L'Arcivescovo Delpini e il Concetto di "Casa" a Milano: Dalle Criticità alle Opere di Accoglienza

Milano, dopo l'euforia post-Expo 2015, sembra aver archiviato il clima entusiastico di un tempo, affrontando ora una fase di scoramento e incertezza. La metropoli, proiettata verso le Olimpiadi invernali, si interroga sul proprio futuro, mentre la voce dei "nuovi esclusi" si fa sempre più pressante. In questo contesto, l'Arcivescovo Mario Delpini si è fatto interprete di una profonda analisi delle criticità, richiamando l'attenzione sul concetto di "casa comune" e sulla responsabilità condivisa.

Ritratto dell'Arcivescovo Mario Delpini durante un discorso pubblico

Il "Discorso alla Città": Un'Analisi Severa delle Crisi Sociali

Il tono alto e severo del Discorso alla Città, pronunciato dall'Arcivescovo Mario Delpini alla vigilia della festa patronale, non ha sorpreso coloro che sono consapevoli delle disarmonie presenti nel tessuto sociale milanese. Fedele all'esempio di Sant'Ambrogio, il pastore ha parlato chiaro, evocando immagini potenti di un "crollo imminente di una civiltà" e di una "rovina disastrosa" che, non raramente, ha segnato la storia di Milano. Davanti a "segni preoccupanti e minacce di crollo", l'Arcivescovo ha invitato a riflettere se il declino della civiltà sia veramente un destino segnato, spingendo a identificare i "segnali allarmanti" che minacciano la stabilità della "casa comune".

Le Crepe che Minacciano la Stabilità della Società Milanese

Nel suo discorso, l'Arcivescovo Delpini ha evidenziato diverse problematiche urgenti:

  • La crisi generazionale: La "generazione adulta" spesso "non trasmette ai giovani buone ragioni per desiderare di diventare adulti", inducendo così "panico, rabbia, fuga, violenza, solitudine". Questa mancanza di speranza e di motivazioni genera sfiducia e smarrimento. Le cronache da Milano e da altre città sono segnate dalla piaga di giovani che "si isolano, si arrendono", con "genitori, insegnanti, educatori che sono angosciati per la loro impotenza". Alcuni trasformano la paura della vita in "minaccia e aggressione" o cercano rifugio nello "sballo", nell'eccitazione artificiale e in dipendenze da droghe, gioco, alcol o sesso.
  • La difficoltà abitativa: Chi cerca casa in città "si vede chiudere le porte in faccia" da una metropoli che sembra "non voglia cittadini". Le case sono spesso usate "per fare soldi, invece che per ospitare persone", trovandosi di fronte a proprietari o agenzie "senz’anima e senza scrupoli". Milano, pur essendo "attraente e intraprendente", continua a sentire il "grido antico: non ci sono case!", e il rischio è che poi i cittadini lamentino la mancanza di lavoratori essenziali.
  • Il declino del sistema di welfare: Vengono denunciate "crepe preoccupanti del sistema sanitario", con "liste di attesa", "dilatazione insopportabile dei tempi" e il "privilegio accordato a chi ricorre alla sanità privata a pagamento". L'Arcivescovo ha sottolineato che il "privato profit fa della salute un affare", mentre il "privato non profit" in ambito socio-sanitario si sente spesso ignorato e perfino mortificato.
  • La situazione delle carceri: Delpini ha definito "intollerabile" la situazione carceraria, criticando le condizioni di vita dei detenuti a causa del sovraffollamento e la tendenza a considerare la repressione come unica soluzione. Ha evidenziato come la Costituzione italiana sia "tradita" dalle pessime condizioni dei carcerati, dalla formazione e dal trattamento del personale della Polizia penitenziaria, e dalla scarsissima accessibilità ai percorsi di reinserimento sociale.
  • Il capitalismo individualista: L'Arcivescovo ha mosso un'aspra critica al "capitalismo malato" e "individualista" che rende la città "appetibile per chi ha molto denaro da riciclare", spargendo il virus dell'indifferenza, della paura e dell'avidità. Questo propizia il diffondersi di una "ricchezza disonesta" che "deruba i poveri della loro dignità", riconoscendo a Milano, la "capitale finanziaria", i "peccati capitali della finanza, intesa come l'astuzia di far soldi con i soldi".

Casa della Memoria: visita dell''Arcivescovo di Milano mons. Delpini.

L'Impegno della Chiesa Ambrosiana: Costruire Nuove "Case" di Accoglienza e Ripartenza

Nonostante le criticità, l'Arcivescovo ha concluso il suo discorso con un messaggio di speranza e fiducia: "La casa non cadde perché ci sono persone che si fanno avanti per aggiustarla e renderla abitabile. Ci siete voi, e io vi ringrazio". La Chiesa ambrosiana, presente quotidianamente tra la gente, conosce coloro che si impegnano a costruire un futuro migliore, dagli sposi ai pubblici amministratori, dagli educatori ai professionisti, dagli imprenditori ai giovani e alla gente comune.

