Atleti di Cristo: Storia di un Movimento Evangelico nello Sport

Il movimento degli Atleti di Cristo rappresenta un'affascinante intersezione tra fede evangelica e mondo dello sport, raccogliendo atleti che pongono la loro fede al centro della loro vita. La nascita di questa iniziativa, come rievocato da BBC Sport, risale al 1980, prendendo le mosse dall'iniziativa del portiere brasiliano Joao Leite. Egli, a margine delle partite, iniziò a distribuire copie della Bibbia agli avversari, riuscendo a toccare il cuore di alcuni di loro.

L'ispirazione per questa particolare forma di evangelizzazione giunse a Leite da un altro connazionale, il pilota di Formula 1 Alex Dias Ribeiro. Sulla monoposto di Ribeiro campeggiava la frase "Jesus saves" (Gesù salva), un messaggio che colpì profondamente Leite. Inizialmente, Leite stesso scrisse sulla propria maglietta "Christ saves" (Cristo salva), ma la Federcalcio brasiliana intervenne, vietando l'esposizione di messaggi religiosi sui capi di abbigliamento sportivo.

Di fronte a questo divieto, Leite modificò il suo approccio: "Fu allora che iniziai a regalare Bibbie ad altri giocatori. Ma erano tempi difficili, c’erano così tanti pregiudizi contro i giocatori evangelici", ha ricordato l'ex atleta. La storia degli Atleti di Cristo ha incrociato anche momenti sportivi significativi per l'Italia, come la finale dei Mondiali del 1994 giocata contro il Brasile. In quell'occasione, sei giocatori evangelici scesero in campo per la nazionale verdeoro, e il loro ricordo è indissolubilmente legato all'immagine, divenuta iconica, di questi atleti riuniti in preghiera a centrocampo dopo il rigore decisivo di Roberto Baggio.

La Metafora Atletica nella Vita Cristiana

Il parallelismo tra la vita di un atleta e quella di un cristiano è un tema ricorrente nelle Scritture. San Paolo, figura di spicco dei primi tempi cristiani, utilizzò l'analogia delle gare sportive per descrivere il cammino della fede. In una delle sue lettere ai Corinzi (1Corinzi 9,24-27), scrive: "Non sapete che, nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una che dura per sempre. Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio pugilato, ma non come chi batte l'aria; anzi tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato".

L'apostolo non intendeva promuovere un "volontarismo" in cui tutto dipende dallo sforzo umano, ma sottolineava come la vita cristiana richieda impegno, passione e disciplina, qualità tipiche degli atleti. Essere cristiani significa fare attivamente la propria parte, con dedizione e ardore.

San Paolo stesso impiegava metafore atletiche per descrivere la sua esperienza di fede: "Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù" (Filippesi 3,13-14). E ancora, nella sua seconda lettera a Timoteo (4,7-8): "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione".

Spesso, la vita cristiana può essere caratterizzata da una certa pigrizia o inattività. La cultura contemporanea sembra evitare il sacrificio e la disciplina, ma gli atleti di ogni epoca dimostrano il contrario. La loro dedizione, energia e impegno, anche in ambiti meno "ordinari" come il lavoro o gli hobby, testimoniano una forte motivazione e l'aspirazione a raggiungere mete elevate. Questo slancio potrebbe essere risvegliato nei cristiani attraverso una rinnovata passione per il Signore, la stessa che si prova nel trovare una "perla preziosa", come descritto in una parabola evangelica.

Atleti che pregano insieme in campo

Atleti di Cristo: Origini e Sviluppo

Il movimento degli Atleti di Cristo è nato in Brasile agli inizi degli anni Ottanta, fondato da Baltazar Maria de Morais Júnior e João Leite. L'obiettivo primario è la diffusione del Vangelo e l'affermazione di Gesù Cristo come figura centrale. Sergio Di Lullo, uno degli organizzatori in Italia, ha definito il movimento come "interdenominazionale, nato nell’ambito evangelico", nato anche per "contrastare gli scandali nello sport, per rimettere al centro il bene comune e l’insegnamento del Signore".

Tra i membri italiani figurano calciatori come Ciro Capuano, Davide Dionigi, Elvis Abbruscato e Manuel Mancini. A livello internazionale, il movimento ha annoverato figure di spicco come il pilota Ayrton Senna, l'ex portiere del Brasile Claudio Taffarel, il pugile George Foreman, la tennista americana Mary Joe Fernandez, la campionessa mondiale di canottaggio Debbie Flood e la cestista brasiliana Jessica Leão.

L'ex centrocampista Hernanes, che ha militato nella Lazio e nell'Inter, ha condiviso la sua esperienza: "Stavo facendo un test con la squadra e il mio amico mi invitò ad una chiesa vicino al club. Era la prima volta che entravo in una chiesa evangelica [...] Sentii la Parola in quella sera e consegnai la mia vita a Gesù." Ha citato il Salmo 37:5: "Riponi la tua sorte nel Signore; confida in Lui, ed Egli agirà."

