Giotto (1267-1336) è universalmente considerato come il più importante pittore della grandiosa stagione gotica, del Medioevo tutto e come uno dei principali protagonisti dell’intera storia dell’arte. Conobbe il successo anche mentre era in vita. Grazie all’impresa della decorazione della Basilica di San Francesco ad Assisi, con le Storie del santo, riuscì a creare, in breve tempo, una delle più importanti botteghe artistiche d’Italia, che contava allievi, aiuti e collaboratori a vari livelli. Questo gli consentì di accettare, nel corso della sua carriera, molte commissioni e in diverse città della penisola. Il maestro si spostava tra questi centri, impostando i lavori che tuttavia venivano spesso continuati dai suoi aiutanti, per suo conto. Dopo Assisi si recò a Firenze, quindi a Pisa, poi a Roma e infine a Rimini.

La Committenza di Enrico Scrovegni e la Cappella dell'Arena
Nel 1300, a Padova, il ricchissimo banchiere Enrico Scrovegni acquistò un terreno sul sito dell’antico anfiteatro romano, per edificarvi, tra il 1302 e il 1303, un piccolo ambiente a una sola navata (lungo 29,88 m, largo 8,41 m, alto 12,65 m), inizialmente dedicato a Santa Maria della Carità e poi chiamato Cappella degli Scrovegni (o anche Cappella dell’Arena, in ricordo dell’anfiteatro che lì nei pressi sorgeva).
La cappella, privata ma aperta al pubblico, era, in origine, collegata al Palazzo degli Scrovegni, abbattuto nel 1827. Enrico aveva ereditato una immensa fortuna ma anche una pessima fama: suo padre Rinaldo, “prestatore”, all’epoca considerato usuraio, era finito nell’Inferno dantesco. La famiglia degli Scrovegni, di origini modeste ma divenuta ricca grazie all'attività di prestavalute, viene ricordata anche perché Dante, contemporaneo, concittadino e amico di Giotto, pose Rinaldo degli Scrovegni nel girone degli usurai nell'Inferno della Divina Commedia.

Nel 1303, Enrico chiese a Giotto, ormai quarantenne e all’apice della sua fama, di affrescare la cappella. I lavori impegnarono l’artista fino al 1305 ma procedettero celermente. Sappiamo che nel marzo del 1304 papa Benedetto XI rilasciò la concessione di indulgenze ai visitatori e che i fedeli iniziarono ad affollare la cappella, anche per ammirare gli affreschi di Giotto, che a quella data erano in gran parte realizzati. All’interno della cappella era un tempo conservato un crocifisso dipinto da Giotto medesimo, oggi al Museo degli Eremitani. Collaborò alla decorazione della Scrovegni, su incarico di Enrico, anche lo scultore Giovanni Pisano, che per l’altare realizzò tre sculture: due angeli e la celebre Madonna degli Scrovegni.

Nel 1817 era già crollato il portichetto quattrocentesco della facciata della cappella. Dal modellino che Enrico offre alla Madonna, raffigurato nell'affresco della controfacciata della cappella, si suppone che a causa della protesta elevata dai vicini frati Eremitani, per l'arroganza di Enrico di aver costruito non un oratorio ma una vera e propria chiesa, l'edificio venne ridimensionato: venne quindi abbattuta l'abside monumentale con transetto.
Il Programma Iconografico della Cappella degli Scrovegni
La decorazione pittorica della Cappella degli Scrovegni è veramente grandiosa. Giotto scelse di ricoprire l’intera superficie muraria con un vasto e articolato ciclo di affreschi, secondo un programma assai complesso. Rispetto alle Storie di San Francesco, dipinte pochi anni prima da Giotto nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi, gli affreschi della Scrovegni sono giunti a noi meno rovinati: gli sfondi realizzati con l’azzurrite, applicata a secco, si sono meglio conservati, apparendo di colore più intenso.
La presenza di sei finestre su un solo lato della cappella, quello sud, vincolò l’impianto della decorazione, rendendolo asimmetrico nelle due pareti: Giotto scelse di inserire due riquadri sovrapposti in ogni spazio tra le finestre, all’altezza del secondo e terzo registro, creando delle fasce ornamentali nell’altra parete per ricavarvi riquadri di egual misura, anche se in numero maggiore: 18 invece che 16.

Il ciclo è suddiviso in diverse sezioni narrative e tematiche:
- Storie di Anna e Gioacchino (1-6)
- Storie di Maria (7-12)
- Storie di Cristo (13-39)
- Coretti prospettici (40-41)
- Virtù (42-48) e Vizi<
La Cappella degli Scrovegni: il capolavoro di Giotto
La Cappella degli Scrovegni a Padova rappresenta uno dei vertici assoluti della storia dell'arte occidentale. Edificata tra il 1302 e il 1303 per volere del ricco banchiere Enrico Scrovegni su un terreno presso l'antico anfiteatro romano, la cappella fu concepita come un atto di pietà e penitenza per riscattare la figura del padre Rinaldo, celebre usuraio citato da Dante nell'Inferno.

L'impresa artistica di Giotto
Nel 1303, Enrico Scrovegni chiamò Giotto, ormai quarantenne e all'apice della fama, per decorare l'intero ambiente. L'artista, che aveva già rivoluzionato l'arte con le Storie di San Francesco ad Assisi, lavorò alla cappella fino al 1305, creando un ciclo di affreschi di una grandiosità senza precedenti. La decorazione non fu solo opera del maestro, ma coinvolse la sua importante bottega e, per le sculture dell'altare, il contributo di Giovanni Pisano.
Rispetto alle opere giovanili, gli affreschi padovani mostrano una maturità stilistica superiore: Giotto ammorbidì il modellato, perfezionò la resa anatomica e introdusse una prospettiva empirica rivoluzionaria. Gli sfondi, realizzati con azzurrite applicata a secco, si sono conservati con una vivacità cromatica straordinaria.
Giotto e la scoperta della realtà
Programma iconografico e narrazione
La superficie muraria è organizzata in tre registri sovrapposti, secondo un rigoroso schema narrativo:
- Storie di Anna e Gioacchino: ispirate ai Vangeli apocrifi, narrano la nascita miracolosa di Maria.
- Storie di Maria: dalla sua infanzia fino al corteo nuziale.
- Storie di Cristo: il fulcro del ciclo, che culmina nella Passione e nella Resurrezione.
Gesù tra i dottori nel Tempio
Tra i momenti più significativi si trova l'episodio di Gesù tra i dottori nel Tempio. In questo affresco, Giotto abbandona la ieraticità bizantina per catturare una sfida intellettuale dinamica. Il giovane Gesù, composto al centro, appare intento a un vivace dibattito con i dottori del Tempio. Le figure possiedono volume e peso, radicate nello spazio grazie a un uso sapiente delle ombreggiature.

In questa scena, il gesto di Maria che tende le braccia verso il Figlio crea un collegamento emotivo e teologico con il registro superiore, dove Anna indicava la Vergine. Questo "ribaltamento delle sorti" è tipico del pensiero giottesco, volto a rendere l'evento divino vicino alla sensibilità quotidiana dell'osservatore.
Elementi illusionistici: i Coretti
Un elemento di grande innovazione è rappresentato dai due coretti prospettici dipinti nel registro inferiore dell'arco trionfale. Questi dipinti illusionistici raffigurano vani coperti da volta a crociera, una prova di prospettiva medievale che trasforma l'architettura dipinta in uno spazio concreto, capace di accogliere la presenza umana.
Registro Contenuto Principale Alto Storie di Anna, Gioacchino e Maria Medio Vita pubblica di Cristo Basso Passione di Cristo, Virtù e Vizi L'eredità di Giotto
Il naturalismo di Giotto non è fine a sé stesso, ma ha una finalità morale: calare il sacro nella dimensione dell'umano. La capacità di infondere emozioni credibili - meraviglia, dolore, dubbio - ha trasformato la pittura in una "Bibbia per i poveri", rendendo il messaggio religioso accessibile e universale. Con queste innovazioni, Giotto ha aperto la strada al Rinascimento, consacrandosi come il padre della pittura europea.