La beatificazione di Don Giuseppe Bernardi e Don Mario Ghibaudo, avvenuta lo scorso 16 ottobre per mano del cardinale Marcello Semeraro, ha riportato alla luce una delle pagine più dolorose della storia italiana durante la Seconda Guerra Mondiale: l'eccidio di Boves del 19 settembre 1943. I due sacerdoti furono assassinati dai nazisti, offrendo la loro vita nel tentativo di salvare la comunità.

L'Eccidio di Boves: Un Tragico 19 Settembre 1943
Nel 1943, in pieno scenario di guerra, le forze tedesche avevano stabilito il controllo su ampi territori dell'Italia centrale e settentrionale. La cittadina di Boves, in provincia di Cuneo, divenne un punto strategico per le truppe tedesche, impegnate a bloccare la fuga dei militari italiani che, privi di istruzioni dopo l'armistizio con gli angloamericani, si nascondevano spesso con i partigiani in montagna.
Il 19 settembre 1943, in seguito a uno scontro a fuoco tra militari tedeschi e resistenza italiana, che causò la morte di un combattente per parte e la cattura di due soldati delle SS, giunsero a Boves rinforzi tedeschi guidati dal maggiore Joseph Peiper. Questi minacciò la distruzione totale della città se non fossero stati liberati i prigionieri e restituita la salma del mitragliere ucciso. Come intermediari furono convocati il parroco, don Giuseppe Bernardi, e un residente locale, l'imprenditore Antonio Vassallo.
Dopo lunghe trattative, i partigiani riconsegnarono gli ostaggi e il corpo del soldato tedesco. Tuttavia, concluso il loro incarico, don Giuseppe Bernardi e Antonio Vassallo furono fatti salire su un'autoblindo, condotti in un luogo isolato e assassinati. I loro corpi vennero dati alle fiamme e Boves fu incendiata. Circa 350 case bruciarono e altre 23 persone furono uccise, tra cui il giovane viceparroco, don Mario Ghibaudo, di appena 23 anni, freddato mentre cercava di aiutare anziani e bambini a fuggire e di dare l'assoluzione a un uomo morente colpito da un tedesco. Questo evento è tristemente noto alla storia come l'eccidio di Boves.

