Il Significato del Canto di Adorazione Eucaristica "Adoramus Te Domine"

Il canto di adorazione eucaristica, in particolare espressioni come "Adoramus Te Domine" e inni come "Adoro te devote", sono pilastri della devozione cattolica. Essi esprimono una profonda venerazione per la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia e ne svelano il significato teologico e spirituale, che si radica nel mistero pasquale e si estende alla vita del credente.

"Adoramus Te, o Christe": Origine e Contesto

L'espressione latina "Adoramus Te, o Christe" significa "Ti adoriamo, o Cristo". Queste parole sono al centro di un canto di profonda venerazione, spesso utilizzato nelle pratiche di adorazione eucaristica e durante la Via Crucis. Il motivo è che questo canto sottolinea il rapporto tra la Crocifissione e la Risurrezione di Gesù.

In questa antifona continua il movimento dinamico verso la Pasqua. Come il Nos autem sottolinea il rapporto tra Ultima Cena e morte in Croce di Gesù, il Crucem tuam sottolinea il rapporto tra Crocifissione e Risurrezione: "Adoriamo la Croce, e in essa, come in trasparenza, gli occhi della fede vedono già la Risurrezione, che lodiamo e glorifichiamo". Attraverso il legno della croce infatti, venit gaudium in universo mundo, la gioia è venuta in tutto il mondo.

illustrazione di una croce gemmata, simbolo della risurrezione

Questo in epoca antica era visibile anche a livello pratico, perché la croce che veniva svelata il Venerdì Santo non presentava il Cristo morto, ma era una croce gemmata, gloriosa, che già figurava la vittoria di Cristo sul male, sulla morte. Infatti il Venerdì Santo è giorno regale, è il giorno in cui possiamo contemplare la gloria del Cristo Crocifisso, una gloria paradossale, ma tanto splendente da rendere opaco, privo di luce, tutto ciò che vi era intorno ("si fece buio su tutta la terra", Mt 27,45).

Con la Croce, Cristo compie il suo supremo atto Sacerdotale e Regale: impetra al Padre pietà per noi, e decreta la fine della nostra schiavitù dal peccato, redenta dal suo sangue. Ecco il mistero mirabile del Golgota.

Il Mottetto di Quirino Gasparini

Il canto "Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo" è una preghiera cantata nel bellissimo mottetto di Quirino Gasparini (1721-1778). Questo mottetto, in do minore, è in polifonia "a cappella", a quattro voci dispari: soprani, contralti, tenori, bassi. Dopo un inizio solenne e omofonico (tutte le sezioni procedono unite), per dare il senso dell'adorazione (Adoramus te Christe, et benedicimus tibi), lo stile diventa contrappuntistico, con il continuo muoversi delle parti in maniera imitativa, che dà al canto un tono più "drammatico": si parla della Croce di Cristo. Questo mottetto era in passato attribuito a Mozart, il quale, nel suo primo viaggio in Italia nel 1771, rimase colpito dalla sua bellezza e lo copiò.

L'Adorazione Eucaristica

L'adorazione eucaristica è un atto di culto in cui i fedeli rendono omaggio a Gesù Cristo, realmente presente nel Santissimo Sacramento dell'altare. È un momento di profonda intimità e riflessione, spesso accompagnato da canti e preghiere.

Le invocazioni "Adoramus Te, o Christe" esprimono la fede nella divinità di Cristo e la sua presenza eucaristica. Queste invocazioni includono:

  • Gesù, Figlio del Dio vivente.
  • Gesù, splendore del Padre.
  • Gesù, luce eterna.
  • Gesù, Dio forte, Signore eterno.
  • Gesù, dolce e umile di cuore.
  • Gesù, Dio di pace.
  • Gesù, amico degli uomini.

Natura e Scopo dell'Adorazione

La prima strofa dell'Adoro te devote, un inno fondamentale per l'adorazione eucaristica, è traboccante di adorazione. La parola "Adoro" è da sola una professione di fede nell'identità tra il Corpo eucaristico e il Corpo storico di Cristo, "nato da Maria Vergine, che veramente ha patito e fu immolato sulla croce per l'uomo". È solo grazie a questa identità e all'unione ipostatica in Cristo tra umanità e divinità, che i fedeli possono stare in adorazione davanti all'Ostia consacrata, senza peccare di idolatria.

