La Casa delle Piccole Missionarie di Bacu Abis: Storia e Contesto

La storia di Bacu Abis, una frazione ricca di cultura e memoria, è profondamente legata all'attività mineraria che ha plasmato il suo paesaggio, la sua economia e la sua società. In questo contesto storico si inseriscono anche punti di riferimento importanti come la Casa delle Piccole Missionarie, luogo di incontro e spiritualità.

La Casa delle Piccole Missionarie: Un Punto di Riferimento

La casa di Bacu Abis delle Piccole Missionarie ha rappresentato un luogo significativo per la comunità, ospitando eventi di rilievo. Un esempio è il ritiro del clero, durante il quale Padre Francesco Occhetta ha tenuto una relazione su "Il linguaggio e la comunicazione nella missione". Padre Occhetta, personalità di spicco nel panorama culturale italiano, gesuita e giornalista professionista, ha successivamente presentato a Iglesias il progetto "Comunità di Connessioni", un percorso di formazione all’impegno sociale e politico, invitando a non spaventarsi di fronte alle prime difficoltà. Sebbene l'incontro abbia registrato una partecipazione limitata, ha comunque favorito un costruttivo confronto e una riflessione su una rinnovata formazione per i giovani cattolici impegnati nella gestione del bene comune. Il percorso "Comunità di Connessioni", nato per superare la classica formula delle lezioni frontali, è oggi un cammino avviato che ha visto crescere decine di giovani impegnati in politica e nell'amministrazione del bene comune a livello nazionale ed estero, dimostrando che anche in contesti periferici può fiorire il desiderio di impegno e vocazione al bene comune.

Bacu Abis: Origini e Sviluppo di un Borgo Minerario

Le radici di Bacu Abis affondano nella storia mineraria del Sulcis, con il borgo che divenne per eccellenza un centro minerario dal 1853. Inizialmente, Bacu Abis nacque per ospitare i lavoratori impiegati nell’industria estrattiva. L’ingegnere Roux, direttore della miniera dal 1873 al 1899, contribuì ad ampliare la parte più antica del paese. Durante la Prima Guerra Mondiale, il carbone di Bacu Abis divenne l’unica fonte energetica disponibile in Italia, portando lo Stato a dichiarare la miniera "Stabilimento Ausiliario". Tuttavia, dopo il conflitto, iniziò un periodo di declino. I sacrifici dei minatori e l’intervento dei sindacati fascisti, guidati da V. Tredici, furono cruciali per salvare la miniera, e la S.M.C.S. ne assunse la gestione. La politica autarchica del regime fascista contribuì a valorizzare il carbone del Sulcis.

Mappa storica o foto aerea di Bacu Abis con i nuclei abitativi

Nel 1933, la società Bacu Abis, responsabile della gestione e dello sfruttamento del sito minerario, fallì. Cinque anni dopo, nel 1938, il Duce inaugurò la città di Carbonia e Bacu Abis ne divenne una frazione ricca di storia.

Architettura e Urbanistica Fascista

Dal 1935, venne realizzato il secondo nucleo del paese, in un distintivo stile razionalista fascista. Il primo centro abitato, allora frazione del comune di Gonnesa, era costituito da due edifici paralleli noti come Case Congia, edificati nel 1914. Tra il 1936 e il 1938, l’agglomerato fu modificato su progetto di Gustavo Pulitzer-Finali, dando vita a un nuovo e razionale villaggio operaio. Questo complesso comprendeva 20 isolati con alloggi per i minatori e 3 isolati destinati agli impiegati. Gli edifici pubblici di propaganda, come la casa del fascio, il cinema e il dopolavoro, furono concentrati nel centro civico. La casa del Direttore, ubicata tra il viale della Libertà e la via Santa Barbara, si presenta circondata da due ampi giardini in uno stile semplice e lineare. Di fronte, si snoda il lungo viale della Libertà, dove risiedevano i dirigenti, mentre gli alloggi per gli operai furono costruiti nelle aree est e ovest del nucleo centrale. Tuttavia, il progetto di costruzione non fu interamente completato, probabilmente a causa della scoperta del grande giacimento di Serbariu, che spostò l'attenzione sulla nascente città di Carbonia.

