La VII Domenica Dopo Pentecoste, nel contesto dell'Anno Liturgico, si inserisce nel cosiddetto Tempo Ordinario, un periodo cruciale per vivere e testimoniare il Vangelo nella quotidianità. Questo tempo, che segue la solennità di Pentecoste, è dedicato alla riflessione e all'applicazione pratica degli insegnamenti di Gesù.
Introduzione al Tempo Liturgico Post-Pasquale e Post-Pentecostale
Con la Solennità di Pentecoste si conclude il Tempo di Pasqua, un periodo di sette settimane che celebra la Risurrezione di Cristo. Dopo questa solennità, tradizionalmente il lunedì successivo segna la ripresa del Tempo Ordinario, un tempo che la Chiesa dedica a vivere, nella normalità della vita quotidiana, il Vangelo, testimoniando la gioia di essere discepoli di Gesù crocifisso e risorto. Questo è il "tempo della Chiesa", durante il quale i sacerdoti sono vestiti di colore verde.
Volgendo indietro lo sguardo, è possibile cogliere un unico disegno divino. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio Padre, avendo colto quanto gli uomini si fossero smarriti e incapaci di ritrovare la strada per tornare al Cielo, ha mandato i profeti per aiutarli. Di fronte al loro rifiuto e alla loro uccisione, mosso da compassione, ha mandato il suo unico Figlio. Gesù, il Figlio di Dio, ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana, aiutandoci a far memoria che siamo creati da Dio e che Dio è Padre. Con le sue parole e la sua vita, ci ha insegnato con Verità la Via per tornare al Padre, Vita eterna, manifestando il volto del Padre: "Chi ha visto me, ha visto il Padre" (Gv 14,9). Egli ci ha ricordato che la via al cielo è possibile per tutti, che non dobbiamo temere né vergognarci, perché Dio Padre è amore, fedeltà e misericordia.
Gesù, obbediente al Padre, è morto in croce per la nostra salvezza e il terzo giorno è risorto, vincendo sul peccato e sulla morte, aprendoci così la via per tornare al Padre suo e Padre nostro (Pasqua). Un cammino che possiamo fare con fiducia perché, Gesù, asceso al Cielo, ci ha donato lo Spirito Santo (Pentecoste), primo dono ai credenti, Amore fatto persona riversato nelle nostre persone per vivere da figli di Dio.

Le Letture Proposte per la Liturgia
Antifone e Acclamazioni
L'apertura della celebrazione è caratterizzata dall'antifona:
- “Lo Spirito del Signore ha riempito l'universo, egli che tutto unisce, conosce ogni linguaggio. Alleluia.”
- “L'amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito, che ha stabilito in noi la sua dimora. Alleluia.”
Al momento della Comunione, l'antifona proclama:
- “Tutti furono ripieni di Spirito Santo e proclamavano le grandi opere di Dio. Alleluia.”
- “Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. Ricevete lo Spirito Santo. Alleluia.”
Questo sottolinea la continuità della presenza dello Spirito Santo e della missione apostolica.
Il Racconto di Pentecoste e l'Invio dello Spirito
Un brano fondamentale che fa da sfondo a questo periodo è quello che narra l'evento della Pentecoste:
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?»
A questo si aggiunge la narrazione dell'invio dello Spirito da parte di Gesù Risorto:
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.»
Prima Lettura: La Scelta del Signore (Giosuè 24, 1-2a)
Il brano tratto dal libro di Giosuè invita il popolo di Israele a fare una scelta radicale:
In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d'Israele a Sichem e convocò gli anziani d'Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: «Sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore». Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e gli Amorrei che abitavano la terra. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio». Giosuè disse al popolo: «Voi non potete servire il Signore, perché è un Dio santo, è un Dio geloso; egli non perdonerà le vostre trasgressioni e i vostri peccati. Se abbandonerete il Signore e servirete dèi stranieri, egli vi si volterà contro e, dopo avervi fatto tanto bene, vi farà del male e vi annienterà». Il popolo rispose a Giosuè: «No! Noi serviremo il Signore». Giosuè disse allora al popolo: «Voi siete testimoni contro voi stessi, che vi siete scelti il Signore per servirlo!». Risposero: «Siamo testimoni!». «Eliminate allora gli dèi degli stranieri, che sono in mezzo a voi, e rivolgete il vostro cuore al Signore, Dio d'Israele!». Il popolo rispose a Giosuè: «Noi serviremo il Signore, nostro Dio, e ascolteremo la sua voce!». Giosuè in quel giorno concluse un'alleanza per il popolo e gli diede uno statuto e una legge a Sichem. Scrisse queste parole nel libro della legge di Dio. Prese una grande pietra e la rizzò là, sotto la quercia che era nel santuario del Signore. figli di Giacobbe, suo eletto, e del suo giuramento a Isacco.

