Papa Giovanni Paolo II ha beatificato il 13 giugno 1999 a Varsavia un gruppo di 108 martiri polacchi della seconda guerra mondiale, rappresentanti del clero e dei laici, giovani e anziani, persone di vario ceto e stato. Tra di essi c'è l'Arcivescovo Antoni Julian Nowowiejski, Pastore della diocesi di Plock, torturato a morte a Dzialdowo; c’è il Vescovo Wladyslaw Goral di Lublin, torturato con particolare odio solo perché Vescovo cattolico. Ci sono sacerdoti diocesani e religiosi, che morirono perché non vollero abbandonare il loro ministero e coloro che morirono servendo i compagni prigionieri, malati di tifo; ci sono dei torturati a morte per la difesa degli Ebrei. Nel gruppo dei beati ci sono fratelli religiosi e suore, che perseverarono nel servizio della carità e nell'offrire i loro tormenti per il prossimo. Tra questi beati martiri ci sono anche dei laici.
Contesto della Beatificazione: Riconoscimento della Grazia Divina
Con le parole della beatitudine di Cristo, Papa Giovanni Paolo II ha fatto una sosta nel suo percorso di pellegrino tra il popolo fedele di Warszawa, salutando cordialmente presbiteri, religiosi e religiose, e fedeli laici. Ha rivolto un saluto fraterno ai Vescovi, in particolare al Cardinale Primate e ai suoi collaboratori. La divina Provvidenza ha permesso al Pontefice di trovarsi nuovamente a Varsavia, dove vent'anni prima, nella memorabile vigilia di Pentecoste, è stato vissuto in modo speciale il mistero del Cenacolo. Insieme al Primate del millennio, il Cardinale Stefan Wyszynski, con i Vescovi e con il Popolo di Dio della capitale, presente in gran numero, è stato invocato allora con ardore il dono dello Spirito Santo. In quei tempi difficili si supplicava la sua potenza di riversarsi nei cuori degli uomini e di destare in essi la speranza. Era un grido che scaturiva dalla fede che Dio opera e che, con la potenza dello Spirito Santo, rinnova e santifica ogni cosa. Era un'implorazione per il rinnovamento del volto della terra, di questa terra. Il Papa ha ringraziato Dio Uno e Trino per tutto ciò che negli ultimi vent'anni è leggibile come Sua risposta a quel grido.

Si sono compiuti in questo tempo in Europa e nel mondo, a cominciare dalla Patria polacca, cambiamenti dei sistemi politici, sociali ed economici, grazie ai quali le singole persone e le nazioni hanno visto nuovamente lo splendore della propria dignità. La verità e la giustizia stanno riacquistando il loro valore, divenendo una sfida impellente per tutti coloro che sanno apprezzare il dono della libertà. Si rende gloria soprattutto per quanto questo ventennio ha portato nella vita della Chiesa. Nel rendimento di grazie, dunque, ci si unisce con le Chiese della tradizione occidentale e orientale, tra i popoli vicini, uscite dalle catacombe e che svolgono apertamente la propria missione. La loro vitalità è una magnifica testimonianza della potenza della grazia di Cristo, che fa sì che gli uomini deboli diventino capaci di un eroismo, non di rado fino al martirio. Questo è frutto dell'azione dello Spirito di Dio.
Alla luce dello Spirito Santo la Chiesa in Polonia rilegge i segni dei tempi e si assume i suoi compiti, libera da limitazioni esterne e da pressioni, che sperimentava fino a poco tempo fa. È motivo di ringraziamento a Dio che, nello spirito del reciproco rispetto e dell'amore, la Chiesa possa condurre un dialogo creativo con il mondo della cultura e della scienza. I credenti possono senza ostacoli accostarsi ai sacramenti e ascoltare la parola di Dio, per poter poi testimoniare apertamente la propria fede. Viene resa gloria a Dio per la moltitudine di chiese costruite ultimamente nel Paese, e per la possibilità che bambini e giovani possano con tranquillità conoscere Cristo a scuola, dove la presenza del sacerdote, della religiosa o del catechista viene vista come un prezioso aiuto nel lavoro di educazione delle giovani generazioni. Benedetto il Signore da sempre, per sempre.
