Le Congregazioni delle Suore Domenicane del Rosario rappresentano un ramo significativo della vasta Famiglia Domenicana, dedicate a diverse missioni ma unite dall'ispirazione e dal carisma dell'Ordine dei Predicatori. Queste congregazioni, pur avendo origini e percorsi distinti, condividono un profondo legame con la spiritualità domenicana, caratterizzata dalla contemplazione e dall'annuncio, e da una devozione particolare alla Beata Vergine del Rosario.
La Congregazione delle Suore Domenicane di Santa Maria del Rosario (Iolo di Prato)
Origini e Riconoscimento
La Congregazione delle Suore Domenicane di Santa Maria del Rosario ha avuto origine a Iolo di Prato (PO) ed ha ottenuto il riconoscimento pontificio in data 7 Ottobre 1962. Fa parte della Famiglia Domenicana e partecipa dell’ispirazione e della spiritualità propria dell'Ordine dei Predicatori.
Storia e Fondazione
La storia di questa congregazione nasce l’8 settembre 1895, quando Don Didaco, insieme alle prime consorelle, portò solennemente un quadro della Beata Vergine del Rosario in quella che sarebbe diventata la loro prima casa a Iolo (oggi frazione di Prato).

Missione e Spiritualità
Don Didaco desiderava che le Suore servissero i poveri, riconoscendo in loro il volto del Figlio di Dio. Nel Regolamento dell’Istituto scritto da Don Didaco Bessi si legge che le Suore erano esortate a trattare tutti con grande carità e dolcezza.
La spiritualità della congregazione è concentrata sulla vita di Cristo, che è lo specchio dove leggere e valutare la vita spirituale. In questa luce, è di grande importanza l’esortazione ad amare e coltivare la lettura spirituale e, in modo particolare, la meditazione del Vangelo, secondo il motto domenicano, che unisce la contemplazione all'annuncio: “contemplare e dare agli altri ciò che si è contemplato”.
Le Suore Domenicane "Figlie del Santo Rosario di Pompei"
Fondazione e Carisma di Bartolo Longo
La Congregazione delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei” fu fondata da Bartolo Longo nel 1897. Ebbe l'approvazione canonica il 25 agosto e, contemporaneamente, fu aggregata all'Ordine dei Predicatori.
Il Beato volle che il “carisma” della Congregazione fosse radicato in quello della famiglia di San Domenico, che unisce la vita contemplativa a quella attiva. Bartolo Longo, durante la sua attività di evangelizzazione, cominciò ad accogliere numerosi bambini abbandonati e bisognosi di cure, di cibo e di istruzione. E fu così che, al crescere del numero di bambini, nacque la necessità di istituire un Istituto di Suore dedito a questa missione.
Fondate con lo scopo di dare alle orfane, ospitate presso il nascente Santuario, delle “madri” che potessero occuparsi della loro educazione e istruzione, le Suore di Pompei, ancora oggi, si occupano della formazione della gioventù.

La Ricerca di Personale Specializzato per l'Opera Pompeiana
Tra il 1884 ed il 1886, Bartolo Longo constatava che la schiera dei bambini andava aumentando e per essi non bastava più l’opera sua e della Contessa De Fusco, sua consorte. Bisognava somministrare agli assistiti cure sempre più impegnative e laboriose, ritenne perciò di mettersi in cammino alla ricerca di spunti, consigli e personale specializzato. Il suo intento era quello di affidare a delle religiose il gravoso compito dell’educazione dei bambini pompeiani. Nel 1885, Bartolo Longo aveva manifestato il vivo desiderio di affidare i suoi Asili a Suore Domenicane le quali lo coadiuvassero nel difficile compito, che richiede delicatezza e sollecitudini tutte femminili.
Rete di Contatti e Collaborazioni
Per questo motivo, Bartolo Longo intraprese un viaggio per l'Italia, accompagnato da uno zelante sacerdote, Don Michele Gentile. Le principali città che lo accolsero in quest'anno furono Siena, Firenze, Torino, Bologna, Genova, Alessandria, Asti, dove egli condivise il suo racconto pompeiano.
