Lo Sguardo d'Amore di Gesù: "Fissatolo, lo amò" e la Sfida della Vita Eterna

Il racconto evangelico dell'incontro tra Gesù e il giovane ricco, presente in diversi Vangeli sinottici, è un passo fondamentale per comprendere il significato della sequela cristiana e la natura dell'amore divino. Al centro di questo episodio si trova uno sguardo profondo e significativo di Gesù, sintetizzato nella frase: "Fissatolo, lo amò".

L'Incontro con il Giovane Ricco

Mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.» Il giovane, un notabile, mostrava un desiderio vivace di incontrare Cristo, ponendo una domanda che corrisponde al desiderio di pienezza e di felicità verso cui orientare la propria esistenza. Egli si rivolge a Gesù chiamandolo "Maestro buono", quasi a voler riconoscere uno degli aspetti principali dell'identità di Cristo: il suo essere "persona educante".

Gesù gli chiese di osservare ciò che aveva scritto Mosè, in particolare le leggi che riguardano il prossimo: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso». Il ragazzo ammise di aver sempre adempiuto a questa regola di vita morale fin dalla sua giovinezza. Sembrava credere, fidarsi e sapere che il Maestro lo avrebbe indirizzato bene, osservando le regole, essendo a posto e aspirando al paradiso.

Gesù e il giovane ricco (dipinto)

Lo Sguardo d'Amore di Gesù: "Fissatolo, lo amò"

Udite le sue parole, un dettaglio cruciale emerge nel racconto di Marco: «Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò». Questo sguardo è intenso, fruga nell'intimo, mette a nudo eppure non crea disagio. È lo sguardo di chi sa bene cosa c'è nel cuore dell'uomo e non è lì per trovare capi d'accusa. Questo sguardo rivela l'amore inesauribile e sorprendente di Dio. La parola greca che Luca utilizza è "lo sguardo pieno d’amore", lo stesso sguardo con cui Gesù, per tutta la sua vita, si è innamorato e innamorava. Mai uno sguardo di rimprovero, mai uno sguardo di condanna, anche se da persona tradita e abbandonata ne avrebbe avuto il diritto. Questo sguardo d'amore non si ritira da lui, ma continua a seguirlo, magari con la speranza che il giovane ci ripensi e torni indietro.

Don Tonino Bello amava dire che la Messa è una forza che spinge fuori. La preghiera e l'Eucarestia hanno senso se la vita cristiana si incarna nella quotidianità, in mezzo alla gente, al lavoro, nella politica, nella famiglia. Non si è cristiani a ore, ma sempre.

La Proposta Radicale e la Sfida del Distacco

Dopo questo sguardo d'amore, Gesù gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Gesù sta per rivolgere al giovane interlocutore una proposta decisiva, qualcosa che può rilanciare la sua vita e proiettarlo verso quel desiderio di eternità che un istante prima lo aveva spinto ad incontrare Cristo. Questo invito radicale al distacco dei beni non riguarda solo i consacrati. Madre Speranza fa notare che anche anime consacrate possono avere un attaccamento ai propri gusti, lamentandosi per le piccole privazioni, schiave di piccinerie e frivolezze.

La vera, la suprema ricchezza consiste nel seguire Gesù, nell'amarlo. Se il cuore è attaccato alle ricchezze, la proposta di Gesù suona come una minaccia per la propria esistenza. Gesù ci richiede quella radicalità del "distacco", la quale ci rende capaci di comprendere che ciò che è più importante e decisivo nella vita è amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi e aprirsi generosamente ai bisogni dei poveri. Anna Bissi, nel suo libro “Peccatori amati”, suggerisce una lettura psicologica e spirituale del rifiuto: l'incapacità di godere delle cose "in sé", per la loro utilità o bellezza, e non in quanto nostra proprietà. Spesso il desiderio di impossessarsi di qualcosa non dipende da una vera necessità, ma dal desiderio di potere e valore che l'avere molto sembra conferire, trasformando gli oggetti in idoli che dovrebbero proteggerci e salvarci.

Infografica sul concetto di distacco dai beni materiali

La Reazione del Giovane e la Difficoltà per i Ricchi

«Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni». Il giovane ricco si allontana triste perché non ha il coraggio di capovolgere la sua vita. Quel "tale" forse non fu in grado di sentire quanto Gesù "l'amò", e per questo non fu in grado di rinunciare perché incapace di apprezzare e quindi di preferire la proposta di Gesù.

Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole. Gesù riprese: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?».

Questa asserzione così dura fa sì che i discepoli rimangano sbigottiti. Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Questa risposta, che a prima vista può sembrare evasiva, entra nel cuore del problema del "distacco". Gesù apre gli occhi, la mente e il cuore dei discepoli alla prospettiva di Dio. Chi ritiene che Dio è l'unica vera ricchezza avrà da lui la forza per distaccarsi dalle ricchezze terrene. Occorre avere fede.

La Sequela e la Libertà del Vangelo

Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Nell’affermazione di Pietro si può leggere l’interrogativo: “se lascio tutto cosa avrò di contraccambio?”. La risposta di Gesù è chiara: non è la rinuncia per la rinuncia che vale. Quella che vale è la rinuncia effettuata "a causa" di Gesù e "a causa del Vangelo". La ricompensa è già in questa vita: con Gesù, si diventa ricchi quando si mette un po’ da parte se stessi, quando il cammello dell’io si sgonfia, e riesce a passare per la porta stretta del Vangelo della condivisione, del dono, della gratuità.

La strada è libertà, è incontro, è scuola di vita e motivo di crescita umana e spirituale. La Chiesa deve uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, come sottolinea Papa Francesco, perché "certo quando si esce può succedere un incidente, ma preferisco mille volte una chiesa incidentata che una chiesa malata per chiusura". In strada si incontra tutti.

Dio sceglie dove posare lo sguardo, non è mai un guardare casuale quello di Dio, ma è fissarti perché sono i tuoi occhi che vuole per amarlo, sono le tue labbra per pronunciare il tuo “Ti amo anche io”, ed è il tuo cuore che vuole per fare cose grandi. La vocazione, in fondo, non è altro che questo: essere chi sei veramente, liberandoti da tutte quelle pastoie che appesantiscono le tue ali e ti impediscono di librarti nei cieli aperti della vera libertà. Questo è l’invito di Gesù che libera da ogni legame con ciò che dà e non può dare la felicità e la vita.

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