Il significato profondo dell'amore per il prossimo: lezione dal buon samaritano

La domanda sul significato del "buon onomastico Charlie Brown" sembra apparentemente semplice, quasi stupida, ma in realtà è di grande importanza e merita un'attenta considerazione. Spesso la risposta a interrogativi profondi è più semplice di quanto si possa immaginare. Questo concetto si riflette anche negli insegnamenti biblici sull'amore e il prossimo, che esulano dal mero sentimentalismo per abbracciare l'azione concreta.

L'interrogativo del dottore della Legge a Gesù

Un tentativo di messa alla prova o una sincera ricerca?

Il testo evangelico narra di una domanda posta a Gesù da un uomo di grande importanza, un dottore della Legge. Questa domanda, apparentemente ridicola data la sua ovvietà, aveva lo scopo dichiarato di "metterlo alla prova". Tuttavia, è possibile che dietro l'atteggiamento pubblico, volto a mantenere il proprio rango di "rabbi a rabbi", il dottore cercasse sinceramente di conoscere il pensiero di Gesù.

Gli ebrei erano noti per apprezzare gli scambi di idee e il dialogo, e le diverse opinioni raramente portavano a divisioni insanabili. Nel Nuovo Testamento, infatti, emerge chiaramente come Sadducei, Farisei e Scribi, pur con idee divergenti sull'interpretazione della Rivelazione, rimanessero parte integrante del giudaismo del secondo tempio.

Una crisi personale e la ricerca di risposte

La maniera in cui il "dottore" pone la domanda e la fa propria potrebbe anche celare una profonda crisi personale. Potrebbe essere la richiesta sincera di una risposta che risolva il dramma di un'anima in tormento. Forse quest'uomo, osservante di tutte le clausole della Legge, dedito a fare la volontà di Dio ed erudito, sentiva che tutto ciò non fosse sufficiente. Magari aveva udito Gesù parlare di "vita eterna" e desiderava chiarimenti, nascondendosi dietro una sfida per non apparire debole agli occhi dei suoi correligionari.

La risposta di Gesù: la Legge e l'azione

Gesù interroga il dottore della Legge

La saggezza di Gesù si manifesta nella sua controrisposta: «Nella legge che cosa sta scritto?». Questa domanda retorica sembra voler dire all'interlocutore: "Sai già cosa devi fare, o in tutta una vita di studio non hai compreso nulla?".

L'amore come azione, non solo sentimento

È fondamentale sottolineare un aspetto cruciale: siamo abituati a considerare l'amore come un sentimento, qualcosa che si prova. Nella Bibbia, tuttavia, l'amore non è visto unicamente come sentimento, ma come un'azione. Amare il prossimo come noi stessi non implica struggersi nel proprio cuore per il prossimo, ma compiere azioni di amore verso gli altri, così come le compiamo quotidianamente verso noi stessi.

La Bibbia non è un libro di filosofia né si indulge in romanticismo. L'insegnamento di Gesù mira al concreto, a un cambiamento interiore dell'uomo che si realizzi poi nella quotidianità dei rapporti interpersonali.

La parabola del buon samaritano: un esempio concreto

Il fallimento degli uomini religiosi

Il dottore della Legge, avendo posto una domanda con una risposta ovvia che lui stesso ha fornito, non fa una bella figura e cerca di salvare la faccia. Gesù, allora, lo colpisce nel vivo con un caso non astratto, ma concreto: la parabola del buon samaritano.

Il buon samaritano... non è (solo) un esempio!

La via che collegava Gerusalemme a Gerico era molto trafficata e percorsa anche da sacerdoti e leviti, membri di una classe sacerdotale opposta a quella gerosolomitana, ma comunque attenta alla salvaguardia del patrimonio religioso ebraico. Gesù racconta di un uomo aggredito e lasciato mezzo morto su questa strada.

È qui che emerge il punto cruciale: sacerdoti, leviti, dottori della Legge - persone importanti, coinvolte nel culto del tempio, nella preservazione della tradizione giudaica, dedite allo studio delle Scritture e osservanti della Legge - nessuno si ferma a soccorrere il pover'uomo in difficoltà. Tutti quegli uomini religiosi, il fiore della cultura e del pensiero ebraico, coloro che avrebbero dovuto illuminare Israele, avevano fallito nel primo e più importante comandamento della Legge mosaica.

