Giovanni Tomatis e l'Oblato di Maria Vergine

Le informazioni relative a Giovanni Tomatis, Oblato di Maria Vergine, emergono in contesti legati alla vasta opera di Don Bosco e alla storia della Congregazione Salesiana. Sebbene non sia una figura centrale nelle "Memorie biografiche" di Don Bosco, il suo ruolo è inquadrato all'interno del più ampio panorama di attività e collaborazioni che hanno caratterizzato la vita del Beato.

Il Contesto Salesiano e le Biografie di Don Bosco

Le "Memorie biografiche" di Don Bosco, compilate da diverse personalità nel corso degli anni, costituiscono una fonte fondamentale per comprendere il contesto in cui figure come Giovanni Tomatis operarono. Tra gli autori di questi volumi figurano:

  • Giovanni Battista Lemoyne (voll. I-IX)
  • Angelo Amadei (vol. X)
  • Eugenio Ceria (voll. XI-XIX)

Inoltre, esistono indici anonimi per i volumi I-VIII e un indice specifico per il volume XIII. Il volume XIII, in particolare, copre gli anni 1877 e 1878, un periodo intenso per Don Bosco, caratterizzato da numerosi viaggi, fondazioni e l'organizzazione della sua opera.

Gli Anni 1877-1878: Un Periodo di Intensa Attività per Don Bosco

Il volume XIII delle "Memorie biografiche" offre uno spaccato dettagliato delle attività di Don Bosco in questi due anni cruciali. L'opera di Don Bosco in questo periodo fu caratterizzata da un incessante succedersi di travagli e pene. Tra gli eventi più significativi si annoverano:

  • Il Primo Capitolo Generale della Società Salesiana, che segnò un passo di somma importanza per l'opera, imprimendole un vigoroso impulso.
  • Il passaggio delle Somme Chiavi da Pio IX a Leone XIII, un evento a cui Don Bosco assistette attivamente.
  • Tre viaggi a Roma e tre in Francia.
  • La spedizione di due gruppi di Salesiani e due di Suore nell'America Meridionale per nuove fondazioni.
  • La fondazione di case in Italia (La Spezia, Lucca, Este) e l'inizio del collegio di Magliano Sabino, oltre al rilevamento della Cartiera di Mathi Torinese.
  • L'apertura dell'oratorio di Marsiglia e la colonia agricola della Navarra in Francia.
  • Il trasferimento della Casa Madre delle Figlie di Maria Ausiliatrice da Mornese a Nizza Monferrato.
  • La posa della pietra angolare della chiesa di San Giovanni Evangelista a Torino.
  • L'organizzazione dei Cooperatori Salesiani e il lancio del Bollettino Salesiano.

La storia di don Bosco

Questi eventi mostrano come Don Bosco fosse un "gigante dalle lunghe braccia", la cui missione amplissima di bene non era ristretta a un solo popolo, ma si estendeva al mondo intero, come affermato dal cardinal Nina a Leone XIII. Il suo operato, che includeva indirizzi pedagogici innovativi, scuole tipografiche, opere di assistenza giovanile, reclutamento di vocazioni ecclesiastiche e un apostolato sacerdotale senza vincoli, è oggi riconosciuto e diffuso globalmente.

Il Concettini e la Visita a Roma del 1877

Il "primo mese del 1877 a Roma" fu dominato dall'affare dei Concettini. Questo affare spinse Don Bosco a Roma, dove arrivò la sera di Capodanno, accompagnato da Don Scappini. Il Beato si incontrò più volte con monsignor Fiorani per discutere l'incorporazione dei Concettini ai Salesiani o almeno l'uniformazione delle loro costituzioni.

Don Bosco, pur riconoscendo la complessità della situazione, era disponibile ad assumere la direzione spirituale dei Concettini. Papa Pio IX, informato delle trattative, espresse stima per Don Bosco, esclamando: "Povero Don Bosco! È molto che voglia prendere la direzione spirituale dei Concettini. Egli fa tutto quello che può; ma ditegli che gli voglio fare un bel regalo."

