I Cammini di Pellegrinaggio a Bobbio: Storia, Fede e Natura

Bobbio, incantevole borgo dell'Appennino Piacentino, è da secoli un crocevia di fede e cultura, punto focale di importanti vie di pellegrinaggio. Tra questi spiccano la storica Via degli Abati e il Cammino di San Colombano, itinerari che ripercorrono antichi sentieri, offrendo un'esperienza profonda tra spiritualità, arte e paesaggi mozzafiato.

La Via degli Abati: La Francigena di Montagna

Anche conosciuta con il nome di “Francigena di Montagna”, la Via degli Abati è un antico percorso di circa 190 Km che collega Pavia a Pontremoli lungo la Val Trebbia. Questo itinerario attraversa luoghi di fede di straordinaria suggestione come l’Abbazia di San Colombano, borghi caratteristici come quello di Bobbio o Pontremoli, splendidi castelli come quello di Bardi e paesaggi incontaminati di rara bellezza dell’Appennino Parmense.

Il Cammino degli Abati risale al periodo della dominazione Longobarda, quando era principalmente utilizzato dai monaci di Bobbio per raggiungere la città di Roma. Questo avvenne prima che la Via Francigena di Monte Bardone (oggi Cisa), rimasta a lungo sotto il controllo dei Bizantini, assumesse un ruolo predominante nelle antiche vie di commercio e pellegrinaggio. Il percorso era utilizzato in particolar modo dai pellegrini nordeuropei ed irlandesi che, nel lungo e difficoltoso viaggio di fede verso Roma, includevano una sosta a Bobbio per una visita alla tomba di San Colombano, abate irlandese fondatore della locale abbazia.

Il Cammino corre parallelo alla Via Francigena, con la quale si ricongiunge a Pontremoli. La Via degli Abati è riconosciuta come Cammino nell’Atlante dei Cammini del Mibact. È consigliabile consultare i siti istituzionali dei singoli Cammini per informazioni aggiornate prima di intraprendere il percorso.

Mappa del percorso della Via degli Abati

Il Cammino di San Colombano: Sulle Orme del Santo

Chi era San Colombano?

San Colombano (540 - 615) fu un monaco irlandese, uno dei più importanti missionari dell’Europa medievale e uno dei padri fondatori del monachesimo occidentale. Dopo aver lasciato la sua terra, percorse le vie del continente fondando monasteri e diffondendo una spiritualità fatta di rigore e penitenza. Era un uomo molto attento all’igiene personale e imponeva ai suoi monaci una dieta a base di legumi, cereali e ortaggi. La sua giornata era caratterizzata da preghiera, lavoro nell’orto, studio e dure penitenze.

Illustrazione o icona di San Colombano con abiti monastici

Origini e Itinerario Internazionale

Il Cammino di San Colombano nasce per ripercorrere le orme del santo che partì dall’Irlanda insieme a dodici compagni, attraversando la Germania, l’Austria, il Liechtenstein, la Francia, la Svizzera e l’Italia per diffondere il cristianesimo con un messaggio di fede e di rigore spirituale. Dopo essere stato accolto dai re merovingi e aver fondato importanti monasteri lungo il suo percorso, giunse in Italia dove, nel 614, fondò l’Abbazia di Bobbio, destinata a diventare uno dei più grandi centri culturali d’Europa durante il Medioevo.

Oggi il cammino collega i luoghi attraversati e ispirati dalla sua missione, invitando i pellegrini a rivivere lo stesso spirito di ricerca, accoglienza e incontro che animava i viandanti di oltre Millequattrocento anni fa. Il Cammino di San Colombano è una delle esperienze più affascinanti da vivere in Italia settentrionale. Per "Cammino di San Colombano" si intende l'insieme delle località toccate dal monaco irlandese durante la sua peregrinatio pro Christo, molte delle quali citate nella "Vita Columbani" di Giona di Susa. Accanto a queste, sono state individuate altre città o paesi dove la tradizione ricorda questa straordinaria figura nei nomi di pievi, edicole, cappelle, santuari e chiese dedicate al Santo Irlandese. Il Cammino di San Colombano è ancora oggi, a distanza di 14 secoli, un itinerario animato e vissuto, che contribuisce alla costruzione della casa comune europea.

Mappa del Cammino di San Colombano che mostra l'itinerario in Europa

Il Tratto Italiano e le sue Tappe

L’itinerario tracciato in Italia dà l’occasione per ripercorrere i passi dell’abate irlandese che nel 612 attraversò le Alpi, giungendo a Milano presso la corte dei regnanti longobardi, Agilulfo e Teodolinda. Dopo due anni di permanenza nella capitale, lo indirizzarono verso la località di Bobbio, situata all’estremità settentrionale degli Appennini.