Un altro esempio di dedizione alla fede è quello di Radamel Falcao. Nonostante un grave infortunio al ginocchio che lo abbia escluso dai Mondiali, ha dichiarato con compostezza: "Non potevo togliere il posto a chi è al cento per cento. Ora sosterrò la squadra con tutte le mie forze."

Nicola Legrottaglie, ex difensore di Juventus e Milan, ha vissuto una profonda trasformazione spirituale nel 2006. "L’incontro con Guzman e gli Atleti di Cristo mi ha cambiato la vita", ha affermato. Ha trovato le risposte nella Bibbia e in un contatto diretto con Dio, riscoprendo un patto fatto da adolescente e ritrovando pienezza nella vita e vigore nella carriera. Ha sottolineato l'importanza della famiglia come "fulcro della società" e ha espresso la sua visione basata su principi biblici.

Tomas Guzman, giocatore paraguaiano e compagno di squadra di Legrottaglie a Siena, ha spiegato le basi del gruppo: "Il rapporto diretto con Gesù Cristo il Signore, che oltrepassa tutto quello che può essere ricondotto a una struttura umana, come la Chiesa." Ha aggiunto che "L’insegnamento della parola di Dio deve sovrintendere al nostro modo di vivere."

Nicola Legrottaglie durante una partita

Atleti di Cristo: Influenza e Testimonianze Recenti

Il movimento degli Atleti di Cristo, nato in Brasile, ha visto una crescita esponenziale, passando da quattro membri ai primi incontri a circa 7.000 in 60 Paesi. Campioni come Kaká e Lucio sono attivamente coinvolti nel gruppo evangelico.

Oggi, i pastori evangelici hanno un accesso facilitato ai campi di calcio e, in alcuni casi, fanno parte dell'entourage di alcuni calciatori. Dopo la vittoria della Confederations Cup in Sud Africa, Lucio e altri compagni hanno indossato magliette con slogan come "Io amo Dio" e "Io appartengo a Gesù". Nonostante le regole FIFA vietino "dichiarazioni politiche, religiose o personali", questi atleti trovano modi creativi per esprimere la loro fede.

L'influenza del movimento si estende anche alla politica brasiliana. Il presidente Jair Bolsonaro ha vinto le elezioni del 2018 con un ampio sostegno dalla comunità evangelica, che include star del calcio come Neymar e Rivaldo. Bolsonaro stesso, nato in una famiglia cattolica, è stato ribattezzato da un pastore evangelico, evidenziando la crescente forza del movimento evangelico nel panorama politico brasiliano.

Durante i recenti Giochi Olimpici di Parigi, molti cristiani hanno dimostrato come sia possibile esprimere la propria fede in modo aperto e informale, nonostante la norma 50 della Carta Olimpica che vieta "dimostrazioni o propaganda politica, religiosa o razzista".

La saltatrice in alto australiana Nicola Olyslagers, vincitrice di una medaglia d'argento, ha condiviso la sua gioia radicata nella fede: "Sia lodato Dio, la mia roccia. Lui è la mia forza e il mio canto." Ha pubblicato video su Instagram in cui loda Dio con atleti di altre nazioni e porta con sé un libro con la scritta "In suo onore".

La velocista tedesca Yemisi Magdalena Ogunleye, anch'essa vincitrice di una medaglia d'oro a Parigi, ha condiviso la sua gioia contagiosa, radicata in Cristo. Un breve video postato da Olyslagers mostra le due atlete insieme nel Villaggio Olimpico in un momento di lode.

Il nuotatore britannico Adam Peaty ha scelto di esprimere la sua fede attraverso tatuaggi visibili sul corpo, tra cui una croce e la frase "into the light". Peaty ha parlato apertamente delle sue battaglie contro la depressione e l'alcolismo, trovando una svolta spirituale e affermando che una medaglia d'oro può essere "la cosa più fredda" che si possa indossare, sottolineando l'importanza del supporto spirituale per gli atleti sottoposti a enormi pressioni.

La giovane skater brasiliana Rayssa Leal, vincitrice di una medaglia di bronzo, ha utilizzato il linguaggio dei segni dopo la gara per affermare: "Gesù è la via, la verità e la vita."

Il surfista brasiliano Gabriel Medina, pluricampione mondiale, ha condiviso una foto su Instagram in cui, in piedi sull'onda, alza il dito verso l'alto per dare gloria a Dio, accompagnata dal versetto di Filippesi 4:13: "Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica."

Tutti i Pro e Contro di essere un 'atleta a livello nazionale ed internazionale. Veronica Crida

La Vita Cristiana come Corsa: Impegno e Perseveranza

La Parola, in particolare negli scritti dell'apostolo Paolo, paragona frequentemente la vita cristiana a quella di un atleta. Questo confronto non è casuale, ma mira a fornire indicazioni e incoraggiamenti per il cammino di fede.

