Le rappresentazioni della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù

La narrazione della Passione, morte e Risurrezione di Ge

Rappresentazioni della Passione e Resurrezione di Gesù: Tra Didattica e Tradizione

Le storie della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo costituiscono il fulcro della fede cristiana e vengono celebrate attraverso una molteplicità di forme, dalle narrazioni catechetiche alle elaborate rappresentazioni popolari. Questa varietà di approcci permette di mantenere vivo il messaggio evangelico e di trasmetterlo efficacemente a diverse fasce d'età, in particolare ai bambini, spesso anche attraverso l'uso di elementi visivi e materiali come il cartone.

La Passione di Gesù nella Catechesi e nell'Educazione

La narrazione della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù è un elemento centrale nell'istruzione religiosa. Esistono diverse risorse e metodologie per avvicinare i giovani a questi momenti fondamentali della storia sacra.

Risorse Didattiche e Pedagogiche

  • Un racconto dettagliato della passione, morte e risurrezione di Gesù è tratto da "Io sono con voi", Catechismo della Conferenza Episcopale Italiana (edizione del 1992).
  • Per i più piccoli, un piccolo fascicolo con molte immagini e brevi frasi è pensato per raccontare ai bambini di 1^ e 2^ elementare alcuni momenti della passione, morte e risurrezione di Gesù.
  • Un collage di racconti tratti dai Vangeli sulla passione, morte e risurrezione di Gesù viene spesso proposto ai bambini della catechesi.
  • Una traccia utile per una giornata di ritiro per i bambini del catechismo e i ragazzi della cresima si concentra sulla spiegazione di cosa sia il peccato e in che modo Gesù lo sciolga nella sua Passione, con l'obiettivo di riscoprire la potenza della Redenzione di Gesù. Questo include un'ampia premessa tematica per educatori.
  • Nell'ambito di tali ritiri, si propongono 5 laboratori: in ognuno si riflette su un proprio peccato (egoismo, pigrizia, cattiveria, bugia, disobbedienza) e si vede come Gesù li sciolga offrendo al Padre i suoi atti infinitamente buoni (di generosità, di laboriosità, di bontà, di sincerità, di obbedienza). Al termine viene costruita una coroncina per recitare una preghiera all'Eterno Padre.
  • Per un approccio più interattivo, si possono utilizzare interviste a cinque personaggi che hanno vissuto la Passione di Gesù in diretta ed in maniera diversa, oppure un semplice gioco sulla passione morte e risurrezione di Gesù impostato come quiz televisivo.
  • Una piccola drammatizzazione elaborata dai ragazzi dei gruppi della catechesi delle classi medie mira a sensibilizzare i ragazzi sulla passione di Gesù, spesso vissuta con troppa abitudine. Questa drammatizzazione può basarsi su testi come quello di Veronica Bernasconi, tratto da Catechisti parrocchiali.
  • In preparazione alla Pasqua, si organizzano celebrazioni specifiche con i bambini del catechismo.

Attività Creative e Materiali Visivi

L'uso di materiali visivi e attività manuali è particolarmente efficace per coinvolgere i bambini e facilitare la comprensione.

  • L'Albero di Pasqua è una tradizione diffusa tra i bambini di lingua tedesca ed inglese. Consiste in un foglio con disegni da stampare, colorare ed incollare, per poi ritagliare delle uova da comporre su un albero stilizzato o in una scatoletta di uova vere. Questa attività può essere preparata giorno per giorno o tutta in una volta e aiuta a riflettere sui momenti salienti della Passione di Gesù, anche con l'aiuto di brani scelti dal Vangelo e di un piccolo commento.
  • La Sindone, con la sua immagine, offre un profondo spunto di riflessione. Una scheda sintetica può essere utilizzata per meditare sulla passione e morte di Gesù.
  • Per gli incontri di catechesi ai bambini sul significato della passione e della morte di Gesù, esistono schede dedicate.
Bambini che colorano e assemblano un Albero di Pasqua con disegni e sagome di uova

Le Rappresentazioni Tradizionali: Sagome e Oggetti Simbolici

La Passione di Gesù è stata storicamente oggetto di rappresentazioni popolari che si avvalgono di elementi artigianali e simbolici, talvolta includendo l'uso di sagome di cartone per dare vita ai personaggi.

