Carlo Dolci (Firenze, 25 maggio 1616 - Firenze, 17 gennaio 1687), dotato di grande tecnica, fu il maggior pittore fiorentino del Seicento e godette di fama straordinaria già in vita e fino all'Ottocento, periodo in cui il gusto per le sue edulcorate e oleografiche rappresentazioni religiose cominciò a declinare. Nacque quintogenito di Andrea, «molto onorato uomo» di professione sarto, e da Agnese Marinari, figlia e sorella di pittori, inserendosi così in un ambiente familiare già legato all'arte. La sua profonda devozione personale e la sua straordinaria abilità nel ritratto e nella resa dei dettagli lo resero un interprete unico delle tematiche sacre, in particolare quelle legate alla figura di Gesù.

Le Prime Raffigurazioni di Cristo e la Devozione Giovanile
La precoce vocazione artistica e spirituale di Carlo Dolci si manifestò fin dall'infanzia. All'età di undici anni, avrebbe dipinto «per la prima volta una testa di Gesù fanciullo: e poi un'altra di Gesù adulto coronata di spine: ed un San Giovannino, figura intiera». Un'opera giovanile di eccellente fattura, la "testa di Gesù adulto coronata di spine", è stata segnalata e ritrovata in una collezione privata, sebbene recante i segni del tempo. Questi primi lavori rivelano già la sua inclinazione verso soggetti sacri e la sua meticolosa attenzione ai dettagli emotivi e devozionali.
La sua profonda fede è ulteriormente testimoniata da un aneddoto legato al suo matrimonio, avvenuto nel 1654 con Teresa Bucherelli. Il Baldinucci racconta che la mattina della celebrazione, il pittore era introvabile. «Si cerca e si ricerca Carlino ed alla compagnia ed alla casa, e per diverse chiese, e Carlino non si trova: e finalmente essendo vicinissima l'ora del desinare, chi con non poca speranza di più trovarlo il cercava, nella Chiesa della Santissima Nunziata lo ritrovò nella cappella del Crocifisso de' morti ben rincattucciato in atto di orazione». Questo episodio sottolinea la sua intensa spiritualità, elemento centrale della sua vita e della sua produzione artistica.

Rappresentazioni Iconiche: Madonna con Bambino
Carlo Dolci divenne particolarmente noto per le sue immagini sacre di grande successo devozionale, tra cui spiccano numerose versioni della Madonna con Bambino. Lo stile accorato e sentimentale, tipico delle sue opere, ha indotto unanimemente la critica a conservare l'attribuzione a Dolci per queste tele.
Un esempio significativo è il dipinto segnalato per la prima volta nella collezione Borghese nel 1790 come "Madonna col Bambino, Carlin Dolci". L'attribuzione è stata confermata da tutta la critica, con Francesca Baldassarri (2015) che ritiene la tela Borghese il prototipo da cui derivano altre versioni quasi identiche, come la Vergine col Bambino della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze (inv. OA751) e la variante del Kunsthistorisches Museum di Vienna (GG 187).
Queste opere spesso rappresentano la Vergine che tiene sulle ginocchia il piccolo Gesù, il cui sguardo, rivolto verso lo spettatore, rende l'immagine più intima e coinvolgente. La scena è costruita con un uso sapiente della luce che mette in risalto la carnagione tenera e levigata dei due protagonisti, le cui figure si stagliano ben definite dallo sfondo neutro. In altre versioni, la tela rappresenta la Vergine con il piccolo Gesù che, avvolto in un panno bianco, benedice l'osservatore mentre muove i suoi primi passi. L'abito rosso della Vergine, il mantello azzurro smaltato e il riflesso dorato delle aureole conferiscono alla scena quella leggiadra raffinatezza, tipica della produzione del pittore fiorentino.
Gesù Bambino con Ghirlanda di Fiori
Un tema ricorrente e particolarmente apprezzato nell'opera di Dolci è quello del Gesù Bambino con una ghirlanda di fiori. In queste composizioni, «rose, mughetti, garofani, zagare, gelsomini, peonie, clematidi, aquilegie, giacinti… compongono la ghirlanda del Bambino di Dolci, e ciascun fiore “porta significatione” morale». Il motivo di Gesù Bambino tra i fiori di un giardino divenne frequente nell'iconografia devota dell'Ottocento e del primo Novecento.
Anche l'incisione non datata di Samuel Sangster (1804-1872), che raffigura Gesù Bambino con una ghirlanda di fiori, deriva presumibilmente da una versione non autografa del dipinto di Dolci, ora conservata all'Hartford, Conn., Wadsworth Atheneum. Questo tema ha ispirato anche poeti, come T. Dale, che in un suo testo evoca la figura del Salvatore bambino: «Bella tra i figli della terra e più bella quando il Salvatore sorrideva, quando lui, nato da vergine, si abbassava all'aspetto di un fanciullo terreno. Forse trascorse l'ora vuota come un fanciullo, aggirandosi nella campagna e nel bosco, e ricercò il pergolato ombroso e, agile, intrecciava i fiori dell'estate mentre dalla ghirlanda agreste che lo incoronò ogni fiore traspirava il suo fresco profumo...».

