In questi giorni, numerose testate giornalistiche hanno riportato la notizia secondo la quale sarebbe stata individuata la casa d'infanzia di Gesù a Nazareth. Questa affermazione solleva interrogativi legittimi: si tratta realmente di una scoperta recente? Ed è veramente la casa di Gesù?
L'Annuncio e la Ricerca del Prof. Ken Dark
L'identificazione della possibile casa d'infanzia di Gesù a Nazareth è stata avanzata dal Prof. Ken Dark dell'Università di Reading in Inghilterra, all'interno del suo recente libro intitolato "The Sisters of Nazareth convent. A Roman-period, Byzantine and Crusader site in central Nazareth". Il Prof. Dark ha spiegato in un'intervista alla BBC: "Non sono andato a Nazareth per trovare la casa di Gesù, in realtà stavo studiando la storia della città come centro di pellegrinaggio cristiano bizantino".

L'Identificazione del Sito e le Caratteristiche Architettoniche
Secondo l'archeologo, l'antica abitazione si trovava sotto una chiesa di epoca bizantina, posta a sua volta al di sotto del Convento delle Suore di Nazareth. Analizzando la stratigrafia dell'antica chiesa, l'archeologo avrebbe individuato un'abitazione di pietra, scavata nella collina, risalente a 21 secoli fa, che secondo lui potrebbe ricollegarsi alla famiglia di Gesù. L'accademico britannico ha spiegato che sarebbero sopravvissute in buone condizioni parti significative della casa, inclusa una scala scavata nella roccia. La struttura dell'edificio si articola infatti sul fianco roccioso di una collina e presenta una serie di camere e una scala. Una delle porte originali si è conservata, così come alcuni utensili da cucina e altri oggetti ricavati dalla roccia calcarea.

L'Ipotesi del "Tekton" e il Contesto Ebraico
L'analisi archeologica ha rilevato che l'eccellente maestria nella lavorazione della roccia sarebbe da ricondurre ad un "tekton". Questa parola, anticamente, non indicava soltanto la figura del falegname e artigiano, ma anche la professione di muratore o di colui che aveva l'abilità di scolpire la pietra, professione tradizionalmente associata a Giuseppe, padre putativo di Gesù. All'interno del sito, gli archeologi hanno rinvenuto frammenti di vasi appartenenti al primo periodo romano e la presenza di recipienti di calcare, che testimonia la presenza di ebrei, dato che per loro la pietra calcarea era considerata pura e non poteva essere contaminata. Durante gli scavi sono stati trovati diversi utensili da cucina realizzati in roccia calcarea, pietra sacra per gli ebrei; si è dunque ipotizzato che i resti del I secolo qui trovati appartenessero ad una dimora in cui avesse vissuto una famiglia ebrea.
La Storia degli Scavi: Dalle Suore ai Primi Studi Scientifici
La storia del ritrovamento inizia in realtà nel 1881, quando alcune suore, le Sorelle di Nazareth, mentre erano in corso i lavori di costruzione del loro convento, si imbatterono in un'antica cisterna. Scavando attorno alla cisterna, le suore, che furono le prime "archeologhe", sebbene improvvisate, a interessarsi alla struttura, scoprirono un edificio caratterizzato da diversi strati, segno che era stato variamente modificato e utilizzato nel corso dei secoli. Fu l'archeologo francese Henri Senès, negli anni '30, a realizzare i primi studi scientifici del sito.

Le Scoperte Fortuite delle Suore di Nazareth (1881-1900)
Il 18 ottobre 1884, un operaio che stava pulendo una cisterna a nord dell'abitazione, cadde in un vuoto profondo cinque metri. I suoi compagni, accorsi per aiutarlo, smossero una pietra che sparì nel vuoto. Le religiose e le alunne iniziarono subito con ardore a ripulire il suolo dal fango alto circa 20 cm, in una sala alta 2.50 m. Continuando a ripulire, si giunse presto in una grotta di 16 m di lunghezza e di 4 o 7 m di larghezza e di 8 m di altezza. La grotta a cupola aveva un'apertura che lasciava passare la luce, da cui il nome di "grotta illuminata". Nel fango le religiose trovarono molti oggetti interessanti: pezzi di marmo scolpito, monete bizantine e romane, avanzi di colonne, frammenti di lampade in terracotta, pezzi di stoffa riccamente ricamati e molte tessere di mosaico colorato verde, rosa, blu, rosso. In quello stesso anno 1885, le religiose, messe in contatto con Victor Guérin, esperto archeologo, ricevettero un testo di Arculfo.
