Le Case di Maria di Nazareth a Torricella Peligna

Le “Case di Maria di Nazareth” a Tre Confini, un piccolo borgo a sei chilometri da Torricella Peligna (CH), rappresentano un progetto spirituale e comunitario fondato nel luogo di nascita del suo ideatore, Rinaldo.

Le Origini e la Fondazione

La Nascita e la Vocazione di Rinaldo

Il fondatore, all'anagrafe Rinaldo, nacque il 21 dicembre 1939, figlio di Rossi Giustino e Di Lullo Maria. La casa dove è nato, situata a Tre Confini di Torricella Peligna, è oggi la sede delle “Case di Maria di Nazareth”. La sua infanzia fu segnata dalla perdita del padre in Albania a causa della guerra, quando aveva solo 16 mesi. Rimasto orfano di padre, fu cresciuto dai nonni paterni. Dopo le scuole elementari, spinto dalla nonna, che desiderava per lui un futuro diverso da quello della vita rurale, Rinaldo fu indirizzato agli studi. Nel 1952, con altri ragazzi di Torricella, raggiunse il Santuario Mariano di Montenero di Livorno, officiato dai Padri Benedettini della Congregazione di Vallombrosa. Provenendo da un ambiente culturalmente arido e parlando solo il dialetto, imparò con timidezza, tacendo e ascoltando, tra i Toscani.

La sua vocazione monastica fu scoperta in quei primi anni di seminario, soprattutto durante la santa messa. Tuttavia, in età matura, accettarla si rivelò un processo laborioso, anche a causa dell'abbandono da parte di tutti i suoi compagni, tre di Torricella, quattro di Montenerodomo e altri abruzzesi. Verso la fine del 1956, fu inviato nell’Abbazia di Vallombrosa, dove compì gli studi di liceo e filosofia, e il 12 luglio 1958 emise la prima professione. Gli studi di teologia furono completati all’Ateneo di Sant’Anselmo a Roma, negli anni del Concilio Vaticano II (tra il 1962 e il 1966). Ha vissuto per lo più nella comunità monastica di Vallombrosa, in particolare dal 1978 al 2004.

Dal Monastero di Vallombrosa alla Nuova Fondazione

Nel 1989, sotto la guida del vescovo di Fiesole, Mons. Luciano Giovannetti, giunse a Vallombrosa Sorella Lydia Martini, proveniente da Firenze, per la direzione spirituale. Dopo circa un anno, Sorella Lydia chiese all’Abate di essere accolta come eremita in foresteria, ottenendo il permesso a condizione che si occupasse della foresteria, mantenesse i contatti con gli ospiti e preparasse la cena per la comunità nel periodo invernale. Visse da eremita in foresteria per circa 15 anni, senza mai uscire, obbedendo a una sua ispirazione interiore e attuando il concetto di clausura e stabilità della Regola Benedettina. La sua partecipazione alla preghiera della comunità le permise di acquisire una profonda formazione ed esperienza monastica.

Intorno al 1995, Rinaldo e Sorella Lydia presero coscienza, per ispirazione divina, della necessità di realizzare un progetto comune. Rinaldo cercò di comunicarlo al Padre Abate, che però non diede ascolto, probabilmente considerando il buon andamento della foresteria dell’Abbazia. Il rinnovamento teologico e dottrinale del Concilio Vaticano II, con il suo richiamo al “ritorno alle fonti” e al carisma dei fondatori, aveva profondamente interessato Rinaldo. Egli si interrogava su come concretizzare tali prospettive, avendo familiarità con le Vite di San Benedetto e San Giovanni Gualberto. Sia Rinaldo che Sorella Lydia prospettavano al Padre Abate l'urgenza di un rinnovamento spirituale, ritenendo che la comunità non potesse sperare in un futuro prospero.

Nel giugno 2004, durante la Dieta Ordinaria della Congregazione di Vallombrosa, Rinaldo, che faceva parte del Consiglio dell’Abate Generale, presentò la sua richiesta di uscire dalla comunità per tentare una nuova fondazione. Sorella Lydia, attraverso i suoi sogni e visioni, aveva già individuato il luogo per attuare il progetto: la casa natale di Rinaldo a Tre Confini di Torricella Peligna. Lei sosteneva che in quella casa, ormai diroccata, ci fosse un "fiore", sebbene Rinaldo, conoscendo il suo stato di abbandono e la presenza di rovi e sterpaglie, ne rideva.

