Bartolo Longo: Apostolo del Rosario e Fondatore di Pompei

La figura di Bartolo Longo è indissolubilmente legata alla Vergine di Pompei e alla fondazione del Santuario dedicato alla Madonna del Rosario, delle Opere di carità e della stessa Nuova Città di Pompei. Definito da San Giovanni Paolo II come "l’uomo della Madonna", Longo è un esempio illustre di conversione straordinaria e di santità vissuta nella quotidianità, dedicandosi agli ultimi e agli emarginati.

Ritratto di Bartolo Longo

La Nascita e la Giovinezza

Bartolomeo Longo nacque il 10 febbraio 1841 a Latiano, in provincia di Brindisi, in Italia. Figlio di un medico, a sei anni la famiglia lo affidò al collegio degli Scolopi di Francavilla Fontana. Qui, nella salda educazione religiosa offerta agli allievi, si dava ampio rilievo alla devozione per la Madonna, e Bartolo iniziò a recitare il rosario quotidianamente. Nel 1851, a cinquantatré anni, morì il padre; la madre, il 22 novembre 1853, sposò l'avvocato G.B. Campi.

Bambino intelligente ed estroverso, Bartolo amava i piaceri della vita e soprattutto la musica, a tal punto che per acquistare un pianoforte e un flauto mangiò per un anno solamente patate per risparmiare il denaro necessario.

La Crisi Spirituale e la Conversione

Nel 1858 Bartolo lasciò il collegio. Nel giugno dello stesso anno, la facoltà di lettere e filosofia di Napoli gli conferì "il primo grado di approvazione" per essere "abilitato a poter essere ammesso agli esami pei gradi dottorali in qualunque facoltà e all'istruzione di rudimenti grammaticali". La famiglia lo inviò a studiare privatamente a Brindisi e poi a Lecce dove, il 24 settembre 1859, superò l'esame di filosofia. Questo gli permise, nella seconda metà del 1862, di partire per Napoli insieme con il fratello Alceste e iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza.

L'ambiente accademico napoletano di quel tempo, post unità d’Italia, era dominato da un forte anticlericalismo e un senso antipapalino, con manifestazioni quotidiane contro la Chiesa e la fede cattolica. Bartolo Longo si lasciò trascinare da questa corrente. La lettura del libro "Vie de Jésus" del filosofo francese Ernest Renan, nel 1863, lo sconvolse profondamente e mise in dubbio la sua educazione religiosa.

Animato dalla ricerca di qualcosa che potesse placare la sua intima angoscia, Bartolo fu sedotto dal mistero, dall'occulto e dall'arcano, avvicinandosi allo spiritismo. Si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, ma fu "sedotto dall'amore del misterioso, dell'occulto, dell'arcano, del soprannaturale", divenendo per circa un anno e mezzo addirittura "sacerdote satanista". I lunghi digiuni cui si sottopose per seguire le pratiche dello spiritismo lo fiaccarono profondamente, danneggiando la sua salute fisica e mentale e portandolo a una fortissima depressione.

La sua crisi lo spinse a parlare con l'amico e professore Vincenzo Pepe, il quale gli indicò un padre spirituale: il domenicano Padre Alberto Radente, figura fondamentale nel processo che lo portò alla riconversione al cristianesimo. Padre Radente lo allontanò gradualmente dalle pratiche esoteriche e lo istruì chiarendo i dubbi sorti dopo la lettura della "Vita di Gesù". Dopo quasi un mese, Bartolo si riaccostò all'eucaristia, ritornando alla vita cristiana.

In agosto fece ritorno a Latiano per riposarsi. Nell'aprile del 1867 era a Lecce per il praticantato di avvocato penalista e il 1° luglio conseguì il titolo di procuratore presso la corte d'appello. Tuttavia, l'attività forense non lo soddisfaceva, e decise di abbandonarla per dedicarsi alle opere di carità e allo studio della religione. Tornò a Napoli, ospite del Pepe, e approfondì la propria educazione teologica e religiosa grazie ai consigli del redentorista Padre Emanuele Ribera e ascoltando un ciclo di prediche del gesuita Padre Carlo Rossi.

Nell'estate del 1867, il marchese F. Imperiali gli presentò Padre Ludovico da Casoria (poi canonizzato nel 2014), di cui seguì le orme per circa due anni, prestando assistenza morale e spirituale agli ammalati presso l'ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili. Iniziò a frequentare la comunità religiosa di Caterina Volpicelli (poi canonizzata nel 2009) al Largo Petrone alla Salute, dove conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco. In questo periodo, Bartolo avvertì intensamente il desiderio di riscattare il tempo trascorso nello spiritismo, e si mise alla ricerca di come vivere in modo più profondo la fede cristiana, dedicandosi a opere di apostolato.

