Caro Gesù: L'Impegno a Trasformare il Significato della Vita

Quando ci si trova di fronte a un impegno molto duro e difficile, che sembra impossibile da portare a buon fine, è facile perdere la volontà di andare avanti. Al contrario, se si ha la certezza che un impegno, per quanto arduo, avrà successo, allora tutto cambia, e ciò che prima avrebbe scoraggiato moltissimo non è più un ostacolo insormontabile. Questa prospettiva è fondamentale in ogni aspetto della vita, e ancor più nel nostro cammino di fede.

illustrazione di una persona che affronta una scalata difficile ma con lo sguardo fisso sulla vetta

Il Potere di Guardare Avanti e l'Impegno nella Vita Quotidiana

Il fatto di guardare avanti è ciò che diventa la motivazione per procedere. Vedere il traguardo desiderato spinge all'impegno per raggiungerlo. A livello terreno, in quasi ogni campo della vita, è fondamentale avere una visione chiara del futuro per trovare la forza di continuare a impegnarsi.

L'Importanza di un Traguardo Chiaro

  • Pensiamo a una nave che deve attraversare il mare: è assolutamente fondamentale che l'equipaggio abbia un chiarissimo traguardo, un porto specifico dove vuole arrivare. Servono cartine e un sistema per determinare la loro posizione perché solo così possono arrivare sani e salvi.
  • Un esercito in guerra deve avere dei chiari traguardi, altrimenti rischia la morte invano. È solo avendo un chiaro traguardo che si trova il coraggio di andare avanti.
  • Un chirurgo che deve fare un intervento deve capire perché aprire quel paziente, cosa sta cercando di compiere, dov'è il tumore da rimuovere o quale valvola del cuore deve riparare.

L'esempio che Dio ci dà nella Bibbia è l'agricoltore: un agricoltore pianta perché pensa alla raccolta, ai semi che produrranno nuove piante mature. Se non tenesse in mente il traguardo, mancherebbe l’impegno di andare avanti. Dio ci ha creati in modo che ci impegniamo quando crediamo che quell'impegno produrrà qualcosa che vale più dell’impegno stesso.

Limiti degli Impegni Terreni

Ogni impegno terreno è limitato sia nel tempo che nella sua capacità di riempire la vita. Per esempio, il matrimonio ha grande valore e rappresenta un immenso impegno, ma nel piano di Dio finisce con la morte di uno dei coniugi. Inoltre, per quanto importante, non riguarda ogni campo della vita: una moglie è anche madre, figlia, sorella, amica, e può avere altri ruoli. Allo stesso modo, un uomo o un genitore hanno molteplici ruoli ed impegni che non riguardano un singolo aspetto della loro esistenza.

Il Cammino con Dio: un Impegno Eterno e Illimitato

Al contrario degli impegni terreni, il nostro cammino con Dio non è limitato né in grandezza né nel tempo. La Bibbia ci insegna a fare tutto quello che facciamo - con le nostre parole e con le nostre opere - per la gloria di Dio. Quindi, mentre i vari impegni di famiglia o di lavoro sono limitati, vivere per Dio non lo è.

illustrazione di una bussola che punta verso una luce divina

La Battaglia Spirituale e la Vittoria in Cristo

Eppure, vivere per Dio è sempre una battaglia. Abbiamo tre grandi nemici che ci ostacolano o ci scoraggiano:

  1. Il più grande nemico è la nostra carne, che non si arrenderà mai finché siamo sulla terra. È per questo che dobbiamo far morire ciò che in noi è terreno.
  2. L'influenza negativa del mondo in cui viviamo.
  3. Satana che combatte contro di noi.

La carne ci attira verso i piaceri del peccato, ci fa guardare all'oggi anziché avanti, al massimo a qualche vantaggio terreno immediato, ma mai fino in fondo al ritorno di Cristo. Però, in Gesù Cristo possiamo avere vittoria sulla carne, giorno per giorno, battaglia per battaglia, perché possiamo combattere nella forza di Dio che opera in noi.

