La Lettera Apostolica Desiderio Desideravi di Papa Francesco, pubblicata il 29 giugno 2022, si propone di raggiungere tutti per condividere riflessioni sulla Liturgia, dimensione fondamentale per la vita della Chiesa. Questo documento, sebbene non intenda trattare la questione in modo esaustivo, offre spunti di riflessione circa la necessità di una «seria e vitale formazione liturgica» del popolo di Dio, affinché possa attingere costantemente «a quella che da sempre è la fonte prima della spiritualità cristiana»: la Sacra Liturgia.

Il Desiderio Ardente di Gesù nell'Ultima Cena
Il cuore della riflessione liturgica si radica nelle parole di Gesù: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione» (Lc 22,15). Pietro e Giovanni erano stati mandati a preparare per poter mangiare la Pasqua, ma, a ben vedere, tutta la creazione e la storia sono una grande preparazione di quella Cena. A quella Cena nessuno si è guadagnato un posto, tutti sono stati invitati, o, meglio, attratti dal desiderio ardente che Gesù ha di mangiare quella Pasqua con loro. Egli sa di essere l’Agnello di quella Pasqua, sa di essere la Pasqua. Questa è l’assoluta novità di quella Cena, la sola vera novità della storia, che la rende unica e per questo “ultima”, irripetibile.
Il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono invitati al banchetto di nozze dell’Agnello (Ap 19,9). Per accedervi occorre solo l’abito nuziale della fede che viene dall’ascolto della sua Parola (cfr. Rm 10,17): la Chiesa lo confeziona su misura con il candore di un tessuto lavato nel Sangue dell’Agnello (cfr. Ap 7,14). Non dovremmo avere nemmeno un attimo di riposo sapendo che ancora non tutti hanno ricevuto l’invito alla Cena o che altri lo hanno dimenticato o smarrito nei sentieri contorti della vita degli uomini. Per questo il Papa ha detto che «sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (Evangelii gaudium, n. 27). La ragione prima di ogni nostra partecipazione alla Messa è che siamo attratti dal desiderio che Cristo ha di noi.

La Liturgia come Incontro con il Risorto
Il contenuto del Pane spezzato è la croce di Gesù, il suo sacrificio in obbedienza d’amore al Padre. Se non avessimo avuto l’Ultima Cena, vale a dire l’anticipazione rituale della sua morte, non avremmo potuto comprendere come l’esecuzione della sua condanna a morte potesse essere l’atto di culto perfetto e gradito al Padre, l’unico vero atto di culto. In ogni Eucaristia facciamo memoria di ciò che gli Apostoli avrebbero potuto vedere nella croce di Gesù: “corpo offerto” e “sangue versato”.
Fin da subito la Chiesa è stata consapevole che non si trattava di una rappresentazione, fosse pure sacra, della Cena del Signore. La Liturgia ci garantisce la possibilità di un incontro vero con il Signore Gesù. Non serve un vago ricordo dell’Ultima Cena: abbiamo bisogno di essere presenti a quella Cena, di poter ascoltare la sua voce, mangiare il suo Corpo e bere il suo Sangue. Nell’Eucaristia e in tutti i sacramenti ci viene garantita la possibilità di incontrare il Signore Gesù e di essere raggiunti dalla potenza della sua Pasqua.
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Il Battesimo e l'Incorporazione in Cristo
Il nostro primo incontro con la sua Pasqua è il battesimo. Non è un’adesione mentale al suo pensiero o la sottoscrizione di un codice di comportamento, ma l’immergersi nella sua passione, morte, risurrezione e ascensione. La preghiera di benedizione dell’acqua battesimale rivela che Dio ha creato l’acqua proprio in vista del battesimo, riempiendola del movimento del suo Spirito, usandola per rigenerare l’umanità nel diluvio e per la liberazione nel Mar Rosso, consacrandola nel Giordano e mescolandola con il sangue di suo Figlio. È in quest’acqua che siamo stati immersi perché, per la sua potenza, potessimo essere innestati nel Corpo di Cristo e con Lui risorgere alla vita immortale.
