Nell'Annunciazione, Maria risponde il suo “sì” a Dio, e nella visita ad Elisabetta esprime il suo cantico di lode: «L’anima mia magnifica il Signore». Oggi, otto giorni dopo il Natale, la troviamo in un atteggiamento diverso: Maria tace e medita tutte le cose che le stanno accadendo nel silenzio del suo cuore. L'incontro con Gesù non lascia indifferenti e freddi, ma scalda il cuore ed entusiasma gli animi. Mentre i pastori ritornano alle loro occupazioni quotidiane e gli angeli in cielo, Maria e Giuseppe iniziano l’avventura di essere genitori e sposi. Maria ci insegna come vivere con serenità le nostre giornate: non restare prigionieri del proprio passato, né delle cose negative, ma neppure di quelle positive. A volte corriamo il rischio di restare ancorati a ciò che è già stato, desiderando che le cose si ripetano identiche, e cerchiamo di rimettere in ordine le cose come il giorno in cui sono accadute. Così facendo, però, non siamo capaci di godere dell’attimo presente.
Il Significato di "Custodiva e Meditava nel Suo Cuore"
Il Vangelo, in una riga, ci insegna l’atteggiamento di Maria: «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Questo significa imparare da quello che ci è accaduto, senza restarne impelagati. Maria ha fatto tesoro del grande evento dell’Annunciazione, del giorno in cui si è confidata con Giuseppe dopo la visita dell’angelo. Sicuramente ha portato nel cuore il ricordo di Betlemme, le porte chiuse, e la nascita del piccolo Gesù in una misera stalla. Ma non è rimasta prigioniera né della gioia dell’Annunciazione, né della difficile nascita di Gesù. Ha imparato da esse che la vita può essere magnifica, ma anche metterti alla prova. Maria ritrova in ogni situazione la presenza di Dio. Questo mistero di un Natale vissuto da Maria è un mistero che prende tutta la sua vita.
L'Ascolto della Parola e il Processo di Meditazione
Maria, prima di concepire il Verbo nel ventre, lo concepisce nel cuore, ascoltando dalle parole dell’angelo l’annuncio del Salvatore. Maria sta dicendo a tutti noi che il Natale si vive prima di tutto ascoltando Dio attraverso la sua Parola, mettendosi docilmente in ascolto della sua voce, lasciando a Dio la possibilità di parlare, di far risuonare la sua volontà nella nostra vita, di dirci i segreti per obbedire a Dio e per fare della nostra esistenza un dono di grazia, collaborando così all’opera della salvezza. Maria ha vissuto il mistero del Natale del suo figlio prima di tutto preparandosi con l’ascolto e lasciando che quella Parola depositata nel suo seno e nel suo cuore potesse produrre frutto.

L'evangelista Luca ci dice che Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. Il mistero di Dio non può essere soltanto ascoltato o serbato nel cuore, così come si custodiscono le cose belle. La Parola di Dio che scende nel cuore deve essere ruminata, meditata, ricordata; deve continuamente illuminare le nostre notti, determinare le nostre azioni, muovere i nostri desideri, risvegliare l’ansia e la fretta di obbedire a Dio. Questo è uno dei misteri più belli di Maria, per noi che siamo abituati nella nostra società a guardare e a dimenticare, ad ascoltare e a scordare. Dare carne al Verbo: questo è l’itinerario della vita di Maria che diventa modello anche per noi di cosa significa ascoltare la Parola di Dio e farla diventare vita della nostra vita.
"Custodire" e "Meditarle": Un Atteggiamento Interiore Profondo
L'espressione biblica «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19) è ripresa, anche se non identicamente, al v. 51, nell’episodio della perdita di Gesù a Gerusalemme, dove si dice che la madre «serbava tutte queste cose». Il verbo greco usato, symbàllousa, letteralmente significa "mettere insieme" e allude alla ricerca del senso recondito di una cosa visibile oppure al soppesare, paragonare, confrontare. Questo richiama un atteggiamento caro alla tradizione ebraica: il ricordare associando fra loro gli eventi, in cui si manifestano i misteriosi disegni dell’Altissimo. In ciò consiste propriamente lo studio della Torah e il greco symballousa ben richiama quest’atteggiamento di confronto, intelligenza, giudizio, decisione.
