Introduzione alla Canonizzazione di San Óscar Romero
Il 14 ottobre 2018, Papa Francesco ha canonizzato il Beato Óscar Romero, insieme al Beato Paolo VI e ad altri santi, in una cerimonia a Roma che, ancora una volta, "sconvolse il mondo", come si è detto. Entrambi i decreti, firmati il 6 marzo di quell'anno, hanno riconosciuto i miracoli ottenuti per intercessione di Paolo VI e di Monsignor Romero, l'ultima pietra d'inciampo per la piena santificazione dal punto di vista giuridico. Così, dalla cerimonia di canonizzazione, entrambi sono stati elevati agli onori degli altari.

La Santità attraverso il Martirio
La Chiesa riconosce i servitori di Dio come santi seguendo una procedura consolidata. Ciò può avvenire sia per la reputazione di santità di coloro che hanno vissuto le virtù in modo eroico (come nel caso di san Giovanni Paolo II, del beato Paolo VI e di santa Teresa di Calcutta), sia per la fama del martirio di coloro che, in un atto di immenso amore per Cristo, hanno offerto la loro vita per la difesa della fede (come nel caso del bambino San Juan Sanchez del Rio o di Monsignor Romero).
In entrambi i casi si vive la santità, anche se il martirio richiede una chiamata particolare da parte di Dio a uno dei suoi figli. Il martirio è infatti "un dono che Dio fa ad alcuni dei suoi figli, affinché diventino come il loro Maestro, che ha accettato liberamente la morte per la salvezza del mondo, diventando come lui nello spargimento del suo sangue come sublime atto d'amore". Per questo la più grande apologia del cristianianesimo è quella data da un martire come ultima testimonianza d'amore (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica 2473).
Tra gli elementi costitutivi del concetto giuridico di martirio, l'elemento causale e formale è il più importante. Ciò che rende una morte qualificata e qualificabile come martirio è, nello specifico, la causa per cui la morte viene inflitta e accettata. Per questo motivo Sant'Agostino ha potuto esprimersi laconicamente: "Martyres non facit poena sed causa" (Non la pena fa i martiri, ma la causa).
I detrattori di monsignor Romero e l'euforia di chi lo ama hanno contribuito a interiorizzare il suo martirio e a comprendere che, sebbene le virtù eroiche non siano sempre un requisito esplicito nella vita di un servo di Dio riconosciuto come martire, il martirio in lui rappresenta la pienezza di una vita santa.
Biografia: Dalla Nascita al Sacerdozio
Infanzia e Formazione
Óscar Arnolfo Romero Galdámez nasce il 15 agosto 1917 nella cittadina di Ciudad Barrios, nella Repubblica di El Salvador. Viene battezzato nella parrocchia locale l'11 maggio 1919. Suo padre era telegrafista e la famiglia possedeva un modesto podere. Molto religioso fin da giovane, a dodici anni entra nel Seminario Minore di San Miguel.
Nel 1937, a vent'anni, entra nel Seminario Maggiore a San Salvador. Dimostrando grande promessa, il vescovo lo invia a Roma per la formazione, dove rimane dal 1937 al 1943, ricevendo l'ordinazione sacerdotale il 4 aprile 1942. Studente dell'Università Gregoriana, Romero respira a Roma l'universalità cristiana e sviluppa una grande affezione al papato. A causa della guerra, nel 1943 deve ritornare in patria prima di aver terminato il dottorato in teologia.
Servizio Pastorale
Per oltre vent'anni è parroco nella diocesi di San Miguel, distinguendosi per integrità di condotta, rispetto della tradizione, attitudine ascetica, assiduità e passione nel lavoro pastorale.
L'Arcivescovo dei Poveri: Il Ministero in El Salvador
Nomina Episcopale e Contesto Politico
Con Bolla pontificia del 23 maggio 1970, Óscar Romero è nominato vescovo ausiliare dell'Arcivescovo di San Salvador. Sceglie come motto episcopale "Sentir con la Iglesia" (Sentire con la Chiesa). Dopo aver assolto a compiti gestionali e burocratici, ai quali è felice di rinunciare per la sua inclinazione pastorale, il 15 ottobre 1974 è nominato Vescovo di Santiago de María, diocesi sulle alture orientali del paese.
Quando Oscar Romero diventa Arcivescovo della capitale, il paese è in una grave crisi politica, sottoposto a una dittatura militare-oligarchica che provoca una forte opposizione rivoluzionaria. I rapporti fra Stato e Chiesa vanno deteriorandosi: la Chiesa, che difende i diritti umani, specialmente dei contadini poveri, è accusata di attivismo politico. La nomina di Romero avviene in un clima di emergenza, dopo le dimissioni anticipate del predecessore Monsignor Luis Chávez y González, osteggiato dal governo per la sua sensibilità cattolico-sociale.