Salmo Responsoriale (Dal Salmo 103)
Il Salmo 103 invita alla lode e al riconoscimento dell'opera creatrice e rinnovatrice di Dio:
R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature.
Togli loro il respiro: muoiono, e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.
Sia per sempre la gloria del Signore; gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto, io gioirò nel Signore.
Seconda Lettura: Diversità di Carismi e Unità dello Spirito
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 12,3b-7.12-13) si riflette sui doni dello Spirito:
Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l'azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo.
Un'altra prospettiva sulla fede e l'operosità viene dalla prima lettera ai Tessalonicesi (1 Tes 1,1-5):
Fratelli, rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l'operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia. Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Il Vangelo: Discernere i Frutti (Matteo 7,15-21)
Gesù invita alla prudenza e al discernimento:
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Guardatevi dai falsi profeti che vengono da voi vestiti da pecore, ma che in realtà sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Raccogliamo forse l'uva dalle spine o i fichi dai cardi? Quindi, ogni albero buono porta frutti buoni, ogni albero cattivo porta frutti cattivi. Un albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo può dare frutti buoni. Ogni albero che non porta frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Così li riconoscerete dai loro frutti. Non tutti quelli che mi dicono: "Signore, Signore!", entreranno nel regno dei cieli, ma solo colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli."
Con la parola "falsi profeti" non si intendono unicamente gli eretici, ma anche quelle persone la cui vita è corrotta e che hanno un'apparenza di virtù, solitamente chiamate ipocriti e impostori. Gli eretici sono spesso ordinati nella loro vita, ma gli ipocriti e gli impostori non lo sono mai. La via che Gesù insegna è dura e laboriosa, e gli ipocriti evitano il lavoro che si accompagna alla virtù, cercando solo l'apparenza, perciò è facile riconoscerli.
Gesù Cristo non rende visibili e manifeste queste persone per mantenerci sempre in guardia e costantemente vigili contro i nostri nemici, temendo sia coloro che si dichiarano tali, sia coloro che si nascondono e si coprono. Di questi ultimi San Paolo dice: "Che con le loro dolci parole seducano il cuore degli innocenti" (Rm 16,18). Non dobbiamo preoccuparci quindi di vedere nel nostro tempo molti di questi tipi di persone, poiché Gesù Cristo ci ha avvertito fin dall'inizio della Chiesa.
Si può chiedere se sia possibile che un uomo buono diventi cattivo, o un uomo cattivo si converta e diventi buono. La vita è piena di questi esempi. Gesù Cristo non dice che un peccatore non possa convertirsi o che un giusto non possa cadere, ma solo che finché un peccatore rimane nel peccato, non può portare buoni frutti.
“Falsi profeti e verità nascosta”
Altro Brano Evangelico: La Parola Dura (Giovanni 6,60-69)
Un altro passaggio che può accompagnare la riflessione di questa domenica è tratto dal Vangelo di Giovanni:
In quel tempo, Il Signore Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
Riflessioni sui Temi Liturgici
Questo periodo ci invita a riflettere sulla vera libertà, che non consiste nell'abbandonare il Signore, ma nel servire Colui che ci ha liberato dalla schiavitù. La fine delle opere del peccato è la morte (cfr Rm 6,19-23), mentre lo Spirito dà la vita e conduce alla santificazione.
Sembra facile cedere la propria volontà al potere di un altro, ma la prova rivela quanto sia difficile rispettare ciò che dovremmo. La volontà di Dio non si traduce necessariamente in ricchezze, piaceri o onori terreni, ma si misura in base al Suo amore per noi e al coraggio che scopre in ognuno. La forza di sopportare una grande o piccola croce si misura dalla grandezza del nostro amore per Lui. Per questo, è essenziale che le nostre parole a un Signore così grande non siano meri complimenti.