Altre Opere Notevoli Raffiguranti Gesù
Cristo nell'Orto (Agonia nel Getsemani)
Un altro soggetto biblico che Carlo Dolci affrontò è l'Agonia nell'orto. Un olio su rame del XVII secolo, attribuito al pittore, raffigura Gesù che prega nel Getsemani prima del suo arresto. Egli è inginocchiato in un uliveto mentre i suoi discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni dormono sullo sfondo. Un angelo in alto a sinistra emerge da un'apertura luminosa tra le nubi scure, tenendo in mano un calice, che rappresenta il "calice" della sofferenza che Gesù è chiamato a bere. L'opera è custodita in una cornice dorata con una targa in basso che indica il titolo e l'artista "Cristo nell'orto di Carlo Dolci".

Cristo alla Mensa del Fariseo
Il Dolci, sebbene ottimo ritrattista, era talvolta uso rifarsi ad opere altrui per allestire dipinti complessi, integrando la sua tecnica sopraffina con composizioni preesistenti. Un esempio è il suo Cristo alla mensa del Fariseo, del 1649, oggi nella collezione Methuen di Corsham Court. Quest'opera ha per modello l'analoga creazione del Cigoli, anch'essa conservata nella stessa collezione inglese. Il dipinto fu commissionato da Antonio Lorenzi, medico del pittore, e pagato 160 scudi, a fronte di offerte ben più elevate da parte di altri collezionisti, come il marchese Filippo Niccolini, che giunse a offrirne 1.200 al Lorenzi senza successo.

Stile e Riconoscimento
La tecnica di Dolci era ammirata per la sua meticolosità. Il pittore napoletano Luca Giordano, visitando lo studio di Dolci, osservò con grande gusto il suo «maraviglioso modo di finire senza saccheria o apparente stento», lodandolo molto e regalando gli alcuni colori di lacche, «forse da Carlo non mai provate né vedute». Tuttavia, Giordano, noto per la sua rapidità, scherzando sulla lentezza di Dolci, gli disse: «tutto mi piace, o Carlo; ma se tu segui a far così, dico, se tu impieghi tanto tempo a condurre tue opere, tanto è lontano, che io pensi, che tu sia per metter insieme i cento cinquanta mila scudi, che ha procacciati a me il mio pennello, che io credo al certo che tu ti morrai di fame».
Nonostante la critica successiva abbia a volte sottolineato una certa ripetitività o una mancanza di audacia compositiva, la sua devozione e la sua capacità di rendere la spiritualità in modo accessibile e toccante gli valsero un'immensa popolarità. Gli ordinativi cominciarono ad arrivare da tutta Firenze, dalla corte granducale, dal resto d'Italia e d'Europa. La sua ultima fase di vita fu segnata da una depressione acuita dall'età avanzata e dagli acciacchi fisici, una crisi che si aggravò ulteriormente con la morte della moglie. Carlo Dolci è sepolto nella Basilica della Santissima Annunziata a Firenze.
Il suo retaggio artistico è stato riscoperto in tempi moderni: nel 2015 la Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze gli ha dedicato una mostra monografica curata da Sandro Bellesi e Anna Bisceglia, la prima del suo genere. La Galleria Palatina è infatti il museo con più opere sue al mondo, senza contare la grande quantità di dipinti del Dolci negli inventari medicei, a testimonianza del suo duraturo impatto sull'arte religiosa.