Ogni inno nazionale possiede una storia complessa che abbraccia il suo testo, la melodia e le influenze politiche. L'Hatikvà, l'inno dello Stato d'Israele, non fa eccezione a questa regola.
L'Origine del Testo: Naftali Herz Himber e la Poesia "Tiqwatenu"
Il testo dell'Hatikvà fu scritto da Naftali Herz Himber, nato nel 1856 a Złoczów, in Galizia, all'epoca parte dell'Impero Austro-Ungarico e oggi situata in Ucraina. Fin dall'infanzia, Himber si distinse per le sue notevoli capacità espressive nella lingua ebraica. La sua vita fu caratterizzata da viaggi avventurosi, tanto da essere definito "il primo beatnik ebreo".
La sua poesia, intitolata "Tiqwatenu" (La Nostra Speranza), fu composta nel 1877 a Iaşi, in Romania, città che in seguito fu teatro di un tragico pogrom nel 1941 e che ora funge da rifugio per i profughi ebrei dalla guerra in Ucraina. Tra il 1882 e il 1889, Himber visse con continui spostamenti in Terra d'Israele, mentre le sue poesie venivano pubblicate (1886) e acquisivano popolarità nei primi insediamenti agricoli del movimento Bilu. Successivamente emigrò negli Stati Uniti, dove morì povero a New York nel 1909 a causa dell'alcolismo cronico.
L'inno che si canta oggi corrisponde alla prima strofa, con il suo ritornello, di una poesia originariamente composta da varie strofe. Come nella classica poesia ebraica, le parole sono profondamente influenzate dalla lingua della Bibbia. L'idea principale della poesia, prima ancora della sua lingua, è ispirata dalla profezia contenuta nel capitolo 37 di Ezechiele. In questo passaggio, il profeta vede una valle disseminata di ossa e viene invitato a parlare loro; esse si ricompongono in scheletri, poi in corpi completi e infine risorgono.
Per lungo tempo è esistito un dubbio sull'opportunità di includere la parola "bat" (figlia); esistono infatti versioni antiche della poesia senza di essa, ma ora è ufficialmente presente. La struttura metrica e la rima ABAB sono state mantenute. È evidente una differenza nel contenuto tra la versione originale e quella aggiornata: in quest'ultima, l'indipendenza ha assunto un'importanza maggiore rispetto al semplice ritorno.

La Nascita della Melodia: Samuel Cohen e le Sue Radici
Fu subito ritenuto opportuno trovare una melodia per le parole che esprimevano in modo così calzante la spiritualità del primo movimento di insediamento ebraico. Ci furono diversi tentativi, inclusa la creazione di una melodia originale, diversa per ogni strofa, o l'adattamento a una canzone patriottica prussiana. Tuttavia, la soluzione che ottenne un'ampia accoglienza fu quella proposta da Samuel Cohen, un diciottenne emigrato dalla Bessarabia con una certa esperienza musicale. Nel 1886, Cohen ebbe l'idea geniale di utilizzare un canto popolare rumeno, conosciuto con vari nomi e testi, in particolare quello di "Carul cu boi" ("Carro con i buoi"), che si adattava alla metrica della poesia "come un guanto".
Radici Musicali Profonde: Dal "Ballo di Mantova" alla Sefardita
Alcuni storcono il naso e faticano ad ammettere l'origine contadina popolare della melodia, il che ha portato ad ampliare le ricerche musicali. Il quadro che ne emerge è complesso. Esiste una melodia italiana rinascimentale, il "Ballo di Mantova", musicata con testi differenti, il cui più noto è "Fuggi, fuggi, fuggi da questo cielo", attribuita a Giuseppino del Biado. C'è chi ha supposto che la melodia a sua volta derivi da un canto ebraico, sefardita o italo-sefardita, che accompagnava il "tiqqùn hatal", la preghiera per la rugiada recitata durante la preghiera di musàf del primo giorno di Pèsach. Questa è una preghiera solenne, e basti pensare che nel tempio spagnolo di Roma alcuni brani vengono cantati con la melodia dello Yafùtzu, e quella dell'Hatikvà si adatterebbe bene.
