Madre Anna Maria Cànopi: Una Vita di Clausura per l'Umanità

Madre Anna Maria Cànopi, al secolo Rina Cànopi, è stata una delle figure più significative e influenti della Chiesa italiana contemporanea, una mistica del silenzio e un genio della preghiera contemplativa. Fondatrice e badessa emerita del monastero benedettino Mater Ecclesiae sull'Isola di San Giulio, presso il Lago d'Orta (Novara), ha saputo raccontare al mondo moderno il dono preziosissimo della vita monastica, incarnando una spiritualità profonda e una fecondità di vocazioni sorprendente.

Chi era Madre Anna Maria Cànopi: Cenni Biografici e Vocazionali

Nata Rina Cànopi a Pecorara, nel Piacentino, il 24 aprile 1931, in una famiglia numerosa e profondamente credente, trascorse l'adolescenza a Montalto Pavese. Completò gli studi superiori a Pavia, dove poi si laureò in Lettere all’Università Cattolica di Milano. Durante gli anni universitari, svolse anche il lavoro di assistente sociale presso il centro di tutela minorile del Tribunale di Pavia.

Fu proprio in questo contesto che maturò la sua vocazione. Di fronte ai «ragazzi perduti, disadattati, senza riferimenti, senza morale», sentì una richiesta di aiuto immensa. «Volevo fare di più per loro, per quelli come loro», raccontò. Questa esperienza le fece sentire «una spinta dal cielo» che la invitava a raggiungere tutta l'umanità sofferente. La guida spirituale di monsignor Aldo Del Monte, futuro vescovo di Novara, fu fondamentale in questo percorso. Il 9 luglio 1960 entrò nell'abbazia benedettina di Viboldone, ricevendo il nome di Anna Maria con l'inizio del noviziato canonico il 14 aprile 1961.

La Fondazione del Monastero Mater Ecclesiae sull'Isola di San Giulio

Nel 1973, su richiesta di monsignor Aldo Del Monte, Madre Anna Maria Cànopi, insieme ad altre cinque (o sei) monache, giunse sull'Isola di San Giulio per dare nuova vita all'antico seminario diocesano, un luogo che era stato abbandonato. «Il Signore ha voluto che noi venissimo qui totalmente ignare, non sapevamo nulla di cosa avremmo trovato», raccontò la stessa Madre Cànopi. «Eravamo sei monache, l'isola era deserta e disabitata». Le difficoltà iniziali erano immense: l'edificio era diroccato, mancava luce, telefono e persino l'acqua, che bisognava andare a prendere a un pozzo. Nonostante le intemperie del lago e la totale assenza di mezzi di sopravvivenza, le monache vissero questa esperienza di grande povertà e solitudine come «feconda», avendo la grazia di vivere «solo di Dio, abbandonate solo a Lui e nella totale gratuità».

Ciò che sarebbe stato impossibile per menti e braccia umane, non lo fu per Dio. Le povere mura diroccate e le sei monache prive di tutto si sono trasformate in un monastero che oggi attira fedeli da tutto il mondo ed è annoverato tra i più ricchi per numero di vocazioni. L'isola, con il suo «silenzio in cui sprofondi, un silenzio rotto soltanto dallo sciabordio dell’acqua», è diventata un luogo che «trasuda vitalità, laboriosità, gioia di vivere». La stessa Costanza Miriano, testimoniando la cura e la bellezza degli ambienti, ricordava monache impegnate in lavori di altissimo livello, dalla scrittura di icone al ricamo di paramenti sacri, alla preparazione di dolci, in un clima generale di gioia e complicità.

Foto aerea del Monastero Mater Ecclesiae sull'Isola di San Giulio, Lago d'Orta

La Maternità Spirituale e la Fecondità delle Vocazioni

Madre Cànopi ha diretto il monastero per oltre 45 anni, "partorendo" circa 100 nuove monache. Non tutte rimasero a Mater Ecclesiae, che oggi conta più di 80 consacrate; molte vennero inviate in missione altrove, fondando priorati a Saint-Oyen (Valle d'Aosta) e Fossano (Cuneo), e rivitalizzando monasteri a Ferrara e Piacenza. Questa incredibile fecondità di vocazioni, in un'epoca di crisi per la vita religiosa, ha una ragione ben precisa.