Il cammino si sviluppa per circa 330 km, articolato in 18 tappe che collegano Villa di Chiavenna a Bobbio. Le prime 10 tappe coprono la tratta da Villa di Chiavenna a Milano, mentre le successive 8 portano da Milano a Bobbio, lungo paesaggi attraversati da fiumi, laghi e canali. È possibile percorrere il Cammino con lo spirito del pellegrino per l’ultimo tratto di circa 150 km da Milano (Basilica Sant’Eustorgio) a Bobbio (Basilica di San Colombano), suddiviso in 8 tappe.

L'Itinerario verso Bobbio: Tra Arte e Natura

La Tappa di Piacenza

Con una piccola deviazione dal cammino principale, si può passare per Piacenza, nel cuore della Pianura Padana, attraversando alcuni dei borghi più suggestivi, per raggiungere Bobbio. Piacenza, città d’arte ricca di palazzi rinascimentali e chiese medievali, merita una visita approfondita.

Foto panoramica di Piacenza con il Duomo e la sua architettura storica

Il Duomo di Piacenza

Il Duomo di Piacenza è un vero gioiello dell’architettura romanica e il cuore spirituale della città. La sua facciata imponente, i portali scolpiti e gli interni riccamente affrescati sono di grande impatto. Da non perdere l’occasione di ammirare la cupola affrescata dal Guercino e di esplorare la cripta, che custodisce le reliquie di Santa Giustina.

Accanto al Duomo, il Museo offre un’opportunità unica per approfondire la storia e l’arte religiosa di Piacenza. Qui si possono ammirare paramenti sacri, sculture, dipinti e il prezioso “Codice 65”, un manoscritto miniato di grande valore.

Interno del Duomo di Piacenza con affreschi della cupola

Altre Chiese di Piacenza

  • Basilica di Sant’Antonino: Dedicata al patrono di Piacenza, questa basilica è un altro pilastro della spiritualità cittadina, con la sua caratteristica torre ottagonale e il suggestivo chiostro. Sant’Antonino ha una storia che affonda le radici nell’epoca paleocristiana.
  • Chiesa di San Francesco: Situata in piazza Cavalli, la principale piazza di Piacenza, la chiesa di San Francesco è un magnifico esempio di architettura gotica francescana. I suoi interni spaziosi e luminosi, le vetrate e gli altari arricchiscono l’esperienza di visita.

Il Tratto tra Piacenza e Bobbio

Proseguendo il cammino si incontra la Pieve di Verdeto, la più antica della provincia di Piacenza, legata all’eredità di San Colombano. Qui s’insediò il cristianesimo nella zona di Agazzano. Le pievi erano i centri religiosi più importanti delle comunità rurali medievali, e ancora oggi trasmettono un senso di raccoglimento e continuità con il passato.

Il percorso sale poi verso Agazzano, borgo medievale dominato dal suo castello. Qui le colline iniziano a disegnare il paesaggio, con vigneti e boschi che accompagnano i pellegrini in un ambiente più intimo e silenzioso, lontano dal traffico della pianura. Questa tappa del cammino è senza dubbio più intensa rispetto alla precedente, fatta di continui sali e scendi sulle colline, con panorami mozzafiato sulla Val Trebbia.

Curiosità: Il Dolce Pasquale

La tradizione fa risalire le origini del famoso dolce pasquale, la Colomba, a San Colombano. Si narra che, invitato un venerdì con alcuni dei suoi monaci alla corte dei sovrani longobardi, i quali, onorati di averlo come ospite, avevano preparato una tavola imbandita con carni arrostite, salsicce e cacciagione fresca. I monaci di Colombano, abituati alla povertà e al digiuno, erano in grande imbarazzo. Colombano ringraziò e, per non trasgredire il precetto di astinenza dalle carni e non offendere i sovrani, chiese il permesso di benedire le vivande. Si avvicinò a uno dei piatti: una grande colomba arrosto. Dopo la benedizione, la colomba arrosto si trasformò miracolosamente in una pagnotta a forma di colomba, un cibo più adatto alla Quaresima. La regina Teodolinda fu a tal punto colpita da Colombano che gli concesse le terre di Bobbio perché vi costruisse il suo primo monastero in Italia.

Illustrazione o foto di una colomba pasquale tradizionale

Le Pietre Perduca e Parcellara

Questo tratto del cammino, pur non essendo impegnativo, presenta pochissimi centri abitati fino a scendere a valle. Il territorio è segnato dalla presenza di rocce di colore scuro: le Pietre Perduca e Parcellara. Questi due rilievi offrono panorami incantevoli, costituiti da rocce eruttive di natura ofiolitica di serpentino nero che si ergono tra le colline.

