Nel contesto cristiano, l'espressione "sette volte" è ricca di simbolismo e si riferisce a molteplici concetti, tra cui purificazione, perdono illimitato e completezza. La Bibbia, in particolare l'Antico e il Nuovo Testamento, attribuisce grande importanza all'acqua non solo come elemento essenziale per la vita, ma anche come simbolo di purificazione spirituale e di salvezza.
Il Contesto Storico e la Critica di Gesù ai Farisei
Per comprendere appieno il significato di questi concetti, è fondamentale esaminare il contesto in cui Gesù visse e insegnò. Il ministero di Gesù sulla terra era principalmente incentrato sull'insegnamento, con i miracoli che rivestivano un ruolo secondario. Un episodio chiave che illumina la questione della purificazione e della tradizione si trova nel capitolo 7 dell'Evangelo di Marco.
Lo Scontro con Farisei e Scribi
Il vero giudaismo, stabilito da Dio, che per primo scelse Abrahamo e creò un popolo dalla sua discendenza, fu formato come popolo quando Dio portò i discendenti di Abramo fuori dall'Egitto sotto la guida di Mosé. Al monte Sinai, Dio stabilì il suo patto con loro e diede a loro la sua legge. Tuttavia, il cuore dell'uomo è sempre pronto a modificare qualunque cosa che Dio ha stabilito.
I farisei erano una setta di Giudei che si consideravano gli unici veramente fedeli. Loro insegnavano la legge di Dio, ma un po' alla volta introdussero le loro tradizioni, che presero il posto dei comandamenti di Dio. Gli scribi erano gli studiosi delle scritture. Questi gruppi si consideravano gli unici Giudei veramente fedeli, si mettevano al di sopra di tutti gli altri e giudicavano. Al tempo di Gesù, ormai avevano molta autorità sulla gente comune, dovuta al fatto che si presentavano come chi parlava da parte di Dio. Questo li metteva in condizione di giudicare gli altri, e perciò i Giudei normali avevano timore di loro e temevano di essere giudicati.
Gesù e la Vera Purificazione
Mentre i farisei insegnavano basandosi sempre su altri uomini che c'erano prima di loro, Gesù insegnava con autorità. Il messaggio di Gesù era un messaggio di verità, che metteva in luce l'ipocrisia di quegli uomini religiosi. Per questo, i farisei e gli scribi odiavano Gesù e volevano farlo morire.
Nel racconto di Marco 7:1-13, i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme si riunirono intorno a Gesù e lo accusarono perché i suoi discepoli mangiavano cibo con le mani impure, cioè non lavate. È importante precisare che il lavarsi di cui si trattava non riguardava l'igiene, ma era un lavaggio rituale. I farisei ritenevano di essere strettamente superiori agli altri e, quando erano in un ambiente dove gli altri potevano aver toccato qualcosa, ritenevano di doversi lavare per non essere contaminati.
I discepoli di Gesù non facevano questo lavaggio rituale prima di mangiare, e nemmeno Gesù si lavava così. Marco spiega che questa pratica veniva dalle tradizioni degli anziani, non dalle scritture. Queste tradizioni riguardavano una presunta contaminazione esterna. I farisei credevano che un contatto fisico con un cibo impuro o con una persona impura li contaminasse. Per questo condannavano i discepoli e, tramite loro, Gesù, non in base alla Parola di Dio, ma in base alle loro tradizioni.
Come la Tradizione Religiosa Annulla i Comandamenti di Dio
La Condanna di Gesù all'Ipocrisia
Gesù risponde con una fortissima condanna, chiamandoli ipocriti e applicando a loro la profezia secondo cui onorano Dio con le labbra, ma il loro cuore è lontanissimo da Dio. Il loro culto era invano, non valeva nulla. Pur parlando in nome di Dio, in realtà avevano tralasciato i comandamenti di Dio per aggrapparsi alle tradizioni degli uomini.
Un esempio specifico di come annullavano il comandamento di Dio per osservare la loro tradizione è dato nei versetti 9-13. Dio comanda di onorare il padre e la madre, assisterli economicamente. Ma i farisei avevano creato una tradizione, chiamata Corban, secondo la quale uno poteva dedicare a Dio tutto quello che aveva oltre quello che doveva spendere per se stesso. A quel punto, se i genitori avessero avuto bisogno, il figlio che aveva dichiarato tutto "Corban" non doveva più curare i suoi genitori. Gesù li accusa di annullare la parola di Dio con la loro tradizione.
