Il Profondo Significato di "Cantano gli Angeli": Nascita del Redentore e Messaggio di Pace

Tra i canti natalizi e liturgici più ricchi di contenuto biblico, Cantano gli angeli si distingue per la sua struttura narrativa e per la capacità di accompagnare l’assemblea in un percorso che attraversa i momenti fondamentali della vita di Gesù. Il brano, scritto da L. Borello e armonizzato da A., è un pilastro nella celebrazione del Natale cristiano, portando con sé un messaggio di speranza e riconciliazione.

"Cantano gli Angeli": Un Canto Liturgico Ricco di Storia e Teologia

Il canto si apre con l’annuncio degli angeli: “gloria al Signore, pace in terra agli uomini”. Questo è il cuore del Natale cristiano: la nascita di Gesù come dono di Dio e come promessa di pace. Il ritornello, un’esplosione di lode “Tutti cantiamo: alleluia! Al Figlio di Dio!”, con la sua struttura semplice e ripetitiva, lo rende perfetto per la partecipazione comunitaria.

Una delle caratteristiche più affascinanti di Cantano gli angeli è la sua struttura narrativa, capace di guidare i fedeli attraverso gli eventi centrali della venuta di Cristo. Il canto degli Angeli riempie il silenzio senza impedirne l'ascolto, facendo risuonare l’assimilazione di una Parola che assicura la possibilità della gioia, perché c’è un Salvatore assoluto, un Bambino che ha preso su di sé le nostre inquietudini e fragilità e ci dona la pace.

Il canto degli Angeli diventa così gravido di teologia e di preghiera. Si fa linguaggio suasivo e avvincente, conducendo a un’esperienza spirituale profonda di comunione con un Dio bambino.

Coro di angeli che cantano in un contesto natalizio

La Rilevanza degli Angeli nella Tradizione e nella Scrittura

Il pensiero moderno sembra incontrare difficoltà ad ammettere l’esistenza e la missione degli Angeli, che appaiono superflui, se non addirittura frutto di leggenda o di credenze mitologiche. Eppure la Scrittura abbonda di nomi che designano diverse categorie di Angeli, e anche l’arte è ricca di immagini angeliche, quasi a richiamare la presenza di questi “spiriti” non sottoposti alla legge dello spazio e del tempo.

Il compito degli Angeli è custodire il divino, circondare la presenza di Dio nel suo manifestarsi terreno e farsi nostri “custodi”. Basti pensare agli arcangeli Gabriele, Michele, Raffaele, messaggeri di eventi che testimoniano l’irruzione di Dio nella storia, per guarire, consolare e sostenere nella prova.

Angeli: Messaggeri tra Dio e gli Uomini

Gli Angeli sono messaggeri che annunciano e comunicano i doni di Dio, fungendo da mediatori tra Dio e gli uomini. La Scrittura lo conferma: «Ecco, io vi mando il mio messaggero, che spianerà la via davanti a me e subito il Signore, che voi cercate, l’Angelo del patto, che voi desiderate, entrerà nel suo tempio. Ecco egli viene, dice il Signore degli eserciti» (Mal 3,1).

L’angelo Gabriele annuncia a Maria il mistero della divina maternità (Lc 1,26-38), e un Angelo guida i pastori alla grotta di Betlemme. A Natale, gli Angeli volteggiano esultanti accanto al Bimbo Gesù, celebrando con gioia il mistero di Dio che si fa uomo. È come un tripudio di gioia che sprigiona dal loro canto: una voce incoraggiante che accompagna e sostiene lo stupore commosso dei pastori e ci assicura che la salvezza del Signore è per noi.

Nel Vangelo di Luca, gli angeli salutano l’inizio e la fine della vita terrestre di Gesù, cantando a Betlemme e essendo presenti all’ascensione. Questa inclusione sottolinea l’importanza e il significato del loro intervento, che è sempre un invito alla gioia perché il Salvatore è nato.

Il giudaismo del tempo di Gesù accettava volentieri l’esistenza di esseri intermediari tra Dio e il mondo, riconoscendo angeli per ogni elemento della creazione e come messaggeri divini nel mondo degli uomini.

Illustrazione dell'Angelo Gabriele che annuncia la nascita a Maria

La Nascita del Redentore: Umiltà Divina e Nuova Creazione

Per il credente, accostarsi al grande evento del Natale e cogliere le immense meraviglie che solo l'Amore di Dio ha saputo e voluto donare, è difficile. Si ha la sensazione che ebbe S. Francesco d'Assisi la prima volta che inventò il presepe: davanti a Gesù Bambino, sapeva solo balbettare il Suo Nome, tanta era grande la sua meraviglia e la sua voglia di cantare la gioia.

Gesù, il Figlio di Dio, Dio Lui stesso, volle farsi tanto vicino all'uomo, ad ogni uomo e per sempre, non stando alla periferia della nostra drammatica esistenza, ma "incarnandosi", calandosi totalmente nella nostra vita da farsi "figlio dell'uomo". Spesso, a noi stessi, riesce difficile calarci nella nostra complessità di luci e ombre, o spiegare la voglia innata di amare, felicità e pace, sentendoci poi immersi in una solitudine che non si addice a chi è uscito dal cuore del Padre.