Siamo chiamati ad essere discepoli della sapienza, che si manifesta con mansuetudine. La sapienza divina giustifica le parole del Salvatore, mentre l'ipocrisia non dissimula il vuoto delle opere. La nostra vita deve essere un frutto della luce in piena bontà, giustizia e verità (Ef 5,8-9), non terrena, animalesca, diabolica, votata al criticare e all'ipocrisia. Ogni albero che non porta buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.
In questo periodo dell'anno liturgico, la Chiesa si allieta delle grazie che il Padre le dona copiosamente, e si conserva fedele a Cristo Signore, meritando di condividere la gloria eterna con lui. Il Dio che si presenta Uno e Trino - Padre, Figlio e Spirito Santo - non è distante, ma talmente vicino da essersi fatto per noi Pane spezzato, il Corpus Domini, Pane del cammino verso il cielo e Pane degli angeli. Questo dono custodisce e svela il Sacratissimo Cuore di Gesù. Queste ricorrenze liturgiche riassumono il mistero della nostra fede, dischiusa in questi mesi: dal Natale alla morte e risurrezione di Gesù, alla sua ascensione fino alla Pentecoste.
L'eresia di Ario, che metteva in dubbio la divinità di Gesù e il legame della Santissima Trinità, condannata nei Concili di Nicea (325) e Costantinopoli (381), favorì una diffusa attenzione verso la fede nella Trinità. Già intorno all'VIII secolo apparivano nei prefazi liturgici cenni riguardanti la dottrina sulla Santissima Trinità. La festa è stata istituita da papa Urbano VI nel 1389 con lo scopo di far cessare il Grande Scisma per intercessione di Maria.
Preghiere Liturgiche
Le preghiere della Messa di questa domenica riflettono i temi della fede e della santificazione:
- “Apri, o Dio, all'ascolto della tua voce gli animi dei tuoi figli, perché si accresca la nostra fede e si mantenga pura da ogni colpa la nostra vita. Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.”
- “Guarda con bontà, o Dio forte ed eterno, a questo rito sacrificale; accogli i doni posti sul santo altare e con cuore generoso benedici i tuoi figli. Per Cristo nostro Signore.”
- “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo, a te, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. Mirabile è l'opera compiuta da Cristo tuo Figlio nel mistero pasquale: egli ci ha tratto dalla schiavitù del peccato e della morte alla gloria di proclamarci stirpe eletta, regale sacerdozio, gente santa, popolo di sua conquista per annunciare al mondo la tua potenza, o Padre, che dalle tenebre ci hai chiamato allo splendore della tua luce.”
- “O Dio, che ci hai chiamato a celebrare nella concordia la cena del tuo Figlio, ricolmaci della sua carità perché ci serbiamo tutti uniti con il vincolo dell'amore in lui che ci ha reso fratelli e vive e regna nei secoli dei secoli.”
Il Contesto Liturgico del Tempo Ordinario
Il Tempo Ordinario è costituito da 33 o 34 settimane e si divide in due parti. Le domeniche dopo Pentecoste, nel Rito Romano, decorrono dalla prima domenica dopo Pentecoste fino alla domenica che precede la prima domenica d'Avvento. In questo lungo periodo possono cadere da 23 a 28 domeniche. Il Messale presenta ventiquattro domeniche, delle quali l'ultima è chiamata Dominica XXIV et ultima post Pentecosten. Se le domeniche fossero solo ventitré, viene omessa la domenica XXIII. Se le domeniche sono più di ventiquattro, prima della domenica XXIV si celebrano le domeniche tralasciate dopo l'Epifania, inserendole a ritroso.
Nel Rito Ambrosiano, il Tempo Dopo Pentecoste è il periodo che va dal lunedì seguente la solennità di Pentecoste fino al sabato che precede la I Domenica di Avvento, con il quale termina l'anno liturgico. A differenza del Rito Romano, nell'Ambrosiano non esiste una distinzione di tempi forti e tempo ordinario, essendo visto tutto l'anno liturgico come un unico percorso. Le domeniche successive alla Pentecoste, la Chiesa Ambrosiana ripercorre le tappe della storia della salvezza in Israele per riconoscere in ciascuna di esse la progressiva rivelazione dell'amore trinitario.
Il lunedì dopo la solennità di Pentecoste, Papa Francesco nel 2018 ha fissato la memoria della Beata Maria Vergine Madre della Chiesa, ricordando come la maternità divina di Maria si estenda, per volontà di Gesù stesso, a maternità per tutti gli uomini e quindi per la Chiesa stessa.