La Natività nel Presepe: Storia, Simbolismo e Rappresentazioni Artistiche

La rappresentazione della Natività di Cristo ha origini antiche e un significato profondo per la comunità cristiana, simboleggiando la venuta del Salvatore e la possibilità di redenzione per l'intera umanità. Già nelle Catacombe di epoca romana, quando i primi cristiani erano costretti a professare la loro fede in clandestinità a causa delle persecuzioni, è possibile ritrovare esempi raffigurativi della Natività, con semplici immagini di Maria che tiene in grembo il Bambin Gesù. Un esempio è costituito dai resti di pittura scoperti sul soffitto di una nicchia all'interno delle Catacombe di Priscilla, sulla Via Salaria Nova, risalente a circa il 230 d.C., dove Maria è rappresentata mentre allatta, con un profeta (forse Balaam) che indica la stella.

Con la libertà di professare liberamente la fede cristiana, grazie all'Editto di Galerio del 311 d.C., la tematica natalizia trovò maggiore diffusione. A partire dal IV secolo, la Natività divenne uno dei temi dominanti dell'arte religiosa, apparendo su lapidi, monumenti legati al culto dei defunti e sarcofagi. Sul sepolcro di Stilicone nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, ad esempio, il Bambinello fasciato è rappresentato con l'asinello e il bue. Intorno al XII secolo si affermarono le prime rappresentazioni scultoree.

Le Origini del Presepe: Da Greccio alle Prime Sculture

illustrazione del primo presepe di San Francesco a Greccio

La tradizione del presepe, inteso come rappresentazione plastica tridimensionale della nascita di Gesù, risale prevalentemente all'epoca di San Francesco d'Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione vivente della Natività. L'idea venne al Santo nel Natale del 1222, dopo aver assistito alle funzioni per la nascita di Gesù a Betlemme. Tornato in Italia, chiese a Papa Onorio III il permesso di poter ripetere le celebrazioni per il Natale successivo. Nonostante le regole dell'epoca non permettessero rappresentazioni sacre in chiesa, il Papa acconsentì a celebrare una messa all'aperto.

La notte della Vigilia di Natale del 1223, a Greccio, in Umbria, San Francesco allestì il primo presepe vivente della storia. I contadini del paese accorsero nella grotta, i frati con le fiaccole illuminavano il paesaggio notturno e all'interno della grotta fu posta una greppia riempita di paglia con accanto il bue e l'asinello. Curiosamente, in questa prima rappresentazione non vi erano né la Vergine Maria né San Giuseppe. La leggenda narra che, mentre il Santo celebrava la messa, apparve nella mangiatoia un bambinello in carne ed ossa, subito preso in braccio da San Francesco. Questo avvenimento fu immortalato da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi.

Nel 1283 fu Arnolfo di Cambio a scolpire le prime statuette per creare il presepe come noi oggi lo conosciamo. Si trattava di otto statuette di legno che rappresentavano la Natività insieme alle figure dei Magi. Questo presepio è ancora oggi visibile, conservato presso la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Arnolfo di Cambio realizzò quest'opera nel 1288 su commissione di Niccolò IV. I figuranti, secondo l'usanza degli artisti del tempo, risultavano finemente lavorati solo nella parte anteriore, ovvero la parte raggiungibile dall'occhio del pubblico, mentre la parte retrostante era vagamente abbozzata.

In seguito alla realizzazione della Natività voluta da San Francesco, la tradizione di approntare il presepe in vista del Natale si diffuse in tutta la penisola italiana, prima in Toscana e in Emilia, per arrivare intorno al XV secolo anche nel Regno di Napoli. Fino alla metà del 1400, gli artisti modellavano statue di legno o terracotta sistemate davanti a un fondale dipinto riproducente un paesaggio. Il presepe veniva esposto all'interno delle chiese nel periodo natalizio.