«Madre Cànopi diceva sempre che ogni donna è madre, perché il compito della donna è quello di accogliere e far crescere il prossimo nelle sue viscere materne». Per lei, questa maternità si realizzava nel grado più alto proprio nella verginità delle monache, configurandosi come una "maternità spirituale". Già da bambina, Madre Cànopi sentiva questo desiderio di generare vita, dicendo a sua madre: «Da grande mi sposerò e avrò tantissimi figli. Ne voglio avere almeno 20!». Solo più tardi comprese il senso profondo di quelle parole profetiche: «La maternità spirituale è la nostra vocazione: noi siamo qui dentro per tutti, per abbracciare tutto il mondo. Siamo qui per tenere presente a Dio l'intera umanità, affinché sia essa salvata, rigenerata e protetta da tutte le forze avverse alla vita».

Infografica sul numero di vocazioni e fondazioni nate dal monastero Mater Ecclesiae

Il Silenzio: Cuore della Vita Contemplativa

La vita di Madre Cànopi era profondamente radicata nel silenzio. Uno sguardo basso, una voce pacata e una postura umile tradivano la remissione assunta in tutta la persona. Il suo silenzio non era una mortificazione, ma si realizzava come un «appassionato atto d'amore con Dio». Quella pace che si trova tra le mura del monastero «non è spensieratezza; è la pace delle Beatitudini, che annunciano: Beato chi soffre...».

Per la Madre, il silenzio è l'elemento fondamentale per una profonda vita interiore, un dono di grazia che ha la sua sorgente in Dio e che dispone all’intima comunione con lui, esprimendosi in umiltà, stupore e adorazione. «Il rumore consente di evadere. Se si rientra in se stessi si deve cambiare: allora si preferisce stordirsi». Al contrario, il silenzio aiuta a "essere preghiera", a «tacere, quasi annullarsi, immergersi nel silenzio. Come diceva sant’Agostino, entrare in noi stessi». Un tale silenzio richiede una assidua educazione, come San Benedetto afferma. È un'esigenza di tutti gli uomini, poiché «tutto ciò che vale nasce dalla profondità dell’essere unito a Dio». Per custodire il silenzio è necessario vigilare attentamente, coltivare l'umiltà, pregare e meditare la Parola di Dio, sull'esempio della Vergine Maria.

Siamo Noi (Tv2000), 14/02/24 - Storie di clausura: “La mia vita al Signore”. Il valore del silenzio

La Preghiera: Motore dell'Anima e del Mondo

Il segreto della vita monastica, secondo Madre Cànopi, «sta nella preghiera come fonte e motore di ogni pensiero, parola e azione». «Il contemplativo non è inerte e inutile. Al contrario la preghiera contemplativa è come una centrale elettrica: quella che sembra una staticità, è una forza motrice. Mentre sembriamo immobili e chiusi, noi con la preghiera percorriamo il mondo intero».

L'intera vita del monaco, ella spiegava, «appartiene al Signore ed è consacrata alla lode di Dio, allo scopo di racchiudere tutto l'arco della giornata immettendo in ogni ora la lode al Signore e chiamando a parteciparvi tutte le creature: noi siamo quelli che danno lode a Dio per tutti». Il tempo viene consacrato «al passaggio dalla terra al cielo, in modo tale che già sulla terra si anticipi l’eternità. Lodando Dio nel tempo, infatti, noi veniamo come assorbiti dalla lode eterna celebrata incessantemente dagli angeli e dai santi in Cielo».

La preghiera cristiana è anzitutto un dono di Dio, un dialogo d'amore del Padre con i figli, per mezzo di Gesù Cristo e sotto l'azione dello Spirito Santo. Per Madre Cànopi, il monaco è una sentinella: «veglia in preghiera nel cuore della notte, nell'intento di proteggere l'umanità immersa nel sonno ed esposta a tanti nascosti pericoli; sentinella, perché, ritirato dal mondo e posto in un luogo di vedetta, può meglio scorgere il “nemico” che tenta di riconquistare gli uomini; vedendolo, lo combatte innanzitutto in se stesso con una vita di preghiera incessante e di austera ascesi. È sentinella, perché, stando alla presenza di Dio, implora per tutti misericordia e salvezza».