Già Sant'Agostino affermava: "In questa carne, il Signore, ha qui camminato e questa stessa carne ci ha dato da mangiare per la salvezza; e nessuno mangia quella carne senza averla prima adorata…Noi non pecchiamo adorandola, ma pecchiamo se non la adoriamo". Il Nuovo Testamento ha elevato la parola adorazione a una dignità ignota fino ad allora. Ogni volta che nel Nuovo Testamento si tenta di adorare qualcuno che non sia Dio in persona, la reazione immediata è: "Non farlo!", "È Dio che si deve adorare".

La Chiesa ha raccolto questo insegnamento, facendo dell'adorazione l'atto per eccellenza del culto di latria, distinto da quello detto di dulia riservato ai Santi e da quello di iperdulia riservato alla Vergine. L'adorazione è dunque l'unico atto religioso che non si può offrire a nessun altro, nell'intero universo, neppure alla Madonna, ma solo a Dio.

L'adorazione può essere preparata da lunga riflessione, ma termina con un'intuizione e, come ogni intuizione, essa non dura a lungo. È la percezione della grandezza, maestà, bellezza, e insieme della bontà di Dio e della sua presenza che toglie il respiro. È una specie di naufragio nell'oceano senza rive e senza fondo della maestà di Dio. Quando è genuina, l'adorazione non ha nulla di servile; non è espressione di timore, ma di amore e libertà filiale. Come qualcuno ha detto: "Quando sto davanti al Santissimo, non abbasso più lo sguardo per paura di incontrare il suo, ma per adorarlo. Quei momenti mi accompagnano poi per tutto il giorno".

Un'espressione di adorazione, più efficace di qualsiasi parola, è il silenzio. Adorare, secondo la stupenda espressione di San Gregorio Nazianzeno, significa elevare a Dio un "inno di silenzio".

un sacerdote in adorazione davanti al Santissimo Sacramento esposto, con fedeli in ginocchio

La Preghiera di Adorazione

I fedeli si uniscono in preghiera, esprimendo la loro venerazione e gratitudine:

Noi ti adoriamo, o mirabile Sacramento della presenza di Colui che amò i suoi “sino alla fine”. Noi ti ringraziamo, o Signore, che nell’Eucaristia edifichi, raduni e vivifichi la Chiesa. O divina Eucaristia, fiamma dell’amore di Cristo che ardi sull’altare del mondo, fa che la Chiesa, da te confortata sia sempre più sollecita nell’asciugare le lacrime di chi soffre e nel sostenere gli sforzi di chi anela alla giustizia e alla pace.

La Contemplazione Eucaristica

L'adorazione eucaristica può essere personale o comunitaria; anzi essa esprime tutta la sua forza di segno, proprio quando è un'intera assemblea che sta dinanzi al Santissimo Sacramento, cantando, lodando, o semplicemente rimanendo in ginocchio. La contemplazione invece è un'attrattiva eminentemente personale; richiede silenzio, esige che ci si isoli da tutto e da tutti per concentrarsi sull'oggetto contemplato e perdersi in esso.

L'espressione Te contemplans si riferisce certamente al Cristo realmente presente nell'ostia, ma non a una presenza statica e inerte; indica tutto il mistero di Cristo, la persona e l'opera; è un riascoltare silenziosamente il Vangelo che dà alla parola una forza e immediatezza particolari. Il vertice della contemplazione eucaristica consiste essenzialmente in uno sguardo amante e adorante, penetrante e immobile sul Cristo presente. È il tentativo di stabilire un contatto da cuore a cuore con Gesù presente realmente nell'ostia e, attraverso lui, elevarsi al Padre nello Spirito Santo. Nel cristianesimo, la contemplazione non è mai a senso unico; sono sempre due sguardi che si incontrano: "Lui guarda me, io guardo lui", come diceva il contadino della parrocchia di Ars al suo curato. È un guardare uno che ci guarda.