Gesù si rivolge poi alla folla, dichiarando categoricamente: «Non c’è nulla di esterno all’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono da lui che lo contaminano» (Marco 7:15). Nel contesto, Gesù sta parlando di cose materiali e cibi. Effettivamente, i farisei implicavano che l'uomo è puro nel cuore e sono cose fisiche che entrano in lui e lo contaminano. Invece Gesù sta dichiarando che l'uomo non è puro dentro, ed è quello che esce dall'uomo che lo contamina. Il peccato è dentro di noi.
Entrato in casa, Gesù spiega ai suoi discepoli: «Non capite che tutto ciò che dal di fuori entra nell’uomo non può contaminarlo, perché non entra nel suo cuore, ma nel ventre, e poi se ne va nella fogna, purificando tutti i cibo? Disse ancora: Ciò che esce dall’uomo, quello lo contamina. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, procedono pensieri malvagi, adultéri, fornicazioni, omicidi, furti, cupidigie, malizie, frodi, dissolutezza, invidia, bestemmia, orgoglio, stoltezza. Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l'uomo» (Marco 7:18-23).
Questo brano sottolinea che i nostri peccati non vengono dalle circostanze, ma escono da dentro i nostri cuori. Il fatto che il nostro peccato ci contamina nei confronti di Dio vuol dire che abbiamo bisogno di un salvatore, del perdono e di essere purificati. Solo così possiamo essere riconciliati con Dio per essere in comunione con Lui.
Il Simbolismo dell'Acqua nella Bibbia
L'acqua è un simbolo importante, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, ricco di significati per la vita e la salvezza dell'uomo. Nell'esperienza cristiana, Cristo è la sorgente di acqua viva che disseta per l'eternità. L'acqua, sia come realtà essenziale alla vita, sia come desiderio di pienezza, ricorre circa 580 volte nell'Antico Testamento. Essa indica torrenti, acqua sorgiva e sorgenti che provengono dall'abisso. L'acqua, come il pane, è un elemento fondamentale per la vita umana. La costante pane-acqua ritorna nelle vicende di importanti personaggi biblici come il re Davide, il profeta Elia ed Eliseo. Il digiuno totale consiste nel rinunciare al pane e all'acqua.
Il richiamo dell'acqua si trova nelle citazioni di pozzi e cisterne, per l'irrigazione della terra, per dissetare il bestiame e per il rifornimento durante il cammino nel deserto arido. Il profeta Isaia interpreta questo episodio quando il popolo ritornerà da Babilonia alla sua terra, detto nuovo esodo: in questo cammino l'acqua non mancherà e il Signore farà fiorire il deserto, e tutti, persone e bestiame, saranno dissetati.

Acqua come Purificazione
Il simbolo dell'acqua è collegato alla purificazione. A questo simbolo risale il racconto del diluvio universale. Vi è poi la legge di purificazione secondo la quale la persona contaminata deve lavare il suo corpo con l'acqua corrente. La purificazione dal peccato avviene mediante il segno dell'acqua e la remissione delle colpe di tutto il popolo mediante un'aspersione escatologica, simbolo del perdono finale di Dio.
L'esperienza cristiana riprende gran parte dei simboli dell'acqua dell'Antico Testamento, in particolare come dono di Dio per la vita (il bicchiere di acqua fresca), come marea fluttuante simbolo di morte da cui il Signore salva (il lago di Genezaret) ed elemento di purificazione (Simone il Fariseo, la lavanda dei piedi). La novità del Nuovo Testamento è nel rapporto strettissimo dell'acqua con la persona di Gesù. Se l'acqua indica il desiderio struggente che nasce dal bisogno di vita, Gesù è venuto a portare le acque vivificanti promesse dai profeti. La sua vita è scandita dal simbolo dell'acqua.
Il Gesto della Lavanda dei Piedi di Gesù
L'episodio della lavanda dei piedi di Gesù ai discepoli, descritto nell'Evangelo di Giovanni capitolo 13, è un gesto di profondo significato spirituale. Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, e avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò "fino alla fine". Questo amore non è universalistico, non abbraccia tutti, ma è per coloro che appartengono a Gesù.
La Reazione di Pietro e il Significato del Gesto
La scena è intima e drammatica. Gesù si alza da tavola, depone le sue vesti, prende un asciugatoio e se lo cinge. Poi mette dell'acqua in una bacinella e comincia a lavare i piedi ai discepoli e ad asciugarli. La reazione di Pietro è di incredulità: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?». Gesù risponde: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». E quando Pietro insiste nel rifiuto, Gesù dice: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me».
Le reazioni di Pietro, pur comprensibili, rivelano una mancanza di comprensione più profonda. Gesù, il loro maestro, stava compiendo un gesto che spettava agli schiavi. Il significato di questo gesto va oltre il semplice lavaggio fisico. L'umiliazione inflitta da Gesù a se stesso, lavando i piedi ai suoi discepoli, simboleggia la propria umiliazione nell'accettare di morire sulla croce perché essi fossero lavati dal peccato.
