La Straordinaria Riscoperta della Resurrezione di Cristo
Un misterioso dipinto, creduto per secoli una copia, è tornato alla luce grazie all'intuizione di un conservatore dell'Accademia Carrara di Bergamo. L'opera, attribuita lo scorso anno ad Andrea Mantegna, ha intrapreso un tour internazionale che l'ha vista protagonista alla National Gallery di Londra e alla Gemäldegalerie di Berlino. Ora, la Resurrezione di Cristo torna in Italia per un'imperdibile esposizione presso il museo bergamasco, dal 25 aprile al 21 luglio.
I visitatori dell'Accademia Carrara avranno l'opportunità di ammirare questa preziosa tavola tardo quattrocentesca, inserita in un percorso che ne esplora i legami con i tesori del museo, i segreti dei maestri della tradizione italiana e approfondimenti storico-artistici.

Un'Esperienza Multimediale nel Cuore del Capolavoro
Il cuore del progetto espositivo è rappresentato dai nuovi spazi della Barchessa, che verranno inaugurati per l'occasione con un allestimento multimediale dedicato al capolavoro dell'artista veneto. Questa esperienza innovativa mira a coniugare tecnologia ed emozione, trasportando il pubblico in un viaggio lungo oltre 500 anni attraverso la storia del dipinto, la meraviglia della pittura antica e la potenza narrativa dei media contemporanei.
Grazie alla collaborazione con Epson e alla ricerca multimediale di Museyoum, vengono valorizzate la profondità dell'arte di Mantegna, l'alterna vicenda critica della tavola e la clamorosa scoperta operata da Giovanni Valagussa.
La Chiave della Scoperta: Una Piccola Croce
La svolta nella storia del dipinto è avvenuta grazie a un dettaglio apparentemente insignificante: una piccola croce visibile solo a uno sguardo attento sul limite inferiore del dipinto. Questo segno, chiaramente incompleto, ha suggerito l'esistenza di un'altra porzione dell'opera.
Il conservatore della Carrara, Giovanni Valagussa, è riuscito a rintracciare questa parte mancante a Princeton, USA, nella collezione di Barbara Piasecka Johnson. La Resurrezione si è rivelata essere parte di una grande pala d'altare, la cui porzione inferiore presentava la Discesa di Cristo nel limbo, secondo una rara iconografia di origine tedesca. Questa scoperta è stata definita "un colpo memorabile", i cui dettagli saranno approfonditi nell'ambito dell'evento espositivo "RE-M Mantegna", a cura di Antonio Mazzotta e Giovanni Valagussa.
Un Dettaglio che Ha Riscritto la Storia dell'Arte
Sono proprio i dettagli a fare la differenza, e in questo caso, a determinare attribuzioni che riscrivono la storia dell'arte. Il piccolo segno sul margine inferiore della tavola della Resurrezione di Cristo ha suggerito agli studiosi la possibilità di un completamento con un'altra opera, indicando un'attribuzione che ha rivoluzionato la comprensione del lavoro di Mantegna.
La Resurrezione di Cristo, tavola della fine del Quattrocento conservata all'Accademia Carrara, era stata a lungo considerata una copia di un originale rinascimentale. Nonostante una firma parzialmente visibile sul retro, l'opera era stata attribuita nel corso dei secoli alla bottega, al figlio del maestro, o considerata una copia coeva.

Il Percorso Critico dell'Attribuzione
L'osservazione della piccola croce sul margine inferiore della tavola, sotto l'arco di pietra, ha portato gli studiosi a ipotizzare la necessità di un proseguimento in una porzione di dipinto mancante. Questo ha avviato una ricerca mirata alla parte tagliata e all'asta che sorregge la croce, visibile alla base della Resurrezione.
Valutando la continuità tra la croce e l'asta, nonché la perfetta coincidenza nella definizione delle rocce dell'arco, si è stabilito che la metà inferiore della Resurrezione corrisponde alla Discesa di Cristo al limbo. Quest'ultima opera, attribuita ad Andrea Mantegna, è stata battuta all'asta nel 2003 per 30 milioni di dollari ed è conservata a Princeton.
La Resurrezione, invece, fu acquistata nel 1842 dal Conte Lochis per 24 zecchini e, in una lettera dello stesso anno, venne attribuita al "Montagna" (Bartolomeo Cincani). Successivamente, sir Charles Eastlake, direttore della National Gallery di Londra, la ricondusse ad Andrea Mantegna. Tuttavia, lo storico dell'arte Giovanni Morelli non condivise questa opinione, notando inoltre che l'opera era stata compromessa da restauri.