L'esperienza che maturò in questi lunghi viaggi fu notevole: scambiò idee e progetti con grandi personaggi, tra cui anche San Giovanni Bosco. Dal viaggio acquisì spunti organizzativi per la nascente opera Pompeiana, avendo osservato come operavano gli altri istituti sotto l'aspetto sociale e umano.
Conobbe personaggi che successivamente gli furono vicini a Valle di Pompei, tra questi Padre Mariano Angelo Rossi O.P., che fu Rettore del Santuario dal 1892 fino alla morte avvenuta il 10 agosto del 1898.
Fino al 1892, nulla si concluse e proprio quest'anno, Bartolo Longo si rivolse a una zelatrice di Torino, la signorina Giuseppina Astesana, la quale aveva per l'opera pompeiana una speciale devozione. Ella aveva eretto nella sua casa in Piemonte una cappellina in onore della Vergine di Pompei. Il Padre Rossi, insieme ad altri due padri, benedisse l'immagine della Vergine nel villino dell'Astesana. Dunque, tra l'Astesana e il futuro Rettore del Santuario di Pompei, c'era già una certa amicizia.
L'Astesana venne a Pompei, si rese conto della dimensione della crescente opera e mise in atto tutta la sua esperienza ed il suo impegno per suggerire a Bartolo Longo proposte che gli consentissero di avviare a soluzione il problema educativo-assistenziale dei piccoli bisognosi.
Nel 1887, l’8 maggio, mese tanto caro a Don Bartolo, veniva inaugurato l’Orfanotrofio femminile che accoglieva le bambine orfane e abbandonate di qualunque città e provincia d'Italia. Nell’Orfanotrofio vi era bisogno di qualcosa che realmente mancava alle piccole: una madre! Bartolo Longo perciò si rivolse all'Astesana per avere consigli e indicazioni su come affrontare il suo problema. Da un intenso scambio di corrispondenza si può comprendere quali difficoltà si presentassero per l'istituzione di una Congregazione di Suore.
Bartolo Longo non aveva nessuna intenzione di far venire a Pompei suore di una Congregazione già costituita; egli riteneva che per l'opera pompeiana vi fosse bisogno di persone specializzate nell'assistenza; e quindi delle "madri" che dovevano nascere in seno alla sua opera forgiandosi a regole ed esigenze del tutto dissimili da quelle adottate in istituti già esistenti. L'Astesana suggeriva la nascita di una istituzione di "dame di Pompei" religiose terziarie professe, con aggiunta di converse "Figlie del Rosario".
La solerte zelatrice con le sue lettere fu molto vicina a Don Bartolo nell'indicargli le strade da seguire per la novella istituzione. Ella si impegnò addirittura ad inviare una bambola con il vestito che avrebbero dovuto indossare le future dame di Pompei. Poi, nel 1892, suggerì a Don Bartolo di rivolgersi a Don Rua, stretto collaboratore di San Giovanni Bosco, per chiedere a lui le suore-maestre che avrebbero dovuto preparare le religiose che dovevano operare in Valle di Pompei.
Bartolo Longo accettò il consiglio ed il 6 febbraio del 1892, si rivolse a Don Rua, per avere sei o quattro suore; quest'ultimo, il 20 dello stesso mese rispose rammaricato di non poter soddisfare la richiesta che era finalizzata ad ottenere:
- 1° Una Superiora di Orfanelle.
- 2° Maestra delle novizie educande che ne deve formare prefette ed istitutrici delle orfanelle.
- 3° Economa.
- 4° Guardarobiera, tanto per le orfane e per la casa quanto per la chiesa, come Sacrestana.
- 5° Direttrice della cucina, lavanderia e panificio.
- 6° Maestra dell'Asilo infantile.
Questi i compiti che avrebbero dovuto assolvere le sei suore "Figlie di Maria Ausiliatrice".
Intanto il rapporto epistolare con l'Astesana era alquanto intenso e non mancarono interventi diretti e indiretti da parte del Card. Raffaele Monaco La Valletta che era Primo Delegato di S.S. Leone XIII per il Santuario di Pompei. Il Porporato aveva un contatto continuo con Pompei tramite il suo Vicario l’Avv. Mons. Alessandro M. Carcani, anch’egli grande amico ed estimatore di Bartolo Longo, nonché devoto della Madonna di Pompei.
