Castel San Pietro Terme ha una ricca storia legata alle sue istituzioni religiose, che hanno giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo sociale e culturale della comunità. In particolare, la presenza del convento dei Frati Cappuccini e di un istituto gestito dalle suore ha segnato profondi cambiamenti nel corso dei secoli, adattandosi alle esigenze e alle trasformazioni della società.
Il Convento dei Frati Cappuccini
Origini e Prime Fasi
La storia del Convento dei Frati Cappuccini a Castel San Pietro ebbe inizio con l'innalzamento di una croce nel 1623, nel luogo destinato alla sua edificazione. I lavori di costruzione iniziarono solo nel 1628, e la chiesa annessa al convento fu dedicata a Sant’Antonio di Padova e a S. Giuliana Banzi, figure di spicco nel panorama religioso.

Le Soppressioni e i Ritorni
Il convento subì diverse vicissitudini storiche. Con la soppressione napoleonica del 1805, l'edificio fu incamerato dal demanio e successivamente venduto e affittato a privati, causando una dispersione della comunità religiosa. Tuttavia, grazie a una sottoscrizione popolare, i Cappuccini fecero ritorno nel 1818 nell’antico convento, che fu loro donato dal Municipio cittadino, e la chiesa venne riaperta.
La comunità fu nuovamente dispersa con la soppressione del Regno d’Italia, periodo in cui il fabbricato venne requisito e trasformato in scuola. Nonostante ciò, i frati ritornarono nel 1871 e ottennero in seguito anche l’attiguo terreno del vecchio cimitero, che fu poi trasformato in orto. Un aneddoto popolare racconta scherzosamente che, con il vino, i castellani dicevano che i frati bevevano i loro morti, alludendo all'utilizzo dell'antico terreno cimiteriale.
Eventi Significativi e Utilizzo nel Tempo
Nel corso della sua storia, il convento fu a più riprese sede di importanti studentati, ospitando corsi di filosofia, di teologia e di diritto, testimoniando il suo ruolo centrale nella formazione religiosa e culturale. Un evento tragico colpì il convento nel 1966, quando un incendio distrusse completamente la cappella della Madonna, inclusa l’icona venerata sotto il titolo di Beata Vergine della Speranza, e l’ancona lignea dell’altare maggiore.
Nel 1975, il convento assunse una nuova funzione, diventando sede del Centro Regionale dell’Ofs (Ordine Francescano Secolare), con la presenza di due frati incaricati di assistere i laici francescani e di provvedere al servizio religioso della chiesa.

Periodo Recente
Nel 1996, i Cappuccini tornarono a risiedervi stabilmente per tre anni. Successivamente, il convento fu dato in comodato alla Fondazione Breghini Rossetti di Ferrara, sebbene un religioso continuasse a recarsi sul posto per svolgere il servizio religioso festivo. Nel 2009, il convento fu riaperto e adibito a studentato teologico, ma questa funzione durò per breve tempo, in quanto gli studenti furono trasferiti a Scandiano (RE) nel 2011.
L'Istituto delle Suore a Castel San Pietro Terme
Fondazione e Sviluppo
L'Istituto delle suore a Castel San Pietro Terme ha origini nel 1850, grazie all'iniziativa di don Luigi Grandi. Egli accolse inizialmente due fanciulli poveri, avvalendosi dell'aiuto di una maestra. Questo gesto di carità pose le basi per quella che sarebbe diventata una significativa istituzione assistenziale.

Dall'Orfanotrofio alla Scuola
Nel tempo, le suore trasformarono l'istituto in un orfanotrofio, dedicandosi all'assistenza dei bambini rimasti senza genitori. Per far fronte alle crescenti necessità, furono costruite nuove strutture. Il numero delle suore operanti nell'istituto arrivò a contare circa una trentina di religiose. Tuttavia, quando il numero delle suore iniziò a calare, la scuola materna, quella elementare e il "nido" furono ceduti in comodato alla Parrocchia di Castel San Pietro Terme, garantendo la continuità dei servizi educativi per la comunità locale.
La Trasformazione Recente
Più recentemente, l'edificio che ospitava l'istituto è stato oggetto di una ristrutturazione. Attualmente, la struttura è adibita ad accogliere suore anziane provenienti da tutta Italia, offrendo loro un luogo di riposo e cura. È importante notare che il luogo è stato reso accessibile ai portatori di handicap, dimostrando un'attenzione alle moderne esigenze di inclusività.