La contemplazione eucaristica è tutt'altro che sterile e inoperosa. L'uomo riflette in sé, a volte anche fisicamente, ciò che contempla. Non si sta a lungo esposti al sole senza portarne le tracce sul viso. Stando a lungo e con fede, non necessariamente con fervore sensibile, davanti al Santissimo noi assimiliamo i pensieri e i sentimenti di Cristo, per via non discorsiva ma intuitiva. In altre parole, è ciò che dice l'apostolo Paolo: "Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore" (2 Cor 3,18). È vera anche in senso cristiano l'intuizione del filosofo Plotino: "Ogni essere è ciò che contempla".

La contemplazione eucaristica ha anche uno straordinario potere di guarigione. Nel deserto Dio ordinò a Mosè di elevare su un'asta un serpente di rame e quelli che erano morsi dai serpenti velenosi, se guardavano il serpente, venivano guariti (cfr. Num 21,4-9). Gesù ha applicato a sé il simbolo misterioso del serpente di rame (Gv 3,14). Quello dunque che dobbiamo fare quando siamo raggiunti dai morsi velenosi dell'orgoglio, della sensualità e di tutte le altre malattie dell'anima non è perdersi in vane considerazioni o cercare scuse, ma correre davanti al Santissimo, guardare l'Ostia e fare sì che la guarigione passi per dove così spesso passa il male: i nostri occhi. L'unica cosa che lo Spirito Santo richiede dai fedeli è solo di dargli il nostro tempo, anche se all'inizio dovesse sembrare tempo perso.

Il Miracolo della Trasformazione: Assimilazione in Cristo

Nell'Eucaristia non c'è solo comunione tra Cristo e i fedeli, ma anche assimilazione; la comunione non è solo unione di due corpi, di due menti, di due volontà, ma è assimilazione all'unico corpo, all'unica mente e volontà di Cristo: "Chi si unisce al Signore forma con lui un solo Spirito".

La carne incorruttibile e datrice di vita del Verbo incarnato diventa "mia", ma anche la mia carne, la mia umanità diventa di Cristo, è fatta propria da Lui. Nell'Eucaristia noi riceviamo il corpo e il sangue di Cristo, ma anche Cristo "riceve" il nostro corpo e il nostro sangue! Gesù, scrive sant'Ilario di Poitiers, assume la carne di colui che assume la sua. Egli dice a noi: "Prendi, questo è il mio corpo" ma anche noi possiamo dire a lui: "Prendi questo è il mio corpo".

Non c'è nulla nella vita del credente che non appartenga a Cristo. Questo è un inesauribile motivo di stupore e di consolazione al pensiero che la nostra umanità diventa l'umanità di Cristo! Ma anche quale responsabilità da tutto ciò! Se i miei occhi sono diventati gli occhi di Cristo, la mia bocca quella di Cristo, quale motivo per non permettere al mio sguardo di indugiare su immagini lascive, alla mia lingua di non parlare contro il fratello, al mio corpo di servire come strumento di peccato.

Nel momento di adorazione, si può fissare lo sguardo in Gesù e dirgli con tutto l'ardore della fede: "Signor mio e Dio mio!". Si sentirà il cuore pervaso da una dolcezza profonda, da un gusto divino, e si capiranno le parole di Gesù: "Beati coloro che pur non avendo visto crederanno".

Questa trasformazione si manifesta in una litania di lodi:

  • Lode a Te, pane vivo disceso dal cielo
  • Lode a Te, Dio nascosto e Salvatore
  • Lode a Te, frumento che nutri gli eletti
  • Lode a Te, mensa purissima
  • Lode a Te, difesa della nostra fragilità
  • Lode a Te, fonte di vita
  • Lode a Te, fonte di santità
  • Lode a Te, miracolo stupendo
  • Lode a Te, memoriale dell’amore di Dio
  • Lode a Te, vincolo di carità
  • Lode a Te, Signore Gesù
  • Lode a Te, pane celeste
  • Lode a Te, ora e sempre.

