Roma è custode di un inestimabile patrimonio librario, rappresentato da istituzioni millenarie e più recenti che testimoniano la profonda connessione tra cultura, potere e sapere. Tra queste, spiccano la Biblioteca Alessandrina e la Biblioteca Apostolica Vaticana, due enti con storie, finalità e architetture distinte, eppure entrambe pilastri della conservazione e diffusione della conoscenza.
La Nascita e lo Scopo della Biblioteca Alessandrina
Il Contesto Storico e la Volontà di Alessandro VII
La Biblioteca Alessandrina può essere definita, senza tema di errore, il frutto del disegno propagandistico del pontefice Alessandro VII, al secolo Fabio Chigi. Fabio Chigi, nato a Siena nel 1599, era un personaggio politico di levatura europea, avendo partecipato in qualità di nunzio pontificio alla stesura della pace di Vestfalia. Proprio come “pacificatore di Vestfalia” è ricordato sulla meravigliosa facciata barocca della chiesa di S. Maria della Pace, che fece restaurare tra il 1656 ed il 1667 da Pietro da Cortona. La Guerra dei Trent’anni aveva provocato la virtuale dissoluzione dell’unico vero simbolo dell’universalità politica della religione cattolica, il Sacro Romano Impero, e non è un caso se uno degli artefici della pace che aveva posto fine alla prima vera guerra europea cercasse di rivitalizzare la propria autorità spirituale con mezzi culturali di vario tipo, che facevano perno sullo Studium Urbis, al tempo stesso istituzione concreta e spazio simbolico.
Il Seicento in Europa fu il secolo delle grandi biblioteche, pensate ed edificate ad imitazione di quella fatta costruire da Filippo II nel monastero di San Lorenzo del Escorial dall’architetto Juan Herrera (commissionata nel 1563 e inaugurata nel 1584). Quest’ultima presentava, oltre ad una collezione bibliografica di proporzioni mai raggiunte prima, arredi innovativi, che prevedevano - in luogo dei tradizionali plutei - nuovi scaffali a muro di legno pregiato (cedro, mogano e palissandro), nei quali la disposizione dei volumi era in posizione verticale, invece che orizzontale.
La bolla di fondazione della biblioteca, che dal pontefice prese il nome di Alessandrina, fu emanata il 20 aprile 1667, ma solo il 6 novembre 1670 una notifica a stampa ne annuncerà l’apertura “a pubblico uso e comodità”.
Le Radici dello Studium Urbis
Nonostante l'impulso di Alessandro VII, la prima idea di dotare lo Studium Urbis di una biblioteca si deve far risalire a Carlo Cartari, decano degli Avvocati Concistoriali, che si occupavano della gestione della “Sapienza” di Roma a seguito del Breve di Sisto V. Già nel 1587, infatti, era stata avanzata la richiesta di dotare l’Ateneo di un luogo di lettura per studenti e professori, perché fosse creata una stabile circolazione di idee all’interno di una struttura universitaria che stava subendo a poco a poco un evidente depauperamento a causa della concorrenza del Collegio dei Gesuiti e delle lezioni private.
Lo Studium Urbis, che aveva ricevuto il nome di “Sapienza” solo a partire dal XVI secolo, era stato fondato da Bonifacio VIII con la bolla In supremae praeminentia dignitatis il 20 aprile 1303; ma solo il contributo di un pontefice entusiasta della cultura, bibliofilo, e al contempo desideroso di gloria personale, come Alessandro VII, avrebbe potuto risollevarne le sorti.
L'Architettura Originale e la Visione di Borromini
In origine, lo Studium Urbis era localizzato in corso Rinascimento, nel cuore del rione Sant’Eustachio, nel complesso presso il quale, nel 1642, Francesco Borromini aveva iniziato la costruzione della chiesa dedicata a sant’Ivo Hélory, che avrebbe poi dotato della famosa cupola elicoidale. In quello spazio, nel 1659, l’architetto ticinese gettò le fondamenta delle mura della nuova biblioteca, che fu completata dopo la sua morte. Borromini aveva progettato un’aula di ampie dimensioni, suddivisa in tre campate coperte da volte a vela, con scaffali lignei a parete e plutei al centro, su suo disegno. Il palazzo della Sapienza, la cui costruzione era iniziata sotto la responsabilità di Michelangelo durante il pontificato di Leone X ed era poi proseguita con il suo successore Sisto V, è oggi sede dell’Archivio di Stato di Roma.

