La Veglia di Pentecoste nel Cammino Neocatecumenale: Pratiche e Interpretazioni

In vista della Pentecoste, le indicazioni alle comunità del Cammino Neocatecumenale sono state trasmesse direttamente dai catechisti quest'anno, a differenza dell'anno precedente in cui Kiko Argüello aveva scritto una lettera preparatoria alla Veglia. Questa modalità di comunicazione ha seguito un periodo di minore attività sul sito ufficiale del Cammino Neocatecumenale. Le disposizioni orali per quest'anno suggerivano una graduale ripresa delle attività in presenza, con la possibilità di collegamento su piattaforma per chi non potesse partecipare, scoraggiando qualsiasi giudizio sui fratelli. Inoltre, si indicava ai membri di attenersi allo schema già trasmesso l'anno precedente insieme alla Lettera di Kiko per la Veglia di Pentecoste 2020.

La Celebrazione della Pentecoste nel Cammino Neocatecumenale

La Pentecoste è considerata una "grande festa" nel Cammino Neocatecumenale, definita da Kiko Argüello come la "festa della nascita della Chiesa". Per il Cammino, questa festività assume un'importanza significativa poiché è vista come la celebrazione dell'avvento dello Spirito Santo sulle loro "piccole comunità", percepite come uno strumento di rinnovamento della Parrocchia.

Le Specificità della Veglia e della Convivenza

Da molti anni, le comunità neocatecumenali sono solite vivere la Pentecoste in una convivenza fuori dalla parrocchia. Questa pratica, disposta dagli Iniziatori, prevede spesso di recarsi in un albergo fin dal sabato sera. Qui si celebra la Veglia per comunità e in forma solenne, con le sette letture bibliche, spesso accompagnate da molteplici "risonanze" (condivisioni personali). Questa è anche l'unica occasione, oltre alla Veglia di Pasqua, in cui è consentito battezzare i propri figli, sempre e rigorosamente per immersione.

Foto di una Veglia di Pentecoste neocatecumenale con le sette letture e risonanze

La domenica successiva alla Veglia, si tiene una convivenza di mezza giornata, che include le lodi e il "giro di esperienze", dopodiché ciascuno torna a casa per il pranzo, al fine di evitare ulteriori rischi di contagio in periodi di emergenza sanitaria.

Le Parole di Kiko Argüello sulla Pentecoste

Nelle sue riflessioni, Kiko Argüello ha più volte sottolineato l'importanza spirituale della Pentecoste per i neocatecumeni. Dalla Lettera per la Veglia di Pentecoste 2020, si citano queste affermazioni:

  • “Coraggio! Che per voi Dio ha ancora dei segni più grandi, ancora vi mostrerà cose maggiori. Avete visto di Pentecoste in Pentecoste Dio che sta benedicendo la vostra comunità. Non guardate la vostra debolezza, ma il progetto, il disegno che Dio ha per la salvezza di questa generazione.”
  • “Questo amore... che prima non esisteva sul nostro pianeta, Dio lo ha voluto dare a noi. Questo amore è nel fondo il compimento della Torà...”
  • “I Papi hanno detto che il Cammino Neocatecumenale viene della cielo per la salvezza della Chiesa: hanno questo carisma di discernimento.”

Queste citazioni mostrano come Kiko tenda a porre il Cammino Neocatecumenale al centro della narrazione e dell'interpretazione teologica del Cammino, presentandolo come un'opera di Dio per la Chiesa e per gli uomini, la cui validità è fortemente enfatizzata. Kiko aggancia il suo avvento all’ebraismo e lo racchiude nel suo spazio angusto, il che, secondo alcune interpretazioni, tende a disincarnare Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, dal suo Cammino iniziatico e a escludere la Chiesa universale.

CHE COS'È la PENTECOSTE? || Breve Spiegazione

La Rilettura Ebraica della Pentecoste: Shavuot

Un aspetto distintivo dell'interpretazione neocatecumenale della Pentecoste è il suo profondo legame con la festa ebraica di Shavuot. Kiko innesta la Pentecoste direttamente su questa festa, celebrata nel giudaismo come la discesa del Signore sul monte Sinai e la consegna della Torà (le tavole della legge) a 50 giorni dall’uscita dall’Egitto.