Il Simbolismo del Pellicano

Il canto "Come il pellicano nutri noi di Te" richiama un antico simbolo cristiano. Era credenza comune nell'antichità e nel Medioevo che il pellicano si aprisse, con il becco, una ferita nel petto per nutrire, con il proprio sangue, i suoi piccoli affamati, o anche per ridestarli alla vita se morti. San Giovanni Crisostomo aveva espresso lo stesso pensiero con un simbolo non meno bello e certamente più umano: "Come la donna nutre colui che ha generato con il proprio sangue e latte, così anche Cristo nutre continuamente col proprio sangue colui che egli stesso generò".

illustrazione di un pellicano che si ferisce il petto per nutrire i suoi piccoli

Il contenuto teologico di questo simbolo è un solenne atto di fede nel valore universale del sangue di Cristo, di cui una sola goccia, si dice, basta a salvare tutto il mondo. Un'affermazione quasi identica si trova in San Tommaso d'Aquino, che dice di desumerla da San Bernardo: "La più piccola goccia del sangue di Cristo sarebbe bastata alla redenzione del genere umano". Se crediamo che il sangue versato sulla croce è il sangue di un Dio fatto uomo, l'affermazione che una sola stilla di esso può salvare il mondo intero non è più un'esagerazione, ma una necessità. "Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo" (1 Gv 2,2).

Il nesso tra il sangue e la remissione dei peccati è affermato già nelle parole dell'istituzione: "Questo è il calice del mio sangue…versato per voi e per tutti in remissione dei peccati". Nella Messa si ha la possibilità di sottoporsi ogni volta a una specie di dialisi spirituale: le scorie di peccato che si accumulano nella nostra coscienza vengono dissolte dal contatto con il sangue di Cristo che viene in noi.

La preghiera dei fedeli invoca:

O Gesù, che hai aperto nelle tue piaghe una fonte di vita per chi ti ama, fa che non invano io mi accosti al Mistero del tuo amore. A me povero di bene e ricco di peccato, venga il tuo sangue prezioso, o Agnello senza macchia, e mi rinnovi infondendomi nell’anima purezza e splendore (Mons. Gremigni).

Invocazioni comuni sono: Salvaci! Sangue di Cristo, prezzo della nostra salvezza; Sangue di Cristo, senza il quale non vi è perdono; Sangue di Cristo, bevanda e lavacro delle anime; Sangue di Cristo, fiume di misericordia; Sangue di Cristo, fortezza dei martiri; Sangue di Cristo, che fai germogliare i vergini; Sangue di Cristo, sostegno dei vacillanti; Sangue di Cristo, sollievo dei sofferenti; Sangue di Cristo, conforto dei morenti; Sangue di Cristo, pace e dolcezza dei cuori; Sangue di Cristo, pegno della vita eterna.

L'Eucaristia come Pegno della Gloria Futura

L'Adoro te devote inizia parlandoci di una presenza di Cristo nascosta e termina parlandoci di una presenza velata. Ma proprio questo suo essere nascosto e velato genera il desiderio dello svelamento, della visione senza veli. A chi ama, non basta una presenza nascosta e parziale. Bossuet scrive: "Ho dunque tutto. Cosa mi resta da desiderare se non vedere ciò che posseggo, rompere il velo e contemplare chiaramente, per visione manifesta, ciò che io so bene di avere, ma che non vedo ancora?".

L'Eucaristia non si limita a suscitare il desiderio della gloria futura, ma è anche il pegno (et futurae gloriae). L'Eucaristia è pegno perché cesserà quando finiranno i segni e i sacramenti e saranno sostituiti dalla visione della gloria. Un'orazione liturgica dice che l'Eucaristia è il sacramento che, ai pellegrini sulla terra, rivela il senso cristiano della vita. Essendo come la manna, nutrimento di coloro che sono in cammino verso la terra promessa, essa ricorda costantemente al cristiano che egli è "pellegrino e forestiero" in questo mondo. Che la sua vita è un esodo.

