Il Capitolo Cattedrale di Molfetta rappresenta un'istituzione ecclesiastica di lunga data, la cui storia è profondamente intrecciata con lo sviluppo della diocesi e della città stessa. Il presente saggio mira ad analizzare l’origine familiare e l’estrazione sociale dei componenti del Capitolo Cattedrale di Molfetta, attraverso la consultazione di documentazione a tutt’oggi inedita, al fine di ricostruire le relazioni che il collegio canonicale tessé con il ceto laico dirigente della città dal 1386 sino alla fine del XV secolo (1495).
Origini e Costituzione del Capitolo
La costituzione del Capitolo risale all’istituzione della diocesi di Molfetta, avvenuta dopo il 1025. Il primo vescovo di Molfetta è attestato nel 1071. Già in una pergamena del 1162 appaiono alcuni membri del Capitolo, fra cui l’arcidiacono, l’arciprete e i due primiceri, testimoniando la sua precoce organizzazione.
Nel corso dei secoli, la struttura del Capitolo subì diverse modifiche. Il vescovo Simon Alopa, nel 1386, ridusse il numero dei canonici da 36 a 24. Successivamente, furono istituite nuove figure:
- Nel 1559 fu istituito il canonico teologo.
- Nel 1593 furono istituiti il canonico sagrista e il canonico penitenziere, che furono considerati quinta e sesta dignità.
- Nel 1663 fu istituito il canonico curato.
La regolamentazione interna del Capitolo è testimoniata dalla conservazione degli statuti promulgati da diversi vescovi, tra cui Giacinto Petronio (1646), Celestino Orlandi (1772) e Achille Salvucci (1937).

Personalità Illustri del Capitolo
Numerose sono le personalità di spicco che hanno fatto parte del Capitolo Cattedrale di Molfetta, contribuendo significativamente alla vita religiosa e culturale. Tra queste, si annovera Angelo de Lacertis, il quale divenne vescovo di Molfetta nel 1484 e ottenne da Innocenzo VIII, suo predecessore sulla cattedra molfettese, il privilegio dell’immediata soggezione della diocesi alla Sede Apostolica.
Altre figure notevoli includono:
- Francesco Antonio de Luca, arcivescovo di Nazareth.
- Francesco Santoro, vescovo di Bitetto.
- Maiorano Filioli, vescovo di Caiazzo.
- Giuseppe Corrado Pansini, vescovo di Ugento.
- Giuseppe Saverio Poli, vescovo di Anglona e Tursi.
- Francesco Paolo Mastropasqua, vescovo di Nusco.
- Vitangelo Salvemini, arcivescovo di Manfredonia.
- Luigi Gagliardi, vescovo di Ischia.
Importanti furono anche Antonio de Beatis, segretario del cardinale Luigi d’Aragona; Giuseppe Maria Giovene, Sergio de Judicibus, Giovanni Panunzio, Giuseppe de Luca di Melpignano, Antonio Salvemini, Paolo Bartoli, Francesco Samarelli e molti altri canonici. Questi erano spesso impegnati nell’insegnamento presso il prestigioso Seminario Vescovile di Molfetta, soprattutto nel XIX secolo, sottolineando il ruolo intellettuale del Capitolo.
Stemma e Simbolismo Capitolare
Lo stemma capitolare ha subito un’evoluzione significativa nel tempo. Nel 1596, esso presentava l’immagine della Beata Vergine. Tuttavia, nel secolo successivo, a ricordo del privilegio dell’immediata soggezione alla Sede Apostolica concesso al vescovo e alla diocesi da Innocenzo VIII (che fu vescovo di Molfetta prima della sua elezione al soglio pontificio), lo stemma del Capitolo fu mutato.
Lo stemma attuale, conservatosi fino ad oggi, presenta uno scudo d’azzurro, al cavallo bianco, inalberato, simboleggiando probabilmente la fedeltà e la forza della Chiesa locale sotto la protezione pontificia.
La Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi: Un Contesto Allargato
La Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi (in latino Dioecesis Melphictensis-Rubensis-Iuvenacensis-Terlitiensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia, suffraganea dell'Arcidiocesi di Bari-Bitonto e appartenente alla Regione ecclesiastica Puglia. La sede vescovile è la città di Molfetta, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. Anche a Santa Maria Assunta sono dedicate le concattedrali che sorgono a Ruvo e a Giovinazzo, mentre la concattedrale di Terlizzi è dedicata a San Michele Arcangelo.
Le Origini e le Annessioni Diocesane
Le origini della Chiesa di Molfetta sono incerte, e altrettanto dibattuta è la cronotassi episcopale molfettese a causa dell'omonimia dei nomi latini di Molfetta (Melfictensis) e di Melfi (Melfiensis). Ughelli inizia la serie dei vescovi di Molfetta con il vescovo Giovanni, che prese parte al Concilio Lateranense III (1179). Holtzmann, continuatore dell'Italia pontificia di Kehr, colloca l'inizio della serie episcopale di Molfetta con il vescovo Giovanni che nel 1136 concesse a Simeone, abate del monastero della Santissima Trinità di Cava, la chiesa di San Martino di Molfetta.