Le Sagome di Cartone nella Tradizione Popolare

Un elemento interessante, attestato nei giorni precedenti la Pasqua, era l’esposizione in Chiesa di sagome di cartone dipinte. Queste rappresentavano le pie donne e i “manigoldi” (gli aguzzini, gli accusatori di Cristo) e venivano poggiate alle balaustre, intorno al corpo di Cristo deposto per l’adorazione. Queste raffigurazioni contribuivano a creare un'atmosfera di partecipazione e riflessione durante il periodo sacro.

Illustrazione storica di sagome di cartone dipinte raffiguranti le pie donne e i manigoldi in una chiesa

"La Passiùn di Gesü Crist" a Castagnole Monferrato

In alcune comunità, la rievocazione della Passione si è evoluta in eventi complessi e ricchi di significato culturale e religioso, come la tradizione de “La Passiùn di Gesü Crist” di Castagnole Monferrato.

Origini e Elementi Caratteristici

La sera in cui la Chiesa ricorda la cattura e l’inizio della Passione di Cristo, l’antico canto popolare omonimo è oggi riscoperto e costituisce il fulcro di una più vasta azione teatrale popolare itinerante al seguito del “Cristo-albero”, un crocifisso ligneo dell’artista tedesco Hans Jurgen Vogel. Scene teatrali, letture e testimonianze, “suoni delle tenebre” a rappresentare il caos universale e momenti di convivialità si situano per le vie del centro storico. Coinvolgono attivamente tutta la comunità di Castagnole ed il sempre numeroso pubblico, con l’intervento di artisti, studiosi, uomini di fede e di dubbio.

“La Passiùn di Gesü Crist” è un canto popolare di questua che un tempo veniva eseguito dai giovani del paese durante la Settimana Santa. Il gruppo di questuanti si spostava di casa in casa portando una semplice croce di canna e ricevendo in cambio del canto devozionale uova, vino, dolci e monete. L’esistenza di tale canto è attestata fin dal Seicento, ma l’origine risale probabilmente al Medioevo. La versione monferrina, in uso a Castagnole e non solo, è molto simile ad una delle più antiche redazioni provenzali databile tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo.

Il Giovedì Santo avveniva anche la cerimonia della legatura delle campane, messe a tacere in segno di lutto fino alla Resurrezione. Il loro suono, fondamentale per scandire i tempi di lavoro in campagna, veniva sostituito con quello di rudimentali strumenti rumorosi, quali cantarane e tarabacole (crepitacoli) composti da pezzi di legno e ferro, oppure strumenti sonori ricavati da corni e conchiglie. Erano i ragazzi, i chierichetti, che avevano l’incarico di girare per le strade suonando e percuotendo questi strumenti per annunciare il mezzogiorno e l’Ave Maria. Il suono prolungato, dissonante e stridente degli strumenti “delle tenebre” rappresentava la turba degli accusatori di Cristo, venuti a rompere l’armonia tra l’uomo e il divino.

L'Evoluzione dell'Azione Teatrale e il "Cristo-Albero"

Nel 2003 Luciano Nattino, stimolato dall’antropologo astigiano Piercarlo Grimaldi, interpretando e condividendo il desiderio della comunità di Castagnole Monferrato di rivivificare l’antica tradizione da anni caduta in disuso, concepì un’azione teatrale. Non era uno spettacolo o una performance, bensì un’occasione di incontro comunitario che coinvolgesse gli abitanti del paese e il pubblico in un itinerario per le vie del centro storico. Si trattava di un “paesaggio sonoro del Giovedì Santo” che muoveva dagli elementi tradizionali del canto e degli strumenti rumorosi, aggiungendo l’innovazione apportata dalle proposte di riflessione fatte dagli ospiti interpellati.

Da allora, e con una personalizzazione tematica per ogni edizione, la sera del Giovedì Santo, alla luce del primo plenilunio di primavera, ci si ritrova in una piazza Statuto gremita di “pellegrini”. L'incontro avviene nello stesso momento in cui, duemila anni or sono, nella notte di Gerusalemme, Gesù venne catturato e da lì ebbe inizio la sua Passione. Ascoltato l’ultimo scampanio, ha inizio la scena introduttiva: il silenzio viene rotto da strepiti, schiocchi di fruste e suoni di tarabacole che annunciano l’arrivo dei manigoldi che hanno appena catturato Gesù il Nazareno. Invano le pie donne cercano di ostacolarne l’arresto. Nemmeno l’accorato lamento della Madonna riesce a fermare l’ineluttabile.

