Buonarroti Berlinghiero: La Diocesi di Fiesole e le sue Origini

Il volume "Dai ‘cupi archivi’ episodi della storia e del fato di Firenze (sec. XIII-XX)" (pp. 387) si inserisce nel solco tracciato da "Cento e una storia nuove della SS. Annunziata di Firenze" (pubblicato nel 2023, pp. 320), conservando lo stesso stile narrativo.

La scelta di focalizzarsi su Firenze e il suo titolo non è casuale. La città si lega all'idea di una civica attitudine all'autodeterminazione, ovvero di libertà. Questa concezione è attribuita a uno dei "popoli" storici per eccellenza, caratterizzato da un'aristocrazia sia religiosa che desiderosa del conseguimento del bello e del buono. Pertanto, si può affermare che il desiderio di libertà fu il motore e il "fato" di Firenze, perseguito con esiti alterni, tra successi, compromessi inevitabili e fallimenti. I suoi "cantori" furono gli uomini di legge, i notai dalla penna creativa, i cronisti, gli uomini di stato e i dotti sacerdoti.

Le Grotte Artificiali Medicee: Architettura, Stupore e Simbolismo

Tra le innumerevoli meraviglie e tesori che la dinastia dei Medici accumulò nelle proprie collezioni d'arte, un posto di rilievo occupava il genere della grotta artificiale da giardino. Queste strutture, concepite per imitare gli ambienti ipogei naturali, erano vere e proprie architetture rustiche, orchestrate con maestria per suscitare delizia e stupore negli osservatori. Ispirate alle grotte e ai ninfei romani, queste costruzioni divennero una moda diffusa a partire dal Cinquecento tra le famiglie nobili, che vi trovavano un modo per esprimere la propria ricchezza.

Il ruolo primario di queste "fabbriche bucoliche" era quello di offrire uno spazio di sosta e riparo dalle calure estive all'interno dei giardini. Spesso, al loro interno venivano installati impianti idrici per creare fontane e giochi d'acqua, accentuando l'effetto di freschezza e gradevolezza dell'ambiente.

schema della struttura di una grotta artificiale da giardino rinascimentale

La Grotticina di Madama: Un Gioiello Architettonico a Firenze

La Grotticina di Madama, situata nel giardino di Boboli e così chiamata probabilmente in onore delle granduchesse medicee, rappresenta il primo esempio compiuto di grotta artificiale a Firenze. Realizzata tra il 1553 e il 1555 sotto il ducato di Cosimo I de' Medici, il progetto, teorizzato da Tribolo e portato avanti dal genero Davide Fortini e successivamente da Giorgio Vasari, prevedeva un piccolo edificio vicino al muraglione occidentale del parco, in una zona riservata all'uso privato della famiglia.

Questo gioiello architettonico presenta un esterno rivestito da una parete rocciosa, incorniciato da pietra e concluso da un timpano. Al centro, una porticina in marmo, posta di sbieco e leggermente incavata nella facciata, introduce all'interno.

facciata della Grotticina di Madama con la caratteristica parete rocciosa

L'interno si apre in una stanza voltata a botte, adornata da escrescenze naturali come tartari e stalattiti. Un sapiente dialogo tra pittura, architettura e scultura conferisce all'ambiente un molteplice significato allegorico.

interno della Grotticina di Madama con decorazioni scultoree e pittoriche

Il soffitto è scandito da lacunari con spugne e cornici in stucco, contenenti specchiature dipinte con grottesche ed episodi mitologici, opera di Francesco di Ubertino, detto Bacchiacca. La decorazione a grottesche evocava le celebri pitture rinvenute nei sotterranei della Domus Aurea di Nerone, le cosiddette "grotte" da cui deriva il termine stesso.

Le modulazioni del soffitto trovano un corrispettivo negli ornamenti geometrico-classicheggianti del pavimento in cotto bianco e rosso, realizzato nel 1556 da Santi Buglioni. Le mura laterali, coperte dalla medesima roccia spugnosa, sono interrotte da due pannelli in stucco bianco, probabilmente aggiunti in epoca lorenese per ospitare arredi da giardino e sculture minori.