La Nuova Sede e il Contributo di Piacentini
L’attuale dislocazione della Biblioteca Alessandrina nel quartiere di San Lorenzo, all’interno della Città Universitaria, nel corpo di fabbrica del Rettorato, risale invece al 1935, ossia all’epoca del trasferimento di tutte le facoltà dell’Università La Sapienza nel campus progettato e realizzato tra il 1928 ed il 1935 da Marcello Piacentini e dai suoi collaboratori secondo forme razionaliste. Piacentini ha elaborato sia la struttura della biblioteca (e dei magazzini, che sono sopraelevati e realizzati con un’unica configurazione autoportante che si eleva per quattro piani) sia gli arredi della stessa, in legno e metallo, sobri, eleganti ed estremamente funzionali.
Meritano particolare menzione gli scaffali dei depositi librari, che l’architetto fece realizzare dalla ditta Lips Vago in metallo color verde militare, ergonomici e versatili grazie ad una spalliera a cremagliera che consente di far scorrere i ripiani all’altezza necessaria per disporre nella maniera più razionale possibile, e soprattutto senza spreco di spazio, il materiale librario.

L'Organizzazione e le Collezioni dell'Alessandrina
Il Regolamento e la Gestione del Personale
La Biblioteca Alessandrina fu considerata fin dalla nascita la più grande biblioteca di Roma dopo la Biblioteca Apostolica Vaticana. Il Regolamento della stessa venne emanato il 21 aprile 1667. Agli Avvocati Concistoriali spettava di nominare due Custodi: il Primo Custode, che avrebbe ricevuto una paga mensile di dieci scudi, ed il Secondo Custode, che avrebbe invece ricevuto una paga di sette scudi. Entrambi dovevano essere sacerdoti ed avevano l’obbligo di alloggiare nell’edificio.
Il pontefice Alessandro VII si riservò tuttavia il diritto di nominare per la prima volta il Bibliotecario, incarico per il quale scelse l’avvocato concistoriale Marc’Antonio Buratti, ed i due Custodi. Come Primo Custode nominò Carlo Magri, sacerdote maltese, e come Secondo Custode Fausto Nairone, sacerdote maronita, accomunati dalla provenienza da zone lontane da Roma nelle quali la fede cattolica aveva, nel corso del tempo, dato prova di essere accesa ed intransigente. È probabile che il pontefice li avesse scelti più come custodi di letture che di libri, vista la presenza in biblioteca di volumi proibiti per i quali era necessario prevedere degli irreprensibili guardiani. Il Primo Custode aveva inoltre la facoltà di designare un ministro che tenesse pulita la biblioteca e le finestre, che sarebbe stato remunerato con la cifra di 12 scudi l’anno.
La Formazione delle Raccolte Librarie
Per quanto concerne le raccolte librarie, l’Alessandrina è stata ideata e realizzata secondo il modello della biblioteca cardinalizia: Alessandro VII aveva infatti deciso di fondare un istituto che sopravvivesse alla sua morte, continuando ad accrescervi nel tempo. L’intraprendenza e la foga con cui gli Avvocati Concistoriali si dedicarono immediatamente al reperimento del materiale bibliografico sono senza paragone nella storia delle biblioteche. L’Alessandrina, già al momento della sua apertura al pubblico, risultava costituita da un insieme di fondi riuniti sotto la gestione dello Studium Urbis - e ad esso appartenenti - ma purtroppo non mantenuti distinti dal punto di vista dell’autonomia fisica, secondo un principio che sarebbe stato auspicabile e potremmo definire “archivistico”, dal punto di vista della provenienza degli stessi.
Il Fondo Costitutivo: la "Libraria Impressa dei Duchi d'Urbino"
Fondo costitutivo della nascente Biblioteca fu la “libraria impressa dei duchi d’Urbino”, ricca di oltre 13.000 volumi. Francesco Maria II della Rovere, morendo senza eredi, l’aveva lasciata ai Chierici Regolari Minori Caracciolini di Casteldurante (oggi Urbania). Con chirografo del 22 dicembre 1666, Alessandro VII la fece requisire per lo Studium Urbis da Marc’Antonio Buratti.
