La Madonna del Rosario di Mattia Preti è un'opera complessa la cui attribuzione e interpretazione hanno stimolato dibattiti tra gli studiosi. L'iconografia della pala d'altare presenta la Vergine e il Bambino seduti su nuvole, al centro di una cappella celeste con quattro ingressi ad arco. Dietro di loro, due angeli sorreggono un manto d'onore. Nello sfondo, due santi dell'Ordine Domenicano sono inginocchiati su nuvole: San Domenico, a sinistra, riceve il SS. Rosario dal Bambino Gesù, mentre Santa Caterina da Siena, a destra, abbraccia il Rosario mentre la Vergine tocca teneramente il velo del suo abito. Lo sfondo è popolato da una folla di testimoni e alcuni angeli.

Controversie sull'Attribuzione e la Critica
La prima descrizione di questa pala d'altare fornita dal De Dominici contiene diverse imprecisioni, un tratto caratteristico di questo autore. Nonostante le lodi espresse, l'attribuzione della Madonna del Rosario a Mattia Preti ha suscitato controversie tra gli studiosi moderni. Frangipane (1929), seguito da Raffaele (1966), riportava una tradizione secondo cui il dipinto era stato iniziato da Preti durante una documentata visita a Taverna e poi completato da un altro pittore al suo ritorno a Malta. Carandente (1966 e 1970) collocava l'opera dopo il 1678, paragonando l'architettura immaginaria del dipinto ai disegni di Preti per le cappelle della chiesa di San Giovanni a La Valletta, sebbene questi ultimi siano più ornamentali.
Mattia Preti: Profilo Artistico e Biografico
Mattia Preti (1613-1699), artista di personalità complessa, dimostrò una sostanziale organicità di stile. Il suo eclettismo apparente derivava dal desiderio di ottenere rapidi effetti decorativi ispirati ai pittori veneti del tardo Cinquecento. L'elemento vitale del suo stile risiede invece nella chiara visione pittorica con cui affrontava il fondamentale problema chiaroscurale. Seguendo le orme di Caravaggio e passando attraverso G. B. Caracciolo (il Battistello), nonché il migliore Guercino e Lanfranco, il chiaroscuro rappresentò sempre la ragione primaria della sua arte. Una sua peculiare esigenza di semplificazione, derivante dalla riforma caravaggesca, si manifestava attraverso il Battistello in una materia pittorica più ricca, mentre dal Guercino acquisiva una mobilità di chiaroscuro, seppur diversa da quella del maestro.
La vita di Mattia Preti fu movimentata e non del tutto chiarita. Nel 1630 si trovava a Roma presso il fratello Gregorio, anch'egli pittore, che fu il tramite per la conoscenza della pittura bolognese del Seicento. Nel primo decennio della sua attività, l'artista sembra essersi dedicato quasi esclusivamente al disegno, affiancando fruttuose esperienze nell'affresco, con una profonda comprensione di Lanfranco, di cui rimasero tracce evidenti nel suo stile.

Periodi Stilistici e Opere Significative
Tornato a Roma nel 1640 dopo le sue peregrinazioni artistiche, Preti entrò in contatto con l'aristocrazia e fu insignito del cavalierato d'ubbidienza dell'Ordine Gerosolimitano. A questo periodo romano si possono assegnare alcune tele ancora incerte e la decisiva Flagellazione in San Giovanni Calibita, mentre collaborava con il fratello che dipingeva in San Carlo ai Catinari. Una delle prime opere certe di questi anni è il quadro di San Nicola e San Gennaro a Taverna.
Tra il 1644 e il 1650, Preti soggiornò in Emilia, lasciando traccia nella cupola e nel coro di San Biagio a Modena, dove affrescò il Paradiso con vigorosi gruppi di santi e un coro d'angeli. In quest'opera, il riflesso, puramente esteriore, del Correggio testimonia l'indipendenza dell'artista, già personalissimo nella forma piena e massiccia dei corpi. Negli affreschi modenesi si avverte una disposizione delle masse in grandi blocchi, che, pur apparendo disordinata, rivela uno dei tratti più puri della sua schietta natura.
