I Copricapi Ecclesiastici e i Simboli Araldici nella Chiesa Cattolica

I copricapi religiosi non sono semplici accessori, ma oggetti intrisi di storia e significato, utilizzati nella Chiesa cattolica come simboli distintivi di rango, autorità e occasione specifica. La loro adozione è una costante nella storia ecclesiastica, servendo sia come elemento liturgico che cerimoniale.

Evoluzione dei copricapi ecclesiastici nel tempo

La Berretta: Dal Tricorno alla Coppola

Tra i copricapi più comuni e storicamente rilevanti troviamo la berretta. Sebbene colloquialmente chiamata "tricorno", la berretta si presenta con tre o quattro spicchi superiori rigidi. Storicamente, la berretta a quattro spicchi era riservata ai "dottori in teologia" e ad altri prelati che ne avevano il privilegio. Essa era il copricapo abituale degli ecclesiastici e veniva utilizzata durante le liturgie con precise indicazioni.

Uso e Varianti della Berretta

  • Il copricapo denominato berretta è anche conosciuto come tricorno del prete. Ha la forma di un cubo con tre alette rigide sui lati e un fiocco posizionato nella parte superiore.
  • Viene utilizzata solitamente nelle celebrazioni sacre, ma è indossato anche durante le processioni o nelle funzioni che vengono svolte all'aperto.
  • I candidati all’episcopato lo indossano nella tonalità solferino durante la messa di consacrazione, entrando in cattedrale con i paramenti sacri.
  • I cardinali, quando vengono nominati dal Pontefice nella Basilica di San Pietro, ricevono il tricorno del prete direttamente dalle mani del Papa. La variante destinata ai cardinali in questa occasione è di colore rosso e priva di fiocco.
  • I vescovi e gli arcivescovi, invece, devono indossare una berretta tricorno di colore paonazzo, completato di fiocco dello stesso colore sulla sommità.

La berretta è ancora oggi un copricapo in uso tra gli ecclesiastici, mentre altri copricapi a larghe falde sono stati più soggetti alle mode del tempo. Negli anni postbellici era di moda il basco, mentre negli anni '60 furoreggiava il kolbacco. Attualmente, la tendenza per il clero in generale è quella di utilizzare una semplice "coppola" o kangol, più adatta sia con l'abito piano che con la clergyman. In inverno è comune anche l'utilizzo di berretti di lana da sciatore senza particolari fogge. È importante notare che esiste una differenza nell'uso dei copricapi tra il clero latino e quello di tradizione bizantina.

Illustrazione delle diverse tipologie di berretta ecclesiastica

Il Saturno: Il "Cappello Romano"

Un altro copricapo molto indossato e identificativo per gli ecclesiastici è il saturno del parroco, anche conosciuto come cappello romano. Il nome deriva dalla sua forma ovoidale, che ricorda il pianeta omonimo, ed è stato scelto per simboleggiare la figura del pater, della guida spirituale per la comunità di fedeli. Si tratta di un cappello circolare con una tesa molto larga, solitamente piatta, sebbene esistano versioni con la tesa ripiegata sui lati. La coppola centrale, di forma semisferica, è ornata con un nastro dello stesso colore del saturno.

Colori e Rango del Saturno

  • È nero per i parroci.
  • È verde se indossato da un vescovo.
  • Il rosso è destinato ai cardinali.
  • Anche il Papa ha il suo saturno, eccezionalmente di colore bianco oppure rosso, adornato con fiocchi di colore oro, a sottolineare la regalità di chi lo indossa e la sua guida su tutta la Chiesa cattolica.
Schema dei colori del saturno per i diversi gradi ecclesiastici

La Mitra: Simbolo dell'Ordine Episcopale

La mitra, copricapo liturgico, è il simbolo primario dell'ordine episcopale e un'insegna pontificale. Essa appartiene ai vescovi, che sono i veri pontefici, in quanto godono della pienezza del sacerdozio. Nella sua forma attuale, è un copricapo a soffietto, di forma rotonda, con le due parti che terminano in punta (cornua) e con la parte posteriore ornata di due infule.