Per meglio servirsi della capacità divulgativa della stampa, decise di tornare a studiare la lingua italiana, il latino e le basi del pensiero cristiano. Nel 1868, per intercessione dell'abate V. Fornari, iniziò a frequentare la scuola di L. Rodinò, uno dei più importanti allievi di B. Puoti. Dopo due anni, cominciò a studiare filosofia con l'abate G. Prisco, poi arcivescovo di Napoli e cardinale, uno degli esponenti della scuola neotomista napoletana. Per rendere la propria prosa chiara e accessibile a tutti, si servì degli insegnamenti di A. Capecelatro. Contemporaneamente, continuò a perfezionare gli studi teologici, a impegnarsi negli esercizi ascetici e a frequentare le opere di carità, tra cui, nel 1869, l'Ospizio delle vecchie indigenti sotto il patrocinio di Santa Maria della Pace.

Combattuto tra il desiderio di farsi frate, come gli suggeriva padre Radente, e quello di continuare da laico la sua opera di apostolato, seguendo i consigli di padre Ribera, Bartolo Longo decise di entrare nel Terz'Ordine domenicano. La cerimonia di professione si celebrò il 7 ottobre 1871 nella chiesetta del Rosario a Portamedina.

L'Arrivo a Valle di Pompei e la Chiamata Mariana

Nel 1872 la contessa Marianna Farnararo De Fusco, che faceva parte delle zelatrici del Sacro Cuore e rimasta vedova in giovane età con cinque figli, gli affidò l'amministrazione delle sue proprietà a Valle di Pompei. Giuntovi nel mese di ottobre, Bartolo fu colpito dalle misere condizioni in cui vivevano gli abitanti, afflitti da pregiudizi e dall'ignoranza religiosa. Il giovane Bartolo, che da poco aveva superato il tormentoso periodo delle pratiche spiritiche, era passato all'annuncio della fede cristiana. Credeva di venire a fare l'avvocato, per curare gli interessi della Contessa, ma la desolazione della Valle lo colpì profondamente, e un desiderio di agire, un bisogno irrefrenabile, una "febbre", come lui stesso scrisse, lo indussero a frequentare più spesso la Valle, a soccorrere i poveri e a dare inizio a quelle opere di Carità e di Fede che, in pochi anni, avrebbero fatto conoscere Pompei in ogni parte del mondo.

Un giorno, vagando in contrada Arpaia, Bartolo sentì una voce misteriosa che gli diceva: "Se propaghi il Rosario, sarai salvo!". Subito dopo udì l'eco di una campana lontana, che suonava l'Angelus di mezzogiorno. Egli allora si inginocchiò sulla nuda terra a pregare fino al raggiungimento di una grande pace interiore, mai provata prima. A quel punto ebbe ancora più chiara la missione da compiere: diffondere la devozione del Rosario. Per avvicinare a questa devozione gli abitanti di Valle di Pompei, fece leva sull'importanza che la popolazione locale dava al culto dei morti, decidendo di fondare una confraternita che, con la recita del rosario, accompagnasse e suffragasse le anime dei defunti (13 febbraio 1876).

Santuario della Madonna del Rosario di Pompei

La Fondazione del Santuario del Rosario

Nel 1875, su suggerimento del vescovo di Nola G. Formisano, Bartolo Longo aveva iniziato a raccogliere fondi per l'edificazione di un tempio dedicato alla Vergine Maria. La sua opera divenne incommensurabile. Nello stesso anno, fece giungere a Pompei un'immagine della Madonna del Rosario, donata da padre Radente, che arrivò il 13 novembre 1875. Questa effigie, forse settecentesca, fu ritoccata da G. Galella nel 1876, restaurata gratuitamente da E. Maldarelli e rifoderata da F. Chiariello nel 1879. Maldarelli, assecondando la richiesta di Longo, ripristinò l'icona di Santa Caterina da Siena in luogo di San Rocco.

Il giorno dopo l'arrivo dell'immagine, Bartolo Longo, che aveva in animo di erigere un altare in onore della Madonna del Rosario, il Vescovo di Nola prospettò, invece, di erigere una nuova chiesa parrocchiale. Longo e la contessa accettarono e cominciarono a raccogliere offerte tra i contadini della Valle e gli amici dell'aristocrazia e della borghesia napoletana. La contessa De Fusco, in particolare, raccolse l'adesione della signora Anna Maria Lucarelli di Napoli, che s'impegnò a darne anche testimonianza, qualora la nipote Clorinda, in fin di vita, fosse guarita. La ragazza, per intercessione della Vergine del Rosario, guarì il 13 febbraio 1876, lo stesso giorno in cui l'immagine della Madonna venne esposta alla venerazione del popolo pompeiano: il fatto fu ritenuto come il segnale con cui la Vergine mostrava di gradire l'opera iniziata a Valle di Pompei.