Entrare in una "Società Sportiva"

Come un atleta necessita di una società sportiva per crescere e affermarsi, così il cristiano entra in una comunità di credenti. In questo contesto, si scopre circondato da una "grande schiera di testimoni" del passato e riceve particolari benedizioni. Le comunità cristiane, come descritto negli Atti degli Apostoli, sono luoghi dove il Signore "aggiungeva alla comunità" i nuovi credenti, sottolineando l'importanza di questo legame.

Frequenza e Spirito di Corpo

La frequentazione assidua della comunità, degli allenamenti e dei raduni sviluppa lo "spirito di corpo". Il cristiano che trascura la comunione con gli altri credenti si indebolisce spiritualmente. Le esortazioni bibliche invitano a "fare attenzione gli uni agli altri per incitarci all'amore e alle buone opere, non abbandonando la nostra comune adunanza" (Ebrei 10:24-25).

L'Attrezzatura della Comunità

Una comunità cristiana, come una società sportiva, deve essere adeguatamente attrezzata per raggiungere i suoi obiettivi. Questo significa essere "viva spiritualmente" e ricercare il bene dei membri attraverso attività come la scuola domenicale, lo studio della Parola, le attività giovanili, la comunione fraterna e le riunioni di preghiera. L'obiettivo è la "comune edificazione", ovvero maturazione, crescita e progresso.

Partecipare e Gareggiare

Le comunità più attive sono quelle composte da membri che sentono la responsabilità e il privilegio di rendersi utili. Ogni credente dovrebbe chiedersi: "In quale settore io posso servire il mio Signore ed i miei fratelli e le mie sorelle?". Anche chi non può partecipare attivamente, può sempre pregare, sapendo che "chi annaffia sarà egli pure annaffiato" (Proverbi 11:25).

Avere un Valido Allenatore

Il cristiano trova in Cristo il suo Allenatore, Maestro e Guida, attraverso la Parola e lo Spirito Santo. Le Scritture affermano: "Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti insegna per il tuo bene, che ti guida..." (Isaia 48:17) e "lo Spirito della verità... vi guiderà in tutta la verità" (Giovanni 16:13).

Non Montarsi la Testa

Come i giovani atleti necessitano di umiltà per sottoporsi a un duro allenamento, così il cristiano deve evitare la presunzione e riconoscere la propria dipendenza da Dio: "Senza di me (dice Gesù) non potete far nulla" (Giovanni 15:33).

Mollare i Pesi Inutili

L'atleta corre leggero, libero da impedimenti. Analogamente, il cristiano deve "deporre ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge" (Ebrei 12:1), ovvero le preoccupazioni mondane, l'attaccamento al denaro, il timore del giudizio altrui e le tentazioni.

Importanza di una Giusta Alimentazione

Un atleta segue una dieta rigorosa per mantenere la continuità di rendimento. Il cristiano trova il suo nutrimento nella Parola di Dio e nella comunione con il Signore, evitando ciò che può "avvelenare" l'anima. Come afferma Paolo: "Ogni atleta è temperato in ogni cosa" (1Corinzi 9:25).

Evitare l'Aria Malsana

Vivere in ambienti spiritualmente malsani può compromettere la crescita. Il cristiano deve respirare l'"aria del santuario", mantenendo una costante comunione con Dio, che lo protegge dal maligno (1Giovanni 5:18).

Allenarsi in Vista delle Gare

Un atleta si allena costantemente per essere pronto alle competizioni. Il cristiano si allena spiritualmente attraverso la "pietà", rafforzando il proprio rapporto con Dio e ricercando la sua volontà in ogni aspetto della vita. La testimonianza è uno dei mezzi più efficaci per fortificarsi spiritualmente.

Risultati Non Comuni

Gli atleti raggiungono doti non comuni grazie all'esercizio e all'abitudine a prove impegnative. Allo stesso modo, il credente che ha fede può compiere opere straordinarie. Gesù stesso disse: "chi crede in me farà anch'egli le opere che faccio io e ne farà di maggiori..." (Giovanni 14:12).

Partire Bene e Non Distrarsi

La posizione di partenza è cruciale per un corridore. Per il cristiano, questa posizione è l'umiliazione ai piedi della Croce. Durante la corsa, è fondamentale "fissare lo sguardo su Gesù" (Ebrei 12:2), evitando distrazioni e proseguendo con perseveranza.

Il Divino Allenatore Corre con Noi

A differenza di un atleta che corre da solo, il cristiano ha un "divino Allenatore" che corre al suo fianco, pronto a consigliarlo e a preservarlo da ogni insidia (Proverbi 3:26).

Arrivo e Premiazione

Il termine della corsa cristiana avviene con la fine della vita terrena o con il ritorno del Signore. Al traguardo, il credente troverà il suo divino Allenatore ad accoglierlo, offrendo la ricompensa eterna a coloro che hanno corso con perseveranza.

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