Origini e Simbolismo della Mitra

L'uso della mitra come copricapo liturgico non è documentato prima del X secolo e sembra derivare dal berretto extra-liturgico proprio dei Sommi Pontefici, di forma conica e senza divisioni. La prima testimonianza di concessione della mitra romana a un vescovo si ha con Leone IX (1049-1054) che nel 1049 la concesse all'arcivescovo Everardo di Treviri. Due anni dopo, lo stesso Pontefice romano la concesse per determinate occasioni anche ai cardinali di Bamberga e Besançon. Papa Innocenzo III (1198-1216) afferma che la mitra significa la conoscenza dell'Antico e del Nuovo Testamento.

Foto di un vescovo che indossa la mitra durante una celebrazione

La Tiara o Triregno: Emblema del Papato

La tiara o triregno è l'ornamento araldico ad uso esclusivo del Papa, sormontando il relativo stemma. Era un copricapo extra-liturgico in uso, sino al pontificato di Paolo VI, solamente nel corso di grandi solennità e un tempo nelle processioni. Rappresenta la dignità del Sommo Pontefice nella sua doppia veste di capo supremo della Chiesa e di sovrano dello Stato pontificio, mentre le chiavi simboleggiano la giurisdizione. Per tale motivo, alla morte di un Papa, si rappresentava l'arme della Chiesa con la sola tiara, senza le chiavi.

Storia e Simbolismo delle Tre Corone

La tiara ha un'origine comune con la mitra, somigliando al copricapo frigio, usato alla corte persiana e divenuto poi l'insegna dell'imperatore di Bisanzio. Sembra venisse usata dal tempo di Papa Costantino (708-715) come segno del potere temporale. Agli inizi assumeva la forma di un cono alto e acuminato, confezionata con stoffa bianca e con una fascia dorata che circondava l'orlo inferiore. La doppia corona assume lo stesso significato dell'autorità pontificale e imperiale, in analogia della doppia corona dell'imperatore che portava sopra la mitra clericale il "diadema imperii".

Numerosi studiosi hanno interpretato il significato delle tre corone poste nella tiara in diversi modi:

  • Per alcuni, figurano in analogia alle tre corone dell'Imperatore: tedesca di Aquisgrana, lombarda di Milano - Monza, romana di Roma.
  • Per altri, il Papa porta le tre corone come prefetto dell'Italia, Illiria e Africa.
  • Il cerimoniale dell'incoronazione papale, tratto dal "Pontificale romano" del 1596, prevedeva che il cardinale primo diacono, nell'imporre la tiara, ricordasse al Pontefice che la riceveva perché "Padre dei Principi e dei Re, Rettore dell'orbe, Vicario del Salvatore Nostro Gesù Cristo in terra".
Rappresentazione storica della tiara papale

L'Araldica Ecclesiastica: Ornamenti e Simboli

L'araldica ecclesiastica è una specifica branca dell'araldica che si occupa degli stemmi appartenenti alla Chiesa cattolica. Gli oggetti ornamentali che consentono all'araldica di distinguere le singole dignità sono costituiti da tiare, chiavi, croci, cappelli, fiocchi, e altri elementi. A rigore, nell'Araldica Ecclesiastica non si dovrebbero usare i termini di scudo o di arme, essendo vietato ai chierici l'esercizio della milizia ed il porto delle armi. Perciò si dovrebbe sempre parlare di simboli, di figure allegoriche ed emblematiche della Chiesa.

Il Galero e i Cappelli Prelatizi nell'Araldica

Il cappello ecclesiastico, detto galero, è l'elemento caratterizzante posto sulla sommità dello scudo, più che come figura presente nello stemma. È un cappello da pellegrino con la tesa molto lunga e due cordoni laterali che terminano con una serie di fiocchi. Il galero, che nel tempo aveva perso la primitiva forma, risultava assai piatto e veniva consegnato al neoeletto cardinale dal Sommo Pontefice, nel corso del concistoro pubblico, sebbene in pratica fosse usato solo durante il funerale del porporato e poi appeso presso la tomba.

