Il Carnevale nella Penisola Sorrentina si preannuncia un’esplosione di colori, divertimento e tradizione. Per chi desidera vivere il Carnevale in tutti i suoi aspetti, dagli eventi con carri e balli alle celebrazioni religiose, un buon punto di partenza è fondamentale per raggiungere le principali manifestazioni e, allo stesso tempo, ritrovare serenità nelle preparazioni alla Quaresima.
L'Antica Tradizione della "Morte de Surriento"
Nelle tradizioni europee cristiane, sulla scia di quanto avveniva nel mondo classico con feste contadine e celebrazioni in onore di Dioniso o Saturno, il Carnevale fungeva da preparazione alla Quaresima, un tempo di penitenza e preghiera, dando libero sfogo ai divertimenti. Era questo il senso di una festa mobile che si chiudeva nel cosiddetto "martedì grasso", giorno di feste, abbuffate e “pazzie”, prima di iniziare, con il mercoledì delle ceneri, il tempo quaresimale.
Preparandosi a togliere la carne dalle tavole (dal latino carnem levare, da cui Carnevale), la festa del martedì grasso si trasformava in un’esplosione di gioia, tra ballo, canto, maschere e divertimenti più o meno osceni. In Penisola Sorrentina, fino agli inizi dell’800, il Carnevale si trasformava in una festa di popolo, capace di coinvolgere, senza divisioni di ceto, tutti gli strati della società locale.
Origini e Significato del Carnevale a Sorrento
A parlarcene diffusamente è il magistrato e "demopsicologo" Gaetano Amalfi nel suo classico "Tradizioni ed Usi nella Penisola Sorrentina" (1899), acuto osservatore delle realtà antropologiche e delle tradizioni locali. Amalfi scriveva che a Carnevale "si facevano due mascherate; l’una da matti, detta la guardia di Carnevale, l’altra con mantelli scuri e maschere sparute, la guardia di Quaresima". In bilico tra ragione e follia, le due “guardie” si affrontavano "con lo scambio di scherzi e di lazzi", fino alla mezzanotte, quando ormai "Carnevale", agonizzante, si preparava a lasciare il campo alla Quaresima.
Questa lotta tra Carnevale e Quaresima, nelle strade sorrentine, accendeva le fantasie di molti, trasformandosi in una vera e propria “pugna”, nota come “Morte de Surriento”. Giambattista Basile, autore del meraviglioso "Lo Cunto de li Cunti" (XVII sec.), volendo descrivere lo stato pietoso di una fanciulla, fece esclamare al protagonista: “tu vavattene, Morte de Surriento, nu’ fa’ vutà lo stommaco a li ggente”. Questa battuta alludeva chiaramente al rito che, ogni anno, chiudeva i festeggiamenti carnevaleschi, animando le strade di Sorrento. Sulla rivista “Giambattista Basile” nel settembre del 1883, Gaetano Amalfi ricostruiva, sulla base di tradizioni e testimonianze orali, il rito della “Morte de Surriento”.
La Rappresentazione della "Morte de Surriento"
La sera del martedì grasso, i popolani di Sorrento mettevano in atto una sorta di “pantomima”, un rito beneaugurante che, in modo rituale, segnava l’inizio della Quaresima. Venivano assemblati, in modo fantasioso e ingegnoso, due enormi fantocci, rappresentanti il Carnevale e la Quaresima. Il fantoccio del Carnevale era un grosso pupazzo fornito di enorme ventraia, circondato di cibi succulenti, fra i quali dominavano tutti i prodotti del porco, sdraiato su un carro.
La Quaresima, invece, assumeva le fattezze di una vecchia lunga, scarna, lurida, con salacche, baccalà, legumi e tutti gli altri emblemi del magro, assisa su un altro carro e seguita da un popolo vestito quasi a lutto, con canti di chiesa e un tono più serioso. A questi due fantocci, legati allo scorrere inesorabile del tempo liturgico, si contrapponeva un enorme scheletro di legno e cartone, armato di falce, rappresentante la Morte. Questo scheletro, per tradizione, veniva conservato in una rimessa dell’antico palazzo Mastrogiudice, in via Padre Reginaldo Giuliani, pronto a giocare la sua parte nel rito carnevalesco.
