La figura artistica di Francesco De Gregori è spesso associata alla memoria, un tema ricorrente e poliedrico nella sua vasta produzione musicale. Non si tratta di una memoria univoca, ma di "infinite memorie": quella che permette di affrontare la quotidianità, quella che definisce la nostra identità personale, e quella che sta alla base di ogni forma d’arte e narrazione.
La Memoria tra Storia e Soggettività nell'Arte di De Gregori
Per De Gregori, l'artista si nutre della memoria, un processo che in realtà accade a tutti. Tuttavia, la memoria umana non si limita a fotografare i fatti, ma li rielabora continuamente, intersecandosi con la memoria del mondo e con la Storia. La nostra generazione ha assistito a eventi epocali - da Woodstock alla caduta del Muro, dall'uomo sulla Luna al sequestro Moro, da piazza Fontana alle Twin Towers e la morte di Pasolini - eppure i ricordi individuali raramente coincidono del tutto con le ricostruzioni "ufficiali".
La memoria soggettiva, espressa ad esempio nei diari, scompagina ogni oggettivizzazione del passato. Un individuo vi scrive la propria storia, e la Storia che lo circonda, con il suo linguaggio e la sua parzialità, rivendicando la non oggettività dell'operazione. Se lo storico ha doveri di obiettività, De Gregori sottolinea che il mondo è sempre oggetto di interpretazione, e ogni interpretazione, in quanto soggettiva, può essere sgradita. Questo vale per eventi "leggeri" come Woodstock, ma anche per concetti più profondi come la Resistenza, portando al tema del revisionismo.
De Gregori non considera la parola "revisionismo" necessariamente negativa, ma anzi "rischiata". La Storia è "revisionabile"; uno storico deve sentire la necessità di rinnovare il proprio archivio, anche intellettuale. L'oggettività assoluta è per lui una chimera o, peggio, un tentativo di inventare una Storia paradigmatica ispirata alle esigenze dei gruppi dominanti. La Storia è spesso scritta dai vincitori o da chi sa scrivere. La revisione della Storia può spiazzare o disturbare, ma è un processo intrinseco alla comprensione del passato.

In questo contesto, l'artista può "narrare" meglio di altri la verità storica, proprio perché, in qualche misura, può inventarla. Un'opera come Guernica o un libro come La storia di Elsa Morante assolvono a questo ruolo, emancipando l'artista dal ruolo di notaio della memoria prevalente. Tuttavia, ciò non assolve l'artista da ogni responsabilità, e il politicamente corretto non deve mai prevalere sul rigore scientifico e sull'onestà intellettuale nella ricerca storiografica.
"Gesù Bambino e la Guerra": Un Inno alla Complessità
Nell'ambito di queste riflessioni sulla memoria e la storia, De Gregori menziona una sua vecchia canzone: "Gesù Bambino e la guerra". Il testo del cantautore romano, pubblicato nel 1974, è ricco di immagini e descrive la violenza in tutte le sue forme. Come spiegato da Enrico Deregibus, biografo dell'artista, la canzone evoca la "violenza da cui fuggire, come San Giuseppe, verso un Egitto metaforico, cercando un altro tipo di società".
Un verso in particolare racchiude un desiderio potente: "quando questa guerra sarà finita, fa’ che non la ricordi nessuno". Questa frase solleva la questione se a volte non ricordare tutto possa essere un bene, interrogando il ruolo della memoria collettiva. La memoria storica è l'anima di un popolo, ma non deve diventare rituale o svuotarsi di significato. Non è una clava da brandire contro l'avversario politico, ma un momento fondante e unificante di una società.
Perché Gesù è nato? Il vero significato del Natale spiegato ai bambini
Il significato della figura di "Gesù Bambino" in questo contesto va oltre l'innocenza tradizionale. L'artista spesso utilizza figure sacre per esplorare la complessità umana e storica. Un frammento testuale significativo, che può essere associato a questa tematica, recita: "Nella tua stanza, sotto il ritratto di Sturzo,/ il crocifisso ti faceva l’occhiolino e tu pregavi con la faccia sul cuscino,/ un po’ di pane e un po’ di vino./ E nella chiesa l’incenso che brucia se ne va,/ che lingua parla l’agnello che oggi morirà?". Questa visione si collega, paradossalmente, al messaggio di Gesù Cristo: "Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada" (Mt 10,24). Questo suggerisce una figura di Gesù non edulcorata, ma inserita in un contesto di conflitto e verità scomoda, che riflette la violenza descritta nella canzone di De Gregori.

L'Attualità dei Temi
I testi di Francesco De Gregori, come quelli raccolti nel volume "Francesco De Gregori. I testi" a cura di Enrico Deregibus, dimostrano connessioni profonde con il nostro tempo. La sua capacità di descrivere situazioni di incertezza, come quella della pandemia globale, rende alcuni passaggi delle sue opere inquietanti e veritieri. Frasi come "sei fuori dalle spese e ti ci devi abituare" o "è gente come te e me o sono numeri da scaricare?" assumono oggi un significato ancora più potente, richiamando la modellizzazione matematica di eventi critici dove le persone rischiano di diventare "numeri da scaricare".
De Gregori evidenzia come la memoria selettiva sia un dono per gli uomini, un processo continuo di organizzazione dei ricordi secondo criteri "profondi e misteriosi", che rende la vita poetica e ci consente di raccontarla. In tempi "cupi, infodemici", la musica dei cantautori, che "contengono moltitudini", può fungere da motore per evitare le insidie e indicare una possibile strada da percorrere, mantenendo viva una memoria condivisa che, pur potendo essere scomoda, è essenziale per l'orientamento di una società nel futuro.