Simbologia e Personaggi del Presepe

Il presepe è una rappresentazione ricca di simboli, alcuni dei quali provengono direttamente dal racconto evangelico, mentre altri derivano da tradizioni apocrife o successive.I personaggi all'interno del presepe assumono significati particolari oltre alla loro stessa figura:

  • Il bue e l'asino, simboli immancabili di ogni presepe, rappresentano rispettivamente gli Ebrei e i Pagani, coloro cioè che non colsero la venuta del Messia e perciò lo condannarono a morte. Questi animali furono aggiunti da Origene e derivano dal cosiddetto protovangelo di Giacomo oppure da un'antica profezia di Isaia che scrive: "Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone". Nella letteratura cristiana, questi due animali sono stati additati quali simboli del genere umano: per San Girolamo l'asino rappresenta il Vecchio Testamento, mentre il bue il Nuovo; San Isidoro di Siviglia vede il paganesimo nel primo animale e il popolo eletto nel secondo. Altri ancora pensano al Male e al Bene.
  • I pastori, sempre presenti nel presepe, sono simbolo dell'umanità, che sarà salvata dall'estremo sacrificio di Cristo sulla croce. Già al momento della sua nascita, come avverrà anche alla sua morte, Gesù si mostra per primo ai peccatori, richiamando la frase: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori».
  • L'adorazione di Maria e Giuseppe nei confronti del Bambino ne sottolinea la sua natura divina e di essere speciale. A partire dal XIII secolo, Maria e Giuseppe sono rappresentati in atteggiamento di adorazione proprio per sottolineare la regalità dell'infante.
  • I Magi sono poi simbolo delle tre età dell'uomo (la giovinezza, la maturità e la vecchiaia) o, secondo altre interpretazioni, rappresentano le tre razze in cui si divide l'umanità descritte nel racconto biblico: Semiti, Camiti e Iafetici. I Magi derivano dal Vangelo di Matteo e dal Vangelo armeno dell'infanzia, e la loro presenza nel presepe incarna sia le ambientazioni esotiche sia il simbolo delle tre popolazioni del mondo allora conosciuto (Europa, Asia e Africa).
  • I doni che i Magi portano (mirra, incenso e oro) avrebbero il ruolo di indicare la complessa natura di Gesù: la mirra a rappresentarne l'aspetto umano, l'incenso la divinità e l'oro la sua figura di Messia.
  • Gli angeli sono esempi di creature superiori, messaggeri della gloria divina.

Anche la stalla o la grotta in cui Maria e Giuseppe avrebbero dato alla luce il Messia non compare nei Vangeli canonici. Sebbene Luca citi i pastori e la mangiatoia, nessuno dei quattro evangelisti parla esplicitamente di una grotta o di una stalla. Tuttavia, a Betlemme, la Basilica della Natività sorge intorno a quella che è indicata dalla tradizione come la grotta ove nacque Cristo, un'informazione che si trova nei Vangeli apocrifi.

La Natività nell'Arte Italiana: dal Quattrocento al Barocco

La Natività fu soggetto per molti artisti del Quattrocento italiano, che inserirono nelle loro rappresentazioni elementi di novità donando nuove prospettive nella lettura di questo tema caro a tutta la cristianità.

Sandro Botticelli e la Natività Mistica

dipinto

A rompere con rigidi schematismi e raffigurazioni geometriche del primo Quattrocento fu certamente Sandro Botticelli che inserì nella sua "Natività Mistica", datata 1501 e conservata oggi alla National Gallery di Londra, forti innovazioni stilistiche e rappresentative. L'appellativo "mistica" è stato dato in epoca moderna da studiosi che hanno rilevato un forte simbolismo all'interno della scena.

Il dipinto rappresenta l'adorazione di Maria, Giuseppe, pastori e Magi del Bambino Gesù, posto al centro della scena su un telo bianco. Il Bambinello è all'interno di una grotta, con alla sua sinistra la Vergine adorante e alla destra un Giuseppe pensieroso. La grotta presenta un'apertura sul fondo così da far intravedere lo sfondo naturale in lontananza. Non mancano l'asinello e il bue, simboli di Ebrei e Pagani.