Dopo questa prima scena, che viene ripetuta ogni anno, i partecipanti si avviano, sulle note del canto tradizionale (guidato in molte edizioni dal gruppo folkloristico J’Arliquato di Castiglione d’Asti), lungo un percorso a tappe, illuminato con l’ausilio di torce e fiaccole. La processione si snoda sulla tortuosa e suggestiva miraja, l’antico camminamento sulle mura medievali, e vede l’apice della manifestazione nel Cortile dell’ex Asilo Infantile Regina Elena (dal 2018 rinominato “Cortile dei Camminatori di Domande” in memoria di Luciano Nattino).

In testa alla processione, portato a spalle dagli uomini della comunità, in luogo del tradizionale crocifisso fatto di canne, è il monumentale "Cristo-albero" dell’artista tedesco Hans Jurgen Vogel (gentilmente concesso dalla Scarampi Foundation), un corpo di Crocifisso sofferente scolpito in un poderoso tronco d’albero di tre metri di forte impatto evocativo.

Nel corso delle edizioni sono stati proposti per le varie tappe del percorso: letture di testi dello stesso Nattino o di altri autori, eseguite dagli abitanti o da attori; scene teatrali a cura di gruppi o singoli artisti; proposte musicali di corali e cantanti, con repertorio popolare, sacro o laico; allestimenti artistici a cura di artisti visivi e scenografi (tra cui le Macchine Intonarumori di Antonio Catalano e le sculture dei Manigoldi dello scenografo Francesco Fassone); meditazioni sul tema della Passione e delle tante passioni contemporanee che affliggono l’umanità condotte da personaggi del mondo della cultura e della fede (sempre presente il saluto e un pensiero del Vescovo di Asti).

L’enorme lenzuolo portato dalle donne e deposto sulla scalinata della Chiesa, accoglie la deposizione finale del "Cristo-albero". Questa è una citazione della Sacra Sindone, altro elemento ricorrente in molte rappresentazioni della pietà popolare, ed è simbolo di tutti i lenzuoli che oggi ricoprono i corpi martoriati da violenze e crimini. Le drammaturgie e i testi scritti da Nattino negli anni per questo rito comunitario, per “ricordare le sofferenze di un uomo morto per tutti noi e riflettere sul valore contemporaneo del messaggio di Jesus”, costituiscono un patrimonio letterario autonomo, ai quali si aggiungono selezioni di testi di altri. In generale i fatti narrati sono attestati dai Vangeli, anche quelli apocrifi, ma il trattamento drammaturgico è personale dell’autore, con concessioni all'immaginazione. Essi sono stati riuniti successivamente in un’opera a sé stante: “Il legno verde” (2011), portata in scena da dieci attori in forma di oratorio.

Approfondimento: I "Manigoldi" e le "Tarabacole"

Questi termini rappresentano elementi significativi della tradizione popolare legata alla Passione.

I Manigoldi

La parola manigoldo deriva dal longobardo e indica “uomo con la corda in mano”, ovvero il boia, e per traslato la parola è entrata nel dialetto ad indicare una persona di dubbia moralità. L’espressione t’zij andà a tiré ai manigoldi (= sei andato a tirare ai manigoldi) deriva dal fatto che prima dell’introduzione delle sagome di cartone, i manigoldi erano interpretati da uomini in carne ed ossa “tirati” a sorte per questo ingrato compito, che venivano dileggiati e ingiuriati (ben oltre il periodo liturgico) dai paesani, ricevendo in risarcimento una piccola paga.

Le Tarabacole

Le Tarabacole, note anche con altri termini, variabili di zona in zona: ciapilorie, ciapülau, taravele, sono costituite da tavolette di legno su cui sono applicati batacchi di ferro. Questi strumenti rumorosi che sostituiscono il suono di campane e campanelli liturgici sono anche denominate nel Basso Monferrato t-nebre, ovvero “tenebre”.

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