Custodire queste cose nel cuore significa fare spazio dentro di sé per accogliere ciò che sta accadendo senza avere la pretesa di capire subito tutto. Maria accetta di non comprendere e attiva una sorta di vigilanza. Custodire è un atteggiamento interiore, un tenersi al riparo da giudizi, precomprensioni e aspettative. Maria custodisce perché appassionata da quello che sta succedendo, percepisce che quanto sta accadendo ha a che fare con lei e con la sua vita, sapendo che cambierà la sua esistenza. C’è un legame profondo tra la realtà che accade e me che abito la realtà.

Maria poi medita nel cuore, anzi, custodisce meditando. Ciò significa che Maria non è passiva rispetto all’esperienza che sta facendo. Dentro di lei sta permettendo alla nuova situazione di attivare memorie e creare connessioni con quanto ha già vissuto. Come una paziente tessitrice, Maria sta cucendo la sua storia attraverso la novità che sta attraversando. Quello che sta vivendo ora è il filo che attraversa tutta la sua vita e la unifica. La meditazione è un’operazione importante per noi esseri umani: solitamente immagazziniamo esperienze una dietro l’altra, ma la meditazione funziona diversamente, significa riconfigurare, rimettere ordine nelle esperienze già vissute attraverso un nuovo paradigma. Quando questo succede, ci sentiamo unificati, riconciliati, più a nostro agio con la nostra storia.
Maria come Modello di Vita Spirituale
Una Donna Ebrea dalla Fede Profonda
Maria è una giovane ebrea credente, familiare al linguaggio delle Scritture, come dimostra il fatto che nel racconto dell’Annunciazione le risultano immediatamente comprensibili i riferimenti ai Profeti (Isaia 7,14 in Luca 1,31, o a Sofonia 3,14-17 e Zaccaria 9,9 in 1,28: «chàire, esulta, piena di grazia…»). È una credente che osserva scrupolosamente la Torah, come mostra la sua andata al Tempio per celebrare la purificazione rituale dopo il parto (cfr. Luca 2,22-24). La spiritualità di Myriam è quella dello “Shemà”, cioè dell’“ascolto” obbediente del Dio unico, perché parli quando e come vorrà alla sua serva e compia in Lei le sue opere: in questo Maria si colloca al vertice della spiritualità biblica dell’attesa e dell’accoglienza della Parola divina. Lo si coglie nella scena dell’adorazione dei pastori, dove Maria è la protagonista, silenziosa e raccolta.
Maria è la donna credente e riflessiva, che si abbandona all’Eterno con serietà pensosa. Questo è peraltro il modello di femminilità nella tradizione ebraica: la donna sa tenersi in prossimità dell’invisibile Voce e questo la colma della gioia di sapersi amata dall’Altissimo. Maria è la donna della gioia, che testimonia cantando il Magnificat: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva» (Luca 2,46-48).
Lo Stile di Vita di Maria: Amore Attento, Concreto e Tenero
La scena della Visitazione mostra quali siano le caratteristiche dell’agire della giovane Myriam: ella è capace di un amore attento, concreto, gioioso e tenero. Il suo amore è attento: Maria non ha bisogno di richieste per capire il bisogno della cugina Elisabetta, di età matura e in attesa di un figlio. Intuisce la necessità e le corre in aiuto: il suo sguardo, nutrito d’amore, ha capito il da farsi al di là di ogni comunicazione verbale. All’attenzione Maria unisce la concretezza: non indulge a sogni di bene, agisce. L’espressione «in fretta» (Lc 1,39) dice la sollecitudine e la premura con cui concretizza la decisione di andare in aiuto alla Madre di Giovanni.
L’agire di Maria, poi, è pervaso di gioia: non vive i suoi atti come il compimento di un dovere o in ottemperanza a un obbligo. In lei tutto è gratuità, bene diffusivo di sé, generosità vissuta senza calcolo o forzature. Gioia è sentirsi amati così profondamente da avvertire l’incontenibile bisogno di amare, per corrispondere all’amore ricevuto. Proprio così tutto in Maria si mostra nel segno della tenerezza, propria dell’amore che non crea distanze, che avvicina i lontani, facendoli sentire accolti e riempiendoli dello stupore e della bellezza di scoprirsi oggetto di puro dono. Maria è un modello per tutti, specialmente nei rapporti familiari.