Tutt'intorno alla Sacra Famiglia si avvicendano diverse figure, con un andamento ritmico incalzante che ricorda quasi quello di un balletto. Due angeli ai lati portano rami d'ulivo, simbolo di pace, mostrando a Magi e pastori l'evento miracoloso della nascita di Gesù. In basso, angeli e uomini si ritrovano abbracciati a rimando della venuta del Giudizio finale, quando l'umanità si ritroverà in comunione con Dio, conquistata grazie al sentimento di fratellanza e alla preghiera. Curiosa è la presenza di alcuni diavoletti che fuggono infilzandosi con i loro forconi, simbolo della prossima liberazione dell'umanità dal male grazie al sacrificio di Cristo. Sopra la tettoia che ripara la grotta sono posizionati tre angeli vestiti rispettivamente di bianco, rosso e verde a ricordare le tre virtù teologali: Fede, Carità e Speranza. Al di sopra della scena madre è dipinto un carosello di dodici angeli disposti a semicerchio, dando particolare ritmo e movimento alla composizione. Questo elemento riprende una rappresentazione dell'Annunciazione, tramite bambini sollevati per mezzo di una struttura in legno, realizzata da Filippo Brunelleschi in San Felice in Piazza a Firenze. Sul fondo è possibile intravedere alberi disposti a semicerchio e un barlume dorato che dovrebbe richiamare al Paradiso.

In questo dipinto è rappresentata non solo la nascita di Cristo, ma anche, tramite elementi premonitori, il suo futuro sacrificio sulla Croce e la conseguente venuta del Giudizio Universale alla fine dei Tempi. Botticelli inserisce perciò elementi visionari e nuovi in un contesto che comunque richiama la tradizione pittorica fiorentina del suo tempo. La novità sta soprattutto nel dinamismo che la libera posizione delle figure dona alla raffigurazione; i movimenti dei personaggi e la loro disposizione su più piani forniscono vivacità alla scena.

Caravaggio e la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi

dipinto

Molti artisti, anche nei secoli successivi, si cimentarono nella rappresentazione della Natività. Uno fra tutti fu Caravaggio che nel 1600 dipinse la "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi". Quest'opera rispecchia totalmente lo stile del Merisi: il realismo della scena è palpabile, l'utilizzo come modelli di persone del volgo, gente comune, emarginati e poveri, colti in atteggiamenti spontanei e realistici, accentua la rappresentazione del vero. I giochi di luci e ombre, caratteristici dei quadri di Caravaggio, donano un senso di drammaticità all'evento e una forte carica espressiva coinvolge lo spettatore nel momento narrato. Caravaggio si conforma alle direttive della Controriforma uscite dal Concilio di Trento, che aveva assimilato mediante il neo-pauperismo di San Carlo Borromeo.

Nella "Natività" palermitana ogni personaggio è colto in un atteggiamento spontaneo. San Giuseppe si presenta molto più giovane rispetto alla consueta sua rappresentazione, raffigurato di spalle, vestito di un verde manto, e dialoga con un pastore che si trova dietro la figura di San Francesco d'Assisi. La Vergine Maria appare come una donna del popolo, dai tratti comuni, senza divinizzazione della sua figura; anzi, il suo sguardo malinconico ci restituisce una madre preoccupata e triste per il futuro già preannunciato del figlio. Sembra che la modella utilizzata per la Madonna sia la stessa che ha dato il volto a Giuditta nel famoso dipinto "Giuditta e Oloferne" dello stesso Merisi. A sinistra possiamo ritrovare San Lorenzo, mentre a destra è collocato San Francesco d'Assisi, probabilmente in onore dei Francescani che gestivano l'Oratorio di San Lorenzo a Palermo, cui era destinata l'opera.

Il bue e l'asinello sono posti in secondo piano; l'asino è quasi difficile da scorgere, si compenetra con lo sfondo in ombra. Al di sopra del Bambinello, poggiato su un cumulo di paglia, vi è un angelo a simboleggiare la gloria divina. La carica emotiva della scultura è percepibile negli sguardi d'amore rivolti al Bambinello; i gesti sono familiari, umani, non vi è nulla di trascendente, ma sprigionano amore e benevolenza per un figlio appena nato. Le figure sono legate dalla loro stretta vicinanza: Maria tiene in grembo Gesù Bambino, vicino al suo petto, come a cercare di proteggerlo dal suo destino futuro; il bambino allunga dolcemente una manina fino a toccarne il viso, un semplice segno di tenerezza che ne sottolinea la natura umana oltre che divina. San Giuseppe regge delicatamente con una mano la testa del neonato, come potrebbe fare un qualsiasi padre alla vista del proprio figlioletto, sottolineando l'impegno dell'uomo a crescere quel bambino come suo e ad amarlo incondizionatamente. In alto è poi raffigurato un angelo che suona una tromba, a simboleggiare la gioia dei Cieli per la venuta al mondo del Salvatore.

