La narrazione della Passione, morte e Risurrezione di Ge Le storie della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo costituiscono il fulcro della fede cristiana e vengono celebrate attraverso una molteplicità di forme, dalle narrazioni catechetiche alle elaborate rappresentazioni popolari. Questa varietà di approcci permette di mantenere vivo il messaggio evangelico e di trasmetterlo efficacemente a diverse fasce d'età, in particolare ai bambini, spesso anche attraverso l'uso di elementi visivi e materiali come il cartone. La narrazione della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù è un elemento centrale nell'istruzione religiosa. Esistono diverse risorse e metodologie per avvicinare i giovani a questi momenti fondamentali della storia sacra. L'uso di materiali visivi e attività manuali è particolarmente efficace per coinvolgere i bambini e facilitare la comprensione. La Passione di Gesù è stata storicamente oggetto di rappresentazioni popolari che si avvalgono di elementi artigianali e simbolici, talvolta includendo l'uso di sagome di cartone per dare vita ai personaggi. Un elemento interessante, attestato nei giorni precedenti la Pasqua, era l’esposizione in Chiesa di sagome di cartone dipinte. Queste rappresentavano le pie donne e i “manigoldi” (gli aguzzini, gli accusatori di Cristo) e venivano poggiate alle balaustre, intorno al corpo di Cristo deposto per l’adorazione. Queste raffigurazioni contribuivano a creare un'atmosfera di partecipazione e riflessione durante il periodo sacro. In alcune comunità, la rievocazione della Passione si è evoluta in eventi complessi e ricchi di significato culturale e religioso, come la tradizione de “La Passiùn di Gesü Crist” di Castagnole Monferrato. La sera in cui la Chiesa ricorda la cattura e l’inizio della Passione di Cristo, l’antico canto popolare omonimo è oggi riscoperto e costituisce il fulcro di una più vasta azione teatrale popolare itinerante al seguito del “Cristo-albero”, un crocifisso ligneo dell’artista tedesco Hans Jurgen Vogel. Scene teatrali, letture e testimonianze, “suoni delle tenebre” a rappresentare il caos universale e momenti di convivialità si situano per le vie del centro storico. Coinvolgono attivamente tutta la comunità di Castagnole ed il sempre numeroso pubblico, con l’intervento di artisti, studiosi, uomini di fede e di dubbio. “La Passiùn di Gesü Crist” è un canto popolare di questua che un tempo veniva eseguito dai giovani del paese durante la Settimana Santa. Il gruppo di questuanti si spostava di casa in casa portando una semplice croce di canna e ricevendo in cambio del canto devozionale uova, vino, dolci e monete. L’esistenza di tale canto è attestata fin dal Seicento, ma l’origine risale probabilmente al Medioevo. La versione monferrina, in uso a Castagnole e non solo, è molto simile ad una delle più antiche redazioni provenzali databile tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo. Il Giovedì Santo avveniva anche la cerimonia della legatura delle campane, messe a tacere in segno di lutto fino alla Resurrezione. Il loro suono, fondamentale per scandire i tempi di lavoro in campagna, veniva sostituito con quello di rudimentali strumenti rumorosi, quali cantarane e tarabacole (crepitacoli) composti da pezzi di legno e ferro, oppure strumenti sonori ricavati da corni e conchiglie. Erano i ragazzi, i chierichetti, che avevano l’incarico di girare per le strade suonando e percuotendo questi strumenti per annunciare il mezzogiorno e l’Ave Maria. Il suono prolungato, dissonante e stridente degli strumenti “delle tenebre” rappresentava la turba degli accusatori di Cristo, venuti a rompere l’armonia tra l’uomo e il divino. Nel 2003 Luciano Nattino, stimolato dall’antropologo astigiano Piercarlo Grimaldi, interpretando e condividendo il desiderio della comunità di Castagnole Monferrato di rivivificare l’antica tradizione da anni caduta in disuso, concepì un’azione teatrale. Non era uno spettacolo o una performance, bensì un’occasione di incontro comunitario che coinvolgesse gli abitanti del paese e il pubblico in un itinerario per le vie del centro storico. Si trattava di un “paesaggio sonoro del Giovedì Santo” che muoveva dagli elementi tradizionali del canto e degli strumenti rumorosi, aggiungendo l’innovazione apportata dalle proposte di riflessione fatte dagli ospiti interpellati. Da allora, e con una personalizzazione tematica per ogni edizione, la sera del Giovedì Santo, alla luce del primo plenilunio di primavera, ci si ritrova in una piazza Statuto gremita di “pellegrini”. L'incontro avviene nello stesso momento in cui, duemila anni or