Buratti fu inviato, nel corso di un inverno particolarmente freddo e nevoso, a Casteldurante con il compito di curare il trasporto a Roma di tutto il materiale. Un inventario completo dei volumi, con la disposizione che gli stessi avevano nelle scansie, si trova ancora oggi nei codici 50 e 51 del Fondo Manoscritti dell’Alessandrina. È possibile asserire che la collezione raccogliesse i frutti di vari secoli di mecenatismo illuminato, comprendendo anche autori proibiti, o sospetti, come Machiavelli, Bruno, Copernico e Keplero.
L’ultimo duca d’Urbino, Francesco Maria II, è ricordato ancora oggi come modello di principe illuminato: figlio di Guidobaldo della Rovere e di Vittoria Farnese, trascorse gli anni della sua giovinezza - e della sua formazione culturale - alla corte del re di Spagna, partecipò alla battaglia di Lepanto, combattendo valorosamente alla testa di duemila soldati provenienti dal ducato d’Urbino, e cercò di risanare le malandate finanze del suo stato senza vessare con tasse eccessivamente onerose i suoi sudditi. La biblioteca che egli raccolse rispecchia i suoi molteplici e variegati interessi, interessi che lo avevano portato ad applicarsi ad imprese speculative del tutto insolite per un regnante: si tratta di una delle raccolte più armoniose, più complete, e dalla struttura bibliografica più ricercata e significativa, dell’epoca, ed è la creazione di uno spirito metafisico, di un intellettuale per vocazione interiore e non per professione o lucro. Aver acquisito tale tesoro per la nascente Biblioteca Alessandrina fu un’operazione di importanza strategica risolutiva: il Fondo Urbinate rappresenta infatti ben il 39% dei 34.000 volumi, che in base ai cataloghi sappiamo appartenere in toto alla Biblioteca Alessandrina al momento della sua apertura al pubblico.
Donazioni e Accrescimenti Successivi
Altra fonte di arricchimento per l’Alessandrina furono i doni personali del pontefice e quelli del cardinal nipote Flavio Chigi, questi ultimi doppi della Biblioteca Chigiana, mentre gli altri, identificabili grazie alla nota manoscritta sul frontespizio Donum S. D. N.
La Biblioteca Apostolica Vaticana: Custode della Memoria della Chiesa
Le Origini e la Visione di Niccolò V
La nascita della Biblioteca Apostolica Vaticana a metà del XV secolo avviene parallelamente al consolidarsi della presenza del papa a Roma, al fissare stabilmente la residenza in Vaticano e allo svilupparsi del suo rapporto con la città. A partire dal pontificato di Niccolò V Parentucelli (1447-1455) emerge l’esigenza di un livello progettuale più alto. Niccolò V attraverso l’architettura volle rendere manifesta l’autorità della Chiesa sulla Roma antica e contemporanea.
In questo clima di rinnovamento della dimensione progettuale si colloca la fondazione della Biblioteca Vaticana, legata ai valori e alle esigenze formative dell’ambiente umanistico e alla figura di Parentucelli. La sua esperienza e il suo gusto di raffinato bibliofilo furono le premesse della capacità di ideare una struttura al passo con i radicali cambiamenti che l’istituzione viveva nello stesso periodo.
La biblioteca avrebbe trovato sede all’interno della residenza pontificia e dunque il suo sviluppo, fino al trasferimento nella nuova sede sul lato opposto del cortile del Belvedere intorno alla fine del Cinquecento, è strettamente connesso all’evoluzione dell’intero edificio. Non appare possibile parlare della biblioteca senza considerarne la relazione simbiotica con il palazzo, sia dal punto di vista strutturale sia per esigenze funzionali. Tale rapporto, a sua volta, costituisce la chiave di lettura delle trasformazioni legate alla realizzazione dei corpi di fabbrica e degli spazi contigui.

Missione e Caratteristiche
Sin dalla nascita, la Biblioteca Vaticana è il luogo eminente in cui si custodisce la memoria storica della Chiesa universale, memoria che viene quotidianamente offerta, con debita cura e attenzione scientifica, all’intera umanità. La Biblioteca è dunque un luogo di conservazione ma anche un luogo di ricerca seria e qualificata, senza discriminazioni confessionali o ideologiche, aperto “alla verità tutta intera”, oggi rinnovato grazie all’impegno e alla generosità di molti.