L'8 maggio 1876 si celebrò la cerimonia della posa della prima pietra del santuario. Il 15 gennaio 1884 Longo editò il periodico "Il Rosario e la nuova Pompei", una sorta di diario dell'intensa attività apostolico-sociale portata avanti in quegli anni nella città. Il 14 ottobre 1883, ventimila pellegrini, riuniti a Pompei, recitarono per la prima volta la "Supplica alla Vergine del Rosario", preghiera sgorgata dal suo cuore, da recitarsi la prima domenica di ottobre e l'8 maggio, in risposta all'Enciclica "Supremi Apostolatus Officio" (1° settembre 1883) di Leone XIII. Quest'enciclica additava proprio la recita del Rosario come rimedio ai mali che affliggevano il mondo contemporaneo.

Nel maggio 1891, il cardinale Raffaele Monaco La Valletta consacrò il nuovo Tempio. Il 5 maggio 1901 fu inaugurata la facciata della Basilica, eretta con il contributo dei fedeli di ogni parte del mondo e dedicata alla Pace Universale.

Le Opere Sociali e la "Nuova Pompei"

Attorno al Santuario, nascerà pian piano, l'attuale città di Pompei e tutte le opere di Carità che San Bartolo ha voluto far costruire. La questione sociale stava al centro del sistema filosofico ed educativo di Bartolo Longo. La sua azione non si limitò solo al campo del suo apostolato per la salvezza dell'uomo, ma si allargò per contrastare le tendenze nocive che volevano ostacolare il bene comune. L'invenzione delle macchine, applicate all'industria, invece di essere una spinta al progresso ed al benessere comune, furono, al contrario, la causa di grave disagio della classe lavoratrice locale, con i capitalisti che assumevano personale con retribuzioni minime a danno degli operai.

Un grido di disperazione fu accolto da Papa Leone XIII, il quale lanciò al mondo l'Enciclica "Rerum Novarum" il 15 maggio 1891, con la quale per la prima volta la Chiesa Cattolica prese posizione in ordine alle questioni sociali, fondando la Dottrina Sociale della Chiesa. L'enciclica ispirò molto l'opera di Bartolo, orientata alla promozione della giustizia e della dignità umana, sottolineando il diritto dei lavoratori a ricevere una "giusta mercede".

Con grande lungimiranza, Longo si servì dell'azione propagandistica della stampa per una capillare diffusione del suo progetto apostolico. Per incrementare la pratica del rosario, pubblicò il 15 agosto 1877 il volumetto "I quindici sabati", che ebbe numerose edizioni. Due anni dopo, guarì lui stesso da una grave malattia grazie alla recita della "novena di impetrazione", da lui appena composta, della quale ci furono, immediatamente, 900 edizioni, in 22 lingue. Nel 1889 seguirono la pubblicazione del "Calendario del santuario di Pompei" e la realizzazione di numerosi testi, opuscoli, preghiere e lettere con evidente valore propagandistico.

Intorno al cantiere della nuova chiesa sorgeva una vera e propria città con le case per gli operai - tra i primi esempi di edilizia popolare, che anticipava l'attenzione della Rerum Novarum alla questione sociale. L'attuale stazione dei treni della ferrovia dello Stato di Pompei fu fatta costruire dall'avvocato, a sue spese, per favorire i pellegrini che volevano andare a pregare in Santuario, provvedendo così anche ad una strada di collegamento con esso, l'attuale Via Sacra.

Il 6 novembre 1886 inaugurò due asili per togliere i piccoli dalla strada mentre i genitori lavoravano in campagna. Chiese ed ottenne nuove scuole popolari gratuite per i fanciulli. Nel 1887 fondò l'Orfanotrofio Femminile, la prima delle sue opere di carità a favore dei minori, retta all'inizio dalla contessa De Fusco. Nel 1892 veniva collocata la prima pietra dell'Ospizio per i figli dei carcerati, retto, a partire dal 1907, dai Fratelli delle Scuole Cristiane di San Giovanni Battista de La Salle. Il primo ragazzo accolto, un calabrese, divenne poi sacerdote. In seguito furono accolte a Pompei anche le figlie dei carcerati, affidate alla cura delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”, fondate nel 1897.