Alla fine della vita, si può aspirare a dire con San Tommaso d'Aquino: "Credo vero e tengo per certo essere egli vero Dio e vero uomo. Figlio di Dio Padre e della Vergine Maria e credo con il cuore e professo con la bocca quello che il sacerdote mi ha detto di questo santissimo sacramento… Ricevo Te, prezzo della redenzione della mia anima, per amore del quale ho studiato, ho vegliato e lavorato...e nell’obbedienza alla santa Romana Chiesa, passo da questa vita".

Le intercessioni durante l'adorazione spesso includono richieste per il Papa, i Vescovi, i Presbiteri, i Diaconi, affinché il Signore li renda attenti ai bisogni del popolo cristiano; per la pace nel mondo; per i missionari; per quanti soffrono nel corpo e nello spirito; e per tutti i fedeli, affinché, nutriti della Parola e dell'Eucaristia, siano di giorno in giorno più fedeli e generosi.

L'Inno "Adoro Te Devote"

L'inno "Adoro Te Devote" è un capolavoro teologico e poetico, attribuito a San Tommaso d'Aquino. Rappresenta una delle più alte espressioni di fede nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia.

Adoro te devote, latens Dèitas,
Quae sub his figùris vere làtitas:
Tibi se cor meum tòtum sùbjicit,
Quia te contèmplans totùm dèficit.

Visus tactus gustus in te fallitur
Sed auditu solo tuto creditur:
Credo quidquid dixit Dei filius:
Nil hoc verbo Veritatis verius.

In cruce latèbat sola Deitas,
At hic latet simul et humanitas:
Ambo tamen credens atque confitens
Peto quod petivit làtro poenitens.

Plagas sicut Thomas, non intueor:
Deum tamen mèum te confiteor:
Fac me tibi semper màgis credere,
In te spem habére, te dilìgere.

Amen.

Un altro inno tradizionale legato all'Eucaristia è il Pange Lingua, che celebra il mistero del Corpo e Sangue di Cristo:

Pange, lingua, gloriosi
corporis mysterium,
sanguinisque pretiosi
quem in mundi pretium,
fructus ventris generosi,
rex effudit gentium.

L'Adorazione Eucaristica nella Visione di Giovanni Paolo II

Papa Giovanni Paolo II ha esortato i cristiani a fare regolarmente visita a Cristo presente nel Santissimo Sacramento dell'altare, poiché tutti sono chiamati a rimanere in modo permanente in presenza di Dio, grazie a Colui che resterà con noi fino alla fine dei tempi. Nella contemplazione, i cristiani percepiscono con maggiore profondità che il mistero pasquale è al centro di tutta la vita cristiana.

foto di Giovanni Paolo II in preghiera o durante un'adorazione eucaristica

La Presenza di Cristo e la Contemplazione

Dopo la Risurrezione, nel suo corpo glorioso, Cristo apparve ai suoi discepoli e ascese al Padre. Tuttavia, ascendendo al Padre, Cristo non si è allontanato dagli uomini. Egli resta sempre in mezzo ai suoi fratelli e, come ha promesso, li accompagna e li guida mediante il suo Spirito. La sua presenza è ora di un altro ordine. Nell'ultima cena, Cristo istituì questo sacramento come memoria perpetua della sua passione, il più grande di tutti i miracoli, lasciando questo sacramento come incomparabile conforto a coloro che la sua assenza avrebbe riempito di tristezza.

Ogni volta che nella Chiesa celebriamo l'Eucaristia, ricordiamo la morte del Salvatore, annunciamo la sua risurrezione, nell'attesa della sua venuta. Nessun sacramento è dunque più prezioso e più grande di quello dell'Eucaristia; ricevendo la comunione veniamo incorporati a Cristo. La nostra vita è trasformata e assunta dal Signore.