La Misericordia Divina e la Speranza Cristiana
La liturgia dell'odierna domenica conferisce un carattere particolare al rendimento di grazie, permettendo di vedere tutto ciò che avviene nella storia di questa generazione nella prospettiva dell'eterna misericordia di Dio, la quale si è rivelata più pienamente nell'opera salvifica di Cristo. Gesù «è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione». Il mistero pasquale della morte e della risurrezione del Figlio di Dio ha conferito un nuovo corso alla storia umana. Se osserviamo in essa i segni dolorosi dell'azione del male, abbiamo la certezza che in definitiva esso non può dominare le sorti del mondo e dell'uomo, non può vincere. Tale certezza scaturisce dalla fede nella misericordia del Padre che «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna».

Grazie alla fede nella divina misericordia, è perdurata la speranza, che non riguardava soltanto la rinascita sociale e la restituzione all'uomo della dignità nelle dimensioni di questo mondo. La speranza arriva molto più in fondo: si dirige, infatti, verso le divine promesse che sorpassano di molto la temporalità. Il suo definitivo oggetto è la partecipazione ai frutti dell'opera salvifica di Cristo. Essa può essere contata come giustizia, se «crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore». Soltanto la speranza che scaturisce dalla fede nella risurrezione può spingere a dare nella vita quotidiana una degna risposta all'infinito amore di Dio. Solo con una tale speranza possiamo andare da coloro che sono «i malati» ed essere apostoli dell'amore di Dio che guarisce. Se vent'anni fa Papa Giovanni Paolo II diceva che «la Polonia è diventata nei nostri tempi, terra di una testimonianza particolarmente responsabile», oggi bisogna aggiungere che questa deve essere una testimonianza di operosa misericordia, edificata sulla fede nella risurrezione.
Esemplari Vite dei Beati: Regina Protmann e Edmund Bojanowski
La Chiesa prega: «O Dio, nostro Padre, che nella testimonianza gloriosa dei Santi doni alla tua Chiesa segni sempre nuovi del tuo amore misericordioso, fa' che sentiamo accanto a noi la presenza confortatrice di questi nostri fratelli, per essere stimolati all'imitazione del Cristo tuo Figlio». Tale invocazione viene innalzata anche oggi, ammirando la testimonianza che proviene dai beati appena elevati alla gloria degli altari. La viva fede, l'incrollabile speranza e il generoso amore sono stati attribuiti a loro come giustizia, perché erano radicati profondamente nel mistero pasquale di Cristo.
Beata Regina Protmann
La beata Regina Protmann, Fondatrice della Congregazione delle Suore di Santa Caterina, proveniente da Braniewo, si dedicò con tutto il cuore all'opera del rinnovamento della Chiesa a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. La sua attività, che scaturiva dall'amore di Cristo sopra ogni cosa, si svolse dopo il Concilio di Trento. Ella si inserì attivamente nella riforma postconciliare della Chiesa, compiendo con grande generosità un'umile opera di misericordia. Fondò una Congregazione che univa la contemplazione dei misteri di Dio con la cura degli infermi nelle loro case e con l'istruzione dei bambini e della gioventù femminile. Particolare attenzione dedicò alla pastorale delle donne. Dimentica di sé, la beata Regina abbracciava con lo sguardo lungimirante le necessità del popolo e della Chiesa. Le parole: «Come Dio vuole» divennero il motto della sua vita. L'ardente amore la sollecitava a compiere la volontà del Padre celeste, sull'esempio del Figlio di Dio.