Nel 1894, convinto dell'importanza della musica nel percorso di crescita dei fanciulli, fondò, all'interno dell'Istituto, la Banda Musicale, che ancora oggi porta il suo nome ed è formata esclusivamente da giovani. La corrispondenza tra devoti e Santuario cresceva vertiginosamente, per questo era necessario un Ufficio Postale, che l'amministrazione competente autorizzò a condizione che le spese di costruzione fossero a carico del richiedente (1884). Nel 1887, l'Avvocato inaugurò un dispensario medico-chirurgico gratuitamente per le fasce deboli. Iniziativa singolare e di grande spessore sociale fu la costruzione delle "Case Operaie", proponendo a quanti non avevano il denaro sufficiente per acquistare una casa un pagamento rateale, onorato con la paga da lavoro.

L'amicizia di Bartolo Longo con il religioso Padre Francesco Denza fece sì che il Santuario fosse dotato, in breve tempo, di un moderno parafulmine (1889), di un funzionale Osservatorio meteorologico (1890) e della corrente elettrica (1891). A questi servizi seguirono: le Scuole Elementari; la "Società Cooperativa di Consumo Bartolo Longo per il Personale del Santuario di Valle di Pompei"; la Tranvia elettrica, sul tratto Pompei-Salerno-Pompei; la linea ferroviaria "Circumvesuviana"; la linea telefonica, con la prima telefonata di Longo diretta a Pio X.

Sapendo che Bartolo Longo faceva stampare libri e giornali, Padre Ludovico da Casoria gli suggerì di aprire a Pompei una tipografia, con la quale dare lavoro e formazione artigianale ai giovani disoccupati del posto. Longo acquistò una macchina nuova di zecca e la tipografia divenne in pochi anni una delle strutture più moderne e meglio attrezzate nel suo campo, usata soprattutto per diffondere la rivista da lui fondata, "Il Rosario e la Nuova Pompei", ancora oggi stampata in tutto il mondo.

Nel 1885, Longo decise di intraprendere un viaggio attraverso l'Italia per promuovere il suo lavoro: a Torino entrò in contatto con Don Giovanni Bosco e rimase colpito dal collegio degli Artigianelli del Murialdo e dalla piccola Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo, che costituirono per lui fonte d'ispirazione per le opere in Valle di Pompei. La sua attività continuò a livello sociale ed educativo, sottraendo gli abitanti di Valle di Pompei all'ignoranza e al degrado.

Il Longo continuò a seguire il mondo carcerario: dalle numerose lettere inviategli dai detenuti emergeva la loro preoccupazione per le mogli e i figli, costretti a vivere privi del conforto e del rispetto della società. Nel 1891, pronunciò il "voto del cuore", un discorso con il quale lanciò un appello ai devoti della Madonna di tutto il mondo, per la realizzazione di un'Opera assistenziale in favore dei figli dei carcerati. Per trovare i mezzi e i consensi necessari, il 12 dicembre 1891, Longo diede alle stampe un nuovo giornale, "Valle di Pompei". L'avvenimento suscitò un notevole interesse da parte della stampa, con molti plausi ma anche critiche, soprattutto da parte di "alcuni positivisti" come Cesare Lombroso. Longo confutò tali teorie seguendo un procedimento sperimentale-analitico, redigendo una descrizione accurata dei fanciulli dell'Opera pompeiana e utilizzando la fotografia come strumento di documentazione.

Mappa delle opere sociali di Bartolo Longo a Pompei

Vita Matrimoniale e Donazione delle Opere

Il 1° aprile 1885, Bartolo Longo sposò la Contessa Marianna De Fusco, che lo aveva sostenuto nelle sue attività assistenziali e che tanta fiducia riponeva in lui. La contessa, co-fondatrice del Santuario, contribuì con le sue risorse economiche e le sue idee alla realizzazione di tutta l'opera pompeiana, superando numerosi ostacoli sotto la protezione della Vergine del Santo Rosario. La contessa gli restò vicina fino al 9 febbraio 1924, data della sua morte.

Il 15 marzo 1893, Bartolo Longo fece dono del santuario a Papa Leone XIII che prese l'Opera sotto la propria giurisdizione nel 1894, lasciandone l'amministrazione ai coniugi Longo. Nel 1906, dopo molte polemiche e dubbi riguardanti proprio l'amministrazione Longo-De Fusco, Bartolo Longo cedette a Papa Pio X anche le Opere pompeiane. Infine, nel 1916, cedette al papa anche la proprietà letteraria di tutte le sue pubblicazioni.