La parete di fondo, di fronte all'entrata, costituisce l'essenza della grotta, creando un quadro plastico dominato da sculture animali con funzione di fontana. Una parete centinata raffigura un monte roccioso, con una Testa di ariete nella parte superiore e due capre in precario equilibrio sottostanti. Nella sezione inferiore, un'altra capra dalle dimensioni maggiori e le mammelle gonfie è affiancata da due Puttini con delfino, aggiunti successivamente. La composizione è completata da una vasca ovale con volute, oggi sostituita da una copia, che raccoglieva l'acqua zampillante dalla parete.

dettaglio scultoreo di una capra e dei puttini con delfino nella Grotticina di Madama

Il Simbolismo della Capra e il Mito di Amaltea

Il tema pastorale, che vede la capra come simbolo di resistenza e forza, non basta da solo a giustificare l'insistenza su questo animale nella grotta. Il suo significato si collega a sottilissimi riferimenti mitologici, celebrando Cosimo I come Giove (o Zeus). Questo parallelismo deriva dalla scelta del duca di adottare il segno del capricorno come ascendente astrale, collegandosi idealmente a figure potenti nate sotto tale costellazione, come Cesare Augusto e Carlo V.

L'iconografia del capricorno, considerato di buon auspicio e vessillo di forza e potere imperiale, trova qui un diretto collegamento con il mito idilliaco della capra Amaltea, legata all'infanzia di Giove. La madre Rea (o Opi) lo sottrasse alla voracità del padre Crono, nascondendolo a Creta e affidandolo alle cure delle ninfe Adrastea e Melissa, che lo nutrirono con miele e il latte della capra.

Altri riferimenti simbolici derivano dal mito di Amaltea: la cornucopia, nata da un suo corno spezzato, simboleggia fertilità e abbondanza. Alla sua morte, Giove la trasformò in una stella, Capella (capra in latino), nella costellazione dell'Auriga, insieme ai suoi due capretti.

illustrazione del mito della capra Amaltea e Giove

L'Equivalente Pittorico: Il Quartiere degli Elementi a Palazzo Vecchio

Un equivalente pittorico del mito di Amaltea si trova a Palazzo Vecchio, nel Quartiere degli Elementi. Questo ambiente, decorato tra il 1551 e il 1566, celebrava le glorie e le virtù del duca Cosimo I, assimilato a Giove, analogamente a quanto avveniva nella Grotticina di Madama.

Nella Sala di Giove, realizzata da Giorgio Vasari e i suoi collaboratori, tra le opere pittoriche su tavola spicca l'episodio in cui Giove è allattato dalla capra Amaltea.

affresco raffigurante Giove allattato dalla capra Amaltea

La Grotta degli Animali a Castello: Un'Apoteosi del Regno Animale

Il ruolo metaforico delle sculture animali, volto a celebrare la casata Medici, venne sviluppato su larga scala nella Grotta degli Animali, detta anche del Diluvio, situata nel giardino della villa medicea di Castello. Questo enigmatico ambiente, concepito da Tribolo intorno al 1540 e completato da Fortini tra gli anni '60 e il 1595 circa, rappresenta un'ode al regno animale pacificato grazie alla condotta esemplare del duca di Firenze.

All'interno, tre grandi nicchie ospitano gruppi scultorei di animali nostrani ed esotici, disposti con apparente casualità, con relative vasche marmoree per la raccolta dell'acqua.

vista generale della Grotta degli Animali a Castello

L'allusione al diluvio poteva anche riferirsi letteralmente all'inondazione d'acqua proveniente dal pavimento, che investiva il visitatore. Questi giochi d'acqua, concepiti come un sistema di spruzzi e zampilli, sono considerati un capolavoro dell'ingegneria idraulica, recuperato grazie al restauro concluso nel 2019.

villa medicea di castello La Grotta degli animali giochi d'acqua

Come per la Grotticina di Madama, anche a Castello si cela un fine programma iconografico rivolto all'esaltazione della famiglia Medici, ancora oggi di difficile comprensione a causa della moltitudine di riferimenti figurativi e delle trasformazioni subite nel tempo.

Il Modello del Tempio di Egeria e il Mito di Numa Pompilio

Secondo recenti studi, la conformazione della grotta artificiale di Castello sarebbe stata concepita sul modello del tempio di Egeria a Roma. Questo luogo, i cui ruderi risalgono al II secolo d.C., era già noto nel Cinquecento.

A supportare le analogie tra le due costruzioni interviene il significato iconologico inerente alla storia mitica della ninfa Egeria, moglie e consigliera di Numa Pompilio, secondo re di Roma. Egli si affidò ai suggerimenti dell'amata per stilare le nuove leggi del suo regno, sottolineando il carattere sacrale di tali decisioni.

Grazie al supporto intellettuale di Benedetto Varchi, la leggenda di Numa Pompilio ed Egeria fu traslitterata in epoca moderna nelle figure di Cosimo e sua moglie Eleonora, visti come regnanti leali ed equi, consacrati implicitamente dalle radici storiche romane.

