L'Iniziale Miniata: "In Nativitate Domini" e il Suo Contesto Eugubino
Descrizione Iconografica dell'Iniziale
L'iniziale presenta un campo blu nella parte superiore, adornato da motivi filigranati vegetali in bianco. Il corpo della lettera è realizzato in rosso e verde, decorato lungo l'asta verticale da un motivo di quattro sfere in vari colori e da una foglia blu nella parte superiore. La parte curva della lettera è arricchita al centro da un gruppo di tre foglie e nella terminazione da un motivo fogliaceo in grigio, rosso e rosa.
Sul fondo, di colore rosa costellato da ciuffetti vegetali bianchi, è raffigurata la grotta con il bue e l'asino e il Bambino con nimbo rosso crocesignato entro una culla rosa. All'esterno della grotta si trovano due angeli e la Vergine, sdraiata su un giaciglio rosso, con veste rosa. Sulla sinistra, San Giuseppe è seduto, con veste rosa e manto blu, capelli e barba grigi. In basso è rappresentata la scena del bagno di Gesù, con le due donne in atto di lavare il Bambino, immerso in una vasca a tazza su un piedistallo blu.

Origine e Attribuzione dell'Iniziale
Questa iniziale, insieme ad altre tre della Collezione Longhi, è stata attribuita nel catalogo del Boschetto (1971, tav. 156) a un miniatore umbro-laziale del 1820 circa. Essa risulta essere appartenuta originariamente a un ciclo di corali duecenteschi umbri provenienti dall'abbazia di San Pietro a Gubbio. Le notizie sul Primo Maestro Dei Corali Di Gubbio, un'attribuzione contestuale risalente alla fine del secolo, si inseriscono in questo ambito di studi.
La Serie dei Corali Duecenteschi di Gubbio
Tale interessante serie, costituita da sette volumi conservati attualmente nell'Archivio di Stato di Gubbio, è in effetti mutilata di numerose iniziali miniate e talvolta di interi fogli. Questi elementi furono asportati oltre un secolo fa e passarono nella collezione Ranghiasci di Gubbio, successivamente smembrata e posta all'asta dopo la morte del proprietario (Morozzi, 1980, p. 54).
Evidenze della Primitiva Appartenenza
La primitiva appartenenza di questa iniziale e delle altre tre Longhi al complesso liturgico eugubino è provata da puntuali somiglianze di soluzioni a carattere sia decorativo sia figurativo. Ulteriori conferme derivano dalla singolare identità di dati esterni, quali la misura del campo di scrittura, la notazione musicale quadrata su tetracordi rossi e il tipo gotico di scrittura.
In particolare, la reintegrazione del contenuto liturgico, segnato sotto forma di parole incomplete a tergo delle iniziali, rivela che l'iniziale "In nativitate Domini" risulta asportata dalla c. 63r dell'antifonario feriale e festivo (dal primo sabato d'Avvento alla domenica in quinquagesima, ms E. 2), il quale manca, tra le altre, proprio di questa iniziale.
Iniziali Correlate in Altre Collezioni
Anche altre due iniziali, conservate nella Biblioteca Vaticana (ms. Ross. Lat 1167, c. 9), devono essere restituite ai corali eugubini:
- una S con Giobbe a banchetto, poi piagato, confortato dalla moglie e tre amici;
- una C con la Celebrazione di esequie.
Tali miniature, insieme a una terza iniziale D - la cui pertinenza a quei codici è per il momento da ritenersi solo presunta - già in collezione Forrer, furono giustamente collegate dalla Toesca (1972, P. 60) alle quattro miniature Longhi per l'omogeneità sia morfologica sia stilistica in esse riscontrabile. La loro provenienza da un unico corale, ipotizzata dalla studiosa, è invece da modificare in quanto la S (Si bona suscepimus) appartiene all'antifonario F.2, c. 36r (Responsoria de Job) e la C (Credo quod redemptor meus) all'antifonario C.2, c. ruit.
Il Dipinto della Natività: Attribuzione al "Primo Maestro Dei Corali Di Gubbio"
Descrizione del Dipinto
Il dipinto raffigura la nascita di Gesù, adorato da Maria, Giuseppe e alcuni bambini, probabilmente giovani pastori. La scena appare molto intima per la vicinanza dei personaggi al Signore, che dorme tranquillo entro la misera culla.

Datazione e Caratteristiche Stilistiche
In questo dipinto, probabilmente risalente agli anni tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, ciò che colpisce è il corpo di Gesù, luminoso e dai lineamenti delicati. La luminosità irradiata dal piccolo Gesù illumina anche i volti degli altri personaggi adoranti.
L'opera è attribuita al Primo Maestro Dei Corali Di Gubbio, figura le cui notizie risalgono alla fine del secolo.