Il Contenuto del Capitolo 1 del Vangelo di Luca

Il primo capitolo del Vangelo di Luca si distingue per la sua ricchezza di dettagli e per il suo approccio metodico, che lo rende unico tra i Vangeli. Luca, considerato un medico e un compagno dell'apostolo Paolo, dimostra uno stile raffinato e una profonda conoscenza sia dei riti che degli usi ebraici, sebbene la sua origine fosse gentile. Il suo Vangelo sembra essere stato concepito per sostituire molte narrazioni difettose e non autentiche in circolazione, offrendo un resoconto genuino e ispirato della vita, dei miracoli e delle dottrine di nostro Signore, appreso da coloro che furono testimoni oculari.

La Prefazione dell'Evangelista Luca (Lc 1,1-4)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch'io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo. Lo scopo è che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

Luca intraprende qualcosa di nuovo rispetto alle sue fonti: colloca intenzionalmente, accanto alla predicazione, la ricerca storica. Il verbo greco plērophorèō (πληροφορέω), più complesso di plēròō (πληρόω), ammette una connotazione religiosa: gli avvenimenti non hanno semplicemente "avuto luogo", ma sono stati "compiuti", significando che le promesse della Scrittura si sono realizzate nella storia. Il sostantivo asphàleia (ἀσφάλεια) significa "sicurezza" e, in senso figurato, la "certezza" in quanto si è imparato, indicando la sicurezza contro l'inciampo o la caduta.

L'Annuncio della Nascita di Giovanni Battista (Lc 1,5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.

Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l'usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l'offerta dell'incenso. Fuori, tutta l'assemblea del popolo stava pregando nell'ora dell'incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore.

Zaccaria nel Tempio di fronte all'angelo Gabriele

Ma l'angelo gli disse: "Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto".

È sorprendente notare che Giovanni Battista nacque ripieno di Spirito Santo, rappresentando il giusto congiunzione tra l'Antico e il Nuovo Testamento. Fino a lui lo Spirito Santo poteva solo "scendere" su qualcuno per manifestarsi temporaneamente, mentre Gesù avrebbe mandato lo Spirito Santo in modo stabile con la Pentecoste.

Zaccaria disse all'angelo: "Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni". L'angelo gli rispose: "Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo". Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa.

Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: "Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini". Il verbo greco epistrèpho (ἐπιστρέφω) significa "girarsi, tornare indietro, cambiare direzione", con il significato ricorrente nei Vangeli di "cambiare condotta morale o spirituale", ovvero "convertirsi". A Zaccaria viene annunciato che il figlio in arrivo "ricondurrà" a Dio il popolo d’Israele. Le preghiere di fede sono archiviate in cielo e non vengono dimenticate. Dio si comporta giustamente colpendo Zaccaria con il mutismo, impedendogli di pronunciare altre parole diffidenti e increduli e confermando la sua fede.

L'Annunciazione a Maria (Lc 1,26-38)

Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". Questo saluto non è convenzionale, ma invita Maria alla gioia perché lei è la figlia di Sion, visitata dal suo Signore.

L'angelo Gabriele annuncia la nascita di Gesù a Maria

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".

Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio". Il verbo greco episkiàzo (ἐπισκιάζω) letteralmente significa "fare ombra, interporre qualcosa tra una sorgente di luce e un oggetto". La versione greca della Bibbia ebraica traduce con questo verbo Esodo 40,35, dove si descrive la nube, cioè la presenza di Dio, che sosta sopra la tenda dell’incontro.

Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio. Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei.

Il suono del participio passivo kecharitomène (κεχαριτωμένη) significa "rendere oggetto di favore, di benedizione", ma il senso non si esaurisce in uno statico "essere contenitore di" qualche speciale favore divino. La natura umana di Cristo doveva essere prodotta in modo tale da essere unita alla natura divina; noi, come Maria, dobbiamo guidare i nostri desideri dalla Parola di Dio. Solo Gesù è nato in santità per opera dello Spirito Santo, ed è sempre chiamato Figlio di Dio.

La definizione di Maria come "Madre di Dio" fu stabilita al Concilio di Efeso del 431 d.C. per combattere l'eresia nestoriana, che dichiarava Gesù nato con due nature separate (umana e divina). Tuttavia, è importante notare come Elisabetta, guidata dallo Spirito Santo, la definisca "la madre del mio Signore", riconoscendo la sua umanità come strumento della gloria di Dio.

La Visitazione e il Magnificat di Maria (Lc 1,39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto".

Maria e Elisabetta durante la Visitazione

Il sostantivo greco telèiosis (τελείωσις) è l'unica occorrenza nei Vangeli e descrive ciò che è "adatto a conseguire lo scopo per cui è stato fatto", potendo tradursi con "realizzazione, compimento, pienezza". Qui è possibile interpretare che Maria "ha creduto nell'adempimento" della promessa di Dio come già avvenuto nella duplice gravidanza, oppure che mostra una fede assoluta: "ha creduto, perché vi sarà un compimento".

Allora Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre".

Il verbo greco makarìzo (μακαρίζω), unica occorrenza nei Vangeli, significa "considerare qualcuno particolarmente benedetto, felice, fortunato". Maria si prefigura, con consapevole audacia, in questa condizione davanti alle generazioni future. La ragione per cui Maria è detta beata non è tanto per il suo essere la madre di Dio, quanto per aver creduto in Lui e aver messo in pratica la parola ascoltata. Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi, poi tornò a casa sua. È da notare che Gesù, così come i Suoi genitori terreni, era ebreo.

La Nascita di Giovanni Battista e il Cantico di Zaccaria (Lc 1,57-80)

Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: "No, si chiamerà Giovanni". Le dissero: "Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome". Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: "Giovanni è il suo nome". Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.

Zaccaria scrive il nome Giovanni sulla tavoletta

Dal senso letterale e intuitivo di far passare qualcosa da una posizione chiusa a una aperta, il verbo greco anòigo (ἀνοίγω) indica qui l'atto di far tornare a funzionare bocca e lingua, organi della parola. La declinazione del verbo al passivo - "fu aperta" - rimanda all’agire di Dio annunciato dai profeti nell’Antico Testamento.

Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: "Che sarà mai questo bambino?". E davvero la mano del Signore era con lui.

Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: "Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni."

La traduzione letterale dell’espressione "Salvatore potente" sarebbe "corno di salvezza": il sostantivo greco kèras (κέρας), infatti, indica le corna di un animale e dà la forma a strumenti musicali che si suonavano per ricordare episodi biblici importanti, come il sacrificio di Isacco.

"E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati. Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall'alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace".

Il verbo greco episkèptomai (episkèptomai) rende l’idea di uno sguardo dall’alto che si fa vicino, come un recarsi presso qualcuno per aiutarlo. Nella Bibbia, Dio è colui che "visita" il suo popolo o singoli personaggi, come Sara o i fratelli di Giuseppe. Il sole è il simbolo del Messia che illumina i tempi messianici con il perdono e il dono della pace, come preannunciato dai profeti Isaia e Malachia. Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

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