È quindi rappresentata in quest'opera un esempio di famiglia terrena, vera, reale, lontana dalle immagini sacralizzanti a cui siamo abituati, una famiglia che ci permette di sentirci vicini, di sentire l'amore che scaturisce da quell'abbraccio così stretto e profondamente autentico.

Evoluzione del Presepe e Variazioni Regionali

presepe napoletano tradizionale con molti personaggi

Nel Seicento e Settecento gli artisti napoletani diedero alla sacra rappresentazione un'impronta naturalistica, inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo rappresentati nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago: nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate. Ulteriore novità fu la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare l'impressione del movimento, abbigliati con indumenti propri dell'epoca e muniti degli strumenti di svago o di lavoro tipici dei mestieri esercitati, tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi particolari. Questo per dare verosimiglianza alla scena delimitata da costruzioni riproducenti luoghi tipici del paesaggio cittadino o campestre: mercati, taverne, abitazioni, casali, rovine di antichi templi pagani. A tali fastose composizioni davano il loro contributo artigiani vari e lavoranti delle stesse corti regie o la nobiltà, come attestano gli splendidi abiti ricamati che indossano i Re Magi o altri personaggi di spicco, spesso tessuti negli opifici reali di San Leucio. Il presepe napoletano tradizionale è un esempio di come la scena della Natività si sia arricchita di personaggi popolari, osterie, commercianti e case tipiche dei borghi agricoli, tutti elementi palesemente anacronistici.

In questo periodo si distinguono anche gli artisti liguri, in particolare a Genova, e quelli siciliani che, in genere, si ispirano sia per la tecnica che per il realismo scenico, alla tradizione napoletana con alcune eccezioni come l'uso della cera a Palermo e Siracusa o le terracotte dipinte a freddo di Savona e Albisola. Sempre nel Settecento si diffuse il presepe meccanico o di movimento, che ebbe un illustre predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano I di Sassonia.

La diffusione a livello popolare si realizzò pienamente nell'Ottocento, quando ogni famiglia in occasione del Natale costruiva un presepe in casa riproducendo la Natività secondo i canoni tradizionali con materiali (statuine in gesso o terracotta, cartapesta e altro) forniti da un fiorente artigianato. In questo secolo si caratterizzò l'arte presepiale della Puglia, specialmente a Lecce, per l'uso innovativo della cartapesta, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di fil di ferro e stoppa. A Roma le famiglie importanti per censo e ricchezza gareggiavano tra loro nel farsi costruire i presepi più imponenti, ambientati nella stessa città o nella campagna romana, che permettevano di visitare ai concittadini e ai turisti. Famosi quello della famiglia Forti posto sulla sommità della Torre degli Anguillara, o della famiglia Buttarelli in via De' Genovesi riproducente Greccio e il presepe di San Francesco, o quello di Padre Bonelli nel Portico della Chiesa dei Santi XII Apostoli, parzialmente meccanico con la ricostruzione del lago di Tiberiade solcato dalle barche e delle città di Gerusalemme e Betlemme.

Oggi, dopo l'affievolirsi della tradizione negli anni Sessanta e Settanta, causata anche dall'introduzione dell'albero di Natale, il presepe è tornato a fiorire grazie all'impegno di religiosi e privati che con associazioni come quelle degli Amici del Presepe, Musei (come il Brembo di Dalmine di Bergamo), Mostre (come quella dei 100 Presepi nelle Sale del Bramante di Roma e dell'Arena di Verona) e rappresentazioni dal vivo (come quelle della rievocazione del primo presepio di San Francesco), continuano a mantenere viva questa usanza.