Come ricordato dal Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium, n. 5), dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa. Senza questa incorporazione non vi è alcuna possibilità di vivere la pienezza del culto a Dio, poiché l’unico atto di culto perfetto è l’obbedienza del Figlio la cui misura è la sua morte in croce. L’unica possibilità per partecipare alla sua offerta è quella di diventare figli nel Figlio.
La Liturgia come Antidoto alla Mondanità Spirituale
Il Papa ha più volte messo in guardia rispetto ad una pericolosa tentazione per la vita della Chiesa, la «mondanità spirituale», che si esprime nel neo-gnosticismo e nel neo-pelagianesimo. Il primo riduce la fede cristiana in un soggettivismo che chiude l’individuo «nell’immanenza della propria ragione o dei suoi sentimenti» (Evangelii gaudium, n. 94). Il secondo annulla il valore della grazia per confidare solo sulle proprie forze, dando luogo «ad un elitarismo narcisista e autoritario» (Evangelii gaudium, n. 95). La Liturgia è, per sua stessa natura, l’antidoto più efficace contro questi veleni.
- Contro lo Gnosticismo: La celebrazione liturgica ci libera dalla prigione di una autoreferenzialità nutrita dalla propria ragione o dal proprio sentire. L’azione celebrativa non appartiene al singolo ma a Cristo-Chiesa, alla totalità dei fedeli uniti in Cristo. La Liturgia non dice “io” ma “noi” e ci conduce, insieme, dentro il mistero.
- Contro il Neo-Pelagianesimo: La celebrazione liturgica ci purifica proclamando la gratuità del dono della salvezza accolta nella fede. Partecipare al sacrificio eucaristico non è una nostra conquista, ma il dono della Pasqua del Signore che, accolto con docilità, fa nuova la nostra vita. Non abbiamo altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo (cfr. Gal 6,14).
La Formazione Liturgica e la Bellezza della Celebrazione
Il Concilio Vaticano II e il movimento liturgico che l’ha preceduto hanno riscoperto la comprensione teologica della Liturgia e la sua importanza nella vita della Chiesa. I principi enunciati dalla Sacrosanctum Concilium continuano a essere fondamentali per la promozione di quella «partecipazione piena, consapevole, attiva e fruttuosa» alla celebrazione (cfr. Sacrosanctum Concilium, nn. 11, 14), «prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano» (SC, n. 14).
Papa Francesco invita tutta la Chiesa a riscoprire, custodire e vivere la verità e la forza della celebrazione cristiana, affinché la bellezza del celebrare non venga deturpata da una superficiale comprensione del suo valore o da una sua strumentalizzazione ideologica. La continua riscoperta della bellezza della Liturgia non è la ricerca di un estetismo rituale fine a se stesso, ma lo stupore per il mistero pasquale che si rende presente nella concretezza dei segni sacramentali.
Ogni aspetto del celebrare va curato - spazio, tempo, gesti, parole, oggetti, vesti, canto, musica - e ogni rubrica deve essere osservata. Questo è fondamentale per evitare di derubare l’assemblea di ciò che le è dovuto: il mistero pasquale celebrato nella modalità rituale che la Chiesa stabilisce. Lo stupore di cui si parla non è smarrimento di fronte a un rito enigmatico, ma meraviglia per il fatto che il piano salvifico di Dio ci è stato rivelato nella Pasqua di Gesù e la cui efficacia continua a raggiungerci nella celebrazione dei sacramenti.

Il Canto Liturgico e la Musica Sacra
Il canto, la musica e l'organo nella Liturgia sono elementi che rendono esplicita e manifesta la bellezza della Parola di Dio che si fa preghiera, della presenza di Cristo come oggetto del nostro canto, e dell’adesione del cuore all’amore salvifico di Dio. Come afferma il Papa, «La bellezza, come la verità, genera sempre stupore e quando sono riferite al mistero di Dio, porta all’adorazione» (n. 27). Il servizio del canto e della musica è essenziale per l'innalzamento delle menti alle cose celesti.