Il Suo Rapporto col Figlio e il Ruolo Educativo
Nella vita di Gesù, la Madre ha avuto un ruolo decisivo. Maria ha assolto pienamente il suo ruolo di madre che educa il figlio, che le è sottomesso (cfr. Lc 2,51), secondo la Legge del Signore. Madre attenta e tenera, vive le attese, i silenzi, le gioie e le prove che ogni mamma è chiamata ad attraversare: è significativo che non sempre comprenda tutto di lui (così in Luca 2,50, dopo il ritrovamento di Gesù e la sua risposta). Avanza, però, fidandosi di Dio, amando e proteggendo a modo suo quel Figlio, così piccolo e così grande, con una mescolanza di prossimità e di dolorosi distacchi, che la rendono modello di maternità. Maria è esempio di madre, capace di un’azione educativa fatta di condivisione del tesoro del cuore, di pazienza e di fermezza, di progressività e di fiducia nell’Altissimo.
Il Servizio di Maria: Orientarci a Gesù
Maria accompagna Gesù nella vita pubblica, a partire dall’episodio delle nozze di Cana. È lei a notare il bisogno: «Non hanno più vino» (Gv 2,3), manifestando ancora una volta la sua attenzione. L’invito che rivolge ai “servi”: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5) mostra il suo ruolo di modello e madre nella fede. Il servizio di Maria è di orientarci a Gesù e di portarci a compiere la Sua volontà.
Maria Sotto la Croce: la Prova dell'Incomprensione
Quanto a Cana è prefigurato, viene a compiersi nell’ora della Croce. Gesù morente si rivolge a sua Madre e al discepolo che egli ama (Gv 19,25-27). Maria ha imparato ad amare e a custodire tutto ciò che ha vissuto durante la sua vita. Guardava, ascoltava, custodiva, meditava tutto in dialogo con Dio nel suo cuore. Forse non ha compreso tutto al momento. Ci saranno state cose custodite che avrebbe compreso in seguito, ai piedi della croce, o nella resurrezione, o dopo l’Ascensione.

Il Vangelo ci dice varie volte che Maria custodiva tutte le cose meditandole nel suo cuore. Custodiva tutto con stupore: ogni passo di suo Figlio, ogni parola, ogni miracolo, ogni gesto, ogni silenzio, ogni caduta sotto la croce, ogni disprezzo degli uomini, le sue parole intime, i suoi silenzi profondi. Ha custodito tutto per potercelo consegnare e per sostenere gli apostoli quando hanno avuto paura dopo la morte di Gesù. Sicuramente ha ricordato a ciascuno le parole che Gesù aveva detto loro, parlando dell’amore personale che Gesù aveva per loro. Quanto li ha consolati e sostenuti la presenza di Maria! Maria ha sostenuto ciascuno con immenso amore dalla morte alla resurrezione, dall’Ascensione fino alla venuta dello Spirito Santo, e sostiene anche noi allo stesso modo.
La Meditazione Mariana per la Vita Contemporanea
Non possiamo essere superficiali, banalizzare, oppure al contrario, incaponirci su situazioni, difficoltà, sfide che ci si presentano davanti. Maria ci insegna ad andare avanti, a generare qualcosa di nuovo che ci porta alla salvezza, salvezza dalle prigioni che a volte ci costruiamo da soli. Generare ogni giorno Dio nella nostra vita richiede di lasciare spazio alla novità, a quello che il giorno porta con sé. Lasciamoci prendere per mano da Maria, da colei che genera non solo una volta, ma ogni giorno il Salvatore nella sua vita.