Da quel momento, la Resurrezione fu considerata un'"opera di bottega del Mantegna", fino al 1912, quando l'attribuzione passò al secondogenito di Andrea, Francesco Mantegna. Negli anni Trenta, Bernard Berenson avanzò l'ipotesi che la Resurrezione di Bergamo fosse una "copia di lavori perduti".
Una Scoperta Sorprendente ed Entusiasmante
"L'attribuzione ad Andrea Mantegna di un'opera della collezione dell'Accademia Carrara, custodita a Bergamo da metà dell'Ottocento e ritenuta per quasi 200 anni una copia, è una scoperta sorprendente ed entusiasmante," ha dichiarato Giorgio Gori, presidente della Fondazione Accademia Carrara e sindaco di Bergamo. "Siamo felici, orgogliosi di poter restituire al mondo una straordinaria opera d'arte. Per l'Accademia Carrara questo evento è la conferma della propria missione culturale e civile, alimentata dalla conservazione e dalla condivisione. Vi aspettiamo a Bergamo, una volta di più, con questo 'nuovo' capolavoro."
La Ricerca Scientifica al Servizio del Patrimonio Artistico
L'intero studio sull'attribuzione dell'opera sarà incluso nel "Catalogo Completo dei Dipinti Italiani del Trecento e Quattrocento dell'Accademia di Carrara", curato da Giovanni Valagussa e pubblicato da Officina Libraria Editore. Maria Cristina Rodeschini, direttore dell'Accademia Carrara, sottolinea l'importanza della ricerca scientifica: "L'impresa del primo volume del catalogo scientifico di dipinti dell'Accademia Carrara, dedicato al '300 e al '400, ha portato a un'osservazione dei dipinti in estremo dettaglio come solo nei musei si può fare. L'osservazione ha portato a questa straordinaria scoperta. La ricerca scientifica dunque paga più di qualsiasi altra cosa ai fini della valorizzazione del patrimonio custodito."
Andrea Mantegna, Resurrezione di Cristo, 1492-93 circaTemperata e oro su tavola, 48,5 x 37,5 cm.

La Resurrezione di Cristo a Tours: Un Confronto Iconografico
È importante distinguere l'opera di Bergamo da un'altra Resurrezione di Cristo attribuita ad Andrea Mantegna, datata 1457-1459 e conservata nel Musée des Beaux-Arts di Tours. Questa pala, commissionata prima del 1457 e realizzata a Padova, fu inviata a Verona nel 1459. Durante le spoliazioni napoleoniche, fu requisita e inviata a Parigi. Nonostante il recupero di gran parte dell'opera dopo la Restaurazione, la predella rimase in Francia.
La scena a Tours è ambientata sullo sfondo di un grande arco, con il sarcofago aperto alla base. I soldati, spaventati dall'evento miracoloso, cercano di fuggire con espressioni di stupore.
Analisi Diagnostiche per una Comprensione Approfondita
Le analisi diagnostiche condotte sull'opera di Mantegna presso Humanitas Gavazzeni hanno fornito risultati particolarmente interessanti. Enzo Angeli, responsabile della Diagnostica per Immagini, ha evidenziato l'utilizzo della Tomosintesi, una tecnica di radiografia digitale avanzata, per valutare con estremo dettaglio lo strato pittorico, isolandolo dagli strati lignei sottostanti.
Giovanni Valagussa ha confermato che i raggi X hanno permesso di osservare la conformazione della fibra del legno, verificando l'asimmetria del taglio tangenziale e la presenza dei chiodi che fissavano la traversa originale. La TC ha rivelato la presenza di gallerie di tarli, un dettaglio che si è rivelato identico in altri dipinti della probabile serie originale di Mantegna, come quelli conservati agli Uffizi di Firenze.
La risurrezione di Gesù è realtà storica o finzione?
L'Arte di Mantegna nel Percorso Ospedaliero
Una riproduzione della Resurrezione di Cristo e una speciale stampa lenticolare con le immagini diagnostiche sono ora esposte lungo il corridoio della radiologia presso l'ospedale Humanitas Gavazzeni. Questo pannello artistico-esperienziale fa parte del progetto "La Carrara in Humanitas", dedicato a pazienti, visitatori e professionisti della salute.
Maria Cristina Rodeschini ha sottolineato l'importanza di questo progetto: "Il rapporto dell'Accademia Carrara con Humanitas Gavazzeni nasce dalla volontà di condividere un'esperienza di partecipazione che si nutra di valori positivi. Contribuire al miglioramento della vita dell'uomo, sia dal punto di vista fisico sia intellettuale, coinvolgere la sfera dell'etica."