Casa Suraya: Un Rifugio per Donne e Famiglie Richiedenti Asilo

In una tappa significativa del percorso "L’Arcivescovo vi invita", Monsignor Mario Delpini ha visitato Casa Suraya, una struttura di prima accoglienza di Caritas Ambrosiana, gestita dalla cooperativa Farsi Prossimo. Dedicata a donne e famiglie richiedenti asilo, Casa Suraya è nata nel 2014 in risposta all'appello di Papa Francesco dopo le prime stragi di siriani. Oggi ospita 99 nuclei familiari, prevalentemente composti da donne e minori, inclusi individui con fragilità fisiche o psicologiche. Durante l'incontro, l'Arcivescovo ha invitato i giovani a riflettere su tre parole chiave: "il mondo è sbagliato, c’è un’invincibile voglia di vivere che guarda comunque avanti e ognuno può costruire un frammento di speranza".

Foto di gruppo con l'Arcivescovo Delpini a Casa Suraya

Fondo Schuster: Una Risposta alla Povertà Abitativa

Nel dicembre 2019, in occasione della messa per i 50 anni della Caritas Ambrosiana nel Duomo di Milano, l'Arcivescovo Delpini ha presentato il Fondo Schuster. Questo progetto è volto alla raccolta di risorse per la riqualificazione di case in degrado, con l'obiettivo di "fornire garanzie a chi è in difficoltà per stipulare un contratto di affitto" e "continuare a soccorrere chi si trova in difficoltà con le spese che la casa impone". Il Fondo, che non vuole essere solo una raccolta di risorse ma anche un messaggio e una provocazione alle istituzioni, mira a dare un ausilio non solo a chi non ha un tetto, ma anche a chi ha un lavoro e non riesce ad arrivare a fine mese. Gestito da Caritas, come il Fondo Famiglia istituito nel 2008, il Fondo Schuster ha raccolto, in dodici mesi, donazioni per un totale di 2.074.000 euro, principalmente da Diocesi, Fondazione Cariplo e Fondazione Vismara, ma anche da offerenti privati. Nonostante i risultati significativi, l'Arcivescovo ha espresso delusione per la scarsa disponibilità dei proprietari di case, anche cristiani, ad affittare a prezzi accessibili per le famiglie.

Infografica: Dati sulle donazioni raccolte dal Fondo Schuster per la riqualificazione abitativa

Casa Ail: Accoglienza Gratuita per Malati di Tumore

A Vimodrone, nel febbraio 2025, l'Arcivescovo Mario Delpini ha inaugurato Casa Ail, una residenza che offre ospitalità gratuita a malati di tumore del sangue e ai loro familiari durante le cure. Questa struttura, composta da sei mini appartamenti moderni e confortevoli (due bilocali e quattro monolocali) e spazi comuni, ha l'obiettivo di eliminare il "pendolarismo sanitario", un fenomeno doloroso che si aggiunge alla malattia. Casa Ail incrementerà l'offerta del 30%, garantendo ventimila pernottamenti all'anno grazie a 73 posti letto complessivi. La ristrutturazione è stata curata da Fratello Sole Energie Solidali, assicurando abitazioni in classe A4 per un totale di seicento metri quadrati e 16 posti letto con sala polifunzionale. I pazienti e i loro familiari saranno accompagnati alle terapie e riceveranno supporto psicologico gratuito. L'Arcivescovo ha sottolineato l'importanza di "avere un luogo sicuro da condividere con i propri cari in un momento così delicato".

Foto dell'inaugurazione di Casa Ail a Vimodrone con l'Arcivescovo Delpini e le autorità

La Casa come Luogo di Ricominciare: L'Esperienza di Arché

In un altro contesto di visita, riferendosi implicitamente all'esperienza della Fondazione Arché, l'Arcivescovo ha parlato del significato profondo di "casa" come luogo di riscatto. Ha esortato a non dire "mai che il bene che ti è proposto è impossibile" e a non considerarsi un "fallimento". Ha definito Arché una "casa tra le case", non un'isola fortificata o isolata, ma un luogo connesso al territorio che lavora in sinergia con altre istituzioni come Caritas e San Vincenzo. L'Arcivescovo ha enfatizzato come questa "casa" permetta di "ricominciare, di riscattare la propria vita", promuovendo la fiducia in sé stessi e negli altri. La speranza, secondo Delpini, non è coltivare sogni, ma "accogliere una promessa e ritenere che la promessa si possa realizzare". Infine, ha evidenziato il valore della "fraternità", una parola evangelica e promettente per la società, sottolineando l'importanza di una vita spirituale intensa e dell'appartenenza a una comunità.

Le molteplici iniziative e le parole dell'Arcivescovo Mario Delpini riflettono una visione olistica e proattiva della "casa", intesa sia come luogo fisico di accoglienza e dignità, sia come metafora della società milanese stessa. Il suo appello è un invito costante a tutti i cittadini a prendersi cura del proprio futuro e a contribuire attivamente alla costruzione di una "casa comune" più giusta, solidale e abitabile per tutti.

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