Dopo la morte della moglie si aprì una lunga ed estenuante battaglia legale tra la famiglia Longo e la famiglia De Fusco per le proprietà in Valle di Pompei. Il 16 febbraio 1924, Longo, stanco e amareggiato, si allontanò dalla sua casa pompeiana, dove viveva ancora V. De Fusco, figlio della contessa, per recarsi a Latiano. Fece ritorno a Pompei solo il 23 aprile 1925, accolto festosamente dai pompeiani, ma senza possedere più nulla.

Gli Ultimi Anni e l'Eredità Spirituale

Il 10 maggio 1925, Papa Pio XI conferì a Bartolo Longo l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce del Santo Sepolcro. Negli ultimi mesi di vita Bartolo godette dell'amicizia del medico Giuseppe Moscati (poi canonizzato nel 1987), che lo assistette. Bartolo Longo morì a Pompei il 5 ottobre 1926, all'età di ottantacinque anni. Il suo vero miracolo fu quello di donare nuova vita e luce ai tanti bisognosi di quel periodo e dare speranza ai bambini, credendo nel prossimo e dedicando la sua vita all'educazione e alla formazione lavorativa, abbattendo l'ignoranza e reintegrando nella società chi si affidava alle sue cure e a quelle della moglie. Due anni dopo la sua morte, grazie all'impegno di Fratel Adriano di Maria dei Fratelli delle Scuole Cristiane, Pompei fu riconosciuta come comune autonomo.

La Beatificazione, il Processo di Canonizzazione e il Culto

L'opera del Longo ha avuto il suo primo, solenne riconoscimento con la Beatificazione da parte di Giovanni Paolo II, il 26 ottobre 1980. Longo è stato strumento della provvidenza per la difesa e la testimonianza della fede cristiana e per l'esaltazione di Maria Santissima in un periodo doloroso di scetticismo e di anticlericalismo, portando avanti con intrepido coraggio un'opera grandiosa che ancora oggi suscita stupore e ammirazione. Il 2 giugno 1934 il Prelato di Pompei Monsignor Antonio Anastasio Rossi istruì il Processo Informativo Ordinario super fama sanctitatis vitae, virtutibus et miraculis, con ulteriori processi rogatoriali e apostolici negli anni successivi. La Positio super virtutibus e quella super miraculo ricevettero parere unanime favorevole dai Consultori Teologi e dai Padri.

Il 25 febbraio 2025, Papa Francesco ha approvato i voti favorevoli della Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi per la canonizzazione dell'allora Beato Bartolo Longo, aprendo la strada alla sua futura proclamazione a santo. Costante e vieppiù diffusa è la fama di santità e di segni del Beato, attestata da conferenze episcopali e da molteplici approcci culturali, sociali ed economici alla sua figura, che dimostrano l'ampiezza e la fecondità della sua azione apostolica, manifestando il potere di intercessione del Beato attraverso il conseguimento di grazie materiali e spirituali.

Nel corso degli anni, i pontefici hanno visitato Pompei, rendendo omaggio alla sua eredità. Papa Giovanni Paolo II vi si recò nel 1979 e ancora nel 2003, sottolineando come "Sullo sfondo dell'antica Pompei, la proposta del Rosario acquista il valore simbolico di un rinnovato slancio dell'annuncio cristiano nel nostro tempo". Egli definì il Rosario un "compendio del Vangelo" e lodò l'intuizione profetica di Longo nel voler aggiungere una facciata al Santuario come monumento alla pace.

Anche Benedetto XVI è andato come pellegrino a Pompei nel 2008, ricordando la radicale conversione di Longo: "Con la sua grazia, Dio rinnova il cuore dell'uomo perdonando il suo peccato, lo riconcilia ed infonde in lui lo slancio per il bene. Tutto questo si manifesta nella vita dei santi, e lo vediamo qui particolarmente nell'opera apostolica del beato Bartolo Longo, fondatore della nuova Pompei… Una cittadella di Maria e della carità, non però isolata dal mondo... ma inserita nel territorio di questa Valle per riscattarlo e promuoverlo. Dove arriva Dio, il deserto fiorisce!"

Infine, Papa Francesco, la mattina della sua visita pastorale a Napoli il 21 marzo 2015, ha voluto sostare a Pompei dove ha recitato la Supplica alla Vergine del Santo Rosario. Bartolo Longo rimane un apostolo del Rosario, evangelizzatore e difensore dei diritti dei minori, compiendo una singolare azione di promozione umana a favore dei ragazzi emarginati del suo tempo, soprattutto gli orfani e i figli e le figlie dei carcerati.

Fratel Ciro Vitiello racconta la storia del Beato Bartolo Longo

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