Guardare Avanti a Cristo per Vincere il Peccato

L'unico modo di combattere il nostro peccato e le tentazioni del mondo e di Satana è guardare avanti, a quando saremo con Cristo, e ricordare il valore di quello che Dio ci ha dato in Gesù Cristo. Il brano di Colossesi 3:1-10 ci esorta a questo:

1 Se dunque siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio. 2 Abbiate in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra, 3 perché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. 4 Quando Cristo, che è la nostra vita apparirà, allora anche voi apparirete con lui in gloria. 5 Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e avidità, che è idolatria; 6 per queste cose l’ira di Dio viene sui figli della disubbidienza, 7 fra cui un tempo camminaste anche voi, quando vivevate in esse. 8 Ma ora deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, cattiveria; e non esca dalla vostra bocca maldicenza e alcun parlare disonesto. 9 Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell’uomo vecchio con i suoi atti, 10 e vi siete rivestiti dell’uomo nuovo, che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l’ha creato.

Questo ci insegna a combattere contro la nostra carne, facendo morire ciò che in noi è terreno e deponendo i peccati. L'esempio di Eva nel giardino dell'Eden mostra come il focalizzarsi sui presunti vantaggi del peccato, anziché sulle vere benedizioni e sul privilegio di stare con Dio, porti a voltare le spalle alla verità. La scelta di peccare di Adamo ed Eva ha conseguenze per noi, poiché siamo peccatori per natura e per scelta. Come possiamo, dunque, tenere l'eternità davanti a noi? La chiave sta nel tenere i nostri occhi fissati su Gesù Cristo e sulle sue promesse.

La storia di Adamo ed Eva - spiegazione semplice

Nuovi Inizi in Gesù Cristo: Fondamento della Speranza

Gesù Cristo è la fonte di ogni nuovo inizio. La sua vita terrena fu dedicata a fare del bene, conversando con gli emarginati, toccando i malati, portando conforto e insegnando verità liberatrici. A ogni persona, Egli offrì un nuovo inizio, dipingendo vasti orizzonti di perdono, guarigione, restaurazione, pace e vita eterna. La notizia gloriosa è che Egli offre lo stesso nuovo inizio a ciascuno di noi.

La Bontà e la Misericordia di Gesù

Gesù "andava attorno facendo del bene", come leggiamo negli Atti degli Apostoli. Questo è un eufemismo, poiché Egli è l'essenza e la fonte stessa della bontà. Conversava con gli emarginati, toccava i malati, portava conforto agli affaticati, insegnava la verità e chiamava i peccatori al pentimento. A tutti, offriva un nuovo inizio. Le sue parole erano brevi, ma con esse dipingeva nuovi e vasti orizzonti di perdono, guarigione, restaurazione, pace e vita eterna.

Il Battesimo e il Pentimento Quotidiano

I nuovi inizi sono alla base del piano del Padre per i Suoi figli. Con il battesimo d'acqua e di Spirito, nasciamo di nuovo e possiamo camminare "in novità di vita". Questa speranza è immensa per chi ha arrancato sotto il peso del peccato. Questo nuovo inizio non avviene una sola volta; può avvenire ogni giorno, e certamente ogni settimana, nel ricordo del sacrificio del nostro Salvatore. Con impegno e gioia in Cristo, possiamo diventare una "nuova creatura", dove le cose vecchie passano e ogni cosa diventa nuova.

Il pentimento apre la porta ai nostri nuovi inizi. Come espresso da una giovane donna, il pentimento quotidiano porta "gioia e speranza incredibili", un senso dell'amore di Dio senza paura di chiedere aiuto. Non importa quante volte si sia caduti o quanto ci si sia allontanati da Cristo; Lui non pone limiti alle seconde occasioni. L'avversario è l'unico a trarre vantaggio dall'idea che siamo senza via d'uscita.

Mediante la bontà e la grazia del Salvatore, possiamo beneficiare di nuove ripartenze che producono un cambiamento di vecchi schemi mentali, cattive abitudini, indoli scontrose, atteggiamenti negativi, sensi di impotenza e la tendenza a incolpare gli altri. Potete davvero cambiare ciò che vi sta consumando da anni. Il Salvatore ha proferito l'ultima semplice frase che è il fondamento della nostra speranza e gioia: "È compiuto". Le profezie messianiche sono state adempiute, e il debito per i peccati dell'umanità è stato saldato. Egli è il principio e la fine: la fine della nostra vergogna e sofferenza e il principio di una nuova vita in Lui, permettendoci di ricevere la Sua grazia, di lasciarci il passato alle spalle e di cominciare di nuovo con una nuova alba, tante volte quante ce ne servono.

rappresentazione artistica del concetto di

Esempi Biblici di Fede e Trasformazione

La Bibbia, dall'inizio alla fine, ci stimola a guardare avanti e a vivere per fede, credendo in ciò che non possiamo ancora vedere, ma che è stato dichiarato da Dio. Diversi personaggi biblici ci mostrano la forza di questo impegno a cambiare e a confidare in Dio.