Materiali e Stili Regionali

In Italia i presepi si differenziano da regione a regione per i diversi prodotti e materiali utilizzati per ricreare la scena della nascita del bambino Gesù:

  • Il presepe napoletano o partenopeo si caratterizza per la costruzione di pastori in terracotta.
  • Il presepe genovese si realizza con pastori in legno. Un presepe genovese particolare ha in sé una singolare autocitazione: raffigura, infatti, un gruppo di popolane intente a vendere materiali per realizzare presepi.
  • Il presepe pugliese utilizza la cartapesta per realizzare il prodotto finito, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di fil di ferro e stoppa.
  • Il presepe siciliano viene realizzato con l'aggiunta di prodotti tipici siciliani, come rami d'arancio e di mandarino, e sul quale si utilizzano diversi materiali come corallo, madreperla ed alabastro.

Le Natività possono essere realizzate in resina, terracotta, plastica PVC o metallo. Le rappresentazioni della Natività variano a seconda dello stile del presepe scelto. Le statue della Natività presentano varianti che rendono unica ogni scena. Maria può essere raffigurata inginocchiata accanto alla culla, oppure sdraiata con il Bambino in braccio. Anche San Giuseppe si trova in diverse posizioni: in piedi, inginocchiato o seduto. Accanto alla Sacra Famiglia non possono mancare il bue e l'asinello, raffigurati sdraiati accanto alla mangiatoia oppure in piedi. Le Natività possono essere acquistate con o senza bue e asinello, in base alle preferenze personali o allo spazio disponibile.

Un esempio di presepe originale è quello ricavato con l'ausilio delle cassette di legno per la frutta, normalmente visibili nei mercati e negozi. Un presepe così è stato collocato all'interno della millenaria Chiesa di Nostra Signora dell'Assunta nella Parrocchia di S. Maria, santuario noto e molto caro ai deivesi, situato in località Piani della Madonna di Deiva Marina. Costituito da tanti piccoli scrigni che si aprono ai visitatori svelando il proprio contenuto di figure e scene di vita agreste, il presepe è stato realizzato dai parrocchiani secondo i più tradizionali dettami, ma scegliendo questa insolita cornice povera che valorizza il significato cristiano della rappresentazione. In questa piccola chiesina, aperta solo pochi giorni all'anno, ogni anno si ricrea un'ambientazione diversa e originale, ma sempre rispettando la tradizione religiosa o ligure nelle tappe cardine della Natività di Gesù, con un tocco innovativo utilizzando spesso materiali poveri e di recupero.

La Diffusione del Presepe e il Suo Ruolo Educativo

Con l'avvento del Barocco e l'espansione dei regni italiani, la tradizione del presepe assunse forme sempre più complesse. La Compagnia di Gesù ha svolto un ruolo fondamentale nella diffusione del presepe e nella sua elaborazione come strumento pedagogico e formativo. Ai Gesuiti, insieme ai Francescani e Domenicani, viene attribuito l'impulso decisivo affinché la concezione del presepe si trasformasse da semplice dispositivo devozionale a potente mezzo di catechesi visiva e comunitaria. Nei contesti gesuitici, la scena della Natività divenne parte integrante della vita formativa, concepita non solo come rappresentazione, ma come esperienza spirituale, capace di suscitare riflessione, conversione e partecipazione. Nel corso del XVII e XVIII secolo la pratica del presepe raggiunse un livello di grande diffusione e complessità: presepi mobili, ambientazioni sempre più realistiche e partecipazione popolare caratterizzarono l'evoluzione della scena presepiale. Questo fenomeno non rimase confinato all'Italia: il modello italiano influenzò la Spagna, la Francia (in Provenza con i "santons") e altre culture europee.

Il presepe è molto più di una scena decorativa: è un racconto plastico della fede, un ponte tra storia, arte, cultura e comunità. Da Greccio alle vie dei borghi, dalle chiese dei gesuiti alle botteghe napoletane, il presepe invita ancora oggi a contemplare, attraverso la mangiatoia nella grotta e il Bambino Gesù avvolto in fasce, l'incontro tra cielo e terra. La tradizione vuole che il presepe resti esposto per lungo tempo e sia disfatto il 2 febbraio, in occasione della presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme, popolarmente conosciuta come "Festa della Candelora", perché in questo giorno si benedicono le candele simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti", come il Bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio.

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