La sua nomina nella congregazione dei Virtuosi del Pantheon nel 1650 coincise con l'esecuzione degli affreschi monumentali del coro di San. Accanto alle opere del Domenichino e di Lanfranco, le tre grandi pitture raffiguranti il martirio, la crocifissione e il seppellimento di Sant'Andrea si distinguono per una solidità e una larghezza di stile del tutto nuove. La vita artistica di Preti si arricchì ulteriormente; prediligeva la pittura a olio, scuriva rapidamente i fondi e rialzava i bianchi con forti colpi di chiarori argentati. Di queste pitture, oggi perdute, restano splendidi bozzetti nella Pinacoteca di Napoli, dove si scorge lo stile del maestro giunto a piena maturazione.
A questo periodo si ascrivono le sue opere migliori, non tanto per le pitture a Napoli nella cupola di San Domenico di Soriano e per gli affreschi del palazzo Pamphili a Valmontone, quanto per le grandi tele dei due Conviti della Pinacoteca di Napoli e, infine, per il soffitto di San Pietro a Maiella, riccamente decorato con intagli che incorniciano le tele con le storie di San Pier Celestino.
Mattia Preti | i RACCONTI DELL'ARTE
Il Periodo Maltese e l'Eredità Artistica
Il 15 settembre 1661, Preti divenne "cavaliere di grazia" dell'Ordine Gerosolimitano di Malta, segnando l'inizio della sua operosità nell'isola. In questo lungo e definitivo periodo della sua vita, Preti divenne il pittore ufficiale dell'Ordine di Malta e lavorò con fervore. Dipingendo direttamente sulla parete con preparazione a olio, realizzò l'abside, la volta e il lunettone della grande chiesa di San Giovanni, raffigurando il Trionfo dell'Ordine dei Cavalieri, scene della vita di San Giovanni, protettore dell'ordine, e i principali martiri-cavalieri. Inviò numerose tele da La Valletta in Italia, Spagna e Germania, e fu incaricato da confraternite locali e committenti aristocratici di dipingere pale d'altare per moltissime chiese in città e nell'isola.
La foga creativa e, talvolta, la fretta, hanno in alcune delle sue opere una vibrazione stilistica meno accentuata. Altre volte, la collaborazione, anche con Suor Maria de Dominicis, o il cattivo stato di conservazione attenuano il valore dei dipinti. Tuttavia, emergono superbe opere, tanto più importanti in quanto concepite lontano da influenze stilistiche altrui: il Battesimo del Museo di La Valletta, mirabile per la composizione bilanciata; la Nascita della Vergine nella chiesa di San Giovanni; la Predica di San.
Le opere di Preti si trovano in quasi tutte le gallerie del mondo. La sua facilità nell'impostare larghe tele da cavalletto e la ripetizione di schemi compositivi, con lievi varianti, in più quadri, gli permisero di dipingere un'enorme quantità di opere, oltre a quelle menzionate, di carattere monumentale e decorativo. Di qui la difficoltà nell'elencarne anche soltanto le principali.
Tra le opere più significative si ricordano, oltre a quelle già citate: la Resurrezione di Lazzaro e il Ricco Epulone nella Galleria Nazionale di Roma; tre tele nella Galleria di Dresda; e a Taverna, luogo natale dell'artista, nella chiesa di San Domenico: San Giovanni Battista (con autoritratto del pittore), L'Eterno Padre, una Crocifissione, la Madonna del Rosario, il Cristo fulminante, un San Sebastiano e molte altre tele nella chiesa di Santa Barbara (tra cui un bellissimo Battesimo di Cristo), una Circoncisione e altre tele nella chiesa dei Cappuccini.
Di grande interesse sono i rari disegni di Preti conservati a Napoli, Malta, Roma, Düsseldorf, Parigi e Haarlem. Recentemente studiati, rivelano una maniera larga e impetuosa, che talvolta anticipa lo stile di Piazzetta.