Foto di edifici storici in stile razionalista a Bacu Abis

Cultura e Memoria: Il Racconto di Bacu Abis

La storia di Bacu Abis è conservata e valorizzata attraverso mostre e pubblicazioni. La mostra "Nero in miniera", ospitata in via Gavorrano a Bacu Abis, è un vero e proprio scrigno di cultura e rappresenta una miniera di storia e informazioni. Possiede un’ampia collezione di foto che raccontano la storia di Bacu Abis dal 1853, mostrando i profili grigi delle prime miniere e le immagini della sofferenza degli uomini e delle donne che conducevano una vita grama di fatica, miseria e fame, per i quali il carbone era l'unico sostentamento economico.

Carbonia 1938 - Costruzione e inaugurazione della città mineraria

A Carbonia è stato presentato il volume "Bacu Abis. Storia e racconti di vita", un'opera che ripercorre la storia della frazione attraverso una lunga attività di ricerca e studio di documenti, della tradizione orale e di materiale fotografico. Il testo ha lo scopo di far conoscere l'origine del paese, la sua influenza nell'economia della Sardegna sud occidentale e dell'Italia, e le radici della sua popolazione. Al centro della narrazione vi è l'attività mineraria, che ha segnato profondamente non solo l'aspetto fisico del territorio ma anche l'economia, la società e la cultura, descrivendo l'importanza del giacimento di carbone, le vicende e i sacrifici dei minatori, e le lotte per la conquista di migliori condizioni di lavoro e di diritti civili. Una descrizione dettagliata è dedicata all'architettura degli edifici presenti, nonché a monumenti quali la chiesa di Santa Barbara, il monumento ai caduti, la grotta di Lourdes e il pozzo Castoldi. Quest'ultimo è uno dei primi esempi di recupero di antiche strutture minerarie, realizzato quando l'opera di ristrutturazione e riqualificazione della Grande Miniera di Serbariu era ancora solo un progetto. La narrazione è supportata da oltre cinquanta fotografie che ritraggono la cittadina dal 1896 ai giorni nostri. L'ultimo capitolo del libro è dedicato ai racconti di vita: 32 interviste realizzate ai protagonisti della storia locale, che hanno rievocato il loro arrivo a Bacu Abis, i momenti di condivisione della vita quotidiana (nascite, battesimi, cresime, matrimoni, compleanni, funerali, feste religiose e civili), gli sport e la partenza. Il testo è arricchito anche dalle poesie scritte da Rosalba Pala Calì.

Primo Levi e il Legame con Bacu Abis

Il rapporto tra Primo Levi e la Sardegna è ancora oggetto di studio da parte dei biografi leviani. Un "amore" iniziato nel lontano 1941 e proseguito, con un alone di mistero, negli anni ’70. Nel 1973, Primo Levi e sua moglie Lucia fecero una vacanza in Sardegna, rimanendo incantati dai paesaggi aspri e selvaggi del Sulcis. Levi descrisse quest'isola come una "terra di roccia e di vento che mi piacque subito: l’aria era piena di odori d’erbe, amari e selvaggi, e la gente sembrava forte e semplice". Affermò di aver "noleggiato un asino col suo conducente", e di aver trovato "giusta anche la faccenda delle fortezze di pietra: non sono proprio grosse come montagne, ma solide, di forma regolare, di conci commessi con precisione: e quello che è curioso, è che tutti dicono che “ci sono sempre state”, e nessuno sa da chi, come, perché e quando sono state costruite".

Ritratto di Primo Levi con sfondo paesaggistico sardo

Una curiosità interessante riguarda l'etimologia del nome Bacu Abis: all’interno di “Piombo” (un suo racconto), Primo Levi offrì una suggestiva interpretazione, accostando il termine tedesco "Bach" (ruscello) con il nome sardo delle api, unendo così cultura e natura in una visione unica. Purtroppo, la verità su questo soggiorno rimane in parte celata, poiché gli eredi di Levi hanno mantenuto uno stretto riserbo sulla vita e le opere del grande autore e testimone del XX secolo, non collaborando con i biografi.

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