Superare lo "Scandalo della Mangiatoia" e la Monotonia
Maria, la Santa Madre di Dio, ha dovuto sostenere «lo scandalo della mangiatoia». Aveva ricevuto l’annuncio di un angelo che le aveva parlato di un trono di Davide: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre» (Lc 1,31-32). E ora lo deve deporre in una mangiatoia per animali. Come tenere insieme il trono del re e la povera mangiatoia? Come conciliare la gloria dell’Altissimo e la miseria di una stalla? Invece di sentirsi sconfortata o lamentarsi per quella inattesa desolazione, Maria non si perde d’animo, non si sfoga, ma sta in silenzio. Sceglie una parte diversa rispetto alla lamentela: «Maria, da parte sua, - dice il Vangelo - custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Questa è un modo di fare diverso da quello dei pastori e della gente, che raccontano a tutti ciò che hanno visto, suscitando stupore.

Maria ha anche sperimentato il logorio della monotonia. Gli anni passano, e l’impressione viva e confortante dell’Annunciazione svanisce, non ne rimane che un ricordo sfumato. La Madre si sente stretta tra lo splendore delle antiche promesse e la realtà presente, così opaca. A Nazaret, Maria compiva i gesti normali di ogni donna e madre: macinava il grano, impastava il pane, raccoglieva la legna, attingeva alla fontana. Ma soprattutto ripensava le parole che un giorno le erano state proferite: «Sarà grande, sarà chiamato Figlio dell’Altissimo… il suo Regno non avrà fine».
La Scuola di Nazaret: Silenzio, Famiglia, Lavoro
La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e misterioso della manifestazione del Figlio di Dio. Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. Qui, a questa scuola, si comprende perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo.
In primo luogo, Nazaret ci insegna il silenzio. Se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito, mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose della vita del nostro tempo. Il silenzio di Nazaret ci insegna ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricorda cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci fa vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegna la sua funzione naturale nell’ordine sociale. Infine, impariamo la lezione del lavoro. Oh! dimora di Nazaret, casa del Figlio del falegname!
Il Cuore come Centro della Persona e Diario di Maria
La vita spesso ci scivola addosso, le esperienze si succedono, i fallimenti crescono. Eppure il cuore è il luogo in cui le cose possono trovare senso. Nell’antropologia biblica il cuore è il centro della persona, là dove tutto confluisce. Il secondo capitolo del Vangelo di Luca contiene una sorta di diario che Maria ha scritto dentro di sé per consegnarlo un giorno al Figlio come la sua più grande ricchezza. Le due citazioni del v. 19 e del v. 51 sono come le braccia di una mamma intorno al collo del figlio, come la custodia di uno scrigno prezioso. Ci sono dentro tutte le cose che Maria ha faticato a comprendere, ma ha lentamente metabolizzato dentro di sé. Fin dall’inizio Maria si è preparata a separarsi dal figlio; la spada che le è stata annunciata è quella della separazione, della distanza sempre più grande tra lei e il figlio, la spada dell’incomprensione: amare un figlio, senza capire dove vuole andare.
Una Provocazione per la Nostra Vita Cristiana
L'atteggiamento della Vergine Maria di fronte alle ristrettezze della sua vita e al mistero dell’inospitalità acquisisce un atteggiamento contemplativo, di fede. Rilegge quello che le sta capitando non da una prospettiva umana, che finirebbe per giustificare una ribellione nei riguardi di Dio, ma da quella di Dio, facendosi testimone della novità che suo figlio sta già portando in questo mondo, rinnovandolo interiormente. La provocazione per la nostra vita cristiana è quella di non cedere all’ideologia di poter godere di una certa aristocrazia spirituale: "ho fede, per questo Dio deve preservarmi da ogni male". Maria non ha chiesto questo per sé, al contrario ella si è professata serva di Dio e, allo stesso tempo, ha potuto magnificarlo per le grandezze che ha compiuto nella sua vita.
Facendo di lei la nostra maestra di vita spirituale, siamo chiamati a imparare a mettere i nostri piedi dietro i suoi e a scoprire il segreto di una vita bella e felice anche in mezzo alle difficoltà e alle sfide di ogni giorno. Da lei impariamo che la nostra vita può avere due criteri di lettura: uno umano e uno teologico. Il primo resta sempre limitato e comporta conflitti con gli altri e con Dio. Il secondo è teologico, allora tutto il nostro tempo può diventare Kairòs, luogo della manifestazione della tenerezza divina, anche se non tutto è lineare e semplice come vorremmo.