Giobbe: La Fiducia in Dio oltre la Sofferenza

Giobbe, un uomo di grande fede, affrontò problemi estremamente pesanti, perdendo figli, beni e salute. Nonostante la tristezza, la sua reazione iniziale fu di pace e adorazione verso Dio: "Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò. L’Eterno ha dato e l’Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell’Eterno." Tuttavia, quando i suoi amici cominciarono ad accusarlo, Giobbe distolse gli occhi da Dio, focalizzandosi sulle sue sofferenze, perdendo la pace e maledicendo persino il giorno della sua nascita. Solo quando Dio gli parlò, non per spiegare le prove, ma per ricordargli la Sua grandezza, Giobbe capì il suo peccato di aver dubitato. "Riconosco che puoi tutto, e che nessun tuo disegno può essere impedito... Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora il mio occhio ti vede." Questa storia ci insegna che guardare ai problemi ci toglie la speranza, mentre riconoscere la maestà di Dio porta umiltà e rinnovata fiducia.

Paolo: La Gioia nella Sofferenza e la Corona Eterna

L'apostolo Paolo, pur affrontando terribili sofferenze e imprigionamenti, provava una grande gioia perché sapeva che ciò che lo aspettava era meraviglioso. "Per me infatti il vivere è Cristo, e il morire guadagno." Egli guardava oltre le sofferenze, alla gioia eterna che lo attendeva al ritorno di Gesù Cristo o alla sua partenza per stare con Lui. Sapeva che alla manifestazione di Gesù Cristo avrebbe avuto la gioia che dura per l'eternità. In 1 Tessalonicesi 2:19, dichiarò che i credenti da lui evangelizzati sarebbero stati la sua "corona di gioia" al ritorno di Cristo. Paolo guardava avanti in ogni circostanza, un esempio per noi per vincere il peccato e trovare pace nelle prove.

Zaccheo: L'Incontro che Trasforma il Cuore

Il racconto di Zaccheo è un esempio potente di incontro e trasformazione. Gesù, entrando a Gerico, incrocia lo sguardo di Zaccheo, un pubblicano ricco e disprezzato. Questo incontro non è casuale: Gesù vede nel suo sguardo una richiesta di aiuto, riconoscendo una vita torbida, offuscata dalla sete di avarizia e di un apparente successo che in realtà la rendeva vuota e priva di significato. Zaccheo, animato dalla fiducia, scende dall'albero di sicomoro in un atto di umiliazione e riconoscimento dei propri errori. L'invito di Gesù a rimanere nella sua casa segna la sua conversione, che è un rendersi conto che la vita prende valore solo "se rimane in Gesù" e che è opportuno "raccontare" la propria vita, cioè dirsi la verità e individuare le proprie ferite per guardare a Colui che può rimarginarle. La sua conversione è autentica perché non è un mero cambiamento di pratiche religiose, ma un mutamento di rotta dove la luce di Gesù Cristo inizia a brillare, offrendo la possibilità di camminare rettamente.

murales di Gesù che guarda Zaccheo sull'albero

Samuele: L'Ascolto e il Servizio della Parola di Dio

La storia del giovane Samuele, che serve nel Santuario ma non ha ancora un'intimità con Dio, illustra l'importanza dell'ascolto. Quando Dio lo chiama, Samuele non riconosce la voce, credendo sia il sacerdote Eli. È Eli stesso, con saggezza, a istruire Samuele a rispondere: "Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta." Samuele non è più solo un inserviente, ma colui che deve ascoltare e riferire la Parola di Dio. Prima di essere uomini e donne del culto, siamo chiamati a essere servi della Parola che l'ascoltano e la proclamano. Ascoltare significa farsi prossimi a Dio che parla, affinché Egli sia prossimo a noi e renda efficace la parola pronunciata. La testimonianza autentica nasce dall'eco della Parola di Dio interiorizzata, rendendo la propria vita il luogo in cui la Sua Parola diventa evento.

