Nella pittura occidentale, Gesù bambino e adolescente, soprattutto attraverso i suoi gesti, è già spesso un adulto in un corpo in formato ridotto. In particolare, non è facile trovare opere che raffigurino un’infanzia ordinaria come siamo abituati a osservarla. A constatarlo è il noto storico dell’arte francese François Boespflug, autore del saggio Jésus a-t-il eu une vraie enfance?. Il volume esplora come i pittori abbiano colmato il silenzio dei Vangeli sulla giovinezza di Gesù, spaziando da opere come la Santa Famiglia (1342) di Simone Martini fino al Gesù a dodici anni al Tempio di Max Liebermann (1879).

L'infanzia di Gesù nell'arte pittorica
Il Gesù bambino dei pittori non è quasi mai rappresentato mentre mangia, cade, avanza carponi, impara a leggere o scrive. Dall’analisi delle opere emergono tre scelte prevalenti:
- Gesù ha sempre saputo tutto fin dall’inizio;
- Gesù ha dovuto imparare;
- Gesù ha imparato a vivere, pur conservando il presentimento di ciò che lo attende.
Quest'ultima categoria suggerisce una crescita con una dimensione umana, ma costantemente attraversata da presentimenti profetici. Spesso l’osservatore può interrogarsi sul fatto che il Gesù raffigurato non sembri conoscere la spensieratezza infantile, specialmente in opere dove viene mostrato sulla Croce o visitato da angeli che gli portano i simboli della Passione.

La tradizione delle icone vs l'arte occidentale
Un particolare rilevante è che gli abiti indossati da Cristo nelle icone non variano mai: il chitone, una tunica in uso presso gli antichi greci, è simbolo della sapienza e della filosofia divina. Mentre la grande tradizione dell’icona russa intende l'opera come un simbolo che reca in sé la realtà invisibile, l'arte occidentale post-rinascimentale ha spesso privilegiato l'espressione della soggettività dell'artista, talvolta allontanandosi dai canoni teologici tradizionali.
La ceroplastica in Sicilia: i "Bbamminiddari"
La Sicilia ha sviluppato una particolare propensione per l'utilizzo della cera nella realizzazione di manufatti sacri. I maestri esperti nel produrre Bambini Gesù in cera venivano detti bbamminiddari. Questi simulacri, spesso prodotti in contesti claustrali o da artisti devoti, servivano come oggetti di culto privato.

Tipologie iconografiche e simbolismo
Tra le rappresentazioni più diffuse si distinguono:
| Iconografia | Significato |
|---|---|
| Buon Pastore | Riferimento evangelico alla cura per il gregge e al sacrificio di sé. |
| Ortolano | Richiamo alla Resurrezione e all'incontro con Maria Maddalena. |
| Pellicano e Fenice | Simboli cristologici di sacrificio e rinascita. |
Le composizioni venivano arricchite da elementi preziosi come fiori in carta crespata, teche, scarabattole e simboli di protezione come sonaglini e perle. La figura del Bambino Gesù, in particolare dal XVI e XVII secolo, ha assunto un ruolo centrale nella devozione popolare, trasformandosi da elemento decorativo in vero e proprio soggetto di venerazione, capace di trasmettere un senso di santità intesa come trasfigurazione e bellezza.