Tuttavia, Bartolo Longo non si rivolse subito alle suore di S. Anna, quelle stesse che avevano formato le Salesiane di Don Bosco, ma, vi stabilì un contatto indiretto e breve qualche anno dopo. L’Astesana, personaggio principale con cui Bartolo Longo aveva stretto un’intensa relazione epistolare, per una buona parte dell’anno 1892, scomparve quasi improvvisamente dalla scena. In quell’anno vennero alla luce altri protagonisti della storia pompeiana quali il Card. Raffaele Monaco La Valletta, Don Michele Rua, il sacerdote che fu definito il secondo Don Bosco, Mons. Alessandro M. Carcani, Padre Giuseppe Maria Leone, redentorista, amico e consigliere di Bartolo Longo.

L'Influenza di Madre Antonia Lalìa nel Contesto Pompeiano
Nel 1893, si affacciò sulla scena della storia pompeiana un personaggio di primo piano nella grande famiglia di San Domenico: Madre Antonia Lalìa. La suora, terziaria domenicana, fu la fondatrice delle Domenicane di S. Sisto Vecchio in Roma e godeva la stima e l'affetto profondo di Bartolo Longo e della Contessa, sua consorte.
La Madre Suor Maria Antonia Lalìa nacque il 20 maggio 1839 a Misilmeri, in Sicilia. Al battesimo ricevette il nome di Rachele; fece la prima comunione a sei anni e sentì richiami misteriosi verso Roma, San Sisto e l'Ordine Domenicano, di cui prese l'abito nel novembre 1859, consacrandosi tutta e per sempre al Signore. Furono gli anni più belli, ricchi di sogni e di "pazzie", come essa avrebbe in seguito chiamato le visioni e le profezie.
Madre Lalìa, rivelando una magnifica tempra di lottatrice, contrattaccava e teneva a bada gli "untorelli" di Misilmeri, ricorrendo al Consiglio di Stato a Roma per far rispettare la libertà d'insegnamento del suo collegio e il suo diritto a sussistere. Il suo spirito missionario la portò a interessarsi degli avvenimenti europei e delle necessità del mondo intero con spirito ecclesiale. Arditamente scrisse all'imperatore Napoleone III ammonendolo a non tradire il Papa, e sentì per tutta la vita il problema della conversione della Russia. Proprio durante la guerra del 1877 tra Russia e Turchia, scrisse allo Zar chiedendogli di aprirle a Pietroburgo un collegio missionario per l'educazione delle fanciulle, progetto che lasciò alle sue figlie e che fu realizzato nel 1993. Sognò anche missioni in Africa e in Toscana, e fu tra i pionieri dell'apostolato per la riunione delle Chiese "dissidenti" alla Chiesa di Roma, ottenendo dall'Autorità Ecclesiastica di salire a Roma per fondarvi una nuova congregazione di finalità missionaria ed ecumenica, consigliata e diretta da religiosi domenicani, tra i quali primeggiò il P. Lepidi, Maestro del Sacro Palazzo.

L'Incontro con Bartolo Longo e il Progetto di Unione
L’incontro con la Suora Domenicana avvenne a Roma i primi di dicembre del 1893; lì Bartolo Longo e la Contessa convennero sulla venuta della Madre a Valle di Pompei. Le furono esposti i progetti che, da tempo, erano stati redatti per l'apertura del noviziato.
Il 26 dicembre di quell’anno 1893, Madre Lalìa venne tra le Opere di Bartolo Longo per prendere visione dell'incarico di Superiora al Personale femminile del Santuario che le doveva essere assegnato qualora avesse accettato di lasciare S. Sisto. Tuttavia, Madre Lalìa “parlò chiaro", disse che non voleva abbandonare la poverissima nascente fondazione di San Sisto a Roma, ma a Pompei poteva lasciare la propria compagna Calderato”, soluzione che non fu accettata.
Intanto, in questo rapporto e nell'iniziativa di unire le due fondazioni, veniva coinvolto Padre Alberto Lepidi, al quale Bartolo Longo confessò il suo desiderio di unire le due case, quella di S. Sisto con Pompei. Madre Lalìa certamente non avrebbe però lasciato la sua novella istituzione, anzi esprimeva il desiderio che Mons. Vincenzo Leone Sallua avesse mandato a Pompei Suor Maria Agnese Gambigliani che avrebbe ricoperto l'incarico di Superiora, mentre lei sarebbe restata a S. Sisto, dove avrebbe potuto preparare le otto postulanti da inviare, come ottime religiose, a Pompei.
