La Cappella Sansevero: Storia, Simboli e il Miracolo del Marmo

La Cappella Sansevero, nota anche come chiesa di Santa Maria della Pietà o Pietatella, è una gemma architettonica privata situata nel cuore di Napoli. Fondata sul finire del Cinquecento, la struttura originaria nacque in seguito a un evento miracoloso: la visione di un'immagine della Madonna in una porzione di muro crollato, che dispensò grazie e guarigioni. Il duca Giovan Francesco di Sangro, per gratitudine, fece erigere la cappella nel 1593.

Veduta d'insieme dell'interno della Cappella Sansevero con le sue statue allegoriche e l'Altare Maggiore

Il progetto del Principe Raimondo di Sangro

L’aspetto odierno della Cappella è il frutto della straordinaria personalità di Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero. Intellettuale poliedrico, alchimista, esoterista e ricercatore scientifico, il Principe trasformò la piccola cappella in un tempio monumentale dal programma iconografico complesso.

Il progetto, concepito negli anni '40 del Settecento, segue un percorso iniziatico volto alla conoscenza e al perfezionamento interiore. Le statue allegoriche poste lungo la navata rappresentano le Virtù, ideate per celebrare i membri della casata di Sangro. Il pavimento originale, purtroppo perduto a causa di un crollo nel 1889, presentava un motivo a labirinto, simbolo delle difficoltà del percorso sapienziale che ogni anima deve affrontare.

Schema planimetrico e decorativo della Cappella Sansevero con la disposizione delle statue e dell'Altare

L'Altare Maggiore e la Deposizione

L’Altare Maggiore rappresenta uno dei vertici del programma decorativo. Al suo centro è collocata la Deposizione, uno stupefacente altorilievo marmoreo eseguito da Francesco Celebrano. L'opera si ispira alle deposizioni seicentesche napoletane, fondendole con il linguaggio tardo-barocco.

Caratteristiche dell'opera

  • Dinamismo: La scena è viva e movimentata; il Corpo di Cristo, appena sceso dalla Croce, viene mostrato nella sua interezza nonostante le ferite del supplizio.
  • Composizione: Attorno al Cristo si raccoglie una folla dolente. A sinistra, la Maddalena sostiene la mano ferita del Salvatore, appoggiando il volto e i fluenti capelli.
  • Dettagli: In alto, un nugolo di putti assiste alla scena insieme a due figure dolenti. Sotto la mensa, un putto scoperchia un sepolcro vuoto.
  • Simbolismo: Il volto del Salvatore in bronzo, con la corona di spine, chiude l'opera, richiamando la tradizione del Velo della Veronica.
Dettaglio della pala marmorea della Deposizione sull'Altare Maggiore

Il Cristo Velato: Il capolavoro mondiale

La statua più celebre della Cappella è senza dubbio il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino (1753). In quest'opera, il Redentore morto è avvolto in un sudario di marmo trasparente che ne vela e, al contempo, ne svela le strazianti forme. Originariamente, il Principe intendeva collocare il capolavoro nella cavea sotterranea, illuminato da un "lume perpetuo" di sua invenzione.

Il riconoscimento internazionale è unanime: milioni di turisti hanno eletto il Cristo velato al primo posto nelle classifiche di gradimento, superando monumenti di fama mondiale come gli Uffizi o i Musei Vaticani.

Cappella Sansevero spiegata da Jago, il giovane prodigio della scultura

Le Macchine Anatomiche

Nella cripta sono conservate le due celebri macchine anatomiche: scheletri di un uomo e una donna in cui si osserva l'intero apparato venoso e arterioso. Realizzate dal medico Giuseppe Salerno, rappresentano una testimonianza unica della ricerca scientifica del XVIII secolo, un tempo erroneamente associate a esperimenti alchemici di "metallizzazione" dei vasi sanguigni.

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