Il Caso Evangelisti: Il Salto Falsato ai Mondiali di Roma del 1987

Un Bronzo Controverso: I Fatti del 5 Settembre 1987

Il 5 settembre 1987, ai Mondiali di atletica leggera di Roma, nello Stadio Olimpico gremito, si verificò un evento senza precedenti nel salto in lungo, che sarebbe poi passato alla storia come il "caso Evangelisti". Carl Lewis, già imperioso, aveva saltato 8 metri e 67. Il sovietico era arrivato poco meno, mentre l’altro americano, Larry Myricks, si era fermato a 8.33 metri. Irraggiungibile, o quasi, per il nostro Giovanni Evangelisti, allora 26enne e campione dalle lunghe leve.

Evangelisti prese la rincorsa, accelerò, staccò, si alzò in volo e atterrò attorno agli 8 metri. Il tabellone, però, si accese su una misura fantastica e insperata: 8 metri e 38 centimetri, valore che gli avrebbe garantito la medaglia di bronzo. Nonostante gli applausi e l'entusiasmo del pubblico, Evangelisti non esultò, perché le sue gambe le conosceva bene e aveva toccato terra un bel po’ prima. I successivi calcoli, infatti, assegnarono a quel salto 7,90 metri contro gli 8,38 inizialmente esposti, una differenza enorme.

L'imbroglio divenne presto chiaro: uno dei giudici di gara aveva spostato il prisma ottico e dato un calcetto alla sabbia per cancellare il segno. L'intervento era stato concordato all'inizio, con Giovanni Evangelisti messo per primo quando la gente era distratta. Tuttavia, carico com'era, l'atleta arrivò come una bomba sulla linea bianca e fece nullo. La falsificazione della misura, inserendo l'8.38, fu così effettuata all'ultimo salto, approfittando di una premiazione vicina che creò confusione.

Foto di Giovanni Evangelisti durante il salto in lungo ai Mondiali di Roma 1987

Lo Scandalo e la Denuncia

Pochi giorni dopo, l’Università dello Sport di Colonia e una rivista tedesca sollevarono i primi dubbi sull'accaduto. Il fuoriclasse russo Igor Ter-Ovanesyan, ex primatista mondiale, dichiarò "impossibile, quel salto a 8,38 di Evangelisti". Ci fu persino chi sostenne che un giudice avesse coperto il punto esatto dove era atterrato Evangelisti, almeno 30 centimetri più indietro. Negli Stati Uniti, invece, ipotizzarono che un salto di Myricks, rivale di Evangelisti, fosse stato di 30 centimetri più lungo.

Lo scandalo esplose un paio di mesi dopo, grazie a Gianni Minà e alla prova TV mandata in onda dalla Rai. La televisione trasmise più volte servizi relativi al mondiale, con il salto incriminato visto e rivisto tra moviole, contromoviole e diavolerie tecnologiche. Apparve chiaro a tutti che la misura era stata "inventata" e che il bronzo non era di Evangelisti.

Sandro Donati, uno dei tecnici della Nazionale e figura storica dell'atletica leggera italiana, presentò un esposto ai Carabinieri di Ponte Milvio, denunciando l’evidente errore (volontario) dei giudici. Fu l’inizio della fine. Alla fine, prima il CONI, poi la IAAF (Federazione internazionale), cancellarono quell'8 e 38 in realtà mai saltato.

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La Prospettiva di Giovanni Evangelisti

Giovanni Evangelisti ricorda che, pur contento per la misura, gli parve subito troppo. "Però che dovevo fare? Io pensavo a saltare, non a fare il giudice", ha dichiarato. Per dimostrare la sua pulizia morale, rinunciò ovviamente alla medaglia.

Evangelisti espresse il suo rammarico per il fatto che Sandro Donati, che era a conoscenza della manipolazione, non lo avesse informato. "Ma lui non mi disse nulla. Mi espose a una figuraccia tremenda, quando non c’entravo. Rinunciai ovviamente alla medaglia. Era il caso-atletica e diventò il caso-Evangelisti. Eravamo amici." Ha sottolineato inoltre: "Se avessi saputo cosa stavano tramando, non sarei mai andato in pedana." A causa di quell'episodio, passò "dall’essere ricordato come uno dei pochi atleti italiani puliti e vincenti a quello del salto di Roma." Nonostante l'accaduto gli diede molto fastidio, l’anno seguente, alle Olimpiadi di Seul, ottenne comunque un buon quarto posto.

Il campione riminese ha anche espresso la sua amarezza riguardo lo stato dell'atletica italiana: "Mi si stringe il cuore quando vedo come è ridotta l’atletica. La Fidal viene gestita da persone che c’erano ai miei tempi e non hanno saputo riorganizzare il sistema. Nessun ricambio, nessuna autocritica, nessuna idea per rilanciare il settore. Aspettano nasca il talento di turno che gli risolva le cose, come ora [Filippo] Tortu, o [Gianmarco] Tamberi, per la velocità e il salto in alto. Ma non dimentichiamo che questi campioni non sono il frutto della federazione, ma dei rispettivi padri."