I Primi Discepoli: Da Testimonianza a Sequela Personale

L'inizio del Vangelo di Giovanni racconta la sequela dei primi discepoli. Giovanni Battista, il "voce che prepara l'accoglienza del Signore", indica Gesù come "l'Agnello di Dio". Questa testimonianza accende nei suoi discepoli, Andrea e un altro, il desiderio di conoscere Gesù. Alla loro domanda "Rabbì, dove dimori?", Gesù risponde "Venite e vedrete." Questo invito a fare un'esperienza diretta di Lui è il fine della sequela. Vedere significa conoscere, e conoscere significa amare, essere uno con Lui. I discepoli scelsero di rimanere con Lui, una scelta che nasce dall'esperienza concreta e da una relazione personale, non da miracoli o discorsi, ma dal modo di vivere di Gesù. La dimora di Gesù, nel linguaggio di Giovanni, è la relazione d'amore divina. Da questa esperienza nasce la testimonianza fraterna, come quella di Andrea che porta il fratello Simone a Gesù. L'incontro con Gesù cambia la vita non rendendola più facile, ma più felice. Simone diventa Pietro quando si lascia amare e accoglie lo sguardo di Gesù che gli rivela la sua altissima vocazione: essere supporto ai suoi fratelli e confermarli nella fede. La pietra è utile se, insieme alle altre, costruisce il tempio santo di Dio, la Chiesa.

Il primo passo in questa tessitura di relazioni è l'ascolto dei testimoni e dei maestri di vita. L'insegnamento è efficace nella misura in cui prepara il discepolo a fare le sue scelte che comportano sempre un lasciare qualcosa. La relazione si rafforza passando dal "sentir dire" all'"andare e vedere", cioè compiendo scelte di vita per volersi conoscere sempre più profondamente. La fede non ci isola, ma ci spinge ad essere missionari nella comunità e nella famiglia. Il fine di ogni missione è l'incontro diretto con Gesù, che cambia veramente la vita.

La storia di Adamo ed Eva - spiegazione semplice

La Serietà della Fede e la Via verso la Salvezza

Il cammino del cristiano è un "modus vivendi" di pellegrinaggio verso una meta futura. La Parola di Dio ci invita a riflettere sulla serietà della nostra fede e sulla via che conduce alla salvezza.

La Porta Stretta: Impegno e Scelta

Quando qualcuno chiede a Gesù: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?", Egli non risponde con numeri, ma ammonisce: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno!" La Porta è Cristo stesso (Gv 10,7.9), ed è stretta perché passa dalla croce, e perché è una porta che prima o poi verrà chiusa. Gesù usa l'immagine iperbolica del "cammello che passa per la cruna di un ago" per indicare la difficoltà per chi possiede ricchezze di entrare nel regno di Dio, suggerendo un necessario spogliamento. Questo non è un linguaggio per incutere paura, ma per "svegliarci dal nostro torpore, richiamarci alla serietà della vita e al senso di responsabilità". Non basta partecipare ai riti, bisogna riconoscere Cristo nelle strade della vita, negli affamati, negli assetati, nei malati. La fiducia nella bontà e misericordia di Dio è sempre sì, ma la faciloneria e la presunzione che "tutto andrà bene" sono un pericolo. L'umiltà e la prudenza edificano sulla roccia.

illustrazione simbolica di una porta stretta con una luce alla fine del passaggio

Il Giudizio Finale e la Qualità dell'Opera

La Bibbia parla moltissimo del giudizio finale, della vittoria assoluta di Dio e della punizione per chi non sarà stato salvato. È importantissimo ricordare questo, come ci ripetono i Salmi, per avere pace davanti alle ingiustizie. "Ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo." La qualità dell'opera di ciascuno sarà rivelata dal fuoco nel Giorno del giudizio. "Là ci sarà pianto e stridore di denti..." Ma Sant'Agostino ci ricorda che "molti che si ritenevano dentro si scopriranno fuori, mentre molti che pensavano di essere fuori saranno trovati dentro." Questo evidenzia la logica sovrana di Dio, che va oltre i privilegi e le appartenenze esteriori. La felicità, il desiderio più profondo dell'uomo, non può essere raggiunta da soli, ma solo nella comunione con Dio, che dona quiete al cuore e salva la vita dal non senso.

L'Annuncio di Gesù: Il Cuore del Cambiamento di Significato

L'annuncio di Gesù è il cuore e il fondamento di ogni progetto spirituale, specialmente per i giovani. Non è una mera metodologia pedagogica, ma un'azione ecclesiale che proclama con forza il nome di Gesù. La Parola di Dio, per diventare efficace e salvifica, deve farsi "parola d'uomo", come ci insegna il Concilio (DV 13), assumendo le debolezze dell'umana natura per farsi simile all'uomo.