Uno dei luoghi simbolici di questa tappa è proprio la Pietra Perduca, un’ofiolite di serpentino (roccia affiorata dal magma del mantello terrestre circa 250 milioni di anni fa) alta 659 metri. La sua sommità è raggiungibile grazie ai gradini incisi nella rupe. Custodisce due piccole vasche naturali note come “le vasche degli eremiti”, utilizzate anticamente per riti e abluzioni. Sulla sommità si trova un oratorio dedicato a Sant’Anna, meta di pellegrinaggi locali e punto panoramico spettacolare sulla Val Trebbia. Il sito è considerato un luogo sacro fin dall’antichità, ospitando in passato il culto dedicato a Penn, divinità celtica. Ai piedi della Pietra Perduca si trova l’affascinante Oratorio di Sant’Anna, fondato dai monaci dell’abbazia di San Colombano di Bobbio nel X secolo.

Accanto alla Pietra Perduca sorge la Pietra Parcellara (a 836 metri di altezza), altra roccia serpentinosa che emerge dalle viscere della Terra. L’ambiente circostante ospita ben sette habitat naturali esclusivi, dovuti proprio alla natura del suolo e alle condizioni microclimatiche. Dalla sua cima si gode il panorama su tutta la Val Trebbia, la Valle di Bobbiano, la Val Luretta e il Monte Penice.

Foto panoramica delle Pietre Perduca e Parcellara con la Val Trebbia sullo sfondo

Bobbio e l'Abbazia di San Colombano: Cuore della Fede

Il cammino culmina a Bobbio, uno dei borghi più belli d’Italia. La tappa finale è breve e permette di arrivare alla meta senza grandi difficoltà.

Foto aerea o panoramica di Bobbio con l'Abbazia e il Ponte del Diavolo

Curiosità: Il Ponte del Diavolo

Secondo la tradizione, appena Colombano arrivò a Bobbio dovette trovare il modo per attraversare il fiume Trebbia. Gli si presentò il diavolo che offrì la costruzione del ponte in cambio dell’anima di chi lo avrebbe attraversato per primo. Il santo accettò la sfida e, durante una sola notte, il ponte venne costruito con l’aiuto di undici demoni che sostenevano le arcate. L’indomani San Colombano lasciò rotolare una pagnotta sul ponte e un cane la rincorse per mangiarla. Il diavolo, infuriato, si ritirò e il santo poté entrare sul territorio. Il Ponte Vecchio, detto anche Gobbo o Ponte del Diavolo, è oggi il simbolo più conosciuto del paese.

Foto suggestiva del Ponte del Diavolo a Bobbio

L'Eredità Monastica e l'Abbazia

La presenza di San Colombano a Bobbio ha permesso al territorio di elevarsi dal punto di vista culturale ma anche economico. Basta ricordare che sulle terre dei monaci lavoravano 700 dipendenti, che potevano produrre 10 quintali d’olio e circa 50.000 litri di vino (dati dagli inventari del monastero 862 - 883).

Colombano scelse Bobbio perché la regina Teodolinda, dopo un primo incontro con lui, che durante la sua peregrinatio pro Christo era giunto alla corte longobarda di Milano, decise di donare al monaco, riconoscendolo come un grande uomo di fede, il territorio di Bobbio. Qui, San Colombano, ormai vecchio, fondò nel 614 il suo ultimo monastero che divenne presto un importante centro di spiritualità in un’epoca di violenze, devastazioni, eresie e turbolenze, e resterà per secoli l’istituzione più influente anche da un punto di vista culturale in tutto il nord Italia e non solo. Colombano morì nel 615. I suoi resti sono custoditi nella cripta dell’Abbazia, meta ogni anno da secoli di pellegrinaggi.

I successori di San Colombano edificarono una nuova abbazia nel luogo dove si trova attualmente. Tuttavia, la regola, ritenuta troppo rigida da molti, non ebbe successo e ben presto i monaci benedettini li sostituirono. I benedettini, nel XVI secolo, ampliarono l’abbazia che conserva molti elementi a favore di San Colombano e dei suoi monaci, coesistenti con elementi e immagini tipiche dell’ordine di San Benedetto.

Assolutamente da vedere nella cripta dell'Abbazia: il mosaico che rappresenta le gesta dei Maccabei, il ciclo dei mesi, dei misteri e diversi episodi biblici; il sarcofago di San Colombano, cuore dell’abbazia, realizzato nel 1480, sui lati sono raffigurate alcune scene della vita del santo e sul coperchio è scolpito il bassorilievo del corpo.

Interno della cripta dell'Abbazia di San Colombano con il sarcofago del Santo

Curiosità: I Monaci di Mezzano Scotti

A Mezzano Scotti sono ancora visibili i resti di un antico monastero, dedicato a San Paolo, sorto poco dopo quello di Bobbio. Fu opera di un gruppo di monaci che ritenevano troppo rigorosa la regola di San Colombano applicata da Sant’Attala, il suo successore. Inizialmente, esisteva una piccola chiesa di pietra e intorno capanne di legno e pellame abitate dai monaci. Vicino al primo cenobio sorsero le prime abitazioni e la fama del monastero di Bobbio iniziò a diffondersi in tutta Europa. Oggi, al posto dell’antico cenobio, sorge il Castello Malaspina del Verme, edificato a partire dal 1304 per volere di Corradino Malaspina.