In araldica, il cappello di rosso che timbra lo scudo cardinalizio appare agli inizi del XIV secolo. Il numero dei fiocchi divenne d'uso comune, disposto in quindici per parte, in cinque ordini (1, 2, 3, 4 e 5), sotto il pontificato di Pio VI (1775-1779) e confermato nel 1832. Con la Costituzione apostolica Militantis Ecclesiae regimini del 19 dicembre 1644, Innocenzo X ordinò a tutti i Cardinali di rimuovere dai loro sigilli e da qualsiasi loro insegna secolare corone e attributi, restando insigniti e decorati del solo cappello rosso, risplendente del colore del sangue di Cristo.

Distinzioni per Rango

Il Moroni descrive i cappelli dei prelati secondo il loro rango:

  • I patriarchi, gli arcivescovi e i vescovi usano due cappelli: l'usuale di feltro nero e il semipontificale di seta color verde, con cordoni e fiocchi di egual colore. I patriarchi nel cappello nero usano fiocchi di seta verde con oro frammischiato, gli arcivescovi e vescovi la semplice fettuccia e fiocco di seta verde.
  • I prelati della Chiesa romana usano due cappelli di colore nero: l'usuale di feltro e il pontificale o semipontificale di panno nero foderato di seta paonazza o cremisi, simile a quello dei vescovi. Il primo ha fettuccia e fiocco di seta rosso, paonazzo o verde a seconda del grado o collegio di appartenenza; il secondo ha cordoni simili con fiocchi paonazzi o misti.
  • Gli Arcivescovi, o Metropolitani, portano un cappello verde con cordone rosso con dieci fiocchi per parte, come i Patriarchi, e sotto di esso una croce a due bracci.
  • Goffredo di Crollalanza annota che il cappello da abate è nero, con due cordoni che si dividono in un nodo e tre fiocchi (1 e 2 per lato).
  • Il cappello da arcivescovo è verde, con cordoni a due nodi e 10 fiocchi per parte (1, 2, 3 e 4), in uso dal XVI secolo.
  • Il cappello da cardinale è rosso, guarnito di due lunghi cordoni che s'intrecciano con tre nodi e hanno cinque file di fiocchi da ciascuna parte (1, 2, 3, 4 e 5), per un totale di 15 fiocchi per parte.
  • Il cappello da patriarca è simile a quello d'arcivescovo, mentre quello da prelato della Corte Romana è simile a quello d'abate.
Infografica: gerarchia ecclesiastica e corrispondenza dei cappelli araldici

Altri Ornamenti Esteriori Araldici

Le Chiavi

Le chiavi, nell'Araldica Ecclesiastica, appaiono nel XIII secolo, poste in palo e addossate, con gli ingegni verso l'alto, a destra e a sinistra. Nella simbologia araldica la prima chiave, a destra, d'oro, allude al potere che si estende al regno dei cieli; la seconda, a sinistra, d'argento, simboleggia l'autorità spirituale del papato sulla terra. Gli ingegni figurano traforati a forma di croce, per simboleggiare che il Papa detiene la potestà di legare e sciogliere, in virtù della morte di Gesù Cristo, e sono in alto, volti verso il cielo, mentre le impugnature sono in basso, nelle mani del vicario di Gesù Cristo. Il cordone con le nappe che lega le impugnature delle chiavi allude al legame fra i due poteri. Sembra che il primo Papa che abbia accollato le chiavi al proprio scudo gentilizio sia stato Bonifacio VIII (1294-1303).

Alla morte di un Sommo Pontefice, sul catafalco veniva collocata la sola tiara, in quanto le chiavi araldiche pontificie, durante la sede vacante, passano nell'arme del cardinale camerlengo di S.R.C., che le pone accollate sopra o dietro lo scudo, assieme al gonfalone che cima lo stemma. Le chiavi non figurano solo nell'emblema dei Sommi Pontefici e del cardinale camerlengo, ma anche, assieme alla tiara, nell'arme della Santa Sede e dei vari istituti e dicasteri vaticani, delle nunziature e delegazioni apostoliche.