Riguardo al doping, Evangelisti ha ribadito: "All’epoca in Italia il doping era parecchio diffuso e veniva coperto. Io mi arrabbiavo molto nel non vedere valorizzate le mie medaglie pulite." Aggiungendo che "nell’ambiente si sapeva benissimo chi assumeva sostanze. Anche nomi di primo piano, certo." Era parte di un gruppo di atleti, con lo stesso Donati, che combatteva contro il doping.

La Testimonianza di Sandro Donati

Sandro Donati, oggi allenatore del marciatore Alex Schwazer, ha chiarito che il racconto comune dell'accaduto è molto approssimativo: "non fu truccato solo il salto incriminato di Giovanni, infatti, bensì l’intera gara." Lo si evince, secondo lui, dalla discrepanza, spesso marcata, tra le misure assegnate agli avversari (per sottrazione) e a Evangelisti stesso (per aggiunta) nei diversi salti, e le misure rilevate dall'equipe dei biomeccanici cecoslovacchi che operava intorno alla pedana con le proprie strumentazioni. Secondo le successive misurazioni, anche l'8.67 di Lewis fu modificato, al ribasso, di una decina di centimetri.

Donati ha spiegato anche il motivo del suo silenzio nei confronti di Evangelisti: "L’interpretazione di Giovanni del salto incriminato è semplicistica anche per un altro, fondamentale, motivo: se lo avessi avvertito della progettata manipolazione Giovanni avrebbe reagito in qualche modo… pertanto non l’avrebbero svolta e mi avrebbero accusato di calunnia." Ha ritenuto assurdo "far sapere a qualcuno, in questo caso ai responsabili della Fidal e del Gruppo Giudici Gare, che sai che sta per commettere un’azione illecita."

Donati ha pagato un prezzo per la sua denuncia: "A Giovanni è rimasta attaccata un’etichetta estranea a lui e alla sua carriera di campione, all’epoca tra i pochi oppositori al doping, a me l’emarginazione ed il risentimento perenni della Fidal di allora e delle dirigenze Fidal successive."

Inoltre, Donati ha ricordato di aver avvertito l'allenatore di Evangelisti, Dino Ponchio, prima della gara, allo Stadio dei Marmi, che Giovanni, "in quel periodo afflitto da un forte mal di schiena", "avrebbe saltato 8,37, centimetro in più o centimetro in meno". Questa frase, pronunciata "davanti ai tecnici Plinio Castrucci e Federico Leporati, che la confermarono alla Gazzetta dello Sport", non fu ricordata da Ponchio dopo la gara. Siccome non ha mai posseduto virtù divinatorie, per Donati questo avrebbe dovuto indurre sbalordimento in Ponchio a gara completata.

Sandro Donati, figura chiave nella lotta al doping

Un Atleta Integro in un Sistema Compromesso

Sandro Donati ha scagionato completamente Evangelisti, affermando che "evidentemente era all’oscuro" della manipolazione. Lo stesso Evangelisti ha confermato di essersi accorto che "molti baravano subito dopo essere entrato nel mondo agonistico, nel 1980". Ha espresso il suo sconcerto nel trovarsi in quella situazione e il conseguente timore di vivere una vicenda più grande di lui e manovrata da altri. Donati ha riconosciuto che al "curriculum splendido di un campione come lui è stata sovrapposta una vicenda colpa di altri e che lui ha in gran parte subito."

La "sentenza" ufficiale ha stabilito che Giovanni Evangelisti era un atleta corretto e pulito, e che il salto era stato truccato, così come l'intera gara vinta dall'americano Carl Lewis.

La Vita Dopo l'Atletica

Evangelisti si è laureato nel 1989, nel pieno della sua carriera agonistica, con l'intenzione di diventare architetto. Ha chiuso con l’agonismo nel 1994, constatando come sia difficile per un atleta di alto livello inserirsi nel mondo del lavoro una volta terminata la carriera sportiva. Ha ricordato di aver chiesto aiuto al CONI nel 1993, dove l’allora presidente Mario Pescante lo ricevette due volte promettendo una chiamata che non è mai arrivata.

Oggi, Giovanni Evangelisti si occupa di compravendite e ristrutturazioni di immobili. Si dedica anche all'arte, avendo messo su un piccolo atelier dove dipinge paesaggi e realizza sculture astratte, utilizzando materiali come il legno, il rame e la pasta da dentista, basandosi sulle reminiscenze tecniche degli anni universitari. Inoltre, ama viaggiare con la sua famiglia, alla scoperta di zone poco turistiche, con Africa, India e Sud America che gli sono rimaste nel cuore.

Ha due figli, Claudia di 22 anni e Nicola di 20, entrambi iscritti all’università. Ha parlato loro della sua vita sportiva e dell’importanza della lealtà. Il ragazzo, Nicola, salta anche lui, ed è bravo, raggiungendo i 7,20 metri. Tuttavia, Giovanni gli ha consigliato di studiare per crearsi un futuro più solido.

Giovanni Evangelisti in età matura, magari con una sua scultura

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