Nei cinque anni di esplorazione successivi, le religiose scoprirono una seconda grotta a nord-est della prima, completamente sepolta sotto il fango, che la copriva per ben 40 cm. Questa conteneva resti di stoffe preziose ricamate con filo d'oro, lampade in terracotta, vasi di vetro per profumi e unguenti e vasi iridati. Al fondo della grotta si scoprì un'apertura in forma di porta, che conduceva a una piccola stanza a volta. Dietro un muro concavo nella "grotta rischiarata", si scoprì la base di due tombe a forno e, proprio vicino, in un'altra tomba si trovò uno scheletro maschile, sepolto seduto, con un anello al dito senza però la pietra preziosa.
Nel 1889 si proseguirono gli scavi partendo dalla volta a crociera. Prolungando la grotta rischiarata, si raggiunse uno stretto passaggio con un soffitto a volta e una piccola finestra, da cui si intravedeva una nuova cavità e una volta a botte. Tuttavia, prima di raggiungerla, la volta crollò per le piogge torrenziali del 1891, ostruendo in parte questa nuova sala. A partire dal 1900, le religiose iniziarono una nuova serie di lavori per rispondere alle necessità apostoliche della regione: chiusero la loro proprietà con un muro di cinta e costruirono la chiesa e una grande stanza vicino al terreno dei francescani. Le religiose trovarono effettivamente una camera che chiamarono "la stanza della Vergine", a ovest della scala riparata dalla volta crollata nel 1891. Questa camera era protetta da una bella volta e si apriva con due archi costruiti dai crociati. A est della scala si trovò una seconda scala. In questo luogo si scoprirono i resti di una casa antica. Un pavimento di pietra, di fattura romana, ricopriva il suolo primitivo della piccola casa. Ai piedi di un muro, si scoprì una pietra quadrata e sotto si vide una seconda pietra che sembrava coprire un'apertura. Rimossa con difficoltà questa seconda pietra, si trovò l'apertura di un cammino quadrato. Le religiose presenti scrissero nel diario della comunità che in quel momento si sprigionò da questa apertura un intenso profumo di incenso che durò per parecchi giorni.
Scendendo con una scala, si arrivò in una stanza rotonda, interamente tagliata nella roccia, e con un soffitto a forma di cupola. In questa camera fu trovato una specie di altare primitivo, formato da due pietre sovrapposte. Sull'altare vi era una pietra modellata, una piccola catena, un cucchiaio per comunione, delle piccole lampade in terracotta e, appesi al muro, degli speroni di cavalieri, come se fossero degli ex-voto. Tutto questo materiale lasciava supporre che la camera avesse potuto essere utilizzata in quell'epoca come cappella, forse proprio in onore di qualche santo. All'interno si videro due aperture bloccate da pietre dietro le quali si scoprì una camera sepolcrale giudaica con due tombe dette anche loculi. Rimosse queste pietre, si scoprì la pietra rotonda che si fa rotolare, classica delle tombe dei giudei nel periodo erodiano (primo secolo). Poiché era chiusa, fu impossibile smuoverla dall'interno; fu necessario uscire dalla tomba, scavare dei gradini per poter smuovere la grande pietra rotonda dall'esterno.
Le Difficoltà degli Scavi e la Ripresa della Ricerca
Sia per la Prima Guerra Mondiale, sia per l'incertezza di quello che si sarebbe trovato, i lavori per gli scavi furono interrotti. Le ricerche ripresero nel 1940. Sfortunatamente, le religiose non avevano conservato quasi niente del lungo periodo precedente, perché gli oggetti venivano donati a sacerdoti e a pellegrini di passaggio. Finalmente queste ricerche ripresero per merito di un Padre gesuita, professore del Pontificio Istituto Biblico di Gerusalemme, che era insieme archeologo e architetto. Il Padre si trovò davanti a tre problemi principali: primo, lavorando nel sottosuolo, c'era il rischio di far crollare le costruzioni sovrastanti; secondo, per datare con precisione le scoperte fatte alla fine del secolo e all'inizio del successivo, bisognava accontentarsi di modesti sondaggi per verificarne la stratificazione; terzo, bisognava infine stabilire un piano esatto dell'insieme delle scoperte fatte per stabilirne la cronologia sia sui racconti fatti dalle religiose nel loro "diario di comunità", sia sui vari schizzi degli specialisti di passaggio. Nonostante ciò, la sua convinzione fu di riconoscere negli scavi scoperti dalle religiose la chiesa di cui parlava Arculfo.