Schema dello stemma papale con chiavi e tiara

La Croce

Posta in palo dietro lo scudo, la croce può essere semplice, ovvero a una traversa, per i vescovi, o doppia, a due traverse, per i cardinali, i patriarchi e gli arcivescovi. La croce che figura in palo dietro allo scudo ecclesiastico ricorda la croce astile a una traversa, che già dal V secolo precedeva il Papa e successivamente anche i suoi legati. Nel 1215, Papa Innocenzo III conferì il privilegio di farsi precedere dalla croce astile anche ai patriarchi, ma solo in assenza del Papa o di un ambasciatore pontificio; Clemente V (1305-1314) estese tale prerogativa anche agli arcivescovi.

  • Croce di Malta: bianca a otto punte, può essere posta con il nastro dietro all'estremità inferiore dello scudo.
  • Croce dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme: croce patente con quattro piccole croci, il tutto di rosso. Si pone dietro o a lato dello scudo.

HENRY DUNANT | CROCE ROSSA ITALIANA

Il Pastorale

Il pastorale è l'emblema della dignità pontificale. In origine, si componeva di un'asta di legno o di ferro, cimata da una croce; dall'XI secolo il bastone venne munito di un riccio e si cominciarono ad usare metalli preziosi, quali l'argento e l'oro, e ad adornarlo con pietre preziose e smalti.

È interessante osservare che i Sommi Pontefici non portano il pastorale; il motivo risale a una leggenda del X secolo, secondo la quale il vescovo di Roma non ha il pastorale perché Pietro inviò il suo per risuscitare uno dei suoi discepoli; questi si tenne il pastorale e più tardi divenne vescovo di Treviri.

Piero Guelfi Camajani, parlando del pastorale, afferma che lo si pone nello scudo in palo o dietro accollato. Quando il pastorale è posto dentro lo scudo indica dignità ecclesiastica; se è posto in palo accollato dietro lo scudo indica, invece, il grado della carica prelatizia. Il vescovo porta il pastorale d'oro accollato in palo sulla sinistra dello scudo. L'arcivescovo, la croce doppia o patriarcale, detta anche di Lorena, trifogliata d'oro in palo dietro lo scudo. Il cardinale, la croce latina trifogliata d'oro come sopra; il Papa, la croce tripla.

Secondo alcuni autori, il pastorale è il simbolo della Fede, di cui il vescovo ne è l'interprete; la forma, terminante a riccio aperto, simboleggia la potenza celeste aperta sulla terra, la comunicazione dei beni divini e il potere di creare e ricreare gli esseri; per altri, la curvatura verso il popolo rappresenta il simbolo della cura pastorale; l'asta diritta, il simbolo della guida e della ferma amministrazione e la punta inferiore il simbolo dello stimolo e della correzione. Nell'antico "Pontificale Romano" il profondo simbolismo del bastone pastorale viene così espresso: riunisci insieme il povero che pellegrina per il mondo, con riguardo al riccio ricurvo; rianima il debole, il malato e il peccatore, con riguardo all'asta o bastone; sollecita il lento, il pigro e il negligente, con riguardo alla punta inferiore.

L'Ombrello e la Basilica

L'ombrello, o basilica, appare come figura araldica per la prima volta nel XV secolo in un sigillo, assieme alle chiavi pontificie, volendo così rappresentare il potere temporale della Chiesa. Anticamente tale baldacchino, a forma d'ombrellone, serviva per proteggere eminenti personaggi dalla pioggia o dal sole; successivamente venne utilizzato quale segno di particolare dignità e onore e veniva posto di fronte al personaggio ragguardevole. Anche se il Papa non lo usa quale insegna araldica, fa parte degli emblemi pontifici, essendo considerato insegna della Chiesa romana e del suo potere temporale. È presente, quindi, nell'arme del cardinale camerlengo di S.R.C. Gli emblemi araldici della "basilica" e delle chiavi vengono usati dal Sacro Collegio Cardinalizio, dalla Camera apostolica e da istituti e seminari pontifici.

Il Rosario

Il rosario, come elemento araldico, circonda lo scudo dei religiosi che non hanno diritto ad altri ornamenti, spesso viene raffigurato unitamente alla mazza priorale. Se termina con una piccola croce melitense, indica i religiosi cavalieri professi del Sovrano Militare Ordine di Malta di San Giovanni di Gerusalemme. È usato, per esempio, negli stemmi delle badesse, a cui è unito.

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