Il Samaritano: un esempio inatteso

Chi, invece, si ferma a soccorrere l'uomo? Un Samaritano. Il popolo di Samaria, situato a nord di Giuda, aveva una storia complessa. Era sorto dopo la disfatta delle tribù di Israele nel 722 a.C. per mano degli Assiri, i quali, crudeli, avevano deportato il meglio della popolazione lasciando i più poveri in un territorio devastato. Il regno di Giuda, a sud, resistette alla furia assira ma cadde poi per mano di Nabucodonosor nel 586 a.C. Con il regno di Ciro, il popolo ebraico ottenne il permesso di ricostruire Gerusalemme e il tempio, e il regno di Giuda risorse, mantenendo la sua integrità nazionale e religiosa nonostante le successive dominazioni (persiana, greca e romana).

mappa dei regni di Giuda e Israele

Il Samaritano, dunque, si avvicina all'uomo ferito, «fasciò le sue piaghe versandovi sopra olio e vino, poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno dopo, presi due denari, li diede all’oste e gli disse: “Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno”» (Luca 10:34-35).

Il significato di "prossimo"

Gesù chiede al dottore della Legge: «Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté nei ladroni?» (Luca 10:36). La risposta del dottore è chiara: «Colui che gli usò misericordia» (Luca 10:37).

La parola "prossimo", così come "ospite", può essere usata in modo reciproco. Il Samaritano era il prossimo dell'uomo aggredito e viceversa. Alla luce di ciò, le parole di Gesù acquisiscono un significato ancora più profondo: c'è uguaglianza nel nostro stato di esseri umani.

Implicazioni per la fede e la vita quotidiana

L'importanza dell'amore pratico

Noi "uomini di chiesa", "religiosi", noi che ci definiamo "cristiani", dobbiamo essere attenti a non trascurare di mettere in pratica l'amore per il prossimo. La nostra religiosità, la nostra conoscenza, la nostra reputazione non possono farci ritenere abbastanza santi o spirituali da ignorare il comandamento più importante della Parola di Dio.

In generale, il nostro stato di grazia con Dio non deve inorgoglirci, riempirci di noi stessi, o farci guardare gli altri dall'alto in basso, ma renderci più umili e obbedienti. Gesù stesso disse: «I re delle nazioni le signoreggiano, e coloro che esercitano autorità su di esse sono chiamati benefattori. Ma con voi non sia così; anzi il più grande fra voi sia come il minore e chi governa come colui che serve. Chi è infatti più grande chi siede a tavola, o colui che serve? Non è forse colui che siede a tavola?» (Luca 22:25-27).

Fare il bene senza aspettarsi ricompense

Fare del bene è sempre la scelta giusta, a prescindere, pensando che tutti meritano il bene fino a prova contraria. L'autore riflette sulla propria esperienza, riconoscendo errori e successi, e ammettendo di aver subito conseguenze negative per aver agito bene. A volte, infatti, si fa del bene e ci si scontra con l'ingratitudine, con chi "sputa sulla mano che tendiamo per aiutare". In questi momenti, subentra una certa stanchezza e ci si chiede se ne valga davvero la pena. Eppure, la risposta è sì: ne vale la pena.

La testimonianza della veridicità della Parola di Dio esorta ognuno a cercare con tutto il cuore di vivere una fede che si manifesti anche in atti d'amore verso il prossimo. Non per ricevere lusinghe da altri uomini, né per sperare nella gratitudine futura di chi ha beneficiato del nostro intervento, ma perché il Signore ci comanda di agire così.

Nella storia riportata dal vangelo di Luca, non ci viene detto cosa accade dopo: se l'uomo sia stato grato al Samaritano, o se abbia mostrato la sua riconoscenza, o se, una volta guarito, sia andato via senza nemmeno un grazie. Questo è omesso, probabilmente, proprio perché il nostro comportamento verso il prossimo non deve essere finalizzato a un guadagno, nemmeno morale, né deve mirare a creare uno stato di debito in chi ha beneficiato del nostro aiuto.

C'è un bellissimo detto: "Fai bene e scorda". La nostra retribuzione è nascosta in Dio e si manifesterà al momento opportuno, in questa vita o nella prossima, come ci assicurano le parole di Gesù.

Per concludere questa riflessione in modo un po' insolito, si suggerisce di ascoltare un brano di Keith Green, musicista cristiano, che negli anni '80 scrisse una bella canzone basata sulla storia raccontata da Gesù.

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