La disinformazione, in particolare quella che sfrutta temi sensibili come la religione, può generare ondate di indignazione e commenti carichi d'odio. Un caso emblematico risale all'agosto 2016, quando alcuni articoli di stampa riportarono un episodio poi rivelatosi distorto.
La "Bufala" dello Sputo sul Crocifisso a Venezia: Origini e Diffusione
L’otto agosto 2016, un articolo pubblicato da Dagospia riprese un pezzo del 7 agosto di Liberoquotidiano dal titolo “Venezia, orrore di 4 islamiche in chiesa: sputano su Cristo, e il parroco sul Papa…”. La narrazione iniziale riferiva di un presunto atto di intolleranza nella chiesa di San Zulian a Venezia, a pochi passi da piazza San Marco, dove quattro donne velate avrebbero sputato su un crocifisso. Il fatto sarebbe avvenuto sotto gli occhi di un sorvegliante, con le donne che si sarebbero allontanate confondendosi tra i turisti dopo lo “sfregio”.
L'articolo citava anche un altro episodio: due "orientali" che avrebbero fatto la fila per la comunione per poi sputare a terra la particola. La chiesa veniva descritta come "sotto assedio", con persone che entravano "per pregare Allah". Si aggiungeva che, alle rimostranze del parroco, don D’Antiga, i provocatori avrebbero risposto: “Possiamo, il Papa ci ha dato il permesso di farlo”. A questa catena di presunte provocazioni era collegato anche il caso del braccio spezzato a un Cristo settecentesco di San Geremia pochi giorni prima, attribuito a un franco-magrebino poi espulso dall’Italia.

La Verità Rivelata: La Smentita del Parroco di San Zulian
A spiegare la realtà dei fatti intervenne il sito Cartadiroma.org il 9 agosto 2016, seguito dai colleghi di Butac il 10 agosto, citando un articolo pubblicato da La Nuova Venezia in cui il parroco don Massimiliano D'Antiga chiariva la situazione.
La Testimonianza di Don Massimiliano D'Antiga
Don Massimiliano D'Antiga, parroco di San Zulian, smentì categoricamente la notizia dello sputo: «Nessuno ha sputato sul crocifisso che sta subito dopo l’entrata e non ho presentato alcuna denuncia». Il parroco espresse stanchezza per i "gesti irrispettosi" e aveva chiesto ai carabinieri in pensione dell’Associazione di dare un’occhiata anche alla chiesa, dato il grande afflusso di turisti e la scarsa presenza delle forze dell'ordine, concentrate in Piazza San Marco. La chiesa di San Zulian, trovandosi a metà strada tra Rialto e San Marco, accoglie centinaia di visitatori ogni giorno, con la porta aperta e i dipinti barocchi che attraggono l'attenzione.
Don Massimiliano precisò che spesso «entrano gruppi di musulmani, donne velate e uomini con la barba, si piazzano davanti al crocifisso e si fanno fotografare o riprendere magari compiendo gesti poco rispettosi, oltraggiosi, fanno le corna, ridacchiano e così è successo l’altro giorno per quel gruppo di donne, che quando è arrivato il custode se ne sono andate velocemente. Nessuno, però, le ha viste sputare». Ciò indica una mancanza di rispetto generalizzata da parte di alcuni turisti, inclusi quelli che non sono musulmani (uomini in pantaloni corti e donne in canottiera), piuttosto che un atto specifico di odio religioso.
Per quanto riguarda l'incidente della particola, il sacerdote raccontò che due giovani orientali erano entrati durante la celebrazione dell’Eucarestia e si erano messi in fila per ricevere la Comunione. Avendo intuito che qualcosa non andava, don Massimiliano spezzò la particola e mise nella loro bocca soltanto un piccolo pezzo. I due si allontanarono ridendo e, incalzati da alcune fedeli che chiedevano spiegazioni, sputarono la particola a terra prima di andarsene. La particola fu raccolta e conservata in sacrestia. A causa di questi numerosi episodi, il parroco aveva deciso di chiedere aiuto all'Associazione dei carabinieri in congedo.
L'Analisi dei Fatti da Parte dei Siti di Fact-Checking
L'articolo di Cartadiroma.org evidenziò come i toni usati dalle testate giornalistiche avessero generato "commenti che inneggiano all’uso di lanciafiamme e armi da fuoco". Tale versione, già smentita, fu ulteriormente diffusa da "siti che diffondono informazioni false a scopi propagandistici (come VoxNews e Riscatto Nazionale), che non sono testate giornalistiche, ma che possono sembrare tali agli occhi degli utenti meno attenti". Viene sottolineato che in questi gesti non si ravvede "odio islamico" ma piuttosto "mancanza di rispetto e maleducazione, caratteristiche comuni, purtroppo, a tantissimi individui e che prescindono da nazionalità, etnia o religione". La critica si estendeva alla condotta di certe testate che "guadagnano" e "fanno politica" sulla diffusione di tali falsità, invitando a non farsi "abbindolare" in un mondo già pieno di brutte notizie.
Come RICONOSCERE le FAKE NEWS | Avv. Angelo Greco
Il Fenomeno delle Fake News e l'Incidente del "Nigeriano sul Crocifisso a Torino"
La diffusione di notizie false e immagini manipolate è un fenomeno dilagante sul web, spesso con l'obiettivo di incitare all'odio razziale e religioso. Un altro caso di "bufala" menzionato nel contesto della disinformazione sui simboli religiosi è quello del "ragazzo nigeriano che urina su crocifisso a Torino".
Analisi dell'Immagine: Un Fotomontaggio e l'Opera 'Piss Christ'
L'immagine in questione, ampiamente condivisa e che ha generato indignazione, si è rivelata essere un fotomontaggio. Una rapida ricerca sul web ha permesso di trovare la foto completa, non "artatamente tagliata", che mostrava una realtà ben diversa. L'immagine, di "dubbio gusto", era già stata analizzata nel mese di maggio dal sito Analfabetifunzionali.it, che aveva concluso che non si trattava di una fotografia autentica ma di un composito. La figura del "protagonista" era stata scontornata e posta all'interno di una chiesa, confermando l'assenza di un reale episodio di un "ragazzo nigeriano che urina su crocifisso a Torino".
Contesto Artistico e Dissacrazione dei Simboli Cristiani
Questo tipo di manipolazione riporta alla mente discussioni più ampie sulla dissacrazione dei simboli religiosi nell'arte. Un esempio celebre è l'opera "Piss Christ" (Il Cristo di piscio) del 1987 dell'artista americano Andres Serrano, una fotografia che ritrae un crocifisso immerso nell’urina dello stesso pittore. Questa opera, sebbene artistica, è considerata offensiva per milioni di persone che vedono nel crocifisso un simbolo di vita, amore, speranza e pietas.
Angelo Crespi, nel suo "Ars Attack", sottolinea come la dissacrazione dei simboli cristiani sia spesso una "scorciatoia comunicativa iconoclasta" di cui l'artista contemporaneo abusa "con l’unico scopo di resistere nella memoria collettiva". La questione non è se "Piss Christ" sia blasfema, perché lo è; è l'idiozia di un certo Occidente che utilizza tali gesti per provocare, ignorando il profondo significato che i simboli religiosi hanno per le persone. La cristianità, indissolubilmente legata all'arte che ha prodotto e ispirato per secoli, si trova di fronte a una contemporaneità che spesso cerca la trasgressione fine a se stessa.