Fatti di Novità di Vita e Modalità Comunicative

Questa consapevolezza spalanca l'attenzione di ogni evento ecclesiale verso la cultura e giustifica un pluralismo di modelli, poiché la Parola di Dio si dice sempre in molteplici parole umane. Richiede dall'evangelizzatore attenzione verso le modalità comunicative, per rispettare meglio la potenza della Parola di Dio. L'annuncio di Gesù non può essere ridotto a sole parole, per quanto elaborate; la logica evangelica è quella del "vieni e vedi", la condivisione di esperienze capaci di anticipare nel quotidiano gli eventi futuri. La parola più eloquente su Gesù è costituita da fatti di novità di vita, vissuti e prodotti nel suo nome. Le parole, sempre necessarie, risuonano autentiche solo quando sono interpretazione di vissuti. Siamo diventati più maturi e consapevoli che l'annuncio del Vangelo deve sempre risuonare come "una bella notizia" per la vita concreta delle persone, non qualcosa da riversare a tutti i costi sulla libertà. Il nostro silenzio ha permesso la diffusione di idee che non nascevano dall'amore concreto, e la disperazione si è consolidata.

Diverse Prospettive sulla Salvezza e la Vita Piena

L'urgenza di annunciare il nome di Gesù senza incertezze è fuori discussione, per assicurare l'incontro e l'esperienza personale con Lui. È la condizione per l'incontro che conta. La diversità nelle modalità di annuncio nasce spesso dall'attenzione ai problemi del contesto culturale e sociale e dal modo di interpretare le attese più profonde dei destinatari dell'evangelizzazione. Per esempio, l'espressione classica è la "salvezza", e di conseguenza la "vita eterna". Tuttavia, il termine salvezza può essere ambiguo. Altri preferiscono parlare di "regno di Dio", come dono e impegno. Io preferisco parlare di "vita piena" e di "speranza", facendo eco a Gv 10, per esprimere più efficacemente il dono e la responsabilità dell'incontro personale con Gesù all'interno delle sensibilità della cultura attuale. Non si tratta di fare "guerre sulle parole", ma di trovare nella ricchezza della differenza ragioni di confronto e di compagnia. La teologia ci consegna l'evento da servire e ci sollecita a renderlo a tutti come una bella notizia che salva e dà speranza. Il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo, e la sua presenza si manifesta mediante il desiderio dell'amore oblativo, contrastando i desideri della carne. Il peccato schiavizza, mentre lo Spirito ci rende liberi di fare della nostra vita un dono d'amore.

Oggi non possiamo più dividerci su questioni teoriche. Dobbiamo procedere in avanti con l'urgenza di annunciare il nome di Gesù, accettando di realizzarlo meglio, con maggiore autenticità e coraggio. I criteri di questa operazione devono rimbalzare dalla cultura dominante e dalla ricerca di alternative efficaci per la sua trasformazione. È il modo di assicurare la qualità e l'efficacia di "parola d'uomo" alla Parola di Dio per essere sempre parola per l'uomo che fa la differenza. Attraverso la porta stretta potranno passare gli umiliati e offesi che non hanno mai abbandonato la speranza di giustizia e la fede nella misericordia divina. Per quella porta stretta tutti potranno passare perché è la porta dell'amore e della carità.

Caro fratello e cara sorella, se tu sei in Gesù Cristo, questo descrive la tua eternità. Il Signore ti chiama a puntare lo sguardo su di Lui, ad aprire il cuore e i sensi all'annuncio della sua Parola, perché "Oggi viene a cercare e salvare chi era perduto...". Dobbiamo fare tesoro di questo momento, il nostro kairos, senza temporeggiare. Il nostro lavoro dipende dal fatto che "rimaniamo in Gesù Cristo"; senza di Lui, restiamo vuoti. Siamo invitati a riflettere sul nostro rapporto con Gesù, chiedendoci se possiamo definirlo di vera amicizia. Inizia con l'entusiasmo della scoperta e la consapevolezza di un'occasione di cambiamento da non perdere.

Signore Gesù, ti ringrazio perché hai inviato testimoni del tuo amore che con la loro vita luminosa, i loro gesti di cura e le loro parole significative hanno acceso in me il desiderio di cercarti per conoscerti. Ti ringrazio, Signore Gesù, perché sempre mi inviti ad abitare con Te. Grazie, Signore Gesù, per il dono dei fratelli e delle sorelle con le quali condividere con semplicità la gioia della tua amicizia. Grazie, Signore Gesù, per i compagni di viaggio nel comune cammino di fede e di vita. Nella loro fragilità li riconosco fratelli, nella loro volontà di rimanere con te nonostante tutto, li assumo come maestri.

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