la Conformità con Cristo
Prove e Perdite Familiari
Cresceva in pietà, noncurante delle derisioni di cui era oggetto anche da parte di alcuni familiari, come la sorella Angelina che un giorno entrò con le compagne nella camera di Gemma per schernirla mentre era in preghiera o del fratello Guido che bestemmiava in sua presenza per provocarla. I dolori per la perdita degli affetti, inoltre, continuarono. Nel 1893 vide morire di tubercolosi il fratello prediletto, Gino, un seminarista appena diciottenne. Nel 1894 perì Gino, il primogenito della famiglia, che ella amava in modo singolare.
Nel 1897 morì suo padre Enrico, e con la sua morte arrivò un periodo di dispiaceri per la famiglia dei Galgani. Persero tutto ed i fratelli si separarono. Quattro anni più tardi rimase orfana pure del padre, che a causa di una serie di disgrazie finanziarie lasciò i figli in povertà, tanto che i creditori arrivarono a mettere le mani in tasca a Gemma per spogliarla di quelle poche monete che aveva. Alla bellissima diciannovenne, presa in affido dagli zii, non mancarono convenienti proposte di matrimonio, ma lei non ne volle sapere: diceva che era “tutta di Gesù”. In quel periodo Gemma fu accolta da alcuni zii e passò un breve e convulso periodo.
Malattie e Battaglie Spirituali
La sua stessa esistenza fu segnata dalla malattia: osteite alle vertebre lombari e otite mastoidea. Rimase a letto semiparalizzata per diversi mesi. E senza darle tregua, a 20 anni le si presentò un’osteite alle vertebre lombari che le impedì di camminare. Benché si fosse proposta di portare la croce, non nascose la sua contrarietà: “dissi a Gesù che non avrei più pregato se non guarivo. E gli domandai che cosa pretendeva tenendomi così.”
Nello scoramento per quella situazione fu tentata da Satana, che le promise di guarirla e di fare qualunque cosa per lei se gli avesse dato retta. Quando Gemma stava per cedere, si ricordò di quanto aveva letto nella biografia dell’allora venerabile Gabriele dell’Addolorata (1838-1862), il santo passionista morto ancor più giovane di lei, e disse forte: “Prima l’anima e poi il corpo!”. L’angelo custode mi rispose: “Se Gesù ti affligge nel corpo, fa per sempre più purificarti nello spirito. Nello scoramento per quella situazione fu tentata da Satana, che le promise di guarirla e di fare qualunque cosa per lei se gli avesse dato retta”.
Guarì con la mediazione di santa Margherita Maria Alacoque. Gli assalti del demonio, che arrivò a lasciarle i segni fisici delle sue vessazioni, proseguirono, ma la giovane iniziò a ricevere il conforto diretto di san Gabriele. Questi le apparve più volte e pregava accanto a lei, al punto che Gemma disse di sentirne il calore delle mani e il respiro sul viso. “Sorella mia”, la chiamava il santo, che la aiutò ad accettare definitivamente la via del Calvario. Nel 1896 fu operata per una lesione al piede, operazione effettuata senza anestesia, dovendo quindi sopportare un immenso dolore, ed il 25 dicembre di quell’anno consacrò privatamente a Dio la sua castità.
I Giannini erano una famiglia di profondo impegno religioso e forte era il loro legame con i Padri Passionisti, i quali si fermavano presso di loro durante lo svolgimento del loro ministero a Lucca. Questa casa fu scenario per oltre tre anni di straordinari interventi di Dio nella vita di santa Gemma Galgani. Ospite a Lucca in casa Giannini, questa sarà per lei come una famiglia fino alla morte.

La Mistica della Passione e le Stimmate
Le più grandi grazie dovevano ancora arrivare e si accompagnarono alla maturazione della sua spiritualità passionista. L’anno 1899 fu cruciale. Il Giovedì Santo del 1899 fece per la prima volta l’Ora Santa, un’ora di orazione per tenere compagnia a Gesù agonizzante nel Getsemani: “Mi trovai dinanzi a Gesù crocifisso. Versava sangue da tutte le parti”. Continuò a fare l’Ora Santa ogni giovedì, con Gesù che le condivideva la tristezza mortale provata nell’Orto a causa dei peccati di tutti gli uomini. Un giorno, mostrandole le cinque piaghe aperte, le disse: “Vedi questa croce, queste spine, questo Sangue? Sono tutte opere di amore, e di amore infinito. Vedi fino a qual segno io ti ho amato? Mi vuoi amare davvero? Impara prima a soffrire.”