Il Contesto e la Fede dei Martiri
Di quel tragico 19 settembre 1943, oltre ai dolorosi ricordi, rimangono le testimonianze di fede e dedizione di don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo. Pur consapevoli dei pericoli, continuarono a svolgere il loro ministero, donando la vita nel tentativo di salvare i cittadini di Boves. I due sacerdoti sono stati riconosciuti martiri per la Chiesa cattolica.
- Don Giuseppe Bernardi (nato a Caraglio il 25 novembre 1897), aveva 45 anni ed era noto per il suo carattere umile, buono e riservato, molto amato dalla gente per il suo impegno pastorale, il profondo senso di paternità e la grande sensibilità verso i poveri e i malati.
- Don Mario Ghibaudo (nato a Borgo San Dalmazzo il 19 gennaio 1920), di 23 anni, era stato ordinato sacerdote appena tre mesi prima. Aveva scritto a 17 anni: "Diventare sacerdote, vivere da sacerdote, morire da sacerdote: questa è la speranza della mia vita".
I loro resti mortali riposano nella parrocchia di San Bartolomeo a Boves.
La Cerimonia di Beatificazione
I due sacerdoti sono stati beatificati il 16 ottobre dello scorso anno dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi. La messa di beatificazione, che ha visto la partecipazione di oltre mille persone, è stata presieduta a nome del Papa proprio dal Cardinale Semeraro, affiancato dal vescovo di Cuneo e Fossano, Monsignor Piero Delbosco, e dal presidente della Conferenza episcopale piemontese, Monsignor Franco Lovignana, insieme ad altri vescovi e vescovi emeriti.
Boves: domenica Beati don Mario Ghibaudo e don Giuseppe Bernardi - TELEGRANDA (ch 81)
Le Parole di Papa Francesco e l'Omelia del Cardinale Semeraro
Papa Francesco, durante l'Angelus, ha dichiarato: "Oggi a Boves (Cuneo) saranno proclamati beati don Giuseppe Bernardi e don Mario Ghibaudo, uccisi ‘in odio alla fede’ nel 1943. Nell’estremo pericolo non abbandonarono il popolo loro affidato, ma lo assistettero fino all’effusione del sangue, condividendo il tragico destino di altri cittadini sterminati dai nazisti". Ha auspicato che il loro esempio "susciti nei sacerdoti il desiderio di essere pastori secondo il cuore di Cristo, sempre accanto alla propria gente".
Nella sua omelia, il cardinale Semeraro ha richiamato l'immagine di Mosè che vince gli Amaleciti stendendo le mani, un gesto di intercessione. Ha assimilato don Bernardi e don Ghibaudo "alle due braccia di Mosè, innalzate per intercedere in favore" della Chiesa di Cuneo. Il Prefetto ha sottolineato che il compito di ogni sacerdote è intercedere, credendo nella forza redentrice di Cristo a favore della moltitudine. I due sacerdoti, con il loro martirio, hanno esemplificato questa intercessione, benedicendo e assolvendo anche nei momenti finali della loro vita. Ha aggiunto che l'intercessione è un compito di ogni cristiano, una preghiera cattolica e inclusiva, e la forma ultima della responsabilità cristiana verso il mondo.
Insegnamenti e L'Eredità della Riconciliazione
Il parroco di Boves, don Bruno Mondino, ha evidenziato gli insegnamenti lasciati dai due sacerdoti, che sono come "piccoli semi che stanno fiorendo".
Il Seme della Riconciliazione
Il primo insegnamento è il valore della riconciliazione. Don Giuseppe Bernardi, mentre era ostaggio del commando tedesco, benedisse la salma del giovane mitragliere ucciso nello scontro a fuoco. Questo gesto ha ispirato la costruzione di ponti, andando oltre il dolore del passato. Da anni, Boves coltiva relazioni di amicizia con la città di Schondorf, in Baviera, dove è sepolto Joachim Peiper, il comandante tedesco responsabile della strage. Nel maggio di quest'anno, una delegazione di Boves ha portato le reliquie dei due beati in Germania, collocandole in un altare nella chiesa di Sant’Anna, all'interno del cimitero dove si trova la tomba di Peiper. Il patto di gemellaggio firmato tra Boves e Schondorf nel 2021 è un simbolo tangibile di questo ponte di fraternità.
Il Valore dell'Intercessione e la Preghiera per la Pace
Un secondo insegnamento è il valore dell'intercessione. Don Giuseppe Bernardi, che teneva moltissimo alla preghiera per la pace, ha ispirato l'iniziativa "Lampade per la pace", un momento di preghiera e meditazione per educare alla pace.
Lavorare Insieme per il Bene Comune
Un terzo seme è la collaborazione tra don Giuseppe e l'imprenditore laico Antonio Vassallo, che seppero lavorare insieme per la salvezza della città e il bene comune, dimostrando che è possibile unire le forze oltre le differenze.
Il Seme del Perdono di Dio
Infine, il seme del perdono di Dio. Don Giuseppe, mentre veniva condotto su un'autoblindo attraverso la città in fiamme, benediva i suoi concittadini. Don Mario morì mentre assolveva un anziano signore colpito a morte. Questi gesti simboleggiano il perdono e la misericordia divina, che i sacerdoti hanno voluto portare fino all'ultimo respiro.
Iniziative e Memoria Viva
La memoria di don Giuseppe e don Mario è ancora viva a Boves. L'Associazione "don Bernardi e don Ghibaudo" ha istituito un premio intitolato ai due sacerdoti e ad Antonio Vassallo, che sarà conferito in autunno. Questo riconoscimento mira a valorizzare persone, gruppi, comunità o organismi che si impegnano sui sentieri della pace, del perdono, della riconciliazione, della ricostruzione, della solidarietà, della fraternità, della giustizia e del bene comune. L'obiettivo è "aprire gli occhi su tante persone che, magari nel silenzio, lavorano - e lavorano bene - per il bene comune".

Boves, che ha subito ulteriori eccidi dopo il 1943 e la perdita di 100 giovani in Russia, ha saputo reagire con dignità. Nel 1983, grazie all'allora sindaco Piergiorgio Peano, è stata istituita la prima Scuola di Pace in Italia, promuovendo una grande opera di educazione alla pace. Nel 2011 è nata l'associazione "Don Bernardi e Don Ghibaudo", e nel 2013 il primo "viaggio di riconciliazione" in Germania.
Pellegrini di Speranza nel Giubileo del 2025
In vista del Giubileo del 2025, intitolato "Pellegrini di Speranza", don Giuseppe e don Mario possono essere visti come "pellegrini di speranza". Essi ebbero una fiducia cieca nell'amore e nella Misericordia di Dio, mettendo in gioco la loro vocazione sacerdotale in un contesto di violenza inaudita. Si erano preparati a questo passo non solo intellettualmente, ma con una vita coerente e di fede. Come scrisse il parroco al suo arrivo a Boves: "Vengo per 'verare' la gloria di Dio", e il viceparroco a 17 anni: "Diventare sacerdote, vivere da sacerdote, morire da sacerdote: questa è la speranza della mia vita".
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