Allo scoccare della mezzanotte, nel momento culminante del rito, Carnevale e Quaresima dovevano incontrarsi. Il corteo festante di Carnevale partiva da via San Cesareo e si dirigeva all’allora piazza Castello verso il varco d’accesso (abbattuto nel 1863), in atto di uscire dalla città. Contemporaneamente, un altro carro proveniva da fuori la porta della città, dalla zona dell’attuale Piazza Lauro, accompagnato da un corteo funereo, con il fantoccio della Quaresima in atto di entrare in città. La Morte, intanto, si posizionava immobile sotto l’arco della porta, e allo giungere di Carnevale, rotava la sua inesorabile falce e ne mieteva la vita.

Tra urla bestiali, fischi assordanti e schiamazzi, i partecipanti si scagliavano furenti sul fantoccio ormai “ucciso”; tutti, accesi dal furore, ne dilaniavano le membra, dividendosi, con bramosia, le carni del maiale, da cuocere poi all’aperto, su di un gran falò. La fine della baldoria era segnata da un gran falò, a cui erano dannati i resti dell’estinto Carnevale, mentre la Quaresima entrava trionfando in città.
L'abolizione del rito e le testimonianze
Questo rito, o meglio questa festa, attirava migliaia di persone, non solo sorrentini ma anche moltissimi contadini vicini. L’usanza si tenne in vigore fino al 1799. Alla venuta dei Francesi, fu abolita o proibita, sia per progredita civiltà, sia per il sospetto con cui i nuovi governi tenevano le riunioni notturne. La Morte di Sorrento divenne proverbiale, ed ogni persona molto lunga, molto scarna, era paragonata alla Morte di Sorrento. Si narra che un tale Cav. Delle Noci, altissimo e spolpato, morto verso il 1846, per la sua figura in vita, ebbe il soprannome di “morte di Sorrento”.
Un autore incontrò non pochi problemi a reperire informazioni su questa tradizione; sembrava quasi che tra i sorrentini fosse proibito parlarne. Tuttavia, dai racconti di alcuni anziani, seppe del Cav. Delle Noci. La Morte, dopo la scena, veniva gelosamente custodita per servire allo stesso ufficio ogni anno.
Il Carnevale Moderno nella Penisola Sorrentina
Oggi, il Carnevale nella Penisola Sorrentina continua a essere un momento di festa e divertimento, pur con forme diverse rispetto all'antica "Morte de Surriento".
Eventi e Manifestazioni
Eventi come il “Carnival Circus” in piazza Angelina Lauro, che si svolge tipicamente in un borgo affacciato sul mare, offre un’occasione per vivere il carnevale tra creatività e divertimento, con gonfiabili, palloncini e sfilate. Anche località come Meta di Sorrento promettono spettacoli vivaci. Più a est, sulla Costiera Amalfitana, Maiori celebra la sua 40° Edizione dell’evento tra carri, maschere e spettacolo, dove la magia del Carnevale prende vita con sfilate spettacolari, carri allegorici imponenti e gruppi di ballo coreografici. Questo evento storico celebra la creatività e la tradizione con una scenografia unica, sviluppando temi specifici, come “La Meraviglia”.

Il Carnevale per i più Piccoli a Sorrento
A Sorrento, il Carnevale è spesso dedicato ai più piccoli, con animazioni e attrazioni specifiche. Programmi tipici includono giornate dedicate all'attesa del Carnevale, seguite da un “Carnevale itinerante” che tocca diverse frazioni della città, animato da clown, mascotte, spettacoli e baby dance. Il martedì grasso è solitamente animato dal “Carnival of Wonders”, con una grande parata che parte da piazza Andrea Veniero, attraversa il centro cittadino e raggiunge piazza Angelina Lauro. Qui, spettacoli e animazioni vedono protagonisti personaggi amati dai bambini, come Pinocchio, la Sirenetta, Shrek, i Puffi, i Looney Tunes e Zootropolis.
La Gastronomia Carnevalesca: La Pizza di Carnevale di Sorrento
La tradizione carnevalesca sorrentina include anche specialità culinarie, tra cui la Pizza di Carnevale di Sorrento. Simile alla “Pizza Chiena” napoletana, si differenzia per l’utilizzo della pasta brisée.