Nel 2003, un anno prima della partenza, conobbero un gruppo di persone della zona di Pisa, provenienti dal Movimento Catecumenale. Rinaldo li portò a Torricella per fargli prendere visione del progetto e dell'ambiente. Nonostante alcune difficoltà e l'abbandono inatteso del gruppo, Sorella Lydia partì il 20 agosto e Rinaldo una settimana dopo, trovando ospitalità a Torricella nell’ex Asilo Porreca, grazie al Signor Sindaco Graziano Zacchigna. La delusione per l'abbandono del gruppo portò Rinaldo a riflettere profondamente, intuendo che forse il Signore avesse permesso ciò perché, senza di loro, non avrebbero lasciato Vallombrosa.

Casa natale restaurata di Rinaldo a Tre Confini, Torricella Peligna, sede delle Case di Maria di Nazareth

La Spiritualità e il Progetto

Una Comunità Monastica e Laicale

Il progetto delle “Case di Maria di Nazareth” prevede la formazione di una piccola comunità monastica maschile e una femminile, basate sulla Regola di San Benedetto, e un’aggregazione laicale ispirata alla Santa Famiglia di Nazareth, da cui deriva il nome stesso dell'opera. L'idea centrale è che tanto i laici quanto i monaci debbano riscoprire le fonti della vita cristiana e che gli sposi cristiani ritrovino la dignità della famiglia secondo il disegno di Dio. Poco dopo l'insediamento a Tre Confini, il 12 luglio 2007, una coppia di sposi con figli, con un marcato profilo cristiano (lui aveva studiato all'Ateneo di Sant'Anselmo), chiese di essere aggregata all'opera, suscitando grande commozione in Rinaldo e Sorella Lydia.

I Fratelli e le Sorelle Laici, una volta formati, consacrati e predisposti alla vita eremitica, con il permesso del vescovo e sotto la guida del parroco, potrebbero essere inviati a riaprire parrocchie chiuse. Allo stesso modo, i coniugi consacrati possono contribuire a riscoprire la dignità della famiglia secondo il disegno di Dio e assistere le famiglie in crisi. Per la spiritualità, farebbero riferimento alle comunità monastiche, mentre per i servizi pastorali alla Diocesi. I monaci e le monache, a loro volta, come sentinelle, con la loro preghiera accorata e insistente per tutta la Chiesa, e in particolare per i sacerdoti, sono chiamati a imitare l'ardore di Mosè che intercede per il suo popolo. Questo sostegno permetterebbe ai pastori, impegnati in svariate mansioni a servizio del popolo di Dio, di non sentirsi soli nella lotta per il bene, beneficiando della preghiera monastica.

Rappresentazione artistica di una comunità monastica benedettina e di una famiglia in preghiera

Pilastri della Vita Spirituale: Provvidenza ed Eremitismo

Un'altra caratteristica della spiritualità e dello stile di vita delle Case di Maria di Nazareth è l'abbandono alla Santa Provvidenza di Dio, in linea con l'insegnamento di Gesù: "Cercate, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani" (Mt 6,33-34). L'esperienza dimostra che la Provvidenza divina provvede al necessario. Per questo, le necessità non vengono richieste alle persone, ma direttamente a Dio, generando un continuo stupore nel vedere fratelli e sorelle che si prendono cura della comunità, mentre la comunità stessa prega per tutti e accoglie le persone senza distinzioni.

La Vita Eremitica è considerata uno stato di vita particolare nella Chiesa, da sempre richiesto e praticato nella Bibbia, dai profeti e da Gesù stesso (che visse trent'anni nella Casa di Nazareth e la praticò saltuariamente durante il ministero). Essa è vista come una necessità per conoscere Dio per esperienza, attraverso l'intimità con Lui. Tutti i santi l'hanno praticata, almeno temporaneamente, per diventare amici di Dio. Si fonda su quattro basi solide:

  • Il silenzio: per ascoltare la misteriosa voce di Dio.
  • La solitudine: per concentrarsi e difendere i sensi e l'interiorità da distrazioni.
  • La clausura: per educarsi a parlare quasi solo con Dio.
  • La stabilità: di luogo e di cuore, per perseverare (Cf CCC 162; 2016).