Il Papa, in seguito, consegnò a monsignor Fiorani una somma di ventimila lire per Don Bosco, raccomandando che il Beato avesse "tutto, lo spirituale e il temporale" nella direzione dei Concettini, e aggiunse: "Dite a Don Bosco che questo regalo non ha da far niente coi Concettini e che spero di fare assai più per questa sua Congregazione." Don Bosco fu così libero di disporre della somma a suo piacimento, un gesto che evidenziava il sostegno papale alla sua opera.

L'Origine del Metodo Educativo di Don Bosco

Già in gioventù, Don Bosco mostrò il suo spirito innovativo. Cento anni prima della pubblicazione del volume, istituì tra i suoi condiscepoli di ginnasio una "società dell'allegria", le cui leggi e la messa in azione precorrevano i tempi. Questo volume XIII "apporta un ben notevole contributo" alla storia del Beato.

Le radici dell'apostolato giovanile

La vita di Don Bosco, fin dagli anni 1841 in Piemonte, fu segnata da una profonda dedizione ai giovani derelitti. La sua esperienza al Convitto Ecclesiastico di Torino, sotto la guida del Teol. Guala e di Don Cafasso, fu fondamentale. Fu qui che iniziò le sue visite nelle carceri, un "spettacolo miserando dei giovani derelitti", che lo spinse a un impegno concreto per il loro soccorso.

Le prime relazioni di Don Bosco con i giovanetti a Torino portarono alla nascita degli Oratorii festivi, un progetto guidato dalla Divina Provvidenza. Bartolomeo Garelli è ricordato come la "pietra fondamentale" di quest'opera, seguito da numerosi compagni che abbracciarono la missione di Don Bosco.

Schema cronologico delle fondazioni salesiane

Principi pedagogici e spirituali

Il metodo educativo di Don Bosco, basato sulla carità e dolcezza, si rivelò efficace fin dai primi tempi, come dimostrato dalla commovente partenza di Don Scappini da Lanzo, dove gli alunni, pur sotto un superiore severo, lo amavano profondamente. L'apostolato di Don Bosco si distingueva per:

  • La sua "vivissima fede" e i "consigli evangelici".
  • La promozione delle prime comunioni precoci e la frequenza ai Sacramenti, pratiche poi solennemente sancite da Pio X.
  • Un "apostolato sacerdotale senza vincoli di servitù politiche" e uno "spirito francamente ortodosso nei principii, ma caritatevolmente conciliante nelle applicazioni".

Don Bosco dedicò particolare attenzione alla catechesi, sia nell'Oratorio che nelle carceri, e sviluppò un "primo corso in iscritto di esercizi spirituali". La sua devozione a Maria, con "ogni giorno un fatto di Maria" e la diffusione della "medaglia miracolosa", era un pilastro della sua spiritualità.

La Dottrina Sociale e l'Apostolato di Don Bosco

Don Bosco non si limitò all'assistenza religiosa, ma promosse anche una serie di iniziative sociali e culturali. Già nel 1845, preoccupato per la permanenza dei giovani in Torino, fu scelto come "Direttore spirituale dell'Ospedaletto". La sua opera al Rifugio, con la Marchesa di Barolo, permise di continuare il suo Oratorio festivo.

Il sogno della pastorella, che descrive un "strano gregge" e "tre stazioni di un viaggio faticoso" per arrivare alla meta, simboleggia la sua missione. L'Oratorio fu trasferito presso il Rifugio e, successivamente, due stanze dell'Ospedaletto furono ridotte a cappella, che divenne la "prima chiesa in onore di S. Francesco di Sales". La scelta di San Francesco di Sales come patrono dell'Oratorio rifletteva l'imitazione della dolcezza del Santo.

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