Da secoli, la figura di Maria, madre di Gesù, ha ispirato un’infinità di espressioni artistiche e devozionali. Tra queste, un posto speciale occupano i canti a lei dedicati, un patrimonio spirituale e culturale che attraversa epoche e tradizioni. Le origini di questi canti si perdono nella notte dei tempi, poiché già nei primi secoli del cristianesimo si elevavano inni e preghiere a Maria, riconoscendone il ruolo unico nel piano di salvezza. La figura di Maria, i dogmi, i misteri e le solennità liturgiche a Lei dedicate sono stati nel corso dei secoli oggetto privilegiato della contemplazione lirica di poeti e musicisti.
Come afferma Gregorios III, patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, in una sua prefazione, l’insieme di questi canti è «una piccola enciclopedia mariana». «Maria - prosegue - è nel cuore della devozione popolare, lei è sempre presente in ogni preghiera ed in ogni celebrazione liturgica orientale». Il canto a Maria ha origini lontane, che si rifanno ai primi secoli dell’era cristiana, e si contano quasi duemila canoni in onore della Madonna.

Le Origini e le Diverse Categorie di Canti Mariani
Si possono distinguere diverse categorie di canti mariani. Alcuni sono profondamente radicati nella liturgia, come l'antico e solenne “Salve Regina”, il gioioso “Regina Caeli” del tempo pasquale, o il sublime “Magnificat”. Quest'ultimo è un cantico di lode che Maria stessa intonò durante la Visitazione, e ne esistono famose opere corali come quella di Bach, che è l'inno alla Vergine che si canta al Vespro.
Insieme a questi canti liturgici, è fiorita una ricca tradizione popolare. Questi canti, spesso legati a particolari santuari o festività mariane, raccontano storie di grazie ricevute, di protezione invocata e di una presenza rassicurante nella vita quotidiana. Certamente, tralasciando le antifone cantate in gregoriano, non potevano mancare canti dedicati alla Vergine Maria.
La Devozione al Santo Nome di Maria e i Canti Acrostici
La devozione al Santo Nome di Maria nacque come pia pratica nella Spagna medievale, dove si ebbero i primi canti specificamente collegati a essa. La festa liturgica del Santo Nome di Maria venne istituita da Giulio II nel 1513 per la diocesi di Cuenca (Spagna) e fissata al 12 settembre. Proprio in questo giorno, nel 1681, il re di Polonia Giovanni Sobieski sconfisse i turchi che assediavano Vienna, liberando la città. Per riconoscenza alla Madre di Dio, Papa Innocenzo XI estese la solennità a tutta la Chiesa, portandola però alla domenica successiva, l’8 settembre. In seguito, Pio X la riportò al 12 settembre.
Le "Cantigas de Santa Maria" di Alfonso X il Saggio
Tra le 427 Cantigas de Santa Maria, la grande raccolta di canti mariani curata dal re Alfonso X il Saggio intorno al 1280, la numero 70 ha il titolo "Nel nome di Maria vi sono cinque lettere e non più". Questa frase forma anche il ritornello, alternato alle cinque quartine di cui consta il testo. Le iniziali delle strofe sono l’acrostico del nome Maria, e in ogni quartina si citano le doti della Madonna che iniziano con la stessa lettera:
- Nella M ella è nostra Madre, la Migliore di tutta l’umanità, ma anche Capo (Maior in spagnolo) di essa ed esempio di Mitezza e Mansuetudine.
- Poi con A ella è per noi Amica e Avvocata, da noi Amata e Adorata e Posta sopra di noi (Aposta).
- Con R iniziano Radice, Ramo, Rosa e Regina del mondo.
- I significa che ella ci mostra Gesù (Jesu) Cristo, Giusto Giudice (Justo Juiz).
- L’ultima quartina dice letteralmente: «“A” vuol dire che noi Avremo e Concluderemo (Acabaremos) tutto quello che chiederemo a Dio per mezzo suo».
La melodia di questa Cantiga, in primo modo gregoriano trasportato di una quinta, è enfatica, con alcuni slanci al mi superiore, da cui traspare una fiducia entusiastica.

Acrostici Precedenti e Successivi
Precedente alle Cantigas era l’uso devozionale del domenicano Giordano di Sassonia (1190-1237), successore di san Domenico come superiore dell’ordine. Giordano recitava preghiere e salmi in modo da formare l’acrostico di Maria, nell’ordine: Magnificat, Ad Dominum (salmo 119), Retribue servum tuum (salmo 118), In convertendo (salmo 125), Ad te levavi (salmo 122).
Al Nome di Maria è poi dedicata la lunga Ave Maria del monaco di Salisburgo, composta da questo anonimo religioso, buon poeta e musicista, intorno al 1440. È una litania di 23 versi, che iniziano con le lettere dell’alfabeto e costituiscono un elenco degli attributi della Madre di Dio. All’A si dice: «Ave, creatura splendida, figura angelica; Dio stesso t’ha dato questa natura». Alla M: «Maria, noi ti adoriamo: dacci un poco della tua immensa bontà e fa che dai mali di questo terra possiamo volgere lo sguardo al cielo, a contemplare la tua immagine». Musicalmente la sequenza è già un esempio di composizione rinascimentale: temi diversi si alternano anticipando la polifonia del secolo successivo.
Canti Mariani Popolari e Compositori
La tradizione dei canti mariani si è arricchita nel tempo con numerose composizioni popolari e d'autore.