Per preparare la pasta brisée, si dispone la farina a fontana su un banco, con al centro le uova, la sugna, un pizzico di sale, pepe e zucchero. Si impasta dall’esterno verso l’interno, versando e facendo assorbire lentamente il latte. Sul fondo della teglia si compone uno strato con la treccia, la salsiccia, i pinoli e l’uvetta. Si spolvera con un misto di parmigiano e pecorino, si copre con una buona parte di uova, salando e pepando a piacere.

Carnevali in Campania: Un Patrimonio di Tradizioni
La Campania è una terra ricchissima di tradizioni carnevalesche, con feste che animano borghi e città attraverso maschere, musiche, danze e rituali popolari. Il Carnevale diventa così un tempo speciale di partecipazione collettiva, capace di trasformare lo spazio urbano in un palcoscenico diffuso di colori e allegria. I carnevali campani iscritti all’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano (IPIC) rappresentano un patrimonio di grande valore storico e culturale. Queste manifestazioni, radicate nei territori e nelle comunità che le custodiscono, raccontano un mosaico di tradizioni diverse, unite da simboli, gesti rituali e forme di espressione che affondano le radici nel passato. Il Carnevale in Campania continua a essere non solo una festa, ma un’esperienza viva che intreccia spettacolo, creatività e convivialità. Dai cortei alle rappresentazioni teatrali, dalle danze alle musiche tradizionali, ogni celebrazione contribuisce a rendere il Carnevale un momento centrale della vita culturale regionale, espressione di una tradizione ancora capace di coinvolgere e sorprendere.

Carnevali della Provincia di Avellino
- Serino: La Mascarata tra musica e tradizione (XXXVII edizione) è riconosciuta come Patrimonio Immateriale della Campania. Unisce storia, folklore e partecipazione, trasformando le strade in un palcoscenico a cielo aperto. Al centro c'è il contrasto tra i "Belli", che incarnano armonia, ed i "Brutti", che rappresentano deformazione ed eccesso, culminando in un matrimonio rituale e grottesco.
- Montoro: Mascarata e le quattro manifestazioni storiche si distingue per le sue manifestazioni nelle frazioni di Piazza di Pandola, Borgo, Figlioli e Banzano. Ogni Mascarata mantiene il legame con la sua cultura originaria, offrendo maschere tipiche come il pulcinella a cavallo, la "vecchia" (avecchia ro carnualle o cu a cunocchia) e danze processionali apotropaiche, che richiamano riti ancestrali di rinascita stagionale.
- Pago del Vallo di Lauro: Il Carnevale paghese si anima con sfilate di gruppi folkloristici e un carro allegorico. Vengono eseguite due danze popolari: il "Laccio d'Amore", legata a riti propiziatori, e la "Quadriglia", danza di coppia introdotta dai francesi.
- Teora: Lì Squacqualacchiun celebra il Carnevale con figure antiche, primitive e grottesche, che indossano un costume di sacco di tela e cappuccio. Con bastoni e campanacci, disturbano i passanti e improvvisano una danza intorno a “lu pagliar” (il falò) e alla fontana principale, compiendo un rito magico.
- Montemarano: La tarantella delle Mascarate ha inizio il 17 gennaio con la festa di Sant'Antonio Abate e raggiunge l'apice nei giorni di domenica, lunedì e Martedì Grasso, terminando la domenica successiva con la farsa della “Morte di Carnevale”. È caratterizzata dalla particolare tarantella eseguita da coppie di danzatori mascherati.
- Castelvetere sul Calore: Tra satira e tradizione artigianale, il carnevale affonda le sue radici nel 1683, con una storia di rivalità tra artigiani. Oggi è un’esplosione artistica e tradizionale con la creazione di carri allegorici e costumi.
- Bellizzi Irpino: La Zeza, risalente al XVII secolo, è una rappresentazione comico-farsesca del matrimonio di Porzia, figlia di Pulcinella e Zeza, interpretata da attori maschili.
- Mercogliano: La Zeza è una farsa tragicomica, erede della Commedia dell'Arte, nota a livello internazionale grazie al film "Decameron" di Pier Paolo Pasolini. Rappresenta l’identità della comunità attraverso il matrimonio di Vincenzella.