Beato Edmund Bojanowski
L'apostolato della misericordia riempì la vita anche del beato Edmund Bojanowski. Questo proprietario terriero di Wielkopolska, dotato da Dio di numerosi talenti e di una particolare profondità di vita spirituale, nonostante fosse di salute cagionevole, con perseveranza, con prudenza e con generosità di cuore svolse e ispirò una vasta attività a favore del popolo rurale. Guidato da un discernimento pieno di sensibilità verso le necessità, diede inizio a numerose opere educative, caritative, culturali e religiose, di sostegno materiale e morale della famiglia rurale. Rimanendo laico, fondò la Congregazione delle Ancelle della Beata Vergine Immacolata, ben conosciuta in Polonia. A guidarlo in ogni iniziativa era il desiderio che tutti diventassero partecipi della redenzione. Si è iscritto nel ricordo umano come «un uomo cordialmente buono», che per amore di Dio e degli uomini sapeva efficacemente unire i vari ambienti intorno al bene. Nella sua ricca attività precedette di molto ciò che il Concilio Vaticano II ha detto sul tema dell'apostolato dei laici. Diede un esempio eccezionale di generoso e sapiente lavoro per l'uomo, per la patria e per la Chiesa.

La Vittoria dei Martiri della Seconda Guerra Mondiale
La preghiera recitata dal Vescovo indossando la croce pettorale, «Munire digneris me, Domine Jesu Christe (...), signo sanctissimae Crucis tuae: ac concedere digneris mihi (...) ut, sicut hanc Crucem, Sanctorum tuorum reliquiis refertam, ante pectus memum teneo, sic semper mente retineam et memoriam passionis, et sanctorum victorias Martyrum», ci ricorda la vittoria di coloro che, nei nostri tempi, diedero la vita per Cristo, la vita temporale, per possederla per i secoli nella sua gloria. È una vittoria particolare, perché condivisa dai rappresentanti del clero e dei laici, giovani e anziani, persone di vario ceto e stato.
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Tra di essi si ricordano nuovamente l'Arcivescovo Antoni Julian Nowowiejski, Pastore della diocesi di Plock, torturato a morte a Dzialdowo, e il Vescovo Wladyslaw Goral di Lublin, torturato con particolare odio solo perché Vescovo cattolico. Ci sono sacerdoti diocesani e religiosi, che morirono perché non vollero abbandonare il loro ministero, e coloro che morirono servendo i compagni prigionieri, malati di tifo; ci sono dei torturati a morte per la difesa degli Ebrei. Nel gruppo dei beati ci sono fratelli religiosi e suore, che perseverarono nel servizio della carità e nell'offrire i loro tormenti per il prossimo. Tra questi beati martiri ci sono anche dei laici, inclusi cinque giovani formati all'oratorio salesiano, un attivista zelante dell'Azione Cattolica, un catechista laico, torturato a morte per il suo servizio, ed una donna eroica, che diede liberamente la propria vita in cambio di quella di sua nuora in attesa di un figlio.
La gioia per la beatificazione di centootto martiri chierici e laici deriva anzitutto dal fatto che essi sono la testimonianza della vittoria di Cristo, il dono che restituisce la speranza. Mentre si compie questo atto solenne, in un certo senso si ravviva in noi la certezza che, indipendentemente dalle circostanze, possiamo riportare la piena vittoria in ogni cosa, grazie a colui che ci ha amati. I beati martiri gridano ai nostri cuori: Credete che Dio è amore! Credetelo nel bene e nel male! Destate in voi la speranza!
Gioisci, Polonia, per i nuovi beati: Regina Protmann, Edmund Bojanowski ed i 108 Martiri. È piaciuto a Dio «di mostrare la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la bontà» dei tuoi figli e delle tue figlie in Cristo Gesù. Ecco «la ricchezza della sua grazia», ecco il fondamento della nostra incrollabile fiducia nella presenza salvifica di Dio sulle strade dell'uomo nel terzo millennio!
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