Incidenti Reali di Mancanza di Rispetto: La Truffa dei Finti Sordomuti
A fianco delle bufale, esistono purtroppo anche reali episodi di mancanza di rispetto negli spazi sacri, spesso legati a fenomeni di truffa. Un esempio è l'incidente avvenuto nella chiesa di San Moisè/Santissimo Salvatore, narrato dal parroco Don Donadoni.
Il Caso del Finto Sordomuto a Venezia
Don Donadoni racconta di un episodio in cui un individuo, parte di un gruppo di "finti sordomuti" che agiscono con moduli da firmare per finte raccolte fondi, dopo essere stato smascherato da alcuni turisti, "ha sputato davanti al crocifisso e poi se n’è andato urlando". Questi truffatori, spesso sempre gli stessi, agiscono in piccole chiese dell'area marciana, cercando di far cadere le vittime nel tranello di una falsa firma per poi sfilare denaro dal portafoglio. Questi individui, spesso provenienti "dall'est", sono un fenomeno conosciuto e ricorrente, approfittando della buona fede della gente. Il parroco ha riferito l'accaduto alle forze dell'ordine, senza sporgere denuncia formale a causa della burocrazia.
L'Appello del Parroco per la Collaborazione e l'Informazione
Don Donadoni descrive il fenomeno come una "ferita allo spazio sacro e alla serenità dei fedeli" e un "fenomeno concreto, organizzato e ricorrente". Sottolinea la difficoltà per custodi e personale delle chiese di intervenire senza rischiare di inasprire la situazione, dato che i truffatori "vengono fermati, ma non possono che essere rilasciati subito dopo". La prima difesa, secondo il parroco, è l'informazione: ha affisso cartelli per avvisare che la chiesa non è autorizzata a raccogliere firme, ma spesso vengono strappati o ignorati. Il suo appello è per una collaborazione più stretta con le autorità e una comunità più consapevole, affinché "la chiesa è casa di preghiera, non terreno d'inganno", invitando i fedeli a chiamare le forze dell'ordine non appena si accorgono di questi episodi incresciosi.

L'Importanza del Fact-Checking e della Consapevolezza
Come dimostrano questi casi, la facilità con cui si diffondono notizie non verificate può avere conseguenze gravi, alimentando pregiudizi e intolleranza. La condotta di alcune testate giornalistiche, che pubblicano articoli sensazionalistici senza un adeguato sforzo di verifica, contribuisce a creare un clima di disinformazione. È fondamentale per il lettore essere critico e cercare fonti affidabili prima di accettare come vere le narrazioni che circolano, soprattutto quando toccano corde emotive profonde come la religione o l'identità culturale.
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