La comunità monastica, pur non proponendosi specifiche opere di carattere apostolico o assistenziale, non è "inutile". Il suo fascino segreto «consiste semplicemente nell’essere una risposta radicale e assolutamente gratuita all’Amore gratuito di Dio. Essa è un segno trasparente delle realtà invisibili, un anticipo del Regno dei cieli. Non è quindi inutile, come non è inutile al navigante la stella polare».

La Speranza Cristiana di fronte al Dolore e al Futuro

Madre Cànopi percepiva profondamente il dolore che grava sul mondo. «Certo, sentiamo addosso a noi il peso del dolore e del male; anzi, ci sentiamo noi stesse peccatrici. La vocazione claustrale è interamente immersa nel mistero della Croce». Tuttavia, la sua fede era una sorgente inesauribile di speranza. La radice di questa speranza era il canto medievale a lei molto caro: «Surrexit Christus, spes mea» (Cristo, mia speranza, è risorto). «Se Cristo è risorto, allora cambia tutto, anche nelle situazioni più tragiche».

Nonostante la pressione delle difficoltà economiche e il nichilismo dilagante che nega la speranza, Madre Cànopi era certa che «non c’è confronto fra le tribolazioni dell’oggi e la gioia eterna che ci attende». Anche la vecchiaia, che per molti incute timore, per lei era un tempo di maggiore ricchezza interiore: «l’uomo esteriore invecchia e deperisce, ma nella fede l’uomo interiore cresce fino alla statura di Cristo, cioè fino alla vita eterna». Sottolineava che ogni bambino che viene al mondo «porta una nuova speranza» e che «tutta la vita è nelle mani di Dio».

La religione cristiana non è una fuga dalla storia, poiché Dio stesso, incarnandosi, è entrato nella storia, unendo indissolubilmente l’amore per Lui all’amore per il prossimo. «Quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40).

Un'Anima Prolifica e la sua Eredità

Nonostante la clausura, Madre Anna Maria Cànopi è stata una delle religiose più note e prolifiche, con decine di pubblicazioni di spiritualità biblica, liturgica e monastica. Ha collaborato alla revisione della nuova traduzione della Bibbia CEI e alla preparazione dei nuovi libri liturgici. Sotto le direttive dell’allora cardinal Joseph Ratzinger, collaborò alla revisione del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Nel 1993 fu la prima donna, insieme a suor Minke de Vries, a scrivere le meditazioni per la Via Crucis del Papa.

La sua profonda spiritualità e la sua capacità di comunicare l'essenziale la resero un punto di riferimento anche per il mondo laico. Inizialmente titubante a pubblicare le sue memorie per un senso di pudore, fu convinta dal cardinal Ravasi a superare il timore di protagonismo, accettando di raccogliere le sue parole per testimoniare l'opera di Dio. La sua autobiografia, "Una vita per amare", e le sue poesie, toccarono il cuore di lettori non confessionali, inclusi scrittori di fama mondiale come Ildefonso Falcones, che la descrisse come una figura minuta ma «esile e forte, un personaggio uscito da quella storia che lui racconta eppure pienamente contemporanea».

Madre Anna Maria Cànopi è morta il 21 marzo 2018, nel giorno del transito di San Benedetto, all'età di 87 anni, lasciando un'eredità spirituale immensa. Il suo esempio di vita, il suo impegno nella preghiera e nel silenzio, la sua fecondità di vocazioni e i suoi scritti continuano a ispirare e a offrire un "antidoto alla disperazione" in un mondo afflitto dalla superficialità e dal rumore. Il monastero di San Giulio, sotto la sua guida, è diventato un «punto di osservazione spirituale» per la «moltitudine affranta» del mondo, dimostrando che «la santità della vita è la pazienza, catarsi del tempo, il silenzio».

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