Un Capolavoro Ritrovato e Restaurato
L'opera La Resurrezione di Cristo, attribuita per decenni alla scuola di Mantegna, è stata riattribuita all'artista stesso grazie agli studi del conservatore Giovanni Valagussa. A questa scoperta è seguita una lunga fase di restauro, curata da Delfina Fagnani, che ha permesso di restituire all'opera i suoi colori originali e di apprezzare la vigorosa definizione anatomica del corpo del Salvatore.
Attualmente, la Resurrezione di Cristo è in mostra a Palazzo Madama a Torino, fino al 20 luglio 2020, insieme ad altre opere del maestro.
La "Resurrezione di Cristo": Un Nuovo Capolavoro nel Catalogo di Mantegna
Da qualche mese, il catalogo delle opere di Andrea Mantegna (1431-1506) si è arricchito di questo nuovo capolavoro. La Resurrezione di Cristo, una piccola tavola di dimensioni 48,5 x 37,5 cm, ha attirato immediatamente l'attenzione degli esperti. La convinzione della non originalità dell'opera, ribadita nel XIX secolo da G. Morelli e poi confermata negli anni Trenta del Novecento da B. Berenson, è stata scardinata grazie ai lavori per il catalogo completo dei "Dipinti italiani del Trecento e del Quattrocento" dell'Accademia di Carrara.
Giovanni Valagussa, durante la catalogazione, ha scoperto un dettaglio cruciale alla base della tavola: una piccola icona a forma di croce attaccata a un'asta, che presupponeva il completamento con un'altra opera del pittore veneto. Questa parte mancante è stata individuata nella Discesa al limbo, presente nella collezione privata di Barbara Piasecka Johnson a Princeton. Come noto, già al tempo della realizzazione della "Pala di S. Zeno" (1457-59), Mantegna aveva inserito nella predella, accanto all'"Orazione nell'orto" e alla "Crocifissione", anche la "Resurrezione di Cristo", un epilogo gioioso delle vicende tragiche vissute dal Figlio di Dio.
Il Padovano presenta la figura del Cristo con un gesto del piede posto sul bordo del sarcofago, indizio della vittoria sulla morte, circondato da raggi d'oro e con in mano il vessillo con la croce rossa in campo bianco, simbolo dell'avvenuto risuscitamento.
Confronto con Opere di Piero della Francesca e Andrea del Castagno
Un confronto con la Resurrezione trattata da Piero della Francesca (1415/20-1492) intorno al 1458, propone un atteggiamento diverso nei soldati, che appaiono immersi nel sonno. Solo uno sembra destarsi dal torpore, come se la presenza del Salvatore lo facesse emergere dal baratro del peccato.
Anche Andrea del Castagno (1421/2-1457) realizzò la stessa tematica, includendola nella serie di affreschi per il refettorio del convento di S. Apollonia a Firenze (1445-1450). Nonostante il cattivo stato di conservazione dell'opera, non si può non notare la presenza di una luce cristallina, indizio dell'avverarsi della redenzione e di un messaggio positivo di salvezza.
Il "Capolavoro Ritrovato" e la "Discesa al Limbo"
Il "capolavoro ritrovato", grazie anche a una firma tracciata sul retro del dipinto, e la "Discesa al limbo" sono riconosciuti dagli esperti come un raffinato frutto della maturità dell'artista (1492/93). Nel caso della "Resurrezione", il restauro effettuato ha restituito all'opera i colori di un tempo, oltre a permettere la visualizzazione della vigorosa definizione anatomica del corpo del Salvatore, il cui atteggiamento, nonostante la vittoria sulla morte, non ha nulla di trionfalistico.
Per quanto attiene alla "Discesa al limbo", è opportuno sottolineare che si tratta di un tema raffigurato di rado, ma che ha affascinato Mantegna, come dimostrano alcuni suoi disegni. Anche in questo caso, non si assiste a una celebrazione del Cristo nella maniera tradizionale. Il Figlio di Dio è raffigurato in primo piano, voltato di spalle, mentre si rivolge ai savi del Limbo, che verranno da lui trasportati in Paradiso, riconoscibile per il lungo bastone-scettro coronato dalla croce.
La Valorizzazione del Patrimonio Artistico attraverso la Ricerca
Restituire al mondo una straordinaria opera d'arte, dovuta alla creatività di Andrea Mantegna, ha rappresentato un evento sorprendente ed entusiasmante, che ha dimostrato ancora una volta come la ricerca scientifica sia fondamentale ai fini della valorizzazione del patrimonio artistico del nostro paese.
Dopo la straordinaria attribuzione della Resurrezione di Cristo a uno dei grandi maestri della pittura italiana, presumibilmente dipinta tra il 1492 e il 1493, l'Accademia Carrara ha avviato la fase di restauro in museo, a cura di Delfina Fagnani. La struttura del laboratorio del restauratore è stata reinterpretata, con tutti gli strumenti e le attrezzature del mestiere, mentre alle pareti scorrono immagini e video delle fasi di restauro.