A differenza della nostra smania di grandezza, che sembra trovare la sua origine nel peccato di Adamo ed Eva, Dio sceglie per la sua nascita tra di noi la via della povertà che non ama mai farsi spettacolo. Non ci si accosta a chi soffre con vesti pompose; l'amore che si fa dono veste la semplicità, le stesse vesti dell'uomo povero e sperduto che cerca comprensione e consolazione.

La vera origine del Natale

Il Racconto di Luca: Semplicità Disarmante

Il Vangelo di Luca, quasi obbedendo a questa via della povertà, racconta la nascita di Gesù con una semplicità disarmante. Una semplicità che può far dire alla superbia dell'uomo: "Tutto qui la nascita di chi è nientemeno Figlio di Dio?". Ancora oggi, si celebra il Natale con uno sfarzo che è il trionfo dell'effimero, lasciando un'amara sensazione di inganno, lontana dalla gioia autentica che ci si aspetta dal Natale di Gesù.

L'evangelista Luca ci racconta: "In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra... Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore»".

Maria diede alla luce il suo primogenito, lo avvolse in fasce e lo mise a dormire in una mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato posto. Questa semplicità di nascita del Verbo di Dio ha tutta l'aria di cominciare da capo la storia di noi uomini: una storia di felicità che si era interrotta nell'Eden per il rifiuto dell'amore di Dio.

Gesù, nel solenne silenzio di quella notte, è come se avesse voluto riprendere il filo della nostra storia, cominciando da capo, come una nuova creazione. Una nuova creazione che doveva cancellare ogni ombra di peccato e ridare a noi la pienezza di gioia e pace, che è la ragione per cui il Padre ci ha creati. Bisogna entrare nel silenzio di quella notte e nella grande umiltà e povertà che Dio ha scelto per capire la grandiosità del mistero.

Il Canto degli Angeli: Annuncio di Gioia e Riconciliazione

E come a cantare la gioia della riconciliazione tra Dio e l'uomo, si apre il cielo quella notte, per dare posto agli Angeli. Questi si fanno subito annunciatori della gioia che era scesa nel mondo. L'angelo che porta la notizia ai pastori, di veglia quella notte, sulle loro pecore, così parla: "Non abbiate paura! Io vi porto una bella notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, Cristo, il Signore..."

Subito apparvero tanti angeli che si unirono a lui e riempirono cielo e terra con il canto che è davvero il canto dei canti, destinato a riempire uomini e universo della felicità celeste. "Gloria a Dio nell'alto dei cieli - cantano - e pace in terra agli uomini che Dio ama". I pastori accolsero l'invito e, trovato il bambino in fasce deposto nella mangiatoia, tornarono pieni di immensa gioia (Lc 2,1-21).

Gli angeli hanno avuto un ruolo importante la notte di Natale, sono stati loro a dare l’annuncio, a raccontare le cose belle che avevano visto: c’è un bimbo appena nato e i bimbi sono la speranza nel futuro. Amore, speranza, solidarietà, bellezza: questo cantavano gli angeli nella notte sulla città addormentata e per fortuna qualcuno li ha sentiti, ha capito le loro parole e non se ne è più dimenticato.

Pastori che adorano il Bambino Gesù con angeli in cielo

Il Messaggio di Natale Oggi: Dalla Solitudine alla Pace

In questi giorni, il Santo Padre ci ammonisce della tristezza del volto del Padre, perché gli uomini, con le tante guerre e ingiustizie, sembrano creare solo il "disgusto di Dio", restringendo pericolosamente gli spazi della pace che Gesù è venuto a donare. È come se amassero di più il dolore che l'amore, l'angoscia che la gioia, la solitudine che la gioia di essere vicino a Lui.

Fa impressione come molti abbiano preferito riempire la casa di alberi natalizi senza la presenza del presepe, come a voler così ridipingere o spalancare le porte a quell'inferno che è l'umanità senza Dio, chiudendo gli spazi al cielo e al canto degli Angeli. È triste. È necessario che ciascuno di noi si faccia "grotta aperta" a Maria, che vuole dare alla luce il Figlio e deporlo nella mangiatoia del nostro cuore, che con la presenza di Dio diventa canto celeste: piccolo paradiso da donare a chi non ne ha.

È necessario che chi ha fede si faccia "angelo" e sappia trasmettere in famiglia e nel mondo la lieta notizia che Dio è tra noi. Un Dio che, come un mendicante di amore, cerca chi si lasci amare. È un Padre che vuole tutti noi "uomini che Egli ama", per donarci quella pace del cuore che supera ogni altro dono. È necessario che tutti torniamo a cantare, per le vie del mondo, fino a soffocare ogni rumore di guerra o di ingiustizia, il canto della pace.

Se abbiamo la gioia di "trovare Cristo", come i pastori, non teniamo per noi la gioia, ma facciamoci angeli tra gli uomini, cantando questa gioia. Dobbiamo essere Natale, insieme, nella fede, un concerto di chitarre che sia il coro dell'amore, perché di tutto possiamo fare a meno, fuorché dell'amore. Tutti acquistiamo il meraviglioso volto di uomini figli di Dio se siamo illuminati dall'amore.

La vera origine del Natale

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