Ne parlò e si consigliò con Padre Vincenzo Giuseppe Lombardo anzi, a lui si raccomandò "perché scriva all'Avvocato perché le mandi solo otto postulanti, e non tutte perché Agnese era il sostegno del Monastero di Fabriano".
Il progetto di unire Pompei a S. Sisto aveva ambiziose prospettive. Si riparlò di noviziato da aprire a Pompei e di preparare "ottime religiose e maestre per le scuole e la casa di Pompei". L'abito sarebbe stato uniforme nelle due case e all'estero, di colore bianco come S. Domenico e con il mantello color viola. Vi era anche il progetto di preparare frati missionari destinati a Pompei e all'estero, da formare ad Acireale e che avrebbero potuto continuare l'opera dei Fondatori pompeiani anche nel futuro.
Tutto il disegno andò sfumando e fallì ogni impresa anche a causa del concretizzarsi del progetto di una casa ad Asti dipendente da S. Sisto. Tuttavia, tra Madre Lalìa e Bartolo Longo non mancò la stima reciproca tant'è che a lei il Beato si rivolse per l'assistenza, nel 1896, nell'Ospizio di mendicità che il Longo aveva aperto a Latiano, suo paese natio. Alle stesse suore di S. Sisto chiese aiuto per quasi otto mesi per la cura e la medicazione di circa trenta Figli dei Carcerati affetti da tigna.
In una lettera del 7 settembre del 1904, Bartolo Longo faceva esplicita richiesta al Card. Monaco La Valletta, di Suor Maria Gambigliani Zoccoli, Domenicana di Fabriano, per averla come Maestra delle novizie onde aprire un Noviziato a Valle di Pompei, avendo oltre quaranta giovanette che intendevano consacrarsi al Signore e restare a servizio del Santuario pompeiano. La figura di questa suora è sempre presente in Bartolo Longo che fece molti voti per averla a Pompei.
Carisma, Attività e Diffusione
Fino a pochi anni fa, quando gli istituti accoglievano centinaia di ospiti di ambo i sessi, le Suore vivevano con loro ventiquattro ore su ventiquattro, adempiendo in pieno ad ogni incarico in osservanza del compito affidato loro dal Beato Fondatore. Le bambine entravano anche in tenerissima età e la Divina Provvidenza pensava a tutto. Esse crescevano, pregavano, venivano curate, istruite e preparate alla vita.
Oltre alla preghiera e al costante impegno svolto presso i centri educativi pompeiani, le Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei” assolvono, all’interno del santuario, diverse mansioni: dalla cura degli arredi sacri, ai servizi di accoglienza ai pellegrini e alle attività negli uffici amministrativi.
Le Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei” operano anche in varie parti d’Italia e del Mondo (Filippine, India, Camerun, Indonesia).

Le Domenicane Missionarie del Santissimo Rosario (Perù)
Nascita e Scopo Missionario
La Congregazione delle Domenicane Missionarie del Rosario nacque per dare una risposta missionaria all’urgenza di cristianizzare le popolazioni della foresta peruviana. Nel 1900 la Santa Sede eresse la Prefettura apostolica di Santo Domingo de Urubamba y Madre de Dios (attuale Vicariato apostolico di Puerto Maldonado), affidandola ai padri Domenicani.
Per provvedere all’evangelizzazione di quel vasto territorio, nel 1913 eretto a Vicariato Apostolico, il Vicario apostolico Sua Ecc. Mons. Ramon Zubieta O.P., ritenne opportuno chiedere l’aiuto di una comunità di religiose. Così il 30 dicembre 1913 sbarcò in Perù una piccola spedizione missionaria: oltre al Vicario apostolico e ad alcuni Domenicani c’erano anche un gruppo di suore Domenicane guidate da M. Ascension Nicol. Dopo un primo periodo trascorso a Lima, iniziarono le prime spedizioni missionarie nella foresta, nonostante gli abitanti di Lima volessero che le suore si occupassero dell’educazione della gioventù della capitale. A questa prima comunità di religiose ne seguirono altre, che iniziarono la loro opera missionaria con l’evangelizzazione dei poveri.