Secondo alcuni disegni, il progetto iniziale di Tribolo prevedeva l'inserimento di due sculture raffiguranti Pan e Nettuno ai lati della camera, mentre la terza testata sarebbe stata riservata a Eleonora come nuova Egeria e a Cosimo come Numa Pompilio. Le successive modifiche portarono invece alla realizzazione delle tre nicchie animali e al probabile inserimento centrale di una statua (oggi perduta) raffigurante Orfeo citaredo.

Orfeo: Simbolo di Conciliazione e Potere Mediceo

La presenza di Orfeo, famoso per la sua musica capace di domare gli animali, e le sue vicende amorose con Euridice, diedero luogo a Firenze a una serie di assimilazioni concettuali con il potere mediceo.

Nel 1519, Papa Leone X commissionò a Baccio Bandinelli la statua di Orfeo e Cerbero per il cortile del palazzo Medici. In questo caso, l'episodio si riferisce al viaggio di Orfeo nell'oltretomba per raggiungere la moglie, riuscendo a placare il terribile cane a tre teste, Cerbero.

statua di Orfeo e Cerbero di Baccio Bandinelli

Il significato metaforico della scultura voleva presumibilmente alludere alle straordinarie capacità di saper conciliare e ammansire ogni temibile nemico sotto il potere mediceo. Vasari, nella vita di Bandinelli, ricorda quest'opera, plasmata sul celebre modello dell'Apollo del Belvedere.

Lo stesso episodio ricompare nel Ritratto di Cosimo I de' Medici come Orfeo di Agnolo Bronzino (1537-1539), conservato al Philadelphia Museum of Art. Qui, al celebre personaggio vengono conferite le fattezze del duca, mentre l'incantesimo della musica su Cerbero sembra già in atto.

Ritratto di Cosimo I de' Medici come Orfeo di Agnolo Bronzino

A Castello, il mito si sarebbe riferito al ruolo di Orfeo come conciliatore del mondo animale, un'iconografia che trovava molti riscontri nell'antichità romana, come documenta il mosaico pavimentale conservato al Museo Archeologico Antonio Salinas di Palermo, raffigurante Orfeo tra gli animali (III secolo d.C.).

mosaico romano raffigurante Orfeo tra gli animali

Oltre alla composizione d'insieme, i valori allegorici assunti dalla figura di Orfeo nell'antichità vennero adottati e traslitterati modernamente dalla propaganda medicea. La fortuna di questo tema, sviluppato dai greci e diffuso dai romani, assunse molteplici significati, tra cui la celebrazione propagandistica dell'impero, grazie all'assimilazione del princeps con Orfeo. L'azione pacificatrice e civilizzatrice della società romana era espressa dal poeta-cantore come emblema di concordia. Un'altra interpretazione vedeva in Orfeo il desiderio di una nuova speranza che ponesse fine al clima conflittuale e di incertezza dell'impero, auspicando una rinata età dell'oro. Infine, Orfeo simboleggiava l'armonia ed equilibrio del cosmo, un significato che poteva sottilmente alludere anche al nome del duca Cosimo.

La Grotta di Castello Oggi: Materiali, Sculture e Programma Iconografico

Le pareti della grotta artificiale di Castello sono coperte da un manto roccioso che imita puntualmente una vera concavità ipogea. La volta presenta una decorazione con maschere e motivi all'antica, composta da mosaici di conchiglie e ciottoli colorati.

dettaglio della volta della grotta di Castello con mosaici

Ai lati e di fronte all'ingresso sono scavate tre edicole contenenti le sculture degli animali. La messa in scena teatrale di questi serragli lapidei evoca un effetto trionfalistico finalizzato all'apoteosi del regno animale.

Le singole sculture sono realizzate in pietre eterogenee, scelte in base alle caratteristiche del vello di ogni esemplare per restituirne un'impressione pittorica e verosimile. Le screziature e le venature di alcuni marmi utilizzati favoriscono l'effetto di mimesi, aumentando la percezione d'insieme al confine tra natura e artificio.

Inizialmente, la realizzazione degli animali doveva combinare materiali lapidei e spugne per favorire una maggiore assimilazione delle sculture con l'ambiente selvaggio e primigenio della grotta. Questa ipotesi fu scartata a favore dell'uso integrale della pietra, a cui si accompagnò, probabilmente in epoca successiva, l'introduzione di autentiche corna e zanne animali.

sculture animali realizzate con diverse pietre e inserti

L'intento originario, oggi in parte perduto, era quello di illustrare in un unico ambiente l'unione armonica di tutte le specie animali.

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