Molfetta, con il suo porto, fu uno degli approdi verso la Terra Santa e gli Stati crociati. Questo favorì l'insediamento di numerose comunità religiose con i loro monasteri e ospedali, tra cui i monasteri benedettini (con gli attigui ospedali) di San Martino (1083), San Giacomo (1139), Santa Maria Maddalena (ante 1316) e dei canonici regolari (Santa Margherita, 1182), oltre ai conventi dei francescani (San Francesco, XIII secolo) e degli osservanti (San Bernardino, 1451). Non mancò la presenza dei templari (San Nicola, ante 1216), dei giovanniti (San Primo, ante 1263) e dei teutonici. Accanto a questo, la fondazione del santuario di Santa Maria dei Martiri, attestata dal diploma del 1162, accrebbe l'importanza della città.
Nel 1818, alla diocesi di Molfetta furono annessi i territori delle soppresse Diocesi di Giovinazzo e di Terlizzi. Durante il processo di unificazione italiana, la Diocesi di Molfetta rimase senza vescovi per un lungo periodo. Un evento significativo fu l'inaugurazione, il 7 novembre 1926, del Pontificio seminario regionale a Molfetta, trasferito da Lecce, dove era stato fondato nel 1908.
Note sulle Diocesi di Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi
La tradizione attribuisce a san Pietro la fondazione della comunità cristiana di Ruvo e la consacrazione del suo primo vescovo, Cleto. Nel Cinquecento, la sede episcopale di Ruvo fu retta da tre membri della famiglia de Mirto (1512-1589) che depauperarono i beni della Chiesa. Solo con i vescovi successivi si iniziò ad attuare i decreti di riforma del Concilio di Trento per Ruvo, benché il seminario, a causa della povertà economica della diocesi, non fu mai eretto.
La cattedrale di Giovinazzo risale all'epoca normanna, tra il 1150 e il 1180, e fu consacrata nel 1283, all'epoca del vescovo Giovanni II. Nella seconda metà dell'XI secolo, a Giovinazzo e nel suo territorio arrivarono i benedettini. Con la bolla De utiliori del 27 giugno 1818, papa Pio VII dispose la soppressione delle Diocesi di Giovinazzo e di Terlizzi, annettendo i loro territori a quello della Diocesi di Molfetta.
La Diocesi di Terlizzi fu eretta il 26 novembre 1749 con la bolla Unigenitus Dei Filius di papa Benedetto XIV, ricavandone il territorio dalla Diocesi di Giovinazzo, alla quale fu unita aeque principaliter il 24 aprile 1752.

La Cattedrale di Molfetta: Architettura e Restauri
La Cattedrale di Santa Maria Assunta, sede del Capitolo, ha visto nel tempo importanti interventi. Un secolo più tardi il vescovo Costantini dotò il coro dell’attuale pavimento in marmi policromi. Nel 1887, il capitolo della cattedrale ordinò il rifacimento delle coperture, realizzate su progetto dell’ingegner C. De Judicibus, e la nuova decorazione a tempera del pittore M. Nel 1899 fu realizzata infine la nuova cantoria su progetto dell’ingegner G.
La facciata della cattedrale è costruita in pietra locale ed è suddivisa in due registri. Quello inferiore è scandito da doppie paraste con capitelli corinzi che sorreggono un pronunciato cornicione. Il registro superiore, invece, è suddiviso da paraste motivate da cartigli che si alternano a piccole ed esili svecchiature, e presenta al centro una nicchia aperta in cui è collocata la statua barocca di S.
La Cura delle Anime e lo Sviluppo del Seminario
Come per altre città-diocesi della Puglia, anche a Molfetta la cura delle anime della città era affidata unicamente al capitolo dei canonici della cattedrale, che fungeva da unica parrocchia della diocesi. Questa situazione si modificò nel corso del Seicento con l'istituzione, nel 1663, della figura del "canonico curato", a cui fu affidata in forma stabile e unica la cura delle anime.
Per quanto riguarda la formazione del clero, nel 1571 il vescovo Maiorano Maiorani istituì a Molfetta un primo rudimentale seminario diocesano. I limiti di questa iniziativa si devono soprattutto ai problemi finanziari. La costituzione canonica di un seminario completo giunse nel 1714 durante l'episcopato di Fabrizio Salerno (1714-1754), ma fu approvata dalla Congregazione del Concilio solo nel 1725 e il possesso dei locali del seminario fu effettuato nel 1726.
Lo stesso vescovo Maiorano Maiorani (1566-1597) fu il primo, dopo molto tempo, a risiedere stabilmente in sede, in ottemperanza alle decisioni del Concilio di Trento. Sul finire del Settecento, si rese necessario un riassetto delle strutture e dell'organizzazione diocesana. Il 5 febbraio 1799, la rivoluzione scoppiò a Molfetta con la predicazione di un prete repubblicano, che venne ucciso dal popolo scandalizzato, evidenziando il clima di cambiamento e tensione dell'epoca.
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