La differenza della Vaticana rispetto a molte delle altre biblioteche è data dall’ampiezza, dalla varietà e dal valore dei libri e delle collezioni. La sua straordinarietà, come richiamato da Papa Benedetto XVI, risiede nell’essere uno strumento necessario allo svolgimento del Ministero petrino, in quanto essa, nella considerazione dei problemi, consente di avere quello sguardo capace di cogliere, in una prospettiva di lunga durata, le radici remote delle situazioni e le loro evoluzioni nel tempo. Inoltre, i tanti libri conservati, manufatti estremamente diversi tra loro, possono ancora “parlare” all’uomo e alla società di oggi e di tutti i tempi: tale obiettivo è raggiungibile attraverso la ricerca compiuta in piena collaborazione tra studiosi esterni e personale e studiosi interni.
La storia della Biblioteca Apostolica Vaticana
Conservazione e Fruizione: Una Sfida Costante
Nella Biblioteca Apostolica Vaticana, forse più che altrove, l’antitesi tra conservazione e fruizione sembra stridente. Nell’equilibrio tra queste due contrastanti finalità si gioca il futuro: da un lato vi è il compito di assicurare la conservazione ottimale del patrimonio ereditato e di accrescerlo, se possibile, per poterlo trasmettere alle generazioni che verranno, e dall’altro si deve renderlo al tempo stesso disponibile alla comunità.
Come in ogni altra biblioteca, in Vaticana si conservano libri: manoscritti e stampati e, forse tra poco, libri elettronici; libri antichi e libri moderni che nel tempo diventeranno antichi. Recenti interventi edilizi e innovazioni tecnologiche hanno permesso di migliorare le strutture e razionalizzare spazi e percorsi, riaffermando la volontà di continuare a tener fede e realizzare al meglio l’impegno che contraddistingue la Vaticana dall’inizio della sua storia.
Un Confronto tra le Istituzioni
Differenze di Origine e Finalità
Il confronto tra la Biblioteca Alessandrina e la Biblioteca Apostolica Vaticana rivela due percorsi istituzionali distinti ma ugualmente significativi. La Biblioteca Vaticana, fondata a metà del XV secolo da Niccolò V, nasce come espressione della crescente autorità papale e come strumento al servizio del Ministero petrino e della Chiesa universale, con una vocazione intrinsecamente legata alla storia e alla dottrina cattolica. La sua straordinaria ampiezza, varietà e il valore delle sue collezioni la rendono un centro di ricerca di fama mondiale, con un focus sulla conservazione della memoria storica della Chiesa.
La Biblioteca Alessandrina, pur essendo stata concepita con un'iniziale idea di dotare lo Studium Urbis di un luogo di lettura già nel 1587, ha trovato la sua effettiva fondazione e il suo slancio nel XVII secolo, grazie al disegno propagandistico di Alessandro VII. Il suo scopo principale era quello di rianimare lo Studium Urbis, la "Sapienza" di Roma, dotandolo di un centro di diffusione delle idee per studenti e professori. Sebbene anch'essa riflettesse l'ambizione papale, il suo focus era più orientato a servire l'istituzione universitaria e a contrastare il depauperamento culturale dell'Ateneo romano in un periodo di forte concorrenza.
Importanza Culturale e Storica
Entrambe le biblioteche sono testimoni del mecenatismo papale e della centralità di Roma come fulcro culturale. La Vaticana custodisce fondi antichi come il Fondo Urbinate, anche se, come menzionato nel testo, i manoscritti dei duchi di Urbino erano già stati requisiti una decina di anni prima da Alessandro VII per la Biblioteca Vaticana, dove sono oggi consultabili. L'Alessandrina, d'altra parte, ha acquisito una parte significativa della "libraria impressa dei duchi d’Urbino", dimostrando come le grandi collezioni private potessero alimentare le istituzioni pubbliche e accademiche.
Sia la Biblioteca Alessandrina che la Biblioteca Apostolica Vaticana rappresentano esempi eminenti di come il potere ecclesiastico abbia promosso la cultura attraverso la creazione e l'arricchimento di istituzioni librarie, ognuna con la propria specificità e la propria, inestimabile, eredità per l'umanità.
tags: #biblioteca #alessandrina #e #biblioteca #apostolica #vaticana