Sant'Alfonso Maria de Liguori: "Maria che dolce nome" e "O bella mia speranza"
Nel 1732, Sant’Alfonso Maria de Liguori (1696-1787) compose melodia e testo di “O bella mia speranza”. Lo stesso santo scrisse una bella canzone intitolata Maria che dolce nome. Le otto brevi quartine rimate che la compongono sono un inno di affidamento alla Madonna. La prima strofa recita: «Maria, che dolce nome / tu sei per chi t’intende; / beato chi ti rende / amore per amor». La seconda svolge il pensiero di fondo: «Se avrò Maria sul labbro / un bel pensier mi dice / ch’io pur sarò felice / se avrò Maria sul cuor». Ritorna poi il tema, frequente nel Settecento, della lotta contro il male: la Madre di Dio è scudo contro «l’infernal nemico» e nel suo «nome amato» ritrova «la dolce speme, il porto / il giusto e il peccator». Il devoto morirà in pace se avrà Maria sul labbro e nel cuore. La semplice e festosa melodia ebbe notevole successo fino a pochi decenni fa.
Canti religiosi - MARIA CHE DOLCE NOME
La Tradizione Redentorista e "O dolce nome, Maria, Maria"
O dolce nome, Maria, Maria è un’altra canzone, proveniente dai seguaci di sant’Alfonso, i Redentoristi. L’autore è sconosciuto, ma la composizione dovrebbe risalire agli inizi dell’Ottocento. In otto quartine a rima baciata, il fedele assume un atteggiamento simile a quello della precedente canzone: l’affidamento completo a Maria, chiedendone la vicinanza e l’aiuto nelle difficoltà della vita. La prima strofa recita: «O dolce nome Maria, Maria / speme e conforto dell’alma mia / col cuor sul labbro finché vivrò / o dolce nome, t’invocherò». L’affinità con la canzone di sant’Alfonso induce a vederne qui una parafrasi, in forma più poetica, con frequenti richiami alla natura. «Allor che l’alba rimena il giorno / allor che il sole fa in mar ritorno» il fedele invocherà il “dolce Nome”. Con un’altra immagine, il devoto si paragona a una nave che può smarrirsi «nel mar crudele di questa vita». Ma Maria è «la stella che fuga i venti / che doma e placa l’onde frementi / che mille e mille navi salvò» e di lei si chiede l’intervento. Una fiduciosa invocazione conclude la preghiera: quando il fedele sarà arrivato ai confini del vivere non temerà «del fier nemico le insidie e i danni» perché invocherà il dolce Nome di Maria. Nonostante l’indubbio valore poetico e la gradevole melodia, il canto ebbe solo scarsa diffusione, ma è rimasto nella tradizione redentorista.
"Nome dolcissimo, nome d’amore": Due Versioni
Nome dolcissimo, nome d’amore è la più popolare tra le canzoni dedicate al Santo Nome di Maria. Fu composta nel 1920 da monsignor Andrea Castelli (1876-1970), valido organista e compositore, mentre il testo è opera di Don Pietro Rigosa (1889-1968). Questa prima strofa, «Nome dolcissimo, nome d’amore, tu sei rifugio al peccatore / fra i cori angelici è l'armonia, Ave Maria, Ave Maria», si diffuse in tutta Italia, sebbene da varie parti si aggiunsero strofe eterogenee. Nella versione originale, alla prima seguono altre tre strofe, ognuna di tre versi con un quarto che fa da ritornello, ripetendo l’incipit dell’Ave Maria. La Madre del Salvatore è onore al suo popolo e a lei s’inchinano la terra e il cielo. Una preghiera conclude il canto: «Dal ciel benigna riguarda a noi, / materna mostrati ai figli tuoi; / ascolta, o Vergine, la prece pia. Ave Maria, Ave Maria».
Circa un secolo prima, il musicista romano Gaetano Capocci (1811-1898) aveva composto un’altra canzone con il medesimo titolo: «Nome dolcissimo, nome d’amore / possente balsamo al mio dolore / solo rifugio dell’alma mia / Ave Maria». La difficoltà della melodia, elaborata con qualche cromatismo, ne frenò la diffusione.
Altri Canti Popolari e Liturgici
Non possiamo dimenticare un inno cantato in occasione della solennità dedicata alla Vergine: “O Santissima”. L’autore è sconosciuto, ma nel 1792 il testo fu pubblicato da un giornale britannico “Europe Magazine e London Review”. Le prime parole si trovano in un’iscrizione nella Cattedrale di Spira dedicata ai Santi Stefano e Maria, in Germania, e risale al X secolo. Secondo altre fonti, nel XV secolo la melodia era già conosciuta come l’inno dei marinai siciliani.
Nel periodo che comprende gli anni 1940-1950, il canto mariano popolare trovò diversi autori che cercarono di richiamare l’attenzione dei fedeli e dei pellegrini. Ricordiamo “Quando nell’ombra cade la sera” di autore ignoto e “Odo suonar la squilla della sera”, su testo di Nicola Pietrogiovanna. Tra i canti più recenti, spiccano il famoso “Santa Maria del Cammino” di Juan Antonio Espinosa, scritto nel 1973 e divenuto celebre in Italia, e “Giovane Donna” del 1976, su testo di L. Scaglioni e musica di L. [autore omesso per mancanza di informazioni complete nel testo originale].