Al di fuori della celebrazione eucaristica, la Chiesa si prende cura di venerare l'Eucaristia, che deve essere "conservata come il centro spirituale della comunità religiosa e parrocchiale". La contemplazione prolunga la comunione e permette di incontrare durevolmente Cristo, vero Dio e vero uomo, di lasciarsi guardare da lui e di fare esperienza della sua presenza. Quando lo contempliamo presente nel Santissimo Sacramento dell'altare, Cristo si avvicina a noi e diventa intimo con noi più di quanto lo siamo noi stessi; ci rende partecipi della sua vita divina in un'unione che trasforma e, mediante lo Spirito, ci apre la porta che conduce al Padre, come egli stesso disse a Filippo: "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv 14,9).

La contemplazione, che è anche una comunione di desiderio, associa intimamente a Cristo e in modo particolare coloro che sono impossibilitati a riceverlo. Rimanendo in silenzio dinanzi al Santissimo Sacramento, è Cristo, totalmente e realmente presente, che si scopre, si adora e con il quale si sta in rapporto. Non è attraverso i sensi che lo percepiamo e gli siamo vicini. Sotto le specie del pane e del vino, è la fede e l'amore che ci portano a riconoscere il Signore, il Quale ci comunica pienamente "i benefici di questa redenzione che ha compiuto, Lui, il Maestro, il Buon Pastore, il Mediatore più gradito al Padre". La preghiera d'adorazione in presenza del Santissimo Sacramento unisce i fedeli "al mistero pasquale; essa li rende partecipi del sacrificio di Cristo di cui l'Eucaristia è il 'sacramento permanente'".

Rendimento di Grazie e Filialità

Onorando il Santissimo Sacramento, si compie anche una profonda azione di rendimento di grazie che si eleva al Padre, poiché attraverso suo Figlio egli ha visitato e redento il suo popolo. Mediante il sacrificio della Croce, Gesù ha dato la vita al mondo e ha fatto di noi i suoi figli adottivi a sua immagine, instaurando rapporti particolarmente intimi, che ci permettono di chiamare Dio col nome di Padre. Gesù passava intere notti a pregare, in particolare nei momenti in cui aveva scelte importanti da fare. Nella preghiera, mediante un gesto di fiducia filiale, imitando il suo Maestro e Signore, il cristiano apre il proprio cuore e le proprie mani per ricevere il dono di Dio e per ringraziarlo dei suoi favori, offerti gratuitamente.

Il Dono di Sé e la Missione

È bello intrattenersi con Cristo e, chinati sul petto di Gesù come il discepolo prediletto, possiamo essere toccati dall'amore infinito del suo Cuore. Impariamo a conoscere più a fondo colui che si è donato totalmente, nei diversi misteri della sua vita divina e umana, per diventare discepoli e per entrare, a nostra volta, in quel grande slancio di dono, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo. "Seguire Cristo non è un'imitazione esteriore, perché tocca l'uomo nella sua profonda intimità". Siamo invitati a seguire il suo insegnamento, per essere poco a poco configurati a lui, per permettere allo Spirito di agire in noi e per realizzare la missione che ci è stata affidata. In particolare, l'amore di Cristo ci spinge a operare incessantemente per l'unità della sua Chiesa, per l'annuncio del Vangelo fino ai confini della terra e per il servizio degli uomini: "noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo; tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1Cor 10,17): è questa la Buona Notizia che fa gioire il cuore dell'uomo e gli mostra che è chiamato a prendere parte alla vita beata con Dio.

Il mistero eucaristico è la fonte, il centro e il culmine dell'attività spirituale e caritativa della Chiesa. L'intimità divina con Cristo, nel silenzio della contemplazione, non allontana dai contemporanei, ma, al contrario, rende attenti e aperti alle gioie e agli affanni degli uomini e allarga il cuore alle dimensioni del mondo. Essa rende solidali verso i fratelli in umanità, in particolare verso i più piccoli, che sono i prediletti del Signore. Attraverso l'adorazione, il cristiano contribuisce misteriosamente alla trasformazione radicale del mondo e alla diffusione del Vangelo.

Don Ambrogio Villa - “Quarto incontro” Catechismo della Chiesa Cattolica: l’Eucarestia

tags: #canto #di #adorazione #eucaristica #adoramus #the