A distanza di secoli, un team di archeologi della University of Reading, guidati dal Prof. inglese Ken Dark, ha riportato alla luce la dimora dove Gesù Cristo avrebbe trascorso i suoi primi anni di vita con Giuseppe e Maria. La casa di Gesù si trova a Nazareth ed è stata scavata sul fianco di una collina. Composta da una serie di camere e una scala, l'antica dimora ha visto la luce dopo nove anni di scavi: è dal 2006 che Ken Dark ha individuato quest'area come possibile luogo di crescita di Gesù, perché tutte le persone vissute nei secoli successivi alla sua morte hanno identificato quel luogo come la casa natale del Messia.
Le Testimonianze Storiche e Letterarie
Nel periodo bizantino, venne edificata una chiesa più grande ed è in questo luogo che Dark ha individuato le tracce della Chiesa della Nutrizione, creduta ormai persa. Tra le varie fonti che hanno spinto il professor Dark a scavare proprio in quel punto c'è anche il "De Locis Sanctis", opera scritta nel 670 d.C. dal monaco irlandese Adamnano, secondo il quale la casa di Gesù era localizzata tra due tombe e sotto una chiesa.

Le Antiche Descrizioni di Eusebio e Arculfo
Occorre perciò ricordare qui questo testo, l'unico documento scritto del secolo VII d.C. Nella traduzione latina fatta da San Girolamo (morto nel 419) del testo di Eusebio di Cesarea, circa i luoghi santi, si legge a proposito di Nazareth: "c'è una chiesa nel luogo ove l'angelo entrò per annunciare la grande notizia alla privilegiata Maria e un'altra chiesa nel luogo dove il Signore fu allevato e nutrito e proprio per questo la seconda chiesa fu detta della nutrizione".
Nazareth, verso il 670, fu descritta oralmente da Arculfo, la cui descrizione fu trascritta da un monaco benedettino Adamnianus. "La città di Nazareth, come la descrive Arculfo, che vi fu ospitato, è, come Cafarnao, senza mura di cinta, è situata su di una collina e possiede tuttavia grandi edifici in pietra. Vi si trovano anche due grandissime chiese: una al centro della città, costruita su due volte a crociera nel luogo ove si trovava la casa nella quale il Signore, nostro Salvatore, è stato allevato. Questa stessa chiesa, costruita su due alture e, come è stato detto precedentemente, su due volte a crociera, possiede al di sotto, una fontana limpidissima frequentata da tutta la popolazione che viene ad attingerne l'acqua. E dall'alto, dalla chiesa, costruita sopra di essa, ne attinge anche l'acqua in piccoli recipienti, per mezzo di carrucole". Nel luogo della sala con la volta a crociera si apre una breccia in parte scavata nella roccia. Da qui si poteva attingere l'acqua da una cisterna completamente scavata nella roccia.
Il Ruolo dei Bizantini e dei Crociati nella Conservazione del Sito
La storia del sito rivela come i Bizantini dovessero avere una ragione molto importante per aver incastonato questa piccola casa in una cripta così grande. I resti della casa sono infatti decorati con mosaici dell'epoca bizantina e interventi di epoca crociata sono stati rinvenuti, proprio a testimoniare che sia i bizantini che i crociati ritenessero questo un luogo sacro. Lo storico irlandese e abate Adomnàn parlò infatti della casa di Gesù Cristo nel suo "De Locis Sanctis" risalente al settimo secolo. Il sito archeologico si compone infatti di varie strutture che hanno avuto diversi usi negli ultimi 2000 anni. La prima costruzione emersa, risalente al primo secolo d.C., era probabilmente un'abitazione. Successivamente utilizzata come cava di pietra ma anche come tomba, la struttura è diventata quindi una chiesa rupestre. Nel XII secolo, i crociati trovarono solo qualche traccia di venerazione religiosa nelle rovine della chiesa bizantina e la casa, all'epoca delle crociate, fu incorporata nella chiesa soprastante proprio per proteggerla.