- Avella: Zeza, balli e maschere arricchiscono l'atmosfera festosa con spettacoli come "A Zeza", "I Mesi" e il "Laccio d'Amore", con rappresentazioni di teatro popolare e sfrenate tarantelle.
- Cesinali: La Zeza si svolge il Martedì Grasso con una rappresentazione teatrale vivace e ironica che racconta le nozze contrastate tra Porzia e don Zenobio, culminando nella Quadriglia finale.
- Montemiletto: La Zeza e la Quadriglia fiorita coinvolge circa 200 figuranti in balli, canti e costumi tradizionali, drammatizzando un rito matrimoniale. La Quadriglia, eseguita solo da uomini con archi fioriti, segue la tradizione del teatro greco.
- Rotondi: Quadriglia e Zeza animano il paese con musica, danza e ironia, trasformando il paese in uno spazio festoso.
- Cervinara: La ’Ndrezzata, celebrata il Martedì Grasso, ruota attorno a questa antica danza guerresca ispirata alla tradizione ischitana, divenendo un momento di memoria collettiva.
- Petruro di Forino: Il Carnevale Petrurese anima Petruro con danze, maschere e convivialità. Il Ballo o ’Ntreccio e la Mascarata attraversano i quartieri, accolti nelle case con cibi tipici e vino.
Carnevali della Provincia di Benevento
- Pietrelcina: Il Carnevale dello "Scardone" celebra antiche tradizioni contadine con rappresentazioni sulla stagionalità dei lavori agricoli. Ogni contrada costruisce il proprio "Scardone", che viene poi dato al rogo, rappresentando la morte invernale e la rinascita primaverile.
- San Leucio del Sannio: La "Morte 'e Surriento" è una delle "Mascherate" di teatro di strada celebrate qui, insieme ad altre come “‘A Zingarella” o “La Zeza”. A differenza della storica rappresentazione sorrentina, questa è una “mascherata col fuoco” caratterizzata dall’utilizzo di fuochi pirotecnici e dalla creazione di effetti speciali rudimentali per ricreare fiamme e un'atmosfera "infernale", ad esempio usando la "pece greca" per lingue di fuoco. Qui, la rappresentazione mette in scena una storia d’amore tra un re Fido e la sua regina Clelia.
Carnevali della Provincia di Caserta
- Capua: Cortei storici e satira sul Volturno è tra i più antichi d’Italia, animando la città con cortei mascherati, bande musicali e carri allegorici. La festa si apre con il proclama satirico del Re Carnevale e culmina con il suggestivo rito della sua morte nel fiume Volturno.
- Castel Morrone: Folklore e rituali antichi si distingue per le tradizionali parate di carri allegorici accompagnati da tammorra e canti tipici. Le maschere tipiche raccontano storie legate alla cultura locale.
- Cellole: Il carnevale "spontaneo", originatosi negli anni '50, si è arricchito con sfilate di carri allegorici e sfilate in maschera, coinvolgendo i quartieri e le comunità limitrofe.
Carnevali della Provincia di Napoli
- Palma Campania: Quadriglie e tradizione musicale, documentato dal 1859, è caratterizzato dalle Quadriglie, gruppi di maschere che eseguono temi scelti suonando, cantando e ballando per le strade.
- Saviano: Fuochi, carri e grandi sfilate prende il via il 17 gennaio con i fucaroni e si conclude il Martedì Grasso con spettacolari sfilate di tredici carri allegorici e gruppi mascherati.
- Acerra: Il rito funebre di Vecienzo culmina il Martedì Grasso con la “chiagnuta ’e Vecienzo Carnevale”, un intenso rito funebre che mette in scena la morte simbolica del Carnevale.
- Forio d'Ischia: Il Carnevale di Monterone celebra la tradizione con una banda che utilizza utensili contadini come strumenti musicali, riflettendo l'atmosfera festosa del XVI secolo.
- Pomigliano d'Arco: Riti contadini e teatro popolare si celebra il Martedì Grasso con rappresentazioni teatrali ispirate al mondo rurale e al ciclo delle stagioni, come La Canzone di Zeza e ’O Chianto a Muorto.
Carnevali della Provincia di Salerno
- Agropoli: Sfilate di carri, nel cuore del Cilento, è uno degli eventi più attesi e celebrati della regione, noto per le sue spettacolari sfilate di carri.