Dal Rinascimento italiano, il "Fuggi fuggi" si diffuse in Europa seguendo due canali distinti: quello popolare, che ritroviamo poi in Romania, e quello colto. Mozart lo citò nell'ottava variazione delle sue "Dodici Variazioni in Do maggiore su 'Ah vous dirai-je, Maman'" (K. 265), e pare che da lì il musicista ceco Smetana l'abbia ripreso nella sua celebre composizione "La Moldava". La melodia, dunque, sopravvive anche in aree non ebraiche.
Storia della Musica - I. Antichità
Diffusione e Ufficializzazione dell'Inno
L'inno si diffuse rapidamente nei primi insediamenti e iniziò a essere conosciuto anche nella Diaspora. Già dal primo Congresso Sionista del 1897, fu intonato da alcuni partecipanti, mentre veniva bandito un concorso pubblico per la scelta di un inno per il movimento, che però non giunse a una conclusione. Nel Congresso del 1903, quando fu discusso il controverso progetto Uganda (proposta di stabilire una patria ebraica in Uganda), gli oppositori usarono l'inno per sottolineare il loro anelito verso Sion. Dal 1907, i lavori congressuali si conclusero regolarmente con il canto dell'inno; tuttavia, la sua accettazione ufficiale avvenne solo nel 1933. Per un lungo periodo, gli insediati in Israele gli preferirono il "Techezaqna" sulle parole di Bialik.
Nello Stato d'Israele, l'Hatikvà fu subito adottato come inno nazionale al momento stesso della dichiarazione d'indipendenza da parte di Ben Gurion, sebbene una legge formale sarebbe stata promulgata solo molti anni dopo. Lo stesso Ben Gurion, nel 1958, emanò una disposizione rigorosa per il mantenimento dell'inno, dopo aver assistito a un'esecuzione musicale in cui ogni musicista aveva suonato in maniera disordinata.
Le Critiche e le Controversie sull'Hatikvà
Come accade in tutto il mondo, ogni inno nazionale è soggetto a costanti critiche di vario tipo. L'Hatikvà è criticata dai Charedim per principio e per l'assenza di riferimenti a Hashèm (Dio); dagli ebrei orientali, per il suo carattere "occidentale" (l'ebreo guarda a Oriente, ma dove guardano gli ebrei persiani e iracheni?); dalle femministe per l'aspetto sessista (la parola yehudì, "ebreo", è maschile, e non compare la sua controparte femminile yehudià); e dagli israeliani non ebrei per la nazionalità ebraica dell'inno, in uno Stato dove esistono altre nazionalità riconosciute. Le polemiche sono sempre state presenti.
L'Hatikvà in Italia: Tra Sionismo e Contesti Liturgici Ebraici
È utile ricordare cosa accadde in Italia, specialmente negli anni '30, quando la polemica contro i Sionisti fu molto accesa. A Firenze, erano riusciti a introdurre la melodia dell'Hatikvà nella tefillà (preghiera ebraica), cantandoci l'Haskivenu (una preghiera liturgica). Talvolta si verificarono compromessi imbarazzanti. In una cerimonia del 1934 per commemorare la vittoria del 4 novembre e i caduti, al Tempio di Firenze si cominciò con la Marcia Reale, quindi Giovinezza, l'apertura dell'Aròn (Arca Sacra) con il Va' pensiero e, alla fine, il discorso del rabbino e l'Hatikvà. Il rabbino in questione era Elia Artom, il quale era almeno riuscito a far passare quest'ultimo brano; sarebbe stato lui l'autore dell'Hanissìm di Yom haAtzmaut (preghiera speciale per il Giorno dell'Indipendenza d'Israele) che è diffuso nelle Sinagoghe italiane.
Tra i principali promotori del sionismo in Italia ci fu il rabbino David Prato, che si distingueva anche per una bella voce. Di lui possediamo una commovente registrazione del 1930, quando era rabbino capo ad Alessandria d'Egitto, in cui canta l'Hatikvà.