Sta qui la santità di Gemma: capì la realtà del peccato, soffrì per Gesù e con Gesù, tramutando il suo dolore in un amore immenso per le anime che desiderava salvare, volendo strapparle al demonio e consegnarle a Dio. Ecco perché visse tutte le esperienze della Passione, dal sudore di sangue alla coronazione di spine, dalla crocifissione alla flagellazione mistica. L’8 giugno del 1899, l’Ottava del Corpus Domini e vigilia della festa del Sacro Cuore di Gesù, ricevette le stimmate, che le comparvero sulle mani, i piedi e il costato, precedute da un’apparizione della Madonna, che chiamava “la Mamma mia celeste”. Le stimmate si ripeteranno periodicamente dalla sera del giovedì alle ore 15 del venerdì. Per un certo periodo si manifesteranno quasi tutti i giorni.
Il suo Padre spirituale, padre Germano di San Stanislao, fa sapere che Santa Gemma ebbe anche gli altri dolori di Gesù, meno noti, ossia:
- il dislogamento delle ossa, che il divin Salvatore provò nel supplizio della crocifissione;
- la distrazione delle membra nel pendere dal duro legno;
- l’affanno dello schiacciamento di tutti gli organi del suo sacratissimo Corpo in quelle tre ore dolorosissime dell’agonia;
- nonché la sete ardente che dall’alto della croce lo fece gridare: Sitio.
Santa Gemma diceva: «Non mi lasci finché non sono inchiodata in croce. da essere crocifissa con Gesù. figli devono morire crocifissi». Le sue prove dolorose ebbero piena attuazione anche con i frequentissimi incontri-scontri con i demoni che erano un’ordinaria presenza nella vita di S. Gemma, gli apparivano in tutte le forme ed usavano ogni genere di violenze nei suoi confronti. Con tutto ciò, nella sua traiettoria spirituale ci furono molte incursioni violente del diavolo. Nel 1901 il suo direttore le indicò di scrivere la sua biografia: “Il quaderno dei miei peccati”. In essa si percepisce il suo profondo senso vittimale: si era offerta in olocausto per i peccatori. Invariabilmente le stimmate si riproducevano dal giovedì al venerdì. Affinché non vedessero le sue piaghe usava guanti neri e si acconciava con un discreto vestito dello stesso colore. Anche così, non poté evitare che questi favori diventassero di dominio pubblico. E la stessa gente che prima l’ammirava, ora si prendeva gioco di lei e la tacciavano di isterica e commediante. Anche il vescovo Volpi, che fu suo confessore, ebbe i suoi dubbi. Padre Germano la sostenne spiritualmente davanti all’esigenza di prove e l’aumento delle difficoltà. Gemma sopportava il suo dolore in silenzio. Per la sua mediazione si operavano grandi conversioni.
La storia della mistica Santa Gemma Galgani
La Missione Sacrificale e la Morte
Il Padre Spirituale e la Fondazione
Mesi più tardi, nel corso di una missione conobbe i padri passionisti. Allora sentì che Cristo le diceva: “Tu sarai una figlia prediletta del mio Cuore”. Questi religiosi la guidarono alla famiglia Giannini. Era caduta nelle sue mani la vita di san Gabriele dell’Addolorata, scritta da padre Germano di San Stanislao, C.P, che sarebbe diventato il suo direttore spirituale, e da allora la sua vita diede un cambio radicale. Le visioni, le estasi e i vaticini cominciarono a succedersi mentre la sua salute peggiorava. La sua virtù oltrepassava la dimora ed i fatti inspiegabili facevano parte del suo quotidiano. Sollecitata da Cristo a fondare un monastero per i passionisti a Lucca, nel 1901 ammalò gravemente.
L'Ultima Passione e il Transito
Nel maggio del 1902 a Gemma furono diagnosticati i sintomi della tisi. Dovette quindi trasferirsi in un altro appartamento, anche se vicino a quello dei Giannini. La sua ultima Passione, assistita amorevolmente dalla famiglia Giannini, la visse nel 1903. Spasimò fino al mattino del Sabato Santo, ricevendo il Viatico e l’Olio degli infermi. Nel delirio, il Padre Germano, che si trovava a Roma, le suggerì il sacrificio di tutto e di tutti. Nel suo ultimo periodo della vita, l’oscurità e l’angoscia per i suoi peccati le pesarono come una lastra di marmo. Morì il Sabato Santo, l’11 aprile 1903, in mezzo a spaventosi dolori che offrì con carattere espiatorio, alle 13:45. Si era addormentata poco prima sentendo suonare le campane di mezzogiorno, già annuncianti (secondo l’uso del tempo) la Resurrezione di Cristo.