È urgente una profonda catechesi musicale, che attraverso i tesori della Scrittura, dei Padri e dell’arte dei compositori, possa far sì che la musica diventi nuovamente «nostra preghiera», sia nella partecipazione al canto che nell’ascolto contemplativo. Questa è la vera actuosa participatio, quando tutto il nostro essere aderisce a Dio con un volontario e libero assenso d’amore. La Sacrosanctum Concilium (n. 34) offre una linea-guida attuale: «I riti splendano per nobile semplicità; siano chiari per brevità ed evitino inutili ripetizioni; siano adatti alla capacità di comprensione dei fedeli e non abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni».

Il Ruolo del Desiderio nella Vita Cristiana
Il concetto di desiderio riveste un ruolo importante nella teologia, in particolare nella teologia paolina, a motivo del suo stretto legame con il cuore, sede dei desideri e delle opzioni fondamentali dell’essere umano. I Vangeli sinottici mostrano Gesù soggetto di sentimenti e di desideri, con Luca che sottolinea la sua esclamazione: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49). Le parole di Gesù «ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi» (Lc 22,15) usano il verbo greco epithumeo, che significa “bruciare dal desiderio”, rivelando il suo desiderio fondamentale di dare la vita per i propri amici e restare per sempre nel mondo attraverso il sacramento del pane e del vino.
Nella tradizione ebraico-cristiana, il desiderio di Dio è una verità fondamentale sulla condizione umana. Il Salmo 42, ad esempio, descrive i sentimenti degli esuli che anelano il ritorno in patria e la possibilità di esercitare liberamente il culto religioso, intrecciato con un desiderio più grande: «L’anima mia ha sete del Dio vivente quando verrò e vedrò il volto di Dio?». Similmente, il Salmo 63 testimonia come il desiderio di Dio possa superare in intensità e passione il desiderio di tante realtà umane, affermando che «Il tuo amore vale più della vita».
Il Cantico dei Cantici, cantando l’amore reciproco tra un uomo e una donna, si propone come metafora dell’amore di Dio per il suo popolo e dell’amore dell’anima che cerca Dio, disposta a tutto pur di trovarlo e, una volta trovato, di non perderlo più. In contrasto con questi desideri sacri, la narrazione della Genesi (capitolo 3) illustra la tentazione umana di desiderare qualcosa di precluso per accedere a privilegi non posseduti, non condannando il desiderio in sé, ma la messa in sospetto della bontà originaria di Dio.
L'Irreversibilità della Riforma Liturgica e la Necessità della Formazione
Il Papa Francesco ha affermato con sicurezza e autorità magisteriale che la riforma liturgica è «irreversibile». La Desiderio Desideravi chiarisce che l’unica lex orandi vigente sono i libri liturgici promulgati dopo il Concilio Vaticano II. Non si tratta di ripensare la riforma liturgica, ma di interrogarsi su come essa sia intesa e vissuta, verificando se la prassi celebrativa rispetti i criteri che l'hanno ispirata e alimenti un’esperienza autentica di Chiesa, anziché scoraggiare la partecipazione dei battezzati.
Il testo invita ad abbandonare le polemiche per ascoltare insieme «che cosa lo Spirito dice alla Chiesa», custodire la comunione e continuare a stupirsi per la bellezza della Liturgia. La non accoglienza della riforma e una superficiale comprensione del suo valore teologico ed ecclesiologico impediscono di crescere nella capacità di vivere in pienezza l'azione liturgica e di stupirsi di ciò che accade nella celebrazione. Per questo, abbiamo ancora e sempre bisogno di una seria e vitale formazione liturgica, che ci permetta un incontro vitale con Cristo.