Questa severa disciplina non è attribuita alla bravura personale, ma è considerata un dono di Dio, così come la chiamata alla Vita Eremitica e la grazia che la sostiene attraverso la Parola di Dio, i sacramenti e la preghiera insistente e fervorosa. La Chiesa stessa riconosce la Vita Eremitica, affermando che: “Senza professare sempre pubblicamente i tre consigli evangelici, gli eremiti, in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine e nell’assidua preghiera e nella penitenza, dedicano la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo” (Catechismo della Chiesa Cattolica).

Il Fervore come Rinnovamento

Il Concilio Vaticano II ha sottolineato l'affermazione “Ecclesia semper reformanda”, evidenziando il bisogno continuo di riforme nella Chiesa, a causa della fragilità umana. Si osserva spesso un calo di tensione religiosa nelle istituzioni monastiche già dopo la seconda generazione dalla fondazione, fenomeno attribuito alla mancanza di fervore. Il fervore è la tensione, l’urgenza, la necessità che nasce dalla grazia e dalla gratuità di Dio.

Sebbene non tutti possano raggiungere il fervore di grandi santi come Benedetto, Francesco o Caterina da Siena, coloro che sono chiamati a un determinato Istituto religioso ricevono con la professione la grazia di stato corrispondente al carisma del Fondatore. Questa grazia “ripara o restaura” la natura umana, permettendo di perdonare con naturalezza e agire con fervore, come Dio si aspetta dai cristiani. L'esperienza personale di Rinaldo a Tre Confini gli ha rivelato l'importanza del fervore, insegnatogli molto da Sorella Lydia. Quest'ultima, parlando della mortificazione dei sensi, affermava che chi soffre deve gioire così tanto da far sorridere i crocifissi. Il fervore, quindi, permette ai cristiani di riportare nella vita, nella preghiera e nello spirito una tensione spirituale, poiché la grazia di Cristo risolleva la natura corrotta attraverso la fede, i sacramenti, la Parola di Dio, l'amore fraterno e la preghiera.

Simbolo del fervore spirituale o una fiamma che rappresenta la passione religiosa

Il Contesto del Nome: La Casa di Maria a Nazareth Biblica

Il nome "Case di Maria di Nazareth" fa riferimento all'originale Casa di Maria a Nazareth, il luogo dell’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria. Si tratta della casa da nubile di Maria, dove viveva con i suoi genitori, Gioacchino e Anna. Le case dell'epoca in quel luogo avevano caratteristiche simili. La casa di Maria si trova attualmente all’interno della moderna Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, consacrata da Paolo VI nel 1969, strutturata su due livelli.

Nel livello inferiore, quello ‘archeologico’, è visibile la piccola casa. Questa basilica sorge sui resti di una chiesa bizantina del V secolo (epoca di Teodosio II), a sua volta costruita su una sinagoga giudeo-cristiana del III secolo. Quest'ultima prese il posto di una domus-ecclesia in cui si era trasformata la casa-grotta nel I secolo. Della chiesa bizantina, a tre navate, restano abside e mosaici visibili nell’attuale basilica inferiore. Sebbene la basilica sia stata distrutta da Cosroe II nel 614 e poi dalla presenza musulmana, fu ricostruita nel 1130 dal principe Tancredi come cattedrale crociata di stile romanico. Anche questa fu distrutta nel 1263 dal sultano Baybars, lasciando solo la grotta.

Esiste una tradizione molto antica che identifica questo luogo come la Casa di Maria, conosciuta anche come la Grotta dell’Annunciazione. Le prove archeologiche a sostegno di questa tradizione includono importanti graffiti appartenuti alla comunità giudeo-cristiana (II e III secolo) che testimoniano il culto mariano, confermando l’ipotesi dell’esistenza della casa di Maria attorno alla grotta. Recenti scavi archeologici a Nazareth hanno rivelato i resti di un’abitazione del I secolo nelle vicinanze della basilica dell’Annunciazione. Dagli studi sulle costruzioni delle case galilaiche ai tempi di Gesù, si sa che la parte interna scavata nella roccia era completata da una struttura esterna in muratura, che costituiva il vero spazio della vita quotidiana.

Vista interna della Grotta dell'Annunciazione nella Basilica di Nazareth

tags: #casa #di #nazareth #torricella #peligna