Prima di morire, vestita con sul petto l’emblema dei passionisti, le fu posto il Crocifisso tra le mani congiunte e la corona della nonna legata al polso. Negli occhi e guardando un Crocifisso disse: «Vedi, o Gesù? non ne posso più! Se è tua volontà, pigliami!». E alzando lo sguardo verso un’effige della Madonna appesa al muro soggiunse: «Mamma mia, raccomando l’anima mia a te!», e ancora: «Mamma, raccomando l’anima mia a te, dì a Gesù che mi usi misericordia», mentre le cadevano dagli occhi due lacrime.
La croce era vissuta da lei sempre nella serenità e pacatezza d’animo, senza mai tra l’altro evidenziare all’esterno stati di angoscia o sentimenti di disperazione. Da allora contempla nella gloria eterna il Volto del suo Sposo, che le ha dato il centuplo già in terra: “Soffro, vivo e muoio continuamente, la mia vita con tante altre vite del mondo non la cambierei a nessun patto.” Consumò tutta la sua vita e versò tutto il suo sangue nell’amore più grande, ossia nell’amore crocifisso.
Eredità e Riconoscimento
Conformità a Cristo e Parallelo con San Pio
Santa Gemma può collocarsi ai vertici della mistica della Passione, avendo partecipato a tutti, o quasi, i patimenti di Cristo suo Sposo. Non si può spiegare diversamente la vita di Santa Gemma sempre innamorata appassionata di Gesù Crocifisso, fin dalla prima fanciullezza mai sazia di condividere tutti i dolori di Gesù Crocifisso, sempre alla ricerca di ogni altra sofferenza di Gesù, oltre a quelle più note (stigmatizzazione, flagelli, coronazione di spine), specialmente quando Gesù volle sospenderle le sofferenze più grandi.
Un accostamento e, anzi, una continuità della stessa missione sacrificale può essere stabilita tra Santa Gemma Galgani e San Pio da Pietrelcina - altra «immagine del Crocifisso, davvero straordinaria» -, per il fatto che quando Santa Gemma Galgani morì, l’11 aprile del 1903, in quello stesso anno San Pio da Pietrelcina aveva iniziato il suo anno di Noviziato a Morcone (Benevento), quale novizio cappuccino. Santa Gemma Galgani, la vergine Sposa crocifissa di Gesù Crocifisso, moriva dunque nel 1903, e in quello stesso anno San Pio da Pietrelcina iniziava il suo cammino di vita consacrata per diventare poi il “crocifisso” del Gargano, stigmatizzato per cinquant’anni esatti. Nel 1903, quindi, mentre Santa Gemma completava la sua missione sacrificale, San Pio da Pietrelcina si preparava a continuarla. Questi sono misteri dell’amore divino che discendono soltanto dal Cielo. Sappiamo che Santa Gemma prediligeva con amore ardente le immagini di Gesù Crocifisso al di sopra di ogni altra immagine sacra. Anche per Padre Pio da Pietrelcina era lo stesso. Una volta, infatti, gli chiesero se gli piaceva l’immagine di Gesù Risorto, e il Padre rispose: «Mi piace molto l’immagine di Gesù Risorto, ma molto di più mi piace l’immagine di Gesù Crocifisso». Non poteva e non può essere diversamente per chi si lascia conformare anima e corpo a Gesù Crocifisso nell’amore più grande, come è avvenuto appunto per Santa Gemma Galgani e San Pio da Pietrelcina.
La Canonizzazione e la Preghiera Estatica
Pio XI la beatificò il 14 maggio 1933. Ella fu una Vergine insigne nella contemplazione della Passione del Signore e nella paziente sopportazione dei dolori, che a venticinque anni nel Sabato Santo concluse la sua angelica esistenza. Partecipò in modo mistico e singolare alla passione di Cristo, felice di sentirsi un “germoglio delle sue piaghe”. I suoi molteplici patimenti, circondati da fatti inesplicabili, non furono compresi. I suoi 25 anni di vita furono segnati nella loro maggioranza da fenomeni mistici davanti ai quali ci furono disparità, incomprensioni e numerosi disprezzi.
Per concludere queste riflessioni, vogliamo riportare qui quella sublime preghiera estatica che la Santa rivolse a Gesù Crocifisso, esprimendo in essa la sua più perfetta e più amorosa condivisione sponsale dei dolori di Gesù suo Sposo Crocifisso:
«Signore mio Gesù, quando le mie labbra si avvicineranno alle tue per baciarti, fammi sentire il tuo fiele. Quando le mie spalle si appoggeranno alle tue, fammi sentire i tuoi flagelli. Quando la carne tua si comunicherà alla mia, fammi sentire la tua Passione. Quando la mia testa si avvicinerà alla tua, fammi sentire le tue spine.»
tags: #santa #gemma #galgani #crocifisso