Il restauro è stato preparato con una serie di indagini scientifiche preliminari, in dialogo con professionisti e istituti specializzati, tra cui raggi X, TAC, tomosintesi, infrarosso, falso colore, macrofotografie, analisi spettrometriche e prelievi per stratigrafia e gascromatografia.
La Riscoperta dell'Attribuzione a Mantegna
L'attribuzione a Mantegna risale ai mesi scorsi. L'opera, custodita a Bergamo da metà dell'Ottocento, era stata ritenuta per quasi 200 anni una copia. I recenti studi, realizzati in concomitanza con la pubblicazione del catalogo "Accademia Carrara, Bergamo - Dipinti italiani del Trecento e del Quattrocento (Catalogo completo)" a cura di Giovanni Valagussa, hanno però riportato alla luce la paternità del dipinto.
Nonostante le piccole dimensioni (48,5 cm x 37,5 cm), la "Resurrezione di Cristo" attrae subito l'attenzione. L'opera è rimasta nel deposito della pinacoteca fino alla scoperta del conservatore Giovanni Valagussa, a cui va il merito di aver intuito e poi indagato, fino ad arrivare alla certezza e all'attribuzione a Mantegna, confermata dagli esperti.
Secondo Valagussa, la tavola potrebbe essere stata realizzata per il castello di San Giorgio, alla corte dei Gonzaga a Mantova, e non è escluso che altre tavole facenti parte di un polittico possano esistere. Sarebbe auspicabile riunirle tutte in una mostra futura.

I dettagli, a volte, fanno la differenza. Quella che corre tra un'opera di bottega o una copia antica e un'opera originale di un grande artista. Stiamo parlando della storia di una scoperta, anzi di una ri-scoperta, quella della Resurrezione di Cristo di Andrea Mantegna, fino a poco tempo fa conservata nei depositi dell'Accademia Carrara di Bergamo.
La Resurrezione fu acquistata da Guglielmo Lochis, nobile collezionista, dalla signora Silva di Milano, come opera del grandissimo artista originario di Padova. Alla sua morte, parte delle opere della sua ricchissima collezione entrarono a far parte del patrimonio della Carrara, insieme a capolavori di Raffaello, Tiziano, Jacopo Bellini, Carpaccio e Moroni.
Nelle schede di catalogo, l'opera venne descritta come "tutta guasta dai restauri" da Giovanni Morelli, uno dei padri fondatori della storia dell'arte. Anche Cavalcaselle la cita solo di sfuggita. Da questi primi dubbi, la fortuna dell'opera declinò irrimediabilmente, venendo esposta come opera di scuola e poi esclusa dal riallestimento postbellico.
Nel 2018, durante i lavori per la stesura del catalogo scientifico dei dipinti del Trecento e Quattrocento del museo, curato dal conservatore Giovanni Valagussa, è stata esaminata una bella tavola con una Resurrezione di alta qualità e originale composizione, inizialmente attribuita alla scuola di Mantegna. Valagussa notò una piccola crocetta dorata fluttuante nel buio, nella parte inferiore, sotto un arco roccioso, che non aveva ragione di esistere se non come parte di qualcosa che era stato tagliato via. Il quadro era più grande e in passato era stato sezionato.
Valagussa cercò e trovò la parte inferiore mancante: la Discesa al limbo di Mantegna, presente in una collezione privata. In quest'opera, il Cristo regge un'asta che terminava nel punto in cui, nella tavola della Carrara, si trova la crocetta. L'intuizione è risultata corretta, l'attribuzione anche, confermata da numerosi altri eminenti studiosi. La Carrara "guadagna" un Mantegna!
La notizia rimbalzò sulla stampa mondiale. L'opera è stata restaurata da Delfina Fagnani, poi è volata a Londra e a Berlino per essere esposta accanto alla parte mancante e ora è protagonista di un evento espositivo senza precedenti. Le sale del primo piano del museo sono state riallestite facendo dialogare le opere già presenti con la tavola di Mantegna, che costituisce il culmine del percorso di visita. L'inizio del percorso è altrettanto suggestivo: un'esperienza multimediale e immersiva, una sala magica che trasporta il visitatore nei dettagli del quadro, attraverso confronti con altre opere, suggestive ipotesi di ricostruzione della collocazione originale e analisi diagnostiche che svelano gli strati sottostanti la pittura. In poche parole, una vera "MANTEGNA EXPERIENCE".
La mostra
Dal 25 aprile al 21 luglio 2019
Accademia Carrara
Piazza G.
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