Il Dibattito Archeologico: Certezze e Questioni Aperte
Il ritrovamento effettuato dall'archeologo Ken Dark ha diviso i pareri degli esperti tra entusiasti e scettici. La domanda appare quindi legittima: siamo davvero di fronte alla vera casa di Gesù Cristo? "Non c'è nessuna prova archeologica per affermarlo con certezza", afferma il professore inglese in un articolo pubblicato sulla rivista "Biblical Archaeology Review", "ma l'identificazione non dovrebbe essere respinta a priori". L'archeologa ha confermato di trovare alquanto interessanti le conclusioni a cui è arrivato il Prof. Dark, pur non avendo potuto visitare tutti i reperti. Nell'intervista a CBS News, il Prof. Dark ha ulteriormente chiarito: "La questione non è ancora conclusa. Da un lato, si può proporre una plausibile identificazione dell'abitazione con la casa d'infanzia di Gesù. Tuttavia, dall'altro lato non possiamo effettivamente provarlo".
Le Evidenze Archeologiche e la Datazione
"La possibilità di datare l'edificio rimane con certezza ostacolata dal fatto che il sito fu scavato tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento dalle suore residenti, pertanto non si trattò di uno scavo scientifico. Questo impedisce un collegamento attendibile tra i resti ceramici individuati - essenziale per la datazione - con i resti dell'edificio specifico. Quindi, mentre la grotta è romana (per stile), i resti dell'edificio potrebbero essere precedenti o addirittura successivi." Un altro punto di discussione è che "È improbabile che la semplice popolazione di un villaggio ebraico vivesse in una casa sopra o sotto una grotta funeraria ebraica." Anche se molto probabilmente Gesù visse in una casa simile, non possiamo avere la certezza che sia proprio questa. Neanche la presenza della chiesa bizantina costruita a protezione del sito più antico lo conferma. Infatti, per secoli non venne tramandata la memoria dei luoghi collegati alla vita di Gesù. Solo nel IV secolo, in seguito alla propaganda cristiana di Costantino e alla visita in Terra Santa della madre Elena, molti aristocratici romani cominciarono a compiere pellegrinaggi sui luoghi santi.
L'Importanza del Ritrovamento per la Conoscenza di Nazareth
Sicuramente gli scavi della piccola abitazione costituiscono un importante ritrovamento perché per la prima volta si porta alla luce una casa del popolo ebraico di Nazareth che permette di comprendere lo stile di vita dei tempi di Gesù. La scoperta è molto importante perché permette di esaminare, per la prima volta, una casa del villaggio giudaico di Nazareth; essa permette infatti di acquisire importanti informazioni sul modo di vivere di quelle genti. Nelle vicinanze, nel 2009, è stata trovata un'altra casa con cortile molto simile alla prima, appartenente al I secolo, grazie agli scavi condotti da un gruppo di archeologi israeliani sotto la direzione della Prof. Yardenna Alexandre. Il susseguirsi di questi ritrovamenti permette agli archeologi di ricostruire l'aspetto di Nazareth durante la prima epoca romana. L'ipotesi più suggestiva avanzata dalla studiosa è che Gesù e i suoi amici d'infanzia potrebbero aver conosciuto questa casa. "Gesù ha sicuramente conosciuto questo luogo e forse questa casa", aggiunge in un comunicato l'Associazione Maria di Nazareth, istituzione proprietaria dell'area degli scavi.
Ken Dark, docente dell’Università di Reading, esamina alcuni reperti archeologici e conclude: "Posso essere però sicuro del fatto che questa è la casa riconosciuta dai Bizantini come la casa dove è cresciuto Gesù Cristo". La sua ricerca, che compila 80 anni di studi sul sito, ha rivelato un edificio domestico di epoca romana in parte scavato nella roccia, seguito da cave e sepolture di epoca romana, una chiesa rupestre ben conservata, e chiese bizantine e crociate a livello superficiale. L'area venne in seguito destinata a cimitero e qui si sono rinvenute due tombe rilevanti, una delle quali, secondo Ken Dark, sembra essere la sepoltura di Giuseppe.