Altri Luoghi di Interesse a Bobbio

Nonostante l’ombra imponente dell’Abbazia di San Colombano, che ha segnato profondamente la storia del borgo, il Duomo dedicato a Santa Maria Assunta riveste un ruolo cruciale nella vita religiosa e culturale di Bobbio. Fatto erigere nel 1073 e sede vescovile sino al 1989, quando la Diocesi di Bobbio è stata aggregata a Piacenza, merita una visita.

Oltre al Monastero di San Colombano, sono da visitare il chiostro e i vari musei che lo circondano: il Museo dell’Abbazia, il Museo della Città e il Museo del Novecento, con la ricca collezione pittorica Mazzolini di artisti come De Chirico, Fontana, Rosai e Giò Pomodoro. Non da ultimo, il Castello Malaspina, che domina la parte alta della città.

Foto del Castello Malaspina di Bobbio sulla collina

Il Cammino di San Colombano in Emilia-Romagna

Con l’ingresso del “Cammino di San Colombano” nel circuito dell’Emilia-Romagna (camminiemiliaromagna.it/it), il numero dei Cammini e Vie di Pellegrinaggio regionali sale a 21. Il 6 marzo 2023, il Cammino di San Colombano è stato inserito nel “Catalogo dei cammini religiosi italiani” ai sensi del Decreto del Ministro del Turismo. Dal 5 luglio 2023 è stato ufficialmente integrato nel circuito dei Cammini della Regione Emilia Romagna, diventando il 21° cammino regionale.

Il tratto regionale, lungo 65 km (dei 330 km complessivi in Italia), si sviluppa interamente in territorio piacentino e parte dal Guado di Sigerico a Soprarivo di Calendasco, a pochi chilometri da Piacenza - prima tappa emiliana della Via Francigena - fino all’Abbazia di Bobbio, ultimo monastero fondato dal Santo nel 614 e tra i più importanti centri monastici d'Europa. C’è poi un tratto supplementare di circa 8 km, da Bobbio alla Grotta di San Michele a Coli, l’eremo fondato da San Colombano dove, secondo la leggenda, morì nel 615.

Come sottolineato dall’Assessore Regionale al Turismo Andrea Corsini, l’Emilia Romagna si conferma come la “Walking Valley” italiana, non solo per il primato europeo di numero di Cammini, ma anche per l’esperienza turistica a 360 gradi costruita attorno ad essi. Il Cammino di San Colombano è un’esperienza di turismo slow e sostenibile, percorribile a piedi e in bicicletta alla scoperta di pievi, abbazie, santuari e chiese dedicate al monaco, che, seguendo l'ideale ascetico tipicamente irlandese della “Peregrinatio pro Christo”, lasciò l’Irlanda insieme a 12 suoi monaci seguaci e viaggiò per oltre trent’anni attraverso l’Europa, fondando alcuni dei monasteri più famosi al mondo.

Il tratto regionale del Cammino parte dal Guado di Sigerico e di San Colombano (anticamente chiamato Transitum Padi), a Soprarivo di Calendasco (PC), unico attraversamento fluviale dell’intero percorso ed anche prima tappa emiliana della Via Francigena. Proseguendo, si incontra il Castello di Monecanino, frazione di Piozzano, e l’antico Borgo di Travo - piccolo gioiello sulla riva sinistra del fiume Trebbia - insieme alla Torre di Bobbiano e al Castello. La Torre medievale di Bobbiano, restaurata nel 2021 e citata per la prima volta in un documento risalente al 1037, domina da uno sperone roccioso tutto il paesaggio circostante. Il percorso passa anche per le suggestive Pietre Perduca e Parcellara, già descritte in precedenza per la loro unicità geologica e i panorami che offrono.

Il tratto conclusivo del Cammino giunge a Bobbio e all’Abbazia di San Colombano, la cui cripta conserva al centro il sarcofago rinascimentale della tomba del Santo, mèta di ininterrotto pellegrinaggio attraverso i secoli. San Colombano, infatti, non trascorse molto tempo all’interno del monastero; era solito ritirarsi in preghiera in luoghi isolati, veri e propri eremi, spesso difficili da raggiungere. È questo il caso della Grotta o Spelonca di San Michele a Coli, nella Val Curiasca, a pochi chilometri da Bobbio, dove, secondo un’antica tradizione, morì il 23 novembre del 615.

Mappa schematica del Cammino di San Colombano nella regione Emilia-Romagna

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