La nascita di Gesù è il cuore del Natale, una storia antica ma sempre nuova che ci racconta l'amore di Dio per tutti noi. Vediamo insieme come i Vangeli, in particolare quelli di Matteo e Luca, ci raccontano questo evento straordinario.
L'Annunciazione a Maria
La storia inizia a Nazaret, una piccola città della Galilea, dove viveva una giovane donna di nome Maria, promessa sposa a un uomo buono di nome Giuseppe. Un giorno, un angelo di nome Gabriele entrò nella sua casa e le disse: «Ti saluto, Maria! Non temere, perché hai trovato grazia presso Dio. Concepirai e darai alla luce un figlio, al quale darai il nome Gesù. Sarà grande e Dio, l'onnipotente, lo chiamerà suo Figlio. Regnerà per sempre sul popolo d'Israele, e il suo regno non avrà mai fine». L'angelo aggiunse che lo Spirito Santo, come una nube, l'avrebbe avvolta, e che anche Elisabetta, sua parente, alla sua età avanzata aspettava un figlio. Maria, con grande fede, rispose: «Eccomi, sono la serva del Signore. Si faccia di me secondo la tua parola».

Giuseppe, un Uomo Giusto
Giuseppe era un uomo “giusto”, saggio e onesto, un carpentiere. Quando scoprì che Maria aspettava un bambino, rimase molto turbato. Stava per sposarla, ma non capiva cosa fosse successo. Non voleva denunciarla di fronte a tutti per non farle del male, perché a quel tempo una situazione del genere avrebbe potuto causare una condanna pubblica e persino la lapidazione. Giuseppe decise così di lasciarla in segreto. Ma un angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse di non avere paura di prendere Maria come sua sposa, perché il bambino che era in lei veniva dallo Spirito Santo. Giuseppe, con il suo cuore buono e la sua fede, accettò questo grande mistero, diventando il custode di Maria e di Gesù.
Il Viaggio verso Betlemme
In quei giorni, un decreto dell'imperatore Romano Cesare Augusto ordinò che si facesse un censimento di tutta la terra. Questo significava che tutti dovevano tornare nella loro città d'origine per essere registrati. Così, Giuseppe e Maria, che era incinta, dovettero partire da Nazaret per andare a Betlemme di Giudea, la città del re Davide, perché Giuseppe era discendente di Davide. Il viaggio verso Betlemme, che significa “casa del pane”, avveniva proprio nei giorni del parto. Le strade erano piene di pericoli e di persone in viaggio per lo stesso motivo, e questo causava timori e paure.

La Nascita nella Mangiatoia
Arrivati a Betlemme, si compirono per Maria i giorni del parto. Giuseppe cercò disperatamente un posto dove potersi riposare, ma non c'era posto per loro nell’albergo. Tutte le locande erano piene. Ecco probabilmente la spasmodica ricerca di un luogo dove stare e riposare. Così, il bambino, che era Gesù Cristo, il Salvatore e l'Emmanuele (che significa "Dio con noi"), nacque in un luogo umile, forse una grotta, e Maria lo depose in una mangiatoia. Un piccolo bambino, un essere quasi "insignificante", sembrava di troppo da tutte le parti. Per Maria, questa nascita fu sinonimo di timori e paure, oltre che di gioia, perché la vita si costruiva giorno per giorno, affrontando ogni difficoltà a testa alta. Per Giuseppe, la gioia di vedere il "proprio" figlio si univa alla paura di non potergli dare, già dalla nascita, un luogo accogliente. Eppure, proprio in questa semplicità, emerse la grandiosità di Giuseppe come padre, una persona risoluta che si prende cura dei più fragili.
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I Pastori: I Primi ad Accorrere
In quella stessa regione c’erano alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Erano persone semplici, che vivevano lontane dal centro abitato ed erano generalmente povere. Ma furono proprio loro i primi a ricevere la buona novella. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. L'angelo disse: «Non temete! Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore, nella città di Davide. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito dopo, apparvero e si unirono a lui molti altri angeli, lodando Dio e dicendo: «Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini che egli ama».
Udite queste parole, i pastori partirono senza indugio verso Betlemme. Entrarono in quella stalla e videro il bambino con Maria sua madre. Erano pieni di grandissima gioia. Dopo aver visto Gesù, raccontarono a tutti quello che avevano udito e visto, e tutti si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. Essi sono il simbolo del popolo umile che accorre dal Signore, lasciando probabilmente il proprio lavoro e la propria casa per accogliere il "Verbo che si è fatto carne".

I Magi dall'Oriente e la Stella
Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi, ricchi e dotti signori d'Oriente, giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo». I Magi notavano che il cielo "era cambiato" e, nonostante i pericoli del viaggio in quei territori, decisero di "camminare" verso quella stella, con la fiducia che qualcosa nel mondo stesse cambiando.
La stella che avevano visto nel suo sorgere li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Si inginocchiarono e offrirono i loro doni: oro, incenso e mirra. L'omaggio dei Magi al neonato "re dei Giudei" aveva un profondo carattere messianico, riconoscendo in Gesù il discendente del re Davide.

Il Re Erode e la Fuga in Egitto
L'arrivo dei Magi turbò molto il re Erode, un uomo attaccato alla corona, con la forte intenzione di difenderla a ogni costo. Era descritto in più parti come un uomo dalle grandi potenzialità ma anche capace di crudeltà. Quando sentì parlare di un "re dei Giudei che è nato", chiamò i capi dei sacerdoti e gli scribi per sapere dove doveva nascere il Cristo. Loro risposero: «A Betlemme di Giudea», citando le Scritture. Erode, pieno di paura di perdere il suo potere, chiamò in segreto i Magi e, avendole avute queste istruzioni da parte del re, disse loro: «Andate e cercate con ogni cura il bambino; e quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Ma i Magi, avvertiti in sogno, non tornarono da Erode. Giuseppe, avvertito in sogno da un angelo del Signore del pericolo che incombeva sul bambino Gesù, fuggì con sua madre in Egitto per sottrarre il bambino alla minaccia di morte di Erode. La strage di "tutti" i bambini di Betlemme e del suo territorio, ordinata dal re Erode, fu una conseguenza della sua paura, dopo aver compreso che i Magi non sarebbero più tornati. Questa storia ci ricorda come Gesù fin dalla nascita sia stato rifiutato e perseguitato dai vicini potenti, ma accolto da chi veniva da lontano.

Il Ritorno a Nazaret
Quando il re Erode morì, un angelo del Signore invitò Giuseppe in sogno a rientrare nella "terra di Israele". Giuseppe voleva tornare in Giudea, ma per paura di Archelao, figlio di Erode il Grande che regnava lì, si ritirò nella "regione della Galilea" e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret. Così si compì ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazoreo». A Nazaret, Gesù crebbe e visse con Maria e Giuseppe, lontano dai pericoli, preparandosi al suo futuro cammino.