Shavuot, per gli ebrei, è primariamente la "Festa delle settimane" (sette settimane dopo la Festa degli Azzimi), nota in greco come Pentecoste proprio perché cade 50 giorni dopo Pesach (Pasqua ebraica). È anche la Festa delle primizie, segnando la conclusione della mietitura, durante la quale gli Israeliti si recavano al Tempio per offrire sacrifici e le primizie del raccolto.

Infografica comparativa tra la festa ebraica di Shavuot e la Pentecoste cristiana

Questa rilettura della Pentecoste ha un parallelo con il modo in cui il Cammino Neocatecumenale vive la Pasqua, anch'essa fortemente innestata sulla Pasqua ebraica. La Pasqua viene intesa come mero compimento e perfezionamento dell'uscita dall'Egitto, con il binomio schiavitù-libertà equiparato a morte-vita. Questo passaggio è sigillato nel pane e nel vino, che nel contesto neocatecumenale assurgono a "segno" o mero simbolo. L'enfasi è posta sul significato catechetico che incarnano, come il "Pane della fretta" o "della schiavitù dell’Egitto" e il "Vino della Terra Promessa" o "sigillo della libertà conquistata".

Questa prospettiva implica che, per la dottrina kiko/carmeniana, gran parte della Messa cattolica, in particolare gli aspetti sacrificali, il silenzio e l'adorazione, è considerata una "incrostazione". Ad esempio, all'interno del Cammino, si preferisce il termine "Pane" a "Ostia" per l'eucaristia, con una critica implicita al significato di "Ostia" come "Vittima" e al suo legame con l'altare consacrato.

Esclusivismo e Differenziazione nelle Feste Liturgiche

Il Cammino Neocatecumenale tende a vivere le più rilevanti Feste Cattoliche in un clima di marcato isolamento e con pratiche proprie. Questo approccio risponde alla logica di voler educare un popolo di "credenti" che si mantengano chiaramente distinti dai comuni fedeli. Questa differenziazione, come si osserva, è una costante e non si limita alla Pentecoste, ma si estende a tutte le Feste Liturgiche, inclusi il Santo Natale e i tempi di preparazione come Avvento e Quaresima.

Esempio: L'Adorazione Notturna per il Corpus Domini

Dopo il tempo pasquale, con la conclusione della Pentecoste, si arriva alla Solennità del Corpus Domini. Anche in questa occasione, il Cammino Neocatecumenale propone una pratica distintiva: l'"adorazione notturna" per i membri più avanzati nel cammino. Questa adorazione segue uno schema preciso, predisposto dagli Iniziatori, che include letture, canti, salmi e momenti di preghiera silenziosa. I partecipanti si recano in Chiesa a tarda sera e vi permangono fino al mattino. Il parroco o un suo delegato espone il Santissimo per il gruppo adorante, per poi ritirarsi e tornare al mattino per riporre l'Ostensorio.

Immagine di un Ostensorio durante un'adorazione eucaristica notturna

Durante l'adorazione, mentre i partecipanti siedono intorno a Gesù Sacramentato esposto nell'Ostensorio, si pratica l'apertura casuale di una "parola" (passo biblico) per la riflessione personale. Le pratiche sono permeate da una simbologia specifica del Cammino. Nel Cammino, generalmente, ognuno condivide la propria esperienza senza giudicare gli altri. Tuttavia, dopo il Padre Nostro, emerge il ruolo dei "garanti" (un "carisma neocatecumenale adulto") a cui è concesso di "dare una parola" ai fratelli del proprio gruppo, assegnati loro dai catechisti. Il garante agisce come un punto di riferimento e un collegamento con i catechisti, anche in presenza di Gesù esposto nel Santissimo Sacramento. Questo contrasta con le promesse iniziali di un "Cristo parlante" interiore che avrebbe reso superflua la figura del catechista, portando invece a pratiche come quelle dei "garanti".

Questi momenti forti dell'anno liturgico, che potrebbero essere occasioni di inclusione nella Chiesa universale e di partecipazione attiva alla vita parrocchiale, diventano invece nel Neocatecumenato occasioni per isolarsi ulteriormente, sviluppando liturgie e riti propri che incrementano le differenze. Questa struttura, basata sulle interpretazioni di Kiko, mira a consolidare l'unicità e l'identità del suo "carisma", ampliando il divario tra la Chiesa cattolica e il Cammino Neocatecumenale.

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