Pietro era già purificato perché aveva accettato la parola di Gesù e a causa di quello che stava per fare sulla croce. Non aveva bisogno di altra purificazione completa, ma solo di "lavare i piedi" quotidianamente, ovvero combattere con le cose che ancora sono parte della nostra vita e non dovrebbero esserlo. Siamo purificati in maniera definitiva, e abbiamo bisogno solo di lavarci i piedi quotidianamente. Se abbiamo creduto nelle parole di Gesù e nella sua croce, siamo già puri.
L'Esempio per i Discepoli
Dopo aver lavato i piedi, Gesù disse: «Capite quello che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato» (Giovanni 13:12-16).
Questo comandamento non significa necessariamente che la lavanda dei piedi debba essere un rito da seguire alla lettera, ma piuttosto che i discepoli devono imitare lo spirito di servizio, umiltà e carità reciproca di Gesù. L'amore di Dio, sperimentato in Cristo Gesù, è al centro del nostro rapporto con Dio. La purificazione ricevuta grazie all'atto estremo di Cristo è il motivo per cui possiamo avere una relazione con Dio. In quanto discepoli, siamo chiamati a guidare gli altri servendoli, come messaggeri, ambasciatori e rappresentanti di Cristo in un mondo che attraverso di noi ascolta le sue parole e sperimenta il suo amore.
È importante non annullare nessun comandamento di Dio giustificando il peccato, né giudicare male gli altri prima di esaminare i nostri cuori, né considerarci superiori. La religione può essere usata per avere potere, ma non dobbiamo mai usare la Parola di Dio per essere prepotenti o sentirci superiori.
Come la Tradizione Religiosa Annulla i Comandamenti di Dio
Il Simbolismo di "Sette Volte" nella Bibbia
La locuzione "sette volte" nel Cristianesimo si riferisce a molteplici concetti. Indica il numero di immersioni di Naaman nel Giordano per guarire, la completezza della purificazione del lebbroso e la misura del perdono offerto. Rappresenta un'azione ripetuta, un periodo di punizione divina o la totalità di un'azione. Nel contesto del Cristianesimo, "sette volte" assume diversi significati simbolici. Rappresenta completezza e perfezione, derivante dall'importanza del numero sette nella Bibbia. Il numero sette è anche associato al perdono.
Naaman e la Purificazione dalla Lebbra
La storia di Naaman, un grande comandante Siro affetto dalla lebbra (II Re 5:1), illustra il potere della purificazione divina attraverso un atto di fede. Naaman, pur fiero e tenuto in onore dal re, stava morendo a causa della lebbra. Una giovane ebrea gli suggerì di consultare un profeta in Israele. Il profeta Eliseo, invece di incontrarlo personalmente, gli mandò un messaggio: «Va', lavati sette volte nel Giordano, e la tua carne ti tornerà sana e sarai purificato».
Naaman si adirò, pensando che il profeta avrebbe compiuto un gesto più spettacolare. Tuttavia, uno dei suoi servitori lo esortò: «se il profeta ti avesse ordinato una cosa difficile, tu non l'avresti fatta? Quanto più ora che egli ti ha detto: "Làvati, e sarai guarito"?». Così, Naaman scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell'uomo di Dio. E la sua carne tornò come quella di un bambino, ed egli fu purificato.
Questo episodio è un'immagine della purificazione dal peccato mediante il Sangue di Gesù sulla Croce. La "lebbra del peccato" è profonda dentro di noi, come descritto in Marco 7:21-23. Nessuna opera umana, decisione o preghiera può purificarci. Solo andando a Gesù, come peccatori perduti, il nostro cuore può essere purificato con il Sangue che ha versato sulla Croce. «Il sangue di Gesù Cristo suo Figlio ci purifica da ogni peccato» (I Giovanni 1:7). La purificazione richiede un ravvedimento, un cambiamento completo del cuore, che abbandoni l'orgoglio e ami Dio più della propria vita.
Il Perdono Illimitato
La domanda di Pietro a Gesù su quante volte perdonare il fratello peccatore ("fino a sette volte?") e la risposta di Gesù («Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette») enfatizza l'importanza di un perdono illimitato e continuo. "Sette volte" può anche indicare un'azione ripetuta, come nel caso di una persona che cade e si rialza spiritualmente, sottolineando la necessità di perseveranza e di non arrendersi di fronte alle difficoltà. Infine, "sette volte" può esprimere una totalità o una finalità, suggerendo che un'azione è stata compiuta in modo completo e definitivo.