Da questo primo seme nacque una Congregazione religiosa nuova, indipendente dalle comunità di provenienza delle suore. Fondatori furono Mons. Ramon Zubieta e M. Ascension Nicol. Il 5 ottobre 1918 venne eretta a Lima la Congregazione delle Suore Missionarie Domenicane del Santissimo Rosario, di cui M. Ascension venne nominata Superiora generale. Lo scopo del nuovo istituto era “Evangelizzare i poveri in quelle situazioni missionarie in cui la Chiesa mostra maggiori necessità”.

Sviluppo e Diffusione Globale
Dopo soli tre anni, nel 1921, morì improvvisamente Mons. Zubieta e M. Ascension si trovò a gestire da sola il peso della nascente istituzione, che si andava ampliando con nuove fondazioni che crescevano prodigiosamente. Nello stesso anno della morte di M. Ascension, il 1940, Pio XII approvò le Costituzioni della Congregazione.
In questa nuova tappa della sua vita, l’opera crebbe, si diffuse in altre nazioni e continenti, si moltiplicarono le fondazioni, le vocazioni furono abbondanti e vennero accolte molte giovani locali. L’impegno missionario delle suore abbracciò diversi campi e si estese anche alla pastorale sanitaria.

Impegno Attuale
Oggi gli impegni missionari assunti dalle Domenicane Missionarie del Rosario variano a seconda delle diverse realtà in cui si trovano ad operare: sono sempre in ascolto del grido dei più deboli, in particolare della donna, con una particolare attenzione alle vittime dell’ingiustizia e dell’emarginazione, in difesa della vita in tutte le sue forme, per la giustizia e la pace, la salvaguardia del creato, nel campo dell’educazione, della sanità e della promozione sociale.
Le Domenicane Missionarie del Rosario sono 785 di 24 nazionalità, presenti in 21 nazioni con 144 comunità. Sono in Africa (Angola, Camerun, Mozambico, R.D.Congo), Asia (Cina continentale, Filippine, India, Taiwan, Timor Est), America (Bolivia, Cile, Ecuador, Guatemala, Messico, Nicaragua, Perù, Porto Rico, Rep. Dominicana), Europa (Spagna, Portogallo) e Australia.
27. Monastero Ss.Rosario Suore Domenicane a Lettere ✯ Monastery Dominican Sisters in Lettere Italy
Le Suore Domenicane del Santo Rosario di Asti
Storia e Fondatrice: Madre Guzmana Romanengo
Le Suore domenicane del Santo Rosario di Asti hanno appena cento anni di storia. La loro fondatrice è Madre Guzmana Romanengo (nata a Voltaggio il 23.09.1857), suora della congregazione domenicana di Mondovì Carassone (CN). Madre Guzmana era una di quelle persone che si lasciano “sconvolgere” la vita dalla Parola di Dio, che permettono a questa parola di “dilaniare” la loro carne con “la lama a due tagli” di cui parla San Paolo.
Nella preghiera, nell'ascolto della Parola, nella docilità a chi si rivolse per aver luce e consiglio, trovò la sapienza ed il coraggio di leggere i “segni dei tempi” nella sua storia. Un sogno abitava il suo cuore, come un fuoco che chiedeva spazio per ardere e far ardere: “Aprire una casa per sperimentare un ritorno alle origini”, un progetto che le era entrato profondo nella vita e gliela dirottava altrove-lontano, verso l'ignoto, sulle orme di quel “viaggio di Abramo”, che ha solo la fede di Dio come bussola di orientamento.

Attività e Carisma
Le comunità sono impegnate in diverse opere, come a Ge-Manesseno, con una Scuola Materna che accoglie i bambini di un vasto bacino della Valpolcevera. A Voltri, come a Manesseno, le Comunità sono impegnate anche nelle opere parrocchiali: catechesi, campi scuola, missioni popolari.
Forse, per un segreto disegno della Provvidenza che le ha volute, nel tempo, fedeli al progetto di povertà e di piccolezza di Madre Guzmana, non sono molto numerose e neppure occupano una vasta zona geografica, ma nel cuore hanno un sogno segreto, quello che ebbe Caterina da Siena: “se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo”.
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