La "Fortaleza Pastorale" e l'Impegno per la Giustizia
Romero era un uomo moderato, con un grande senso della legalità, e distante dalla politica. Al tempo stesso, aveva un fiero senso dell'indipendenza della Chiesa dai poteri pubblici, appreso a Roma ammirando Pio XI. Lo indignava vedere la violenza contro i deboli, lo sfruttamento dei più poveri e il disprezzo della legge da parte delle autorità militari, che in quel momento si rivelavano più al servizio dell'oligarchia che del bene comune.
L'assassinio di Padre Rutilio Grande il 12 marzo 1977, pochi giorni dopo l'insediamento di Monsignor Romero nell'Arcidiocesi, segna un punto di svolta. Nella veglia notturna davanti alla salma dell'amico appena ucciso, Romero sente di dovere assumere un atteggiamento di "fortaleza", come egli stesso la definisce, di fortezza pastorale, davanti alla violenza che sta investendo i poveri e chi è loro vicino. Romero ha sempre negato una "conversione" in quel momento, affermando di aver piuttosto sentito di dover difendere i poveri con la stessa fortaleza dell'amico Rutilio. Dopo questo assassinio, Romero considera con una luce nuova la sua responsabilità istituzionale di primo pastore del popolo salvadoregno.
Individua la prima causa dei mali del paese nell'ingiustizia sociale, cui vorrebbe porre rimedio non secondo modalità rivoluzionarie, ma con una conversione religiosa dei cuori. Nei successivi tre anni, Romero è la principale figura pubblica del paese. Difende i poveri, chiede giustizia, condanna la violenza da qualunque parte essa provenga. Le sue prediche appassionate, intessute di citazioni del Magistero, sono ascoltate dal paese intero che la domenica mattina si sintonizza con la radio diocesana. Diventa famoso anche internazionalmente.
Romero non è un teologo o un intellettuale, bensì un pastore. Si ispira alle letture bibliche, alla dottrina sociale della Chiesa, al pensiero dei Papi e all'insegnamento del Concilio Vaticano II, di Medellín e di Puebla. Il suo impegno sociale e la sua supplenza politica provengono da questa radice religiosa, non da teorie umanitarie. L'opzione preferenziale per i poveri non è per Romero una convinzione ideologica, ma una conseguenza dell'essere buon pastore come Cristo. Uomo di preghiera, Romero non prende decisioni importanti se non dopo aver pregato a lungo dinanzi al Crocifisso. Si sente a disagio per il ruolo pubblico cui è sospinto dalle necessità del paese e per l'assenza di una classe dirigente diversa da quella militare-oligarchica, mentre gli esponenti maggiori del partito democratico-cristiano sono costretti all'esilio. Romero avrebbe voluto essere solo un pastore d'anime, ma la crisi di El Salvador lo obbliga, suo malgrado, a una supplenza politica nel segno della giustizia e della nonviolenza. Era incerto di carattere, consultava contemporaneamente tre confessori per essere sicuro di non sbagliare, ma era saldo e fermo, una volta convintosi, nella preghiera, di quale fosse la volontà di Dio. Sin da giovane, Romero aveva manifestato una grande capacità oratoria.

Il Martirio: Una Vita Offerta per la Fede
Il paese si stava avviando verso la guerra civile. La chiusura degli spazi democratici aveva come conseguenza il continuo rafforzamento della guerriglia. Il 23 marzo 1980, Oscar Romero aveva invitato tutti gli ufficiali dell'esercito del Salvador e tutte le forze armate a non eseguire gli ordini se contrari alla morale umana, pronunciando dal pulpito le parole: "Nel nome di Dio e del popolo che soffre vi supplico, vi prego, e in nome di Dio vi ordino, cessi la persecuzione contro il popolo".
Il giorno dopo, il 24 marzo 1980, non aveva ancora 63 anni, Romero viene assassinato da uno squadrone della morte mentre celebrava la Messa nella cappella dell'ospedale per malati terminali presso il quale modestamente alloggiava. Gli spararono da un ingresso della chiesa. Il sicario, su mandato di Roberto D'Aubuisson, leader del partito nazionalista conservatore ARENA, riuscì ad entrare in chiesa e sparò dritto alla giugulare di Romero mentre elevava l'ostia al cielo. Nell'omelia aveva appena ribadito la sua denuncia contro il governo di El Salvador. La sua morte, che presentiva e temeva, ma che accettava liberamente, suscitò enorme impressione specialmente nel continente latinoamericano, perché si sapeva che avrebbe potuto salvarsi rinunciando a vivere in El Salvador o rinunciando a essere voce di conversione, di pace, di giustizia.
Un mese prima di essere assassinato aveva scritto nei suoi quaderni spirituali: "Mi costa accettare una morte violenta che in queste circostanze è molto possibile […] devo essere nella disposizione di dare la mia vita per Dio qualunque sia la fine della mia vita. Le circostanze sconosciute si vivranno con la grazia di Dio. Egli ha assistito i martiri e se è necessario lo sentirò molto vicino nell’offrirgli l’ultimo respiro". E ancora: "Pongo sotto la provvidenza amorosa di Dio tutta la mia vita e accetto con fede in lui la mia morte, per quanto difficile sia. Né voglio darle una intenzione, come pur desidererei, per la pace del mio paese e per la fioritura della nostra Chiesa […] perché il Cuore di Cristo saprà darle il fine che vuole".
Il giorno dell'addio a Romero, Giovanni Paolo II decise di non partecipare e inviò l'arcivescovo di Città del Messico. In quel giorno l'esercito sparò sulla folla di fedeli.

Il Lungo Percorso verso la Santità
L'Inizio e le Difficoltà della Causa
Il Santo Padre Giovanni Paolo II concesse il suo Nulla Osta per iniziare la Causa il 3 luglio 1993. L'Inchiesta diocesana sulla vita, il martirio e la fama di martirio del Servo di Dio è stata istruita nella Curia di San Salvador dal 24 marzo 1994 al 1° novembre 1995, per un totale di 44 sessioni.
Tuttavia, il processo si arenò subito in Vaticano. Anche da morto, Oscar Romero restava "scomodo" a causa della continua denuncia degli abusi del potere in Salvador e delle accuse di essere simpatizzante della Teologia della Liberazione, il che lo avrebbe fatto "uscire fuori dai rigidi canoni dell’ortodossia della Chiesa cattolica". Anche i rapporti di Romero con il Vaticano furono complessi: Papa Paolo VI lo ricevette incoraggiandolo, ma con l'avvento di Giovanni Paolo II al pontificato, i problemi si complicarono. Nel maggio 1979, Giovanni Paolo II lo rimproverò severamente durante il loro primo incontro nella Santa Sede, dicendogli: "Devi dialogare con il governo". Questa fu percepita come una delegittimazione che isolò ulteriormente Monsignor Romero nel suo paese. Nonostante ciò, nel marzo 1983, nel suo primo viaggio in Centroamerica, il Papa polacco, violando ogni protocollo, volle andare a pregare sulla sua tomba, forse in segno di riparazione e per la preoccupazione che la figura di monsignor Romero non fosse strumentalizzata dalla sinistra politica.
La Spinta di Papa Francesco e la Beatificazione
Con l'elezione di Papa Francesco - il primo Papa dell'America Latina e gesuita - si riaccese la speranza di un'accelerazione. Appena un mese dopo la sua elezione, Papa Francesco, fra le sue priorità, diede disposizione al postulatore vaticano di riprendere in mano il dossier, in un vero e proprio atto di risarcimento nei confronti del prelato salvadoregno. Il 24 aprile 2013, facendo seguito a una decisione di Benedetto XVI del dicembre 2012, la Causa riprese il suo iter ordinario presso la Congregazione delle Cause dei Santi. Lo stesso giorno, il Santo Padre Francesco autorizzò la promulgazione del Decreto sul martirio del Servo di Dio.
Il 3 febbraio 2015, Papa Francesco ha riconosciuto il martirio di Romero, dichiarando: "Basta calunnie, per me Romero è un uomo di Dio". Il 23 maggio dello stesso anno, Óscar Romero è stato beatificato a San Salvador in una cerimonia di grande partecipazione popolare, un evento di grande gioia per i salvadoregni e per tutti coloro che beneficiano dell'esempio dei migliori figli della Chiesa.
Il Miracolo per la Canonizzazione
La beatificazione di Monsignor Óscar Arnulfo Romero Galdámez ha aperto la strada alla canonizzazione. Nel Congresso peculiare, riunito il 14 dicembre 2017, i Consultori Teologi si sono unanimemente espressi con voto affermativo, dichiarando che il felice esito della gravidanza di una madre salvadoregna, Cecilia Flores de Riva, fosse da attribuirsi all'intercessione del Beato. La donna, dopo aver partorito, si era trovata in punto di morte a causa di gravi complicazioni legate alla sindrome di Hellp. Mentre era in coma, il marito aveva iniziato a invocare l'intercessione di monsignor Oscar Romero, alla cui beatificazione i due sposi erano stati presenti qualche mese prima, ottenendo una guarigione ritenuta miracolosa.

La Canonizzazione del 14 Ottobre 2018
La notizia dell'imminente canonizzazione generò un'immensa gioia in El Salvador. L'arcivescovo di San Salvador, José Luis Escobar Alas, commentò l'annuncio definendolo "una grande notizia che ci provoca una gioia immensa", e affermò che la canonizzazione di Romero sarebbe stata "l’avvenimento più grande nella storia del paese", e probabilmente dell'America Latina. Vi fu grande attesa per la decisione di Papa Francesco circa il luogo e la data della canonizzazione, con i vescovi salvadoregni che chiesero, per iscritto e verbalmente, che potesse avvenire in patria per permettere ai poveri di Monsignor Romero di parteciparvi. Tuttavia, la cerimonia si tenne a Roma.
Durante la cerimonia di canonizzazione del 14 ottobre 2018, Papa Francesco elevò agli onori degli altari anche Papa Paolo VI e altri beati. Nella memoria collettiva risuonano ancora le parole del Pontefice: "È bello che insieme a lui e agli altri santi e sante odierni ci sia monsignor Romero, che ha lasciato le sicurezze del mondo, persino la propria incolumità, per dare la vita secondo il Vangelo, vicino ai poveri e alla sua gente, col cuore calamitato da Gesù e dai fratelli".
Il giorno successivo, 15 ottobre, il Papa ricevette in Aula Paolo VI un folto gruppo di pellegrini di El Salvador, venuti a Roma per celebrare il loro arcivescovo divenuto santo. A loro Francesco rivolse un appassionato discorso, in cui, ricordando la figura di questo emblematico difensore dei diritti umani, disse che Romero "ha saputo incarnare con perfezione l’immagine del buon Pastore che dà la vita per le sue pecore". Aggiunse il Pontefice: "Perciò, e ora molto di più dopo la sua canonizzazione, potete trovare in lui un esempio e uno stimolo nel ministero che vi è stato affidato. Esempio di predilezione per i più bisognosi della misericordia di Dio. Stimolo per testimoniare l’amore di Cristo e la sollecitudine per la Chiesa, sapendo coordinare l’azione di ognuno dei suoi membri e collaborando con le altre Chiese particolari con affetto collegiale".
Nello stesso incontro, Papa Francesco inviò un messaggio all’intero popolo di San Salvador, custode di "una fede viva che esprime in diverse forme di religiosità popolare e che plasma la sua vita sociale e familiare". Un popolo del quale, disse ancora il Pontefice a vescovi e sacerdoti presenti, bisogna prendersi cura "senza scandalizzarsi". Proprio come fece Romero, che svolse questo servizio fino alla morte. Francesco, guardando alla storia recente di El Salvador, riconobbe: "Non sono mancate le difficoltà, il flagello della divisione, il flagello della guerra; la violenza si è sentita con forza nella sua storia recente, ma questo popolo resiste e va avanti". E aggiunse: "Non sono pochi i salvadoregni che hanno dovuto abbandonare la propria terra alla ricerca di un futuro migliore".
Mons. Oscar Romero - 12/10/2018
L'Eredità di San Óscar Romero
La Chiesa di El Salvador e di tutto il mondo ricorda l'arcivescovo assassinato nel 1980, emblema del servizio ai poveri e al popolo sofferente. Il ricordo di san Óscar Romero, disse il Papa, è quindi "un’opportunità eccezionale per lanciare un messaggio di pace e di riconciliazione a tutti i popoli dell’America Latina". Monsignor Romero continua a essere una figura ispiratrice per il suo ministero distinto per una particolare attenzione ai più poveri e agli emarginati.
La voce del nuovo Santo continua a risuonare oggi per ricordarci che la Chiesa, convocazione di fratelli attorno al loro Signore, è famiglia di Dio, dove non ci può essere alcuna divisione. La fede in Gesù Cristo, correttamente intesa e assunta fino alle sue ultime conseguenze, genera comunità artefici di pace e di solidarietà. Monsignor Romero c’invita al buon senso e alla riflessione, al rispetto per la vita e alla concordia. È necessario rinunciare alla "violenza della spada, quella dell’odio" e vivere "la violenza dell’amore". Oggi, il 24 marzo, la Chiesa salvadoregna e il mondo intero ricordano l'anniversario della morte di San Óscar Arnulfo Romero.
A San Salvador, l'attuale arcivescovo José Luis Escobar Alas presiede regolarmente una Eucaristia in suo ricordo nella Cattedrale metropolitana, alla presenza dell’intera Conferenza episcopale, con la partecipazione fisica e spirituale di tutte le parrocchie dell'arcidiocesi a questo momento di festa.
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