sono, nella notte di Gerusalemme, Gesù venne catturato e da lì ebbe inizio la sua Passione. Ascoltato l’ultimo scampanio, ha inizio la scena introduttiva: il silenzio viene rotto da strepiti, schiocchi di fruste e suoni di tarabacole che annunciano l’arrivo dei manigoldi che hanno appena catturato Gesù il Nazareno. Invano le pie donne cercano di ostacolarne l’arresto. Nemmeno l’accorato lamento della Madonna riesce a fermare l’ineluttabile. Dopo questa prima scena, che viene ripetuta ogni anno, i partecipanti si avviano, sulle note del canto tradizionale (guidato in molte edizioni dal gruppo folkloristico J’Arliquato di Castiglione d’Asti), lungo un percorso a tappe, illuminato con l’ausilio di torce e fiaccole. La processione si snoda sulla tortuosa e suggestiva miraja, l’antico camminamento sulle mura medievali, e vede l’apice della manifestazione nel Cortile dell’ex Asilo Infantile Regina Elena (dal 2018 rinominato “Cortile dei Camminatori di Domande” in memoria di Luciano Nattino). In testa alla processione, portato a spalle dagli uomini della comunità, in luogo del tradizionale crocifisso fatto di canne, è il monumentale "Cristo-albero" dell’artista tedesco Hans Jurgen Vogel (gentilmente concesso dalla Scarampi Foundation), un corpo di Crocifisso sofferente scolpito in un poderoso tronco d’albero di tre metri di forte impatto evocativo. Nel corso delle edizioni sono stati proposti per le varie tappe del percorso: letture di testi dello stesso Nattino o di altri autori, eseguite dagli abitanti o da attori; scene teatrali a cura di gruppi o singoli artisti; proposte musicali di corali e cantanti, con repertorio popolare, sacro o laico; allestimenti artistici a cura di artisti visivi e scenografi (tra cui le Macchine Intonarumori di Antonio Catalano e le sculture dei Manigoldi dello scenografo Francesco Fassone); meditazioni sul tema della Passione e delle tante passioni contemporanee che affliggono l’umanità condotte da personaggi del mondo della cultura e della fede (sempre presente il saluto e un pensiero del Vescovo di Asti). L’enorme lenzuolo portato dalle donne e deposto sulla scalinata della Chiesa, accoglie la deposizione finale del "Cristo-albero". Questa è una citazione della Sacra Sindone, altro elemento ricorrente in molte rappresentazioni della pietà popolare, ed è simbolo di tutti i lenzuoli che oggi ricoprono i corpi martoriati da violenze e crimini. Le drammaturgie e i testi scritti da Nattino negli anni per questo rito comunitario, per “ricordare le sofferenze di un uomo morto per tutti noi e riflettere sul valore contemporaneo del messaggio di Jesus”, costituiscono un patrimonio letterario autonomo, ai quali si aggiungono selezioni di testi di altri. In generale i fatti narrati sono attestati dai Vangeli, anche quelli apocrifi, ma il trattamento drammaturgico è personale dell’autore, con concessioni all'immaginazione. Essi sono stati riuniti successivamente in un’opera a sé stante: “Il legno verde” (2011), portata in scena da dieci attori in forma di oratorio. Questi termini rappresentano elementi significativi della tradizione popolare legata alla Passione. La parola manigoldo deriva dal longobardo e indica “uomo con la corda in mano”, ovvero il boia, e per traslato la parola è entrata nel dialetto ad indicare una persona di dubbia moralità. L’espressione t’zij andà a tiré ai manigoldi (= sei andato a tirare ai manigoldi) deriva dal fatto che prima dell’introduzione delle sagome di cartone, i manigoldi erano interpretati da uomini in carne ed ossa “tirati” a sorte per questo ingrato compito, che venivano dileggiati e ingiuriati (ben oltre il periodo liturgico) dai paesani, ricevendo in risarcimento una piccola paga. Le Tarabacole, note anche con altri termini, variabili di zona in zona: ciapilorie, ciapülau, taravele, sono costituite da tavolette di legno su cui sono applicati batacchi di ferro. Questi strumenti rumorosi che sostituiscono il suono di campane e campanelli liturgici sono anche denominate nel Basso Monferrato t-nebre, ovvero “tenebre”. tags:
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Rappresentazioni della Passione e Resurrezione di Gesù: Tra Didattica e Tradizione
La Passione di Gesù nella Catechesi e nell'Educazione
Risorse Didattiche e Pedagogiche
Attività Creative e Materiali Visivi

Le Rappresentazioni Tradizionali: Sagome e Oggetti Simbolici
Le Sagome di Cartone nella Tradizione Popolare

"La Passiùn di Gesü Crist" a Castagnole Monferrato
Origini e Elementi Caratteristici
L'Evoluzione dell'Azione Teatrale e il "Cristo-Albero"
Approfondimento: I "Manigoldi" e le "Tarabacole"
I Manigoldi
Le Tarabacole