Un grave episodio ha scosso la comunità di Rose, piccolo comune calabrese in provincia di Cosenza, dove un parroco, Don Claudio Albanito, ha accusato un malore durante la celebrazione della messa dopo aver ingerito una sostanza, poi identificata come candeggina, dal calice. L'evento ha sollevato interrogativi sulla natura del gesto, alimentando dibattiti tra incidente e possibile atto intimidatorio.

Il malore improvviso durante la celebrazione eucaristica
Il fatto è accaduto lo scorso sabato 8 giugno. Stava dicendo messa, come tante altre volte nel corso della sua vita da parroco, quando, subito dopo aver bevuto il vino dal calice sull'altare, Don Claudio Albanito ha iniziato a sentirsi molto male. Ha avvertito forti bruciori alla gola e un senso di soffocamento, seguiti poi da vomito. L'episodio si è verificato durante il rito dell'Eucarestia nel corso della messa delle 18.
Il parroco, noto anche come Padre Santino e in servizio a Rose dal 16 settembre scorso, è stato immediatamente soccorso dai presenti. Don Claudio è stato trascinato via dall'altare e assistito dai fedeli della sua chiesa. Poco dopo, i sanitari del 118, giunti sul posto dopo una chiamata di emergenza, lo hanno condotto nell'ospedale di Cosenza per i controlli del caso. È stato sottoposto a tutti gli esami previsti dal protocollo del centro antiveleni, inclusa una lavanda gastrica, e si è ripreso grazie ad alcune flebo e tanta paura. Inizialmente, tutti credevano potesse trattarsi di un malore improvviso.
La scoperta shock: candeggina nell'ampolla del calice
La terribile e agghiacciante scoperta è avvenuta nelle ore successive: tracce di candeggina sono state ritrovate all’interno dell’ampolla utilizzata per purificare il calice. All'interno dell'ampolla è stata trovata una sostanza tossica, con tutta probabilità della candeggina. Questa rivelazione è stata uno shock per lo stesso parroco e per l'intera comunità locale, che ora si interroga su quanto accaduto e soprattutto sulla volontarietà del gesto.
Il malessere del sacerdote è stato generato dall'ingestione di una sostanza detergente, probabilmente candeggina. Il recipiente, utilizzato per purificare il calice durante la funzione, ha una capacità di circa 50 centilitri. Non è chiaro se contenesse esclusivamente detersivo oppure se il detersivo stesso fosse diluito.
Raggiunto telefonicamente dall'Ansa, Don Claudio ha ricostruito che tutto si è svolto in pochi attimi. Ha dichiarato: "Non so cosa pensare, vorrei considerarla una burla, ma ho difficoltà considerata la gravità del gesto. Sono ancora frastornato".
Le ipotesi sull'accaduto: incidente o atto volontario?
Come sia finita la candeggina nell'ampolla utilizzata per purificare il calice è un mistero. Le forze dell'ordine, pur non avendo ricevuto alcuna denuncia formale al momento, stanno valutando diverse ipotesi. Una delle possibilità è quella di un incidente: sapone scambiato per acqua, o residui rimasti nell'ampolla a causa di un lavaggio distrattamente lasciato a metà. I carabinieri pensano che possa trattarsi di un errore nel corso del lavaggio del calice, forse non risciacquato bene.
L'altra ipotesi, decisamente più inquietante, è quella di un tentativo di avvelenamento oppure un brutto scherzo. L'acqua era stata preparata verso le 16:30 e, come sempre, lasciata sulla credenza nei pressi dell'altare, alla portata di chiunque.
Don Claudio si è subito diretto dai carabinieri per raccontare l'accaduto, ma per ora ha preferito non sporgere denuncia. "Non ho idea di chi possa essere stato, né se si tratti di una svista o di qualcosa di diverso", ha riferito il parroco, aggiungendo di non sapere chi possa avere interesse a compiere un simile gesto.
Non è certo da attribuire a un miracolo la trasformazione dell'acqua in candeggina, nell'ampolla utilizzata dal parroco della Chiesa di Santa Maria Assunta di Rose. Un'inchiesta sarà necessaria per stabilire se si sia trattato di uno spiacevole incidente o di qualcosa di più grave.

Un precedente allarmante: il caso di Don Felice Palamara
L'episodio di Rose richiama alla memoria un fatto simile e altrettanto inquietante avvenuto lo scorso 24 febbraio a Pannaconi, frazione di Cessaniti (Vibo Valentia). In quell'occasione, Don Felice Palamara, parroco della chiesa di San Nicola, fu costretto a interrompere la messa per un malore. Nel calice usato per il vino durante l'Eucarestia era stata versata della candeggina.
Fortunatamente, Don Felice non bevve il contenuto del calice, allarmato da un forte odore del composto chimico. Tuttavia, gli effluvi bastarono a fargli star male, dato che il parroco soffre di asma ed è cardiopatico. Riuscì appena in tempo a mettere giù la coppa e fu soccorso dai fedeli.
Secondo le autorità locali, si trattò di un atto intimidatorio, e le indagini sono ancora in corso. Questo non è il primo attacco nei confronti di Don Felice, che in passato ha subito minacce ricorrenti: la sua auto è stata danneggiata più volte, ha ricevuto lettere minatorie con lame affilate e persino un gatto morto è stato ritrovato sulla sua vettura. Anche altri sacerdoti del posto, come Don Francesco Pontoriero, hanno ricevuto minacce di morte.
Don Felice ha dichiarato al Corriere della Sera: "Sono certo che questa intimidazione non sia opera dei miei parrocchiani, sono qui da dieci anni e con la gente del posto ho sempre avuto un rapporto di affetto reciproco". Ha inoltre rivolto un appello alle comunità cristiane a non lasciarsi scoraggiare da questo linguaggio di violenza. Il contesto di Cessaniti è complesso, con le dimissioni del sindaco e il commissariamento del Comune per presunti condizionamenti mafiosi nell'agosto 2023.
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Le reazioni e le indagini in corso
Nonostante la brutta avventura, Don Claudio Albanito si è ripreso rapidamente. Già nella giornata successiva, domenica 9 giugno, si è presentato in Chiesa per una speciale celebrazione in cui 22 bambini hanno ricevuto la prima Comunione. Attualmente, sta valutando se presentare denuncia contro ignoti, avendo per ora solo informato i carabinieri.
La comunità di Rose e le autorità attendono le risultanze delle indagini per fare piena luce su questo inquietante episodio